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Diario


1 luglio 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - epilogo

ASPETTI CLINICI

95° Congresso Nazionale SIO -Torino
Relazione del Dott. Giuseppe Di Bella

Risposta alla terapia biologica di 18 carcinomi della testa e del collo

Nell’ambito ORL non si osservano sensibili difformità di risposte cliniche tra mono o
polichemioterapie, che possono anche ridurre temporaneamente (durata della risposta
inferiore a 2 mesi), il volume delle neoplasie, senza alcuna possibilità di incrementare
la sopravvivenza malgrado l’elevata tossicità e le frequenti complicazioni, e tanto
meno di eradicare la neoplasia (Robert G. Parker, Dale H. Rice Tennis A.Casciato).
Né gli anticorpi monoclonali che agiscono sulle proteinchinasi , o sul fattore
epidermico di crescita o sul fattore vascolare, hanno consentito sensibili incrementi
dell’aspettativa di vita ,ma solo marginali miglioramenti, malgrado la tossicità che
può essere mortale negli inibitori del VEGFR. Nei tumori della testa e del collo la
chemioterapia adiuvante post operatoria non ha alcun effetto sulla sopravvivenza
libera da malattia o globale. Non è stata definita la corretta sequenza di radioterapia,
chirurgia, chemioterapia, per l’assenza di vantaggi statisticamente documentati della
chemio. L’aggiunta della chemio alla radioterapia è ancora in fase di valutazione, e se
da una parte sembra che possa migliorare la percentuale di risposta obiettiva, d’altra
parte questo risultato è penalizzato da elevata morbilità, decadimento della qualità di
vita senza alcun incremento in termini di mediane di sopravvivenza.
Dall’esame esteso e approfondito delle banche dati medico scientifiche, dei protocolli
e delle statistiche oncologiche, emerge chiaramente una grave frattura tra dato
scientifico e clinico-terapeutico per la mancata valorizzazione di molecole
antitumorali differenzianti e antiproliferative a bassa tossicità ed elevato potenziale
antiblastico come retinoidi, vitamine D3, E, C, Somatostatina, M.L.T, inibitori
prolattinici. L’impiego peraltro tardivo della forma più tossica dei retinoidi, l’Ac 13
Cis retinoico, è superato dall’elevata tollerabilità e maneggevolezza terapeutica
dell’Acido trans retinico (ATRA), la cui biodisponibilità, efficacia, tollerabilità ed
emivita, sono decisamente potenziate dal suo inserimento in un composto con vit E
(nelle proporzioni di Gr 0,5 di ATRA in 1000 Gr di alfa tocoferile acetato), che
protegge i retinoidi dall’alta labilità ossidativa.La mancata valorizzazione di queste
molecole antitumorali differenzianti e antiproliferative a bassa tossicità ed elevato
potenziale antiblastico, insieme all’elevato effetto mutageno, la grave tossicità, la
depressione immunitaria chemioindotte, spiega i gravi limiti delle attuali oncoterapie.

Trattamento biologico MDB effettuato :
I pazienti sono stati trattati con il Metodo Di Bella (MDB), terapia biologica che
prevede l’impiego sinergico di modulatori neuroendocrini come somatostatina e/o
l’analogo ocreotide, melatonina, inibitori prolattinici, vitamine liposolubili , dosi
minimali di un chemioterapico

Componenti e posologia MDB:-
Ciclofosfamide da 50 a 100 mg al di’ x os (rispondenti a 1/100 a 1 /200 rispetto ai
dosaggi chemioterapici )con meccanismo pertanto d’azione apoptotici , non citolitico
e senza indurre radicali liberi per il dosaggio impiegato.

Il composto plurivitaminico ha la seguente formulazione:
Beta carotene Gr 2,Axeroftolo palmitato Gr 0,25,Ac tutto-trans retinoico Gr 0,25
solubilizzati in alfatocoferile acetato Gr 1000.- Il composto è somministrato in
dose di 100 milligrammi per Kg di peso corporeo da 1 a 3 volte al dì. Nelle neoplasie
o progressioni cerebrali , per la capacità di superare la barriera ematoencefalica, la
ciclofosfamide è sostituita dall’ idrossiurea in dosi di 500 – 1000 milligrammi
giornalieri. L’azione del composto vitaminico è antiproliferativa, proapoptotica
differenziante, citostatica con incremento dell’attività immunitaria,

Somatostatina (14 aminoacidi) iniettata sottocute di notte nell’arco di 8-10 ore
mediante un temporizzatore per la breve emivita ( circa 3’) e l’analogo
Octreotide (otto aminoacidi) in formulazione ritardo intramuscolo da 10 a 30 mg
ogni 10-25 giorni,

Bromocriptina da 2,5 mg 1\2 cpr mattino e sera ,Cabergolina 1\2 compressa 2 volte
la settimana.

Diidrotachisterolo ( Vit D3 di sintesi) 10 gocce nel cucchiaio per ogni
somministrazione del composto vitaminico

Melatonina chimicamente coniugata con adenosina e glicina secondo la
formulazione del Prof Di Bella: Melatonina 12% Adenosina 51% Glicina 37%
2 compresse mattino e mezzodì e 10 la sera

Ac Ascorbico( polvere) 1/2 cucchiaino mezzodì e sera durante il pasto con
Calcio Lattogluconato +calcio carbonato una bustina da 1 grammo nello stesso
bicchiere

Galattosamina solfato mg 250 + Glucosamina solfato mg 250, componenti
essenziali della matrice extracellulare ad attività differenziante e antimetastatica,
trofica da 1 cps x pasto 3 al dì , fino a 6 al dì .-

Casistica
1. 1) Ca laringeo T1N0M0 squamocellulare infiltrante interessante 2/3 della CV. SN,
fino a 1 mm circa dalla commessura anteriore. Regressione completa e recupero
funzionale dopo poco più di un anno con MDB. Abbandono della terapia per più
di un anno dopo degenze per fatti vascolari e crisi iperglicemiche. Dopo circa 1
anno recidiva con interessamento della commessura anteriore, estensione
sottocordale e controlaterale, fissità della CV Sn assenza di adenopatie satelliti e
metastasi. Ripresa MDB con terapia radiante, in remissione completa da otto anni.

2. CA laringeo T2N0M0 vegetante della faccia a dell’epiglottide, esteso alle false
corde e plica ariepiglottica. Regressione superiore al 50% dopo sei mesi di
trattamento.

3. Ca laringeo T3N1M0 infiltrante, sovraglottico, esteso alle CV, commessura
anteriore BL ha rifiutato la laringectomia, irradiato. Risposta completa.

4. Ca tiroide T3N3M1 iperfunzionante con ripetizioni polmonari disseminate
linfonodali, condizioni critiche e gravemente scadute all’inizio del MDB, dopo 14
mesi netto ed evidente miglioramento soggettivo e obiettivo.

5. Ca Papillare T3N3M1 tiroideo con metastasi linfonodali, polmonari e ossee, netto
rallentamento della progressione della malattia, evidente miglioramento della
qualità di vita.

6. Ca Papillare tiroide T3N3M1 dopo chirurgia e trattamento con iodio radiomarcato,
radioterapia, chemioterapia in progressione mediastinica polmonare disseminata e
faringolaringea, con estensione alla muscolatura circostante, disfagia da
compressione esofagea. Sottoposta a tracheotomia, dimessa con terapia del dolore
agosto 2003, in settembre inizio MDB, che continua, con regressione di poco
inferiore al 50% buona qualità di vita, risoluzione della disfagia. Per la
documentata regressione con MDB, la terapia è erogata dalla ASL.

7. Ca tonsillare, T1,N0,M0 squamoso Dx, adenopatie e metastasi assenti, non
operato, trattato unicamente con MDB risposta obiettiva superiore al 50%.

8. Ca tonsillare T1,N0,M0 scarsamente differenziato Dx operato, trattato con MDB
prima, durante e dopo intervento. Non adenopatia o metastasi, non svuotamento,
dopo nove anni non recidive.

9. Sarcoma del seno max. dx. T3 N1M0 inferiormente esteso all’osso alveolare e
palatino. Operato, trattato con MDB in remissione dal 1996 al 2005, parziale
recidiva alla fine del 2005; 1 anno dopo sospensione del MDB, attualmente
ripreso.

10. Ca squamoso esofago T2N0M0 localizzato al 3° medio. Dopo 3 mesi con MDB
miglioramento della qualità di vita e blocco della progressione.

11. Ca esofago T2 N0 M0 scarsamente differenziato cervicale, non trattamenti
pregressi.In 10 mesi miglioramento evidente endoscopico, radiologico, soggettivo
e clinico

12. Ca esofagoT3N1M1 chemiotrattato in condizioni scadenti, critiche, dimesso in
progressione con terapia del dolore dal 1995.Subito la dimissione inizia MDB che
continua parzialmente. In remissione dalla fine del 1996.

13. Ca vegetante del rinofaringe T3N2aM0 scarsamente differenziato ,con parziale
rinostenosi. . Metastasi LC alta omolaterale dura,fissa.Operato nel 1975 di
svuotamente LC secondo Suarez bl, radiotattato in sede rinofaringea, trattato con
MDB, in remissione da 31 anni.

14. Ca adenocistico parotide SN.,T4N1M1 metastasi LC omolaterali,polmonari,
esteso interessamento del max facciale. Dopo poco più di un anno di trattamento
con MDB regressione polmonare e facciale del 50%.

15. Ca rinofaringe T3N2cM0 ad epitelio piatto altamente indifferenziato esteso dall’
orletto tubarico sn stenosato alla coana e oltre la linea mediana della volta del
rinofaringe. Metastasi in 2 linfonodi sottoiugodigastrici omolaterali e uno della
catena dello spinale controlaterale.Operato nel 1976 di svuotamente LC secondo
Suarez bl, radiotattato in sede rinofaringea, trattato con MDB in remissione da 30
anni.

16. Carcinoma della lingua e del pavimento orale T2N1M0 infiltrante ulcerativo con
lesioni linguali e pavimento orale. Radioterapia seguita da MDB. In remissione da
10 anni

17. Carcinoma ulcerato della tonsilla Dx con estensione extracapsulare a adenopatia
satellite T3 N1M0 ha iniziato MDB 2 settimane prima dell’intervento e proseguito
a dosaggi pieni per 3 mesi , riducendo successivamente le dosi fino a mantenere
come trattamento di mantenimento un cucchiaio di composto dei retinoidi MDB +
Vit D3 8 gocce l mattino e 6 cpr di MLT complessata con Adenosina e glicina
dopo cena. Assenza di progressione locale o recidive dopo 10 anni

18. Carcinoma della parotide Sn ( Carcinoma NAS-G3) T2N1M1 operato a 11 anni
per cilindroma parotide Sn e radiotrattato. Recidiva all’età di 34 anni (2004) e
parotidectomia radicale con svuotamento omolaterale LC al 3° livello ,seguita da
chemioradioterapia,. Dopo alcuni mesi progressione estesa fino a tutta la loggia
pterigoidea,e posteriormente alla branca montante della mandibola con blocco
funzionale dell’ATM. Progressione polmonare disseminata mantellare del lobo
inferiore di destra e nodulo di 1,7 cm postero basale del lobo superiore di DX.
Dolore sub continuo e intenso , accentuato dalla masticazione , estremamente
difficoltosa. Inizio della terapia biologica MDB in ottobre 2005 con riduzione
progressiva del danno funzionale e del dolore con ripresa dell’attività lavorativa.
Le indagini strumentali evidenziano a oggi condizione di stabilità e recupero a
livelli pressochè fisiologici della qualità di vita .

Epicrisi
La terapia biologica MDB consente un netto miglioramento del performance status,e
incrementa nettamente rispetto alla chemioterapia, in tutti gli stadi, la mediana di
sopravvivenza riportata dalla letteratura nelle stesse patologie tumorali e stadiazioni,
Essendo una terapia biologica, non ottiene come le terapie citotossiche, rapidi
decrementi volumetrici, ma lente e graduali risposte obiettive,attraverso l‘attivazione
di target recettoriali differenzianti, antiproliferativi e antiangiogenetici realizzando
un effetto citostatico, proapoptotico e antimetastatico atossico. Contrariamente alla
chemio non induce, ma inibisce mutazioni, reazioni ossidative, incremento di
radicali liberi,depressione midollare e immunitaria, esaltando il trofismo e la
funzionalità di epiteli, endoteli, parenchimi e tessuti, della matrice extracellulare e
della sostanzia biologica extracellulare attuando un’omeostasi antiblastica e quelle
condizioni biologiche che consentono il prevalere della vita fisiologica sulla biologia
neoplastica.

Ultimissime Di Bella

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6 giugno 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - epilogo

Aspetti clinici

Dimensioni della casistica

Gli elementi su cui si basa questa relazione sono costituiti:

1. ) da pubblicazioni su riviste relative a casi trattati con MDB:

20 linfomi NH pubblicati su Cancer Biotherapy (inviati)

74 carcinomi polmonari accettati per la pubblicazione da Cancer

Biotherapy,di cui il primo gruppo sarà inserito nel n° di febbraio 2006

(sarà inviato a breve )

Per un totale di 94 casi

Sul riviste italiane (già inviate):

o 23 casi di linfomi NH

o 26 casi di carcinomi della mammella

o 2 carcinomi polmonari a piccole cellule

o 1 sarcoma osteogenico

o 1 mesotelioma pleurico

o 1 neoplasia cerebrale

per un totale di 54 casi

2. )dalla rassegna della letteratura mondiale sulle proprietà antitumorali di

ogni singolo componente del MDB e del loro potenziamento sinergico.

3. ) Da relazioni sulle risultanze cliniche del MDB presentate al I e II

congresso nazionale della SIBOR-MDB. Totale: 120 casi

4) Dai 239 casi esaminati da 3 CTU nominati dalla pretura circondariale di

Lecce, di cui 147 ritenuti valutabili.

Esame e considerazioni su casi di neoplasie curate col Metodo Di Bella (MDB)

esaminati dai tre Consulenti Tecnici di Ufficio (CTU), nominati dalla Pretura

Circondariale di Lecce.

I medici che hanno esaminato e valutato la documentazione sono:

Dr. Enrico D’Ambrosio.

Dr. Fernando Antonio Lupo.

Dr. Massimo Montinari.

L’esame di questi casi fornisce parametri di valutazione circa l’efficacia del MDB, la

sua tollerabilità, l’effetto sulla qualità di vita. Questi dati confermano l’efficacia

antiblastica del Metodo Di Bella, e il favorevole rapporto efficacia/tollerabilità, come

chiaramente emerge dalla seguente statistica:

I CTU hanno così concordato la metodologia di lavoro suddividendo i casi clinici in

due gruppi:

A) Casi clinici relativi ad ammalati neoplastici residenti nella AUSL LE/2, che

hanno presentato ricorso contro il Ministero della Sanità e la AUSL per

ottenere l’MDB.

Sono stati valutati 78 casi.

B) Pazienti non ricorrenti, e residenti su tutto il territorio nazionale, che di loro

spontanea volontà hanno inviato alla Pretura di Lecce, anche tramite i

medici curanti, la loro documentazione clinica comprovante l’evoluzione

della malattia neoplastica e la risposta al trattamento con MDB.

Gruppo comprensivo di 203 casi.

Gruppo A.

Al momento dell’inizio del MDB le condizioni dei pazienti erano le seguenti:

Condizioni: N° Pazienti: Percentuale:

buone 5 (6,4%)

discrete 7 (8,9%)

scadenti 16 (20,5%)

pessime 17 (21,8%)

terminali 33 (42,3%)

Pertanto la grande maggioranza dei pazienti (84,6%) era in condizioni critiche. Dopo

circa 1 anno di terapia (vedi schema allegato con l’inizio della terapia per ogni

paziente) nei 78 casi del gruppo A, si sono registrati 40 decessi, pari al 51,2%. Dei 38

pazienti sopravvissuti solo uno ha mostrato un peggioramento, mentre 5 sono stati

stabili e 32 hanno presentato miglioramenti evidenti. Considerando che le statistiche

oncologiche ufficiali in letteratura sui tumori in condizioni critiche riportano

percentuali e mediane di sopravvivenza minime, il risultato del MDB è chiaramente e

innegabilmente positivo, non solo relativamente alla sopravvivenza, ma anche in

considerazione di due altri fondamentali parametri di valutazione e di scelta di una

terapia oncologica: la percentuale di efficacia, valutata in termine di blocco di

progressione del tumore o stabilità, oppure di miglioramento o risposta obiettiva

che è stata del 47,4%, e l’assenza di effetti collaterali e tossicità evidenti che è

stata del 100%.

Scomponendo il dato dell’efficacia in stabilità e miglioramento obiettivo si sono

registrate le seguenti percentuali sui 38 casi sopravvissuti:

?? Stabili n. 5, pari al 13,5%

?? Regressioni n 32, pari a 84,2%.

Il dato è altamente significativo perché certifica la capacità del MDB, non solo di

arrestare, ma di far regredire il processo neoplastico in un’alta percentuale di casi in

condizioni critiche e per di più, in assenza di effetti collaterali, a differenza della

chemio e/o radioterapia, ottenendo anche un miglioramento sensibile e diffuso

del “Performance status”.

Se è vero che la valutazione di questi casi è limitata ad un anno, è altrettanto vero che

si è constatato un evento innovativo, insperato e sorprendente rispetto alle

consuete risposte alla chemioterapia:

In un gruppo di ammalati neoplastici in cui l’ottantaquattro per cento era in

condizioni gravi, dopo circa un anno di MDB,

?? cinque, cioè il 6,4% hanno registrato un arresto della progressione

neoplastica mentre

?? trentadue, pari al 41%, hanno avuto una regressione del tumore,

?? tutti hanno presentato un netto miglioramento della qualità di vita, nessuno ha

lamentato effetti tossici degni di nota se non transitori di 1° e 2°.

Gruppo B

Anche nel Gruppo B “non si sono mai rilevati effetti collaterali legati al MDB”.

Su 203 cartelle, quarantadue non sono state ritenute valutabili in modo esauriente e

completo per insufficiente documentazione.

Dei 161 casi documentati in forma e misura ineccepibile, l’analisi delle cartelle

cliniche e delle relazioni dei medici curanti ha fornito i seguenti dati:

?? n. 2 casi di decesso in corso di trattamento pari all’1,24%.

?? n. 20 casi di progressione, pari al 12,42%.

Pertanto la percentuale di casi in cui la terapia si è rivelata inefficace è stata del

13,66%, anche se ha prodotto un miglioramento della qualità di vita, in assenza di

effetti tossici, e un aumento della sopravvivenza rispetto ai parametri reperibili in

letteratura, relativi alle singole patologie e stadiazioni tumorali.

I tempi ai quali si riferisce la valutazione di questi casi (riportati per ogni paziente),

sono stati in media di diversi anni, anche se variabili, ma con una significativa

percentuale di pazienti monitorati anche per cinque anni.

N. 2 casi di completa guarigione (1,24%)

N. 85 casi di regressione (52,79%)

N. 52 casi di stabilità (32,29%)

In complesso, sui 161 pazienti esaminati, si sono osservati 139 casi positivi tra

guarigione, stabilità e regressione, pari allì’86,32%, in assenza di effetti tossici di

qualche rilievo e con un generale miglioramento della qualità di vita. Nessuna

statistica oncologica chemioterapica è neppure lontanamente paragonabile a

questi risultati, certificati dalla documentazione di cartelle cliniche complete di

esami ematochimici e strumentali, dalla perizia giurata di tre medici consulenti

tecnici di ufficio, e da relazioni dei medici curanti. I risultati del gruppo B sono

migliori rispetto al gruppo A, perché la maggioranza dei pazienti è stata direttamente

curata dal Prof. Di Bella o dai pochissimi allievi da Lui direttamente formati e in

frequente contatto con Lui.

Ultimissime Di Bella

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30 maggio 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - interludio

Sintesi della relazione presentata al 3º Congresso Internazionale di Studi delle Esperienze di Confine, San Marino, 10 aprile 1999
Aspetti molecolari della vita e della morte

Quando si sviluppa, la cellula cancerogena rappresenta l'effetto del tumore, l'effetto di quell'alterato equilibrio biologico che ha prodotto una cellula anomala. L'intento di una terapia corretta deve essere quello di risalire alla causa.

Bisogna risalire al terreno biologico, cioè alla vita, all'alterazione della vita. Ciò vuol dire conoscere la vita, ma conoscere la vita non è cosa semplice. La vita è una modulazione infinita di fenomeni che noi non riusciremo a comprendere mai interamente. Si può tentare però di inquadrarla, non dico in maniera completa, ma al punto tale da poter comprendere le cause della deviazione da una cellula biologicamente normale, fisiologicamente normale, biochimicamente normale, ad una cellula alterata.

E qua entriamo nel tema di questo congresso. Quali sono i fenomeni chimici e biologici della vita e della morte? Per sintetizzarli dobbiamo rifarci a categorie fisiche, chimiche, fisiologiche, filosofiche, alla categoria dello spazio e a quella del tempo. Poiché la vita non è altro che una trasmigrazione di fenomeni nello spazio in un determinato tempo. Noi veniamo in contatto con l'ambiente esterno attraverso l'epitelio. Questo epitelio riveste il nostro fisico, il nostro corpo, sia all'esterno sia all'interno; è il mediatore, il punto di contatto. Vita vuol dire anche questo: avere dei rapporti con un ambiente che vanno intesi come trasmigrazione di sostanze attraverso la frontiera, la barriera di cui parlavo prima e che è duplice, in quanto ve ne è una macroscopica, esterna (e cioè i nostri tessuti epiteliali tegumentali esterni) e una interna (quelli relativi ai visceri, anche se si tratta sempre di tessuti epiteliali). Anche a livello cellulare si ha un'altra membrana, si verificano altri passaggi e le sostanze compiono un percorso nell'ordine di tempo. Questa è la vita.

Ma vita è anche un'altra cosa: la nostra capacità di trasformare l'energia creata dal Padre Eterno. Noi siamo dei modulatori di energia, che riceviamo attraverso i tegumenti interni ed esterni e che viene captata da determinate zone. E' una continua modulazione, un continuo scambio di informazioni: noi siamo informati ed informiamo; riceviamo l'energia che viene mediata dai ricettori, modulata e trasformata. L'assumiamo come energia chimica con gli alimenti, come energia radiante a livello di calore, come energia magnetica, ed essa viene poi elaborata dal nostro organismo. Tale elaborazione comporta tutta una serie di meccanismi integrati di assorbimento, trasformazione e diffusione di tale energia (perché noi riceviamo calore e lo emaniamo) per cui si deve creare una sorta d'equilibrio.

In ogni aspetto vitale della nostra esistenza si ha un problema di equilibrio e nell'equilibrio di cui parliamo - ripeto - giocano un ruolo fondamentale le frontiere del nostro apparato tegumentale epiteliale, sia cutaneo sia viscerale, nonché la membrana cellulare. Esse possono consentire quel fenomeno che noi chiamiamo vita solo attraverso la possibilità di esercitare funzioni diverse nello stesso tempo. Da una parte devono essere una difesa da tutta una serie di aggressioni esterne, dall'altra devono fungere da porta d'ingresso a quello che serve, in un determinato momento, nella quantità che serve. Portando il discorso a livello cellulare si focalizza l'attenzione sulla membrana cellulare. Questa protegge la cellula, le impedisce di essere aggredita da tutta una serie di sostanze.

Tutti conoscono i radicali liberi; essi possono essere considerati delle sostanze non vincolate da legami chimici; hanno una vita brevissima che si può esaurire nell'arco di un decimilionesimo di minuto secondo. Ma, in questa frazione minima, possono creare danni devastanti, perché rompono dei legami, ne creano di nuovi, rompono delle molecole, ne creano di nuove. Per cui essi rappresentano uno dei pericoli massimi a cui bisogna fare attenzione anche nella prevenzione dei tumori.

Vita, dunque, è anche il passaggio di sostanze attraverso queste membrane vitali nell'ordine di tempo, rispettando un determinato equilibrio, e determinate forme di elaborazione. Senza movimento essa non esiste; è passaggio, elaborazione, è un continuo scambio e riconvertirsi, o modulazione di energie diverse che passano l'una nell'altra. Quando noi, ad esempio, introduciamo 1500 calorie le introduciamo sotto forma di energia chimica, questa viene metabolizzata, diventa energia termica, ma diventa anche altra energia. Noi siamo dei modulatori, dei trasformatori, dei veicolatori di energia.

Vi dicono che guarisce una certa percentuale di malati, ma non vi dicono che questi guariscono per tre o cinque anni, che l'effetto di questa guarigione viene ottenuto statisticamente mettendo insieme l'effetto della chirurgia, della radioterapia e della chemio. Ma i risultati positivi che vengono presentati in tali statistiche sono quasi interamente da attribuire ad una buona chirurgia. Il dato reale non è un dato ottimistico: in Italia muoiono ogni anno 160.000 persone ufficialmente di tumore; ne muoiono tante di più per cause indotte, o dalla terapia o dal tumore stesso. Oltre a ciò è da sottolineare ulteriormente il problema della prevenzione: ogni anno si ammalano di tumore 220.000 persone. E' palese come le statistiche ufficiali pecchino eccessivamente di ottimismo.

Ora, per capire qualcosa di più sugli aspetti molecolari della vita o, al contrario, della non vita, della morte, dobbiamo focalizzare gli studi soprattutto sulle membrane cellulari, perché è lì che si realizza il passaggio, la trasmigrazione di sostanze ed energie di cui abbiamo detto. Questo fa parte delle ricerche di mio padre, il quale in questa fase sta studiando, attraverso l'elettrofisiologia, i potenziali di membrana cellulare. E' questo che ci darà una maggiore capacità di interpretazione della vita: se noi un domani riusciremo a controllare tale passaggio, a ricreare quella situazione di equilibrio che non siamo più in grado di avere naturalmente. La nostra vita è costituita infatti da una fase ascendente, da una di stallo, e da una fase discendente. Analizzare le cause di questo andamento significa richiamarsi all'analisi della capacità funzionale delle membrane cellulari. Membrana cellulare vuol dire "proteine", perché essa è costituita da un insieme di proteine nelle quali sono diffuse a macchia tutta una serie di sostanze non proteiche.

Si sta vedendo che quelli che hanno una maggiore importanza sono i cosiddetti acidi grassi polinsaturi, gli stessi che, non a caso, in una soluzione stanno in superficie perché hanno un peso molecolare molto più basso. Questi svolgono una funzione di valvola, aprono e chiudono le porte che, con certe modalità, consentono il passaggio di sostanze. Lo stesso discorso può essere fatto a livello di altre membrane dentro la cellula, come quelle mitocondriali attive sui processi ossidoriduttivi. Dicevo che la vita è movimento, è passaggio, è ossidoriduzione. In ogni reazione gli ultimi elettroni vengono presi dalla vitamina E, che è uno degli elementi base della terapia M.D.B., e uno degli elementi che conserva la vita, perché blocca tutta una serie di fenomeni che tendono ad accorciarla, ovvero a turbare quel determinato equilibrio. Se noi riuscissimo a riconvertire continuamente la normalità e a bloccare quelle alterazioni della membrana cellulare da cui incomincia l'invecchiamento, si potrebbe ipotizzare, in un futuro, la vita attiva in tempi attualmente impensabili. Non so quanto un traguardo del genere sarebbe augurabile, considerando anche a quali raffinatezze potrebbe arrivare la malignità umana, però è una delle possibilità teoriche raggiungibili.

La vita, in fondo, non riusciremo mai a conoscerla compiutamente! Appena si spiega un fenomeno, questo pone una serie di quesiti per cui la risoluzione di alcuni interrogativi apre a sua volta una serie di altri quesiti, cosicché essi diventano quasi esponenziali. Non si arriverà mai in fondo, anche perché la nostra mente è congegnata in modo da non poter analizzare ed afferrare una sterminata serie di fenomeni contemporaneamente. Però qualche elemento più ottimistico c'è già. Abbiamo imparato all'università che la crescita, la protidosintesi, ha come delle stampanti, che sono il DNA, l'RNA, gli acidi nucleici. Abbiamo conformato la nostra mentalità all'idea di una preinformazione della sintesi degli aminoacidi, giacché le proteine non sono altro che catene di aminoacidi, per cui la vita è anche sintesi proteica, e la sintesi proteica prefigura un codice, quindi qualche cosa di preesistente. Quello che sta emergendo è ben diverso, perché si incomincia, a ragione, a ipotizzare l'esistenza di una protidosintesi svincolata dai fenomeni appena descritti, si incomincia a pensare a un nuovo concetto di vita formata anche da meccanismi di controllo che non sono solo quelli genetici.

Gli aspetti molecolari della vita arrivano alla proteina, poiché sembrerebbe che il più piccolo essere vivente non sia la cellula bensì la proteina stessa. Di peso molecolare piccolo o grande, essa invecchia. L'invecchiamento, e poi la morte, hanno un loro aspetto morfologico e spaziale, perché la proteina si arrotola su se stessa, come una saracinesca. Però c'è una fase in cui essa è recuperabile, e cioè quando gli angoli fra gli aminoacidi non sono tali da aver completamente schiacciato la proteina stessa. Alcuni elementi che agiscono per recuperarla sono i medesimi che agiscono nel tumore. Alcuni di più, altri di meno, tra cui la melatonina e i sistemi enzimatici...

E quando queste proteine, diciamo, sono ibernate, non sono attive, sono in una fase di quiescenza, essa veicola tutta una serie di sostanze tra cui, in maniera particolare, l'elemento base che è l'adenosintrifosfato (ATP). Questo ATP, a contatto di un tipo particolare di aminoacido, fornisce l'energia sufficiente affinché la proteina si possa srotolare e assumere la giusta configurazione con una determinata angolazione; e in questa maniera riassume quelle che sono le sue funzioni vitali. Si può incominciare a pensare a malattie neoplastiche o degenerative svincolate da una sintesi del DNA e da una trascrizione dell'RNA. In questa prospettiva assumono notevole importanza gli acidi grassi polinsaturi, perché sono proprio quelli che sono disposti sulla superficie cellulare e che garantiscono l'equilibrio di cui parlavamo all'inizio. Cioè il passaggio, la migrazione attraverso le membrane di quote che sono rigorosamente equilibrate in maniera da realizzare una stabilità, riducendo al massimo tutti quei fenomeni degenerativi che si riscontrano, ad esempio, attraverso l'azione dei radicali liberi. Questo è l'obiettivo.

L'ultimo studio di mio padre, relativo alle citocalasine B, apre delle nuove prospettive perché consente di intervenire sui potenziali di membrana. Si è visto infatti che una sostanza passa da fuori a dentro la cellula se c'è una certa differenza di potenziale. Al giorno d'oggi in elettrofisiologia, mettendo elettrodi miscroscopici nelle membrane cellulari, si riesce a vedere che differenza c'è di potenziale tra due punti diversi della membrana. Il passaggio avviene quando ci sono queste differenze di potenziale, anche di minerali come il calcio o il potassio. Succede questo. Se voi misurate il potenziale sulla membrana cellulare e con un microinfusore iniettate citocalasina B, i potenziali di colpo crollano. Cosa vuol dire questo? Essa blocca dei canali cellulari, i passaggi, in maniera particolare quello del calcio, laddove quello del calcio è collegato con quello del potassio.

Questo è l'ultimo elemento che si aggiungerà alla terapia, perché consente la modulazione del passaggio di quegli elementi vitali per la cellula normale, ma anche quelli per la cellula neoplastica, e che le consentono di vivere e di riprodursi. L'obiettivo finale, la sublimazione di questi studi del professor Luigi Di Bella, è quello di riuscire a individuare la causa della forza vitale della cellula neoplastica e di trasferirla alle cellule normali, di utilizzare questa enorme forza espansiva, creativa, proliferativa, invasiva, questa vitalità immensa della cellula tumorale a nostro vantaggio. E, secondo questi concetti, non è un fatto utopistico, perché, seguendo questi criteri di studio, fino ad adesso si è arrivati ad addomesticare questa cellula, a ibernarla, ad addormentarla.

Vi do per inciso gli ultimi dati che la stampa si guarda bene dal riferire, perché c'è un blocco stampa ben orchestrato sulle evoluzioni positive del metodo Di Bella. Ci sono i dati della Commissione di Madaro che sono antitetici a quelli della sperimentazione. Sono stati valutati da una commissione di medici. Si tratta di 251 pazienti. La quasi totalità di questi era in condizioni gravi, non tutti ma la grande maggioranza, con aspettative di vita non oltre i tre mesi. Su 251 si sono verificati due casi di eradicazione del tumore: non esiste più, con tutte le prove; 85 casi in cui a distanza di un anno si è avuta la evidente regressione; una cinquantina di casi di stabilità; per 42 la Commissione non ha potuto valutare perché mancano le cartelle; circa una cinquantina sono mancati. Sono dati completamente antitetici a quelli della sperimentazione del Ministero della Sanità.

La stabilità di questi pazienti si ottiene per quella riconversione causale del tumore, non sintomatica, alla normalità, per il recupero dell'equilibrio biologico la cui sovversione aveva sviluppato la cellula tumorale. E' necessario aggiornare la mentalità, non cristallizzarsi su delle posizioni protocollari, su delle terapie ripetitive, su un atteggiamento dogmatico. La scienza non può essere statica, è in continua evoluzione e presuppone una grande capacità di adattamento e una grande elasticità di pensiero.

Giuseppe di Bella

10/04/1999

Ultimissime Di Bella

Il Metodo nelle parole del suo Ideatore

Vogliatevi bene: destinate il 5 per mille delle tasse che pagate alla Fondazione Di Bella.

Post Scriptum dedicato a quelli che hanno abbastanza cervello da curarsi il cancro con i chemioterapici

L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che (solamente!) maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati!

Alla voce Antraciclinici (uno dei chemioterapici usati) c’è scritto: “stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità del 50% dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni

Alla voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c’è scritto: “E’ cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.

Insomma, l’oncologia moderna per curare il cancro utilizza delle sostanze chimiche che sono cancerogene (provocano il cancro), mutagene (provocano mutazioni genetiche) e teratogene (provocano malformazioni ai figli)!

Mi sbaglierò, ma non mi pare ce ne voglia tanto!
Di cervello, intendo.....


18 maggio 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - interludio

Il Dottor Giuseppe Di Bella


A distanza di 10 anni dalla cosiddetta “sperimentazione” del MDB e a quaranta dalla sua prima formulazione e applicazione clinica, le conferme delle sue basi scientifico razionali e implicazioni clinico-terapeutiche, sono ampie e crescenti. Si estendono dagli studi in vitro, sperimentali e clinici, alla documentazione dei meccanismi d’azione chimici, biochimici e di biologia molecolare dei singoli componenti e del loro potenziamento sinergico fattoriale. Per semplificare il concetto, l’effetto dei componenti del MDB non nasce dalla somma, ma dalla moltiplicazione delle singole azioni.

Dottor Di Bella, perché è emigrato sul Titano?

Sul sito www.metododibella.org è dettagliatamente spiegato e documentato il limite posto dalla Finanziaria 2007 alla libertà di cura e le gravi limitazioni alla libertà del medico di operare. Nella Repubblica di San Marino c’è libertà di prescrizione della terapia, non ci sono vincoli di ordine burocratico all’espletamento della professionalità. Qui, il medico può prescrivere in base al giuramento di Ippocrate, alla dichiarazione internazionale di Helsinki sull’etica medica, alla propria coscienza e all’EBM, cioè la medicina basata sulle evidenze, codificata da Rosenberg. sulla prestigiosa rivista internazionale BM. In una frase, il medico può operare secondo scienza e coscienza.

In Italia, invece?

Il medico è vincolato al prontuario ministeriale, che non recepisce le evidenze scientifiche, se non in parte. In qualche maniera, il medico viene dirottato dal suo obiettivo unico, che deve essere sempre e solo la salute e la vita del paziente. Tra l’altro, in un contesto di grave e crescente decadimento culturale, sociale, economico e soprattutto morale della nazione.

 

Non è un giudizio un po’ troppo severo?

Il ricercatore Ralph Moss, nel suo noto libro “Questioning chemotherapy”, afferma che la chemioterapia è tossica inefficace e superata; l’establishment medico scientifico che ruota attorno al cancro è sempre più potente e ricco, perché sempre più persone si ammalano. Nonostante le belle parole dei luminari di turno, amplificate dai media compiacenti: “il cancro è oramai sconfitto”, “la sopravvivenza è pressoché totale”, le malattie oncologiche sono in costante e inesorabile crescita. I dati Istat parlano chiaro: cresce continuamente il numero di decessi per cancro, per cui centinaia di migliaia di persone ogni anno muoiono in Italia. Questi sono i risultati fallimentari delle terapie oncologiche imposte per legge dall’establishment. Questo fa capire, o dovrebbe far comprendere, perché chi propone un metodo che esce dai canali ortodossi e ha dei risultati positivi, viene attaccato, criminalizzato, boicottato e reso illegale. Proprio come il MDB

Se qualcuno, in Italia, volesse seguire la “cura Di Bella”, cosa deve fare?

Lo può fare a sue spese. Il medico che la prescrive è esposto al rischio che qualche provocatore inneschi una denuncia sia all’autorità giudiziaria, sia all’ordine dei medici. Con la legge attualmente in vigore, se prescrive al di fuori del prontuario e in base alle evidenze scientifiche, non può difendersi.

In questa situazione, quanti medici in Italia prescrivono questa cura?

Sono centinaia. Non solo, ma in un recente convegno scientifico di aggiornamento sono state date le informazioni in maniera totale, puntuale ed esauriente sulla conferma venuta dalla letteratura scientifica mondiale sull’efficacia antitumorale del MDB, sulle strategie di impiego e sull’approccio. Ma la più grande soddisfazione è vedere come, trent’anni dopo, la comunità scientifica internazionale, attraverso autorevoli voci, stia convalidando tutte le acquisizioni scientifiche e gli sviluppi clinici di mio padre sulla lotta contro il cancro. Durante il convegno, noi stessi siamo stati informati che, in alcuni Paesi, la terapia viene prescritta e ha risultati nettamente superiori in termini di tollerabilità ed efficacia rispetto alla chemioterapia.

E’ una sorta di riconoscimento postumo…

Molti saranno coperti di vergogna per il modo con cui hanno fatto consapevole opera di censura e disinformazione sulle acquisizioni scientifiche e gli sviluppi clinici delle ricerche del professor Luigi Di Bella.

Quanto costa la cura?

Il costo varia a seconda dei dosaggi, dai 700 ai 2.000 euro. Il problema vero è che per impedire l’accesso alla terapia,
questi farmaci, che all’origine hanno costi modesti, in farmacia arrivano a prezzi proibitivi. In pratica sono stati sottoposti ad un’azione speculativa inaudita. Nel 1997 tre milligrammi di somatostatina, come sostanza chimica pura, costavano 3mila lire. Lo stesso dosaggio in fiala fu autorizzato dal ministero alla messa in commercio al costo di 516mila lire. Anche per questo si è creata una grave frattura tra la gente e le istituzioni sanitarie, con gravissima e crescente perdita di credibilità di queste ultime. Sono queste cose che hanno portato la gente a scendere in piazza.

Quanto costa farsi visitare da lei?

Nel mio studio di Bologna, visito gratis i malati di cancro, seguendo l’esempio di mio padre. Se vogliono, possono lasciare un’offerta libera a favore della Fondazione, o della SIBOR-MDB per la ricerca. La mia professione di specialista ORL mi consente di mantenere la famiglia. Mio padre ha anticipato di oltre 30 anni le recenti acquisizioni scientifiche. A sue spese ha aiutato degli ammalati senza elemosinare soldi a nessuno e senza vendere azalee, né arance, o verdure varie, né organizzare “giornate della vita”.

E qui a San Marino come funziona?

Sono consulente della Domus Medica, una struttura privata che opera a Domagnano e che comunque ha costi di gestione
per mantenere la sua operatività. Si dovrà studiare, insieme all’amministrazione, quale formula sarà più opportuno adottare.

 

Quali vantaggi ha chi non è residente a recarsi sul Titano per sottoporsi alla terapia?

Nella Repubblica di San Marino si può prescrivere il MDB senza vessazioni o intimidazioni vi è libertà di cura, i medici residenti possono prescrivere la terapia che lo Stato eroga ai sammarinesi gratuitamente. Non ho trovato ostilità o pregiudizi da parte dei medici, ma disponibilità a prescriverla, e in un territorio così limitato non è poco. Nelle farmacie si trovano tutti i farmaci introvabili in Italia. Da marzo, poi, ci sarà anche la Domus Medica, con ambulatori che comprendono molte specialità. Se e quando sarà possibile, chiederò un incontro con la classe medica locale per dare documentazione sulle conferme nella letteratura scientifica e nelle banche dati internazionali della scientificità e dell’elevata efficacia antitumorale in assenza di sensibile tossicità di ogni singol o componente del MDB, nonché del potenziamento fattoriale del loro impiego sinergico in un contesto multiterapico, illustrando a chi è interessato, il meccanismo d’azione dalla chimica alla biologia molecolare, e presentando pubblicazioni di riviste internazionali sull’efficacia del MDB.

 

 

 

 

Prof. Luigi di bella


Ultimissime Di Bella

Testimonianze

Il Dottor Giuseppe Di Bella sul Metodo (Pianeta Salute-aprile 2008)

Datevi una mano: destinate il 5 per mille delle tasse che pagate alla Fondazione Di Bella


5 maggio 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - undicesima parte


Inibitori prolattinici - Bromocriptina e/o Cabergolina


Descrizione sintetica dei meccanismi d’azione (autori)

Azione Antiproliferativa
• in quanto inibiscono la prolattina , di cui è ampiamente documentato l’effetto
mitogeno (Ben-Jonathan, Liby et al. 2002).

Infatti, la prolattina inducendo l’attività proliferativa:
1. aumenta l’aggressività del tumore colorettale (Bhatavdekar, Patel et al. 1994;
Bhatavdekar, Patel et al. 1995)
2. induce la proliferazione di diverse linee di cancro del seno umano (Vonderhaar
1998; Vonderhaar 1999)
3. stimola la proliferazione di cellule di cancro della prostata (Janssen, Darro et
al. 1996)
4. attiva la proliferazione di cellule di leucemia acuta mieloide (Nishiguchi,
Hibasami et al. 1993)
5. regola positivamente la proliferazione di cellule di leucemia acuta linfoide
(Matera, Cutufia et al. 1997)
6. incrementa la proliferazione di linfociti B maligni (Walker, Montgomery et al.
1995)
7. eleva l’indice proliferativo di cellule di linfoma (Gout, Beer et al. 1980; Yu-
Lee 1990)
8. Nelle cellule maligne del sistema immunitario, la prolattina inibisce il
processo apoptotico(Krumenacker, Buckley et al. 1998; Buckley and Buckley
2000).
9. Il recettore della prolattina è espresso dalla maggior parte delle cellule del
sistema immunitario, (O'Neal, Schwarz et al. 1991; Dardenne, de Moraes Mdo
et al. 1994; Matera, Geuna et al. 2000)
10. favorisce il processo di epatocarcinogenesi (Buckley, Putnam et al. 1988)
11. I tumori miometrali fibromuscolari benigni (leiomiomi) producono più
prolattina rispetto al normale miometrio, esercitando atttreverso la prolattina
prodotta localmente un’azione mitogenica (Nowak, Rein et al. 1993).
12. Diversi dati sperimentali documentano un’azione autocrina/paracrina della
prolattina nelle cellule emopoietiche (Matera 1996; Ben-Jonathan, Liby et al.
2002).
13. Il recettore della prolattina è espresso dalla maggior parte delle cellule maligne
del sistema immunitario, (O'Neal, Schwarz et al. 1991; Dardenne, de Moraes
Mdo et al. 1994; Matera, Geuna et al. 2000).
14. Le cellule emopoietiche maligne possono produrre prolattina. È stato riportato
che cellule leucemiche mieloidi, così come mieloblasti isolati da pazienti con
leucemia acuta producono la prolattina (Kooijman, Gerlo et al. 2000).
15. Un altro lavoro ha mostrato che anche diverse linee cellulari di linfoma non-
Hodgkin producono la prolattina (Matera, Geuna et al. 2000).
16. La linea cellulare di linfoma di ratto, detta Nb2, dipende dalla prolattina per la
crescita. Inoltre, tale linea cellulare è stata ampiamente utilizzata per studiare le
vie regolative indotte dalla prolattina (Davis and Linzer 1988; LaVoie and
Witorsch 1995; Ganguli, Hu et al. 1996; Camarillo, Linebaugh et al. 1997;
Camarillo and Rillema 1998; Krumenacker, Buckley et al. 1998; Al-Sakkaf,
Mooney et al. 2000; Yu and Rillema 2000).
17. Sia la prolattina che il GH, entrambi appartenenti alla stessa famiglia di
ormoni, possono partecipare allo sviluppo e/o alla progressione di certe
neoplasie ematologiche (Hooghe, Merchav et al. 1998).
18. È stato dimostratato che la prolattina agisce da co-mitogeno, specialmente
attraverso l’induzione del recettore per Interleuchina-2 (IL2), promuovendo
così la proliferazione cellulare stimolata da IL2 (Ben-Jonathan, Liby et al.
2002).


                                                     Vitamina E

• Azione Antiradicali liberi
• anti ossidante
• Preventiva della cancerogenesi
• Antiproliferativa
• Proapoptotica
• Attività chemiosensibilizzante e chemioprotettiva
• Antiangiogenica

Descrizione sintetica dei meccanismi d’azione (autori)

Antiradicali liberi, anti ossidante
Esercita notevoli proprietà anti-ossidanti, proteggendo così le cellule ed i tessuti da
radicali liberi (come superossido, ossido nitrico, radicali idrossilici) ed altre specie
reattive (come perossido di idrogeno, perossinitrite, acido ipocloroso) (Brigelius-
Flohe and Traber 1999; Fang, Yang et al. 2002).

Preventiva della cancerogenesi
Studi epidemilogici indicano che alti livelli di tocoferolo sono associati ad un ridotto
rischio di cancro alla prostata (Jiang, Christen et al. 2001; Huang, Alberg et al. 2003).

Antiproliferativa
Studi in vitro indicano che a-tocoferolo inibisce la crescita di varie linee cellulari
tumorali, come:
1. Cellule di carcinoma della prostata (Israel, Yu et al. 2000; Yu, Somasundar et
al. 2002; Zhang, Ni et al. 2002)
2. Cellule di carcinoma del seno (Yu, Israel et al. 1999; Pussinen, Lindner et al.
2000; Yu, Liao et al. 2001)
3. Cellule di carcinoma del polmone (Neuzil, Weber et al. 2001)
4. Cellule di carcinoma della parotide (Prasad and Kumar 1996)
5. Cellule di carcinoma dello stomaco (Rose and McFadden 2001; Wu, Zhao et
al. 2002)
6. Cellule di carcinoma del colon (Neuzil, Weber et al. 2001)
7. Cellule di carcinoma del pancreas (Heisler, Towfigh et al. 2000)
8. Cellule di carcinoma squamoso orale (Elattar and Virji 1999)
9. Cellule di melanoma (Prasad, Cohrs et al. 1990)
10. Cellule di neuroblastoma (Prasad, Kumar et al. 2003)
11. Cellule di glioma (Prasad, Kumar et al. 2003)
12. Cellule leucemiche (Yamamoto, Tamai et al, 2000)
13. Cellule di linfoma (Turley, Funakoshi et al. 1995; Yu, Sanders et al. 1997;
Dalen and Neuzil 2003).

Proapoptotica
I tipi di effetti (differenziamento, inibizione della proliferazione ed apoptosi)
dipendono dalla concentrazione di a-tocoferolo,dal periodo di trattamento,dalle
condizioni di coltura ed il tipo di cellule tumorali. Concentrazioni basse di a-
tocoferolo inducono differenziazione e inibizione della proliferazione, mentre
concentrazioni più alte inducono apoptosi (Prasad, Kumar et al. 2003)

Anche studi in vivo indicano che l’a-tocoferolo ha un effetto di soppressione della
crescita tumorale (Prasad review). In topi, la somministrazione di a-tocoferolo può
indurre apoptosi e/o ridurre marcatamente la crescita di cellule tumorali, come ad
esempio nelle:
1. cellule di carcinoma del seno (Malafa and Neitzel 2000)
2. cellule di carcinoma del colon (Prasad, Kumar et al. 2003)
3. cellule di melanoma (Malafa, Fokum et al. 2002)
4. cellule di neuroblastoma (Prasad, Kumar et al. 2003)
5. cellule di linfoma (Sarna, Kumar et al. 2000)

Attività chemiosensibilizzante e chemioprotettiva
1. L’ a-Tocoferolo induce anche un potenziamento dell’azione antitumorale di
diversi agenti chemioterapici come l’adriamicina, il cisplatino e il tamoxifene
(Ripoll, Rama et al. 1986; Prasad, Hernandez et al. 1994)
2. . Inoltre, a-tocoferolo protegge le cellule del midollo osseo contro gli effetti
letali della doxorubicina (Fariss, Fortuna et al. 1994).
3. Ciò indica che a-tocoferolo può potenziare l’effetto antitumorale di agenti
chemioterapici, proteggendo le cellule normali dagli effetti tossici (Prasad,
Kumar et al. 2003).

Antiangiogenica
L’azione antitumorale della vitamina E si manifesta anche attraverso il contenimento
della disseminazione neoplastica. Infatti diversi lavori evidenziano un potenzialità
antiangiogenetica della vitamina E (Shklar and Schwartz 1996; Tang and Meydani
2001; Neuzil, Kagedal et al. 2002; Inokuchi, Hirokane et al. 2003; Miyazawa,
Tsuzuki et al. 2004).

Meccanismi sinergici dei componenti del Metodo Di Bella - Azione

 Antiangiogenica (MLT, SST, retinoidi,VIT.D3,E,C,Bromocriptina e/o
Cabergolina condroitinsolfato, [ proteoglicani ]]
 
Antiproliferativa (MLT, SST bromocriptina/Cabergolina, retinoidi, Vit E
C)
 
Antimetastatica (MLT, SST, condroitinsolfato[proteoglicani e analoghi ]
retinoidi VIT C,D3,E omega 3)
 
Differenziante (MLT, retinoidi , Vit D3, Vit E,Vit C condroitinsolfato[
proteoglicani e aminozuccheri]
 
Proapoptotica (MLT, SST, bromocriptina/cabergolina, retinoidi Vit E D3, C),
 
Antiossidante – Antirad. Liberi (retinoidi , MLT, Vit D3 Vit E,Vit C,)
 
Immunomodulante (MLT, retinoidi,Vit C,Vit D3,Vit E)
 
Omeostatica - Antiblastica (MLT, SST, bromocriptina/Cabergolina,
condroitinsolfato [proteoglicani e analoghi] retinoidi ,Vit C,Vit D3,Vit E,
Omega 3 )
 
Trofica( MLT, retinoidi, condroitinsolfato [proteoglicani e analoghi]Vit D3,
Vit C, Vit E Omega 3)



Il Dottor Giuseppe Di Bella sul Metodo (Pianeta Salute - aprile 2008)

Ultimissime Di Bella

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4 aprile 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - decima parte

VITAMINA C

• Azione antiossidante, anti radicali liberi
• di prevenzione dei tumori
• Antiangiogenetica
• Determinante per il trofismo di endoteli , della matrice extracellulare , del
tessuto osteo cartilagineo
• Citostatica
• Differenziante
• Proapoptotica
• Antimetastatica
• .Incremento dell’aspettativa di vita in pazienti neoplastici
• Potenziamento dell’azione citotossica dei farmaci antineoplastici sulle
cellule tumorali
• Riduzione della tossicità

Descrizione sintetica dei meccanismi d'azione (autori)

Azione Antiossidante, anti radicali liberi
L’acido ascorbico è uno dei più importanti agenti riducenti presenti nei
tessuti viventi, è un forte agente anti-ossidante, che reagisce direttamente
con atomi di ossigeno singoli, idrossidi e radicali superossidi (Sauberlich
1994).
I linfociti umani normali hanno la capacità di concentrare intracellularmente
la Vit.C (Levine, Conry-Cantilena et al. 1996), che aiuta a proteggere tali
cellule dai danni ossidativi (Ozturk, Mulholland et al. 2001).
Previene i danni cellulari indotti da prodotti ossidativi, inclusi i radicali
liberi (Padh 1991)

Azione di prevenzione dei tumori
Uno studio epidemiologico di fattori che influenzano lo sviluppo di linfoma
non-Hodgkin, in uomini e donne in Nebraska (USA), ha trovato una
relazione inversa statisticamente significativa tra la quantità di Vit.C,
caroteni, verdure ed agrumi consumati e l’incidenza di linfoma non-
Hodgkin (Ward, Zahm et al. 1994).
può avere un ruolo preventivo e terapeutico in diverse patologie, tra cui le
malattie cardiovascolari ed il cancro (Bendich and Langseth 1995).
Ci sono evidenze che la Vit.C possa inibire gli effetti carcinogenici prodotti
da sostanze mutagene (Aidoo, Lyn-Cook et al. 1994; Lee, Lee et al. 2002).

Determinante per il trofismo di endoteli, della matrice
extracellulare, del tessuto osteo cartilagineo
La Vit.C viene usata per l’integrità del tessuto connettivo (Bendich and
Langseth 1995).

Citostatica, Antiangiogenica
Agisce come un fattore angiostatico sulla proliferazione delle cellule
endoteliali (Ashino, Shimamura et al. 2003).
È stata isolata una linea di cellule-T maligne, da un paziente con un linfoma
NH, con la caratteristica di essere sensibile alla Vit.C. Concentrazioni
minori di 50 micromol/l uccidevano le cellule nel giro di poche ore
(Helgestad, Pettersen et al. 1990).
Sono state successivamente riportate altre linee cellulari di tumori
linfocitici, che sono sensibili ad un effetto inibitorio della Vit.C (Kao,
Meyer et al. 1993).
Diversi meccanismi d’azione dell’attività antineoplastica della Vit.C sono
stati riportati (Cameron, Pauling et al. 1979; Head 1998).

Antimetastatica
La Vit.C può inibire il processo metastatico tumorale in diversi modi:
1. inducendo la sintesi di collagene (Pinnel, Murad et al. 1987;
Peterkofsky 1991);
2. inibendo l’azione della ialuronidasi (Cameron and Pauling 1973);
3. diminuendo la permeabilità di cellule endoteliali alle popolazioni
cellulari neoplastiche (Utoguchi, Ikeda et al. 1995).

Differenziante, proapoptotica
Vari studi clinici hanno valutato l’efficacia della somministrazione di Vit.C
in pazienti con malattie neoplastiche (Head 1998).
Alcuni studi clinici, condotti in Scozia, hanno riportato che pazienti a cui
veniva somministrata la Vit.C avevano un periodo di sopravvivenza medio
superiore a quello di pazienti a cui non era data la Vit.C (Cameron and
Campbell 1974; Cameron and Pauling 1976; Cameron and Pauling 1978;
Cameron 1991).
Anche studi clinici condotti in Giappone hanno confermato l’aumento del
periodo di sopravvivenza di pazienti con cancri terminali trattati con Vit.C
(Murata, Morishige et al. 1982).

Potenziamento della citotossicità di farmaci antineoplastici
• Studi in vitro dimostrano che la Vit.C potenzia l’azione del 5-
fluorouracile e dell’arsenico triossido in cellule di linfoma (Michel,
Dupuy et al. 2003; Nagy, Mucsi et al. 2003).
• Anche studi in vivo in topi confermano un effetto sinergico della
vit.con molecole chemioterapeutiche in linfomi maligni (Prasad, Giri
et al. 1992; Sarna and Bhola 1993),
• con diversi chemioterapici, come il cisplatino, la doxorubicina ed il 5-
fluorouracile (Lee and Wurster 1994; Prasad, Hernandez et al. 1994;
Kurbacher, Wagner et al. 1996; Nagy, Mucsi et al. 2003).

Riduzione della tossicità dei chemioterapici
Riduzione della tossicità di agenti chemioterapici come l’adriamicina
(Fujita, Shinpo et al. 1982; Shimpo, Nagatsu et al. 1991)

ULTIMISSIME DI BELLA

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"Non si può al di fuori della biologia molecolare, ipotizzare di venire a capo della patologia neoplastica, nè ci si può illudere di riuscirvi con un unico principio attivo per la molteplicità dei fattori etiopatogenetici."

Luigi Di Bella



28 marzo 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - nona parte

RETINOIDI

Betacarotene
  Stabilizza le membrane cellulari
  Inibisce la perossidazione lipidica delle cellule sane
  Incrementa il glutatione intracellulare nelle cellule sane
  Esercita un effetto antiproliferativo diretto indipendentemente dalla
conversione in acido retinoico
  Attraverso l’apertura dei otto legami insaturi della catena di carbonio fornisce
energia necessaria alla crescita differenziata

Vitamina A (Axeroftolo Palmitato)
  Provoca la morte della cellula neoplastica per apoptosi:
1. Attraverso l’attivazione delle caspasi
2. Attraverso la degradazione del fattore della trascrizione generale Sp-1
  Epitelio-protettiva
  Immuno-stimolante

Acido tutto transRetinico (ATRA)
  Ridifferenzia i blasti e le cellule tumorali
  Azione antiangiogenetica
  Inibisce la trascrizione genica di fattori oncogeni promuovendo l’effetto
antiproliferativo
  Effetto antimetastatico inibendo l’espressione di VnR correlata
all’organizzazione della fibronectina e all’ adesione ed espansione cellulare
  Antiossidante
  Proapoptotico

Descrizione sintetica dei meccanismi d'azione dei retinoidi (autori)

Betacarotene
– Esercita effetto protettivo sulle membrane cellulari (Di Bella).
– Diminuisce la perossidazione lipidica e aumenta il glutatione (Basu).
– Esercita un effetto antiproliferativo diretto (indipendentemente dalla conversione in
ATRA), sulle cellule tumorali, ne sopprime in modo significativo sia la mobilità
(misurata mediante tetrazolium “MTT”), che la sintesi del DNA (controllata
attraverso la captazione di 3H-timidina) e la proliferazione cellulare (misurata
attraverso il conteggio delle cellule) (Onogi).

Vitamina A (axeroftolo o retinolo)
– Provoca la morte della cellula neoplastica per apoptosi, attraverso l’attivazione di
enzimi cellulari proteolitici, le caspasi, e la degradazione del fattore della trascrizione
generale
Sp-1 (Piedrafita).

Acido retinoico (Acido Tutto Trans Retinico - ATRA)
– Ridifferenzia i blasti e le cellule tumorali (Hassan).
– Induce la sintesi di leucotriene C4 (Abe).
– Sopprime la trascrizione genica di fattori oncogeni e promuove l’effetto
antiproliferativo (Arnold).
– Esercita azione anti-angiogenetica (Majewsk).
– Diminusce la densità microvascolare del midollo osseo nelle leucemie e della
densità del punto caldo, interrompe la produzione di VEGF da parte delle cellule
NB4, sopprimendo l’angiogenesi (Kini).
– Arresta lo sviluppo cellulare associato ad aumento dei livelli d’interferone 1 (IRF-
1) con attivazione di p21WAF1 (Arany).
– Attiva col concorso di IRF-1 e STAT1, l’apoptosi mediante la caspasi 1 (Arany).
– Arresta la progressione del ciclo cellulare (Wu).
– Induce l’arresto del ciclo cellulare in G0/G1.
– Induce l’espressione di p 21 WAF1/CIP 1, mediante percorsi sia dipendenti, che
indipendenti da p 53 (Wu).
– Inibisce nelle cellule tumorali l’attività della proteina-1 attivatrice (AP-1) mediante
il suo recettore RAR-alfa e attiva la soppressione dell’espressione di cJun e c Fos
(Wu).
– Sinergizza l’effetto di Bcl-2, sia sull’arresto della crescita, che sull’espressione del
gene p21 (Chou).
– Impedisce l’invasione in vitro delle cellule del cancro del colon e diminuisce
l’espressione del matrilysin (Adachi).
– Causa nelle cellule neoplastiche cambiamenti morfologici e biochimici come il
restringimento della membrana, la condensazione della cromatina e la spaccatura del
DNA, caratteristiche tipiche delle cellule in corso di apoptosi (Lee).
– Attiva tramite RAR-beta un netto incremento di proteine c-myc e Bax, che portano
maggiore suscettibilità all’apoptosi (Lee).
– Diminuisce il potenziale di proliferazione neoplastica e ha un ruolo importante
nella differenziazione, apoptosi e adesione cellulare (Voigt).
– Rende particolarmente sensibili ai chemioterapici le cellule neoplastiche, inducendo
anche un aumento della comunicazione intercellulare negli spazi di giunzione
(Carystinos).
– Riduce il livello della proteina silicea fibrillare gliale e la sintesi del DNA, e induce
percorsi apoptoici, dimostrando un notevole sinergismo e potenziamento
dell’efficacia col TNF-alfa con aumento dei recettori di p55TNF (Gambaut Guerin).
– Induce un gene, l’autotaxin (ATX), che decodifica un fattore di stimolazione della
motilità del tumore (Duffner Beattie).
– Induce differenziazione neurotica con estesa crescita dei neuriti, diminuzione
dell’oncoproteina n-Myc e del mRNA di Gap-43. Esercita l’effetto antiproliferativo
attraverso l’incremento della chinasi A della proteina di tipo II/RII beta e chinasi A
della proteina W (Kim).
– Differenzia le cellule neoplastiche attraverso il suo effetto sulle fosfolipasi A2,
Ca2+-dipendenti (Antony).
– Riduce l’espressione di VnR, correlata all’organizzazione della fibronectina e
all’adesione ed espansione cellulare (Baroni).
– Riduce l’inibizione chimicamente indotta di RAR Beta bloccando il ciclo cellulare
in fase G1 (Song).

ULTIMISSIME DI BELLA


1 marzo 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - ottava parte

:: Vitamina D3

Azione differenziante (sinergica a Retinoidi, vit. E, MLT):
  Sia mediante interazione con recettore ma anche con meccanismi
extrarecettoriali mediati dalla membrana

Azione proapoptotica (sinergica a SST,Bromocriptina e/o
Cabergolina,Retinoidi, vit. E, MLT):
  Induzione dell’ espressione di mRNA della proteina BRCA1
  Inibizione della segnalazione del fattore di crescita dei cheratinociti e
diminuzione dell’ espressione basale di bcl2
  Determina l’ accumulo di cellule tumorali in G0 e G1
  Abbatte le concentrazioni di cyclin C e D1
  Rafforza la risposta delle cellule tumorali al TNFalfa
  Disattiva l’effetto anti apoptotico dell’inibitore delle caspasi ad ampio
spettro z-VAD-fmk
  Attiva una via apoptotica caspasi indipendente mediante il
coinvolgimento della cerammide e fosfolipasi A-2
  Induce una elevata espressione di P21, P27
  Promuove il clivaggio della molecola che attiva la promozione della
sopravvivenza e della crescita attivata dal mitogeno
  L’apoptosi avviene attraverso il clivaggio selettivo caspasidipendente
del MEK-1 ed è mediata dal p38 MAPK
  Inibizione dell’angiogenesi e dello sviluppo e crescita indotti da VEGF
con meccanismo apoptotico

Azione antimetastatica ( Sinergica a SST,Omega 3,
condroitinsolfato MLT)
  Induce e-caderin ed altre molecole di adesione
  Promuove l’espressione in forma dose-dipendente delle molecole di
adesione ICAM-3
  Inibisce l’invasività della matrice extracellulare mediante il blocco della
degradazione delle sue barriere mediante collagenolisi da parte delle
cellule tumorali
  Diminuisce l’adesione delle cellule alla membrana basale e il suo
superamento legati a una diminuzione dell’ espressione degli integrins
alfa 6 e beta 4, recettori della laminina, responsabili dell’ incremento
della migrazione/invasione delle cellule tumorali

Azione antiproliferativa:
  Blocca l’epressione di EGFR mediante inibizione della sua
fosforilazione con defosorilazione dei polipeptidi 17 e 66-kDa
  Incrementa l’ espressione nucleare di p27
  Abbatte i livelli della proteina c-MIK
  Blocca in fase G1 il ciclo cellulare neoplastico abbattendo le
concentrazioni di cyclin C e D1
  Incrementa l’ espressione della proteina 3 legante IGF (IGFBP3),
indispensabile per la realizzazione dell’ effetto antiproliferativo della D3

Descrizione sintetica dei meccanismi d'azione della vitamina D3 (Autori)

– Induzione di differenziazione, apoptosi, blocco proliferativo di progressione alla
fase S per l’apparire della forma ipofosforilata della proteina del retinoblastoma
(pRb) inibente crescita e attività di modulazione delle chinasi ciclino-dipendenti
(cdk) 2-4-6. ( Jensen).
La D3 impedisce l’attivazione della ciclina D1cdk-4, e la perdita della ciclina D3, che
insieme portano alla perdita dei fattori di trascrizione di E2F, inibendo l’espressione
della proteina A della ciclina. Insieme a una rapido decremento dell’oncoproteina c-
Myc in risposta alla D3, questi risultati dimostrano che D3 intervenendo su regolatori
chiave della transizione G1-S, blocca la proliferazione ( Jensen).
– Attività pro-differenziante della D3, che si realizza non solo interagendo col
recettore, ma anche con meccanismi extrarecettoriali mediati dalla membrana
(Marcinkowska).
– Inibizione sia dell’espressione di PTHR nell’osso diminuendone la trascrizione
mediante P2, che della trascrizione del gene di PTHrP. Il dato è clinicamente
rilevante, per evitare i gravi danni prodotti dall’ipercalcemia indotta da
sovraproduzione di PTHrP nelle cellule tumorali (Goltzman).
– Inibizione dell’angiogenesi, dello sviluppo e crescita indotti dal fattore di crescita
endoteliale vascolare VEGF, delle cellule endoteliali, in modo dipendente dalla dose,
inibizione della formazione di cellule endoteliali allungate all’interno dei gel di
collageno3D, con regressione dovuta all’induzione all’apoptosi (Mantell).
– Attivazione di un recettore nucleare specifico per inibire la proliferazione e
promuovere la differenziazione di numerosi tipi di cellule tumorali, inibizione inoltre
dell’adesione e migrazione delle cellule dalla membrana basale, dovuta ad una
diminuzione dell’espressione degli integrins alpha-6 e beta-4, che sono recettori della
laminina associati ad una maggiore migrazione ed invasione delle cellule di cancro
alla prostata in vivo (Sung).
– Induzione dell’espressione di mRNA della proteina di BRCA1, e dell’attivazione
trascrizionale da parte del promotore di BRCA1. Infatti la sensibilità agli effetti
antiproliferativi della Vit. D3, è intimamente collegata alla capacità di modulare la
proteina di BRCA1 mediante attivazione trascrizionale dei fattori indotti da VDR
(Campbell).
– L’attivazione del VDR, oltre all’effetto antiproliferativo, aumenta l’espressione
della proteina legante il fattore di crescita similinsulinico IGF (Chokkalingam).
– Incrementa l’espressione della proteina 3 legante l’IGF(IGFBP3), la cui presenza è
indispensabile per attivare l’effetto antiproliferativo della D3. Sia la D3 che IGFBP3
attivano la proteina inibitoria della chinasi ciclin-dipendente p21/WAF 1, che media
il loro effetto antiproliferativo (Boyle).
– Inibisce la segnalazione del fattore di crescita dei cheratinociti e induce apoptosi
nelle cellule di cancro umano della prostata, induce la diminuzione dell’espressione
basale di bcl 2, con relativo effetto (Crescioli).
– Riduce l’effetto di stimolazione della crescita del DHT, e incrementa l’espressione
di VDR (Ahnonen).
– Influenza la comunicazione intercellulare degli spazi di giunzione (GJIC) durante la
carcinogenesi aumenta la funzione di GJIC dei HRPTC (Fujioka).
– Induce la maturazione fenotipica delle cellule tumorali in cellule funzionalmente
mature, differenziate, fisiologicamente normali, attiva parallelamente un’inibizione
della proliferazione cellulare neoplastica potenziando l’effetto antiproliferativo
dell’ac.trans retinoico (Barroga).
– Inibisce l’invasività della matrice extracellulare e le metastasi attraverso il blocco
della degradazione delle barriere della matrice extracellulare (ECM) da parte delle
cellule tumorali mediante la collagenolisi (Yudoh).
– Inibisce irreversibilmente la crescita e blocca in G0-G1 la mitosi cellulare
neoplastica con forte inibizione della clono-proliferazione e invasività (Hisatake).
– Determina un accumulo di cellule in G0-G1, e la successiva apoptosi (Blutt).
– Inibisce l’angiogenesi tumorale, oltre ad esercitare effetti antiproliferativi,
prodifferenzianti, proapoptotici, fortemente potenziati dal sinergismo con i retinoidi
(Majewski).
– Blocca in fase G1 il ciclo cellulare neoplastico, impedendo la proliferazione
cellulare, e abbattendo le concentrazioni di cyclin C e D1, noti attivatori della
riproduzione cellulare (Verlinden).
– Promuove selettivamente l’espressione delle molecole di adesione ICAM-3, in
modo dipendente dal tempo e dalla dose (Babina).
– Inibisce l’espressione della proteina anti-apoptotica Bcl-2, favorendo
conseguentemente l’apoptosi (Larsen).
– Realizza l’apoptosi attraverso il coinvolgimento della fosfolipasi A2 citosolica,
inducendo frammentazione di DNA e perdita di vitalità delle cellule neoplastiche
(Piranov).
– Rafforza la risposta delle cellule tumorali al TNF-alfa (Piranov).
– Disattiva l’effetto antiapoptotico dell’inibitore delle caspasi ad ampio spettro Z
VADFMK (Pirianov).
– Attiva un’altra via apoptotica caspasi indipendente, mediata dal coinvolgimento
della cerammide e fosfolipasi A-2(cPLA2) (Piranov).
– Esercita attività antiproliferativa attraverso l’induzione del gene l’amphiregulin e
l’aumento del suo mRNA. Inibisce così l’EGF, su cui agisce l’amphiregulin
(Akutsu).
– Esprime attività antimitotica direttamente proporzionale alla concentrazione di 1
alpha OH-ase e inversamente a quella di 24OH-ase (Bareis).
– Induce E-caderina e altre molecole di adesione,con effetto proapoptotico (Palmer).
– Inibisce significativamente la perossidazione epatica dei lipidi citosolici e protegge
le membrane cellulari dai radicali liberi. Esercita un effetto protettivo massimo sulla
normale architettura cellulare degli epatociti e mantiene la concentrazione del
citocromo epatico P 450 a livello fisiologico (Basak).
– Esercita anche mediante meccanismi non recettoriali una potente azione
antiproliferativa e prodifferenziante (Consolini).
– Esercita effetti antiproliferativi sinergicamente potenziati dall’acido retinoico con
abbattimento dei livelli della proteina c-myc (Stio).
– Induce una maggior espressione nucleare della proteina dell’inibitore della chinasi
dipendente dalla ciclina P27(kip1) (Liu).
– Induce un’elevata espressione di P21 e P27, regolatori del ciclo cellulare (Ager).
– Incrementa l’espressione di p27, codificatore degli inibitori delle chinasi cyclindipendenti
e di gadd4alfa, gene dell’arresto della crescita e dei danni al DNA
(Prudencio).
– Blocca l’espressione del recettore EGF attraverso l’inibizione della sua
fosforilazione, con defosforilazione dei polipeptidi 17 e 66-kDa, recettori di EGF
(Lee).
– Riduce la presenza di cellule CD34(+) con effetto immunostimolante (Lathers).
– Promuove il clivaggio della molecola che segnala la promozione della
sopravvivenza e della crescita attivata dal mitogeno (protein Kinase) con meccanismo
caspasi dipendente. L’apoptosi avviene attraverso il clivaggio selettivo caspasi
dipendente del MEK-1 ed è mediata dal p38 MAPK (Mc Guire).
– Abbatte le concentrazioni di cyclin C e D1 noti attivatori della riproduzione
cellulare (Verlinden).
– Promuove l’espressione di molecole di adesione ICAM 3, agisce sui mastocidi di
leucemia (Babina).

ULTIMISSIME DI BELLA


17 febbraio 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - settima parte

Meccanismi d'azione dei componenti del MDB

:: Somatostatina e Octreotide


Azione antiproliferativa mediante:
  Inibizione dei percorsi non ossidativi del fosfato pentosio.
  Inibizione del riciclo del carbonio del glucosio tramite P.C. con incremento
del 20% in combinazione con l’ossitiamina.
  Modulazione dei canali ionici e inibizione dell’adenilciclasi, della chinasi, e
fosfatasi della serina/treonina e tiroxina.
  Inibizione della sintesi del DNA.
  Induce l’espressione di p21Cip, e P27.
  Inibisce l’ incorporazione della (<3>H)Timidina nel DNA.
  Riduzione significativa di EGF FGF, GH ,HGF, IGF, NGF, PDGF, TGF,
VEGF Gastrina, Colecistochinina, Estrogeni, Prolattina,Androgeni
  Attivazione della traslocazione del PTP1C intracellulare alla membrana
della cellula neoplastica.
  Inibizione dell’espressione di EGFR.
  Attivazione mediante SSTR di Fosfatasi della Tirosina.
  Inibizione della fase S del ciclo cellulare dose-dipendente.
  Incremento dell’attività del gene soppressore P53.
  Inibizione dell’attività di chinasi della proteina mitogenoattivata MAB.
  Soppressione dell’attivazione della RAS
  Induzione di aberrazione (CA) cromosomica con rottura cromosomica
  Riduzione dell’espressione del gene C-FOS

Azione proapoptotica,antimetastatica, mediante
  Induzione di una forte espressione della proteina BCL-2
  Intensa attività fosfatasica
  Abbattimento della concentrazione plasmatica di fattori di crescita tumorale
  Aumento della perossidazione lipidica intracellulare neoplastica
  Condensazione nucleare della cromatina con frammentazione,
restringimento, formazione di corpi apoptotici

Azione antiangiogenica mediante:
  Inibizione dell’ espressione di VEGF e di VEGFR,TGF, PDGF, HGF ,EGF,
FGF, azione di contrasto della cascata dei monociti attivante l’angiognesi

Meccanismi d'azione della somatostatina e analoghi (autore)

- Aumenta l’espressione della topoisomerasi inibendo il ciclo proliferativo di cellule
neoplastiche (Brevini).
- Inibizione dei percorsi del pentosio fosfato non ossidativi (Boros).
- Inibizione del riciclo del carbonio del glucosio tramite il PC del 5,7%, con aumento
al 19,8% in combinazione con l’ossitiamina (Boros).
- Regolazione dei canali ionici, inibizione dell’adenilciclasi, della chinasi e della
serina/treonina fosfatasi e tiroxina fosfatasi (Bousquet).
- Forte aumento dell’attività della adenilato ciclasi (Giannetti).
- Inibizione della sintesi del DNA (Charland).
- Effetto antiproliferativo attraverso la soppressione della riduzione di p27(Kipl)
- Induzione dell’espressione di p21Cip, inibizione del percorso del fosfoditilinositolo
chinasi -3 e da una maggior espressione di p21(cip) e p27(Kip), che porta alla
repressione della fosforilazione del pRb e della complessa attività di cyclin E-cdk2
(Charland).
- Inibizione dell’incorporazione della 3H-timidina nel DNA (Yano).
- Riduzione dell’incorporazione di 3H-timidina nel DNA (Feind).
- Inibizione dell’incorporazione della 3H-timidina nelle cellule tumorali (Damge).
- Riduzione significativa di IGF1 (Ingle).
- Inibizione, con modalità dose-dipendente della fosforilazione tirosinica, da parte di
EGFR (attivato dal EGF) (Mischima).
- Induzione della traslocazione del PTP1C intracellulare, alle membrane di cellule
neoplastiche (Srikant).
- Induzione mediata dagli SSTR, dell’attività della tirosin-fosfatasi di membrana
(PTP), implicata nella segnalazione antiproliferativa per la sua capacità di
defosforilare e inattivare le chinasi del recettore del fattore di crescita (Srikant).
- Inibizione dell’attività della fosfotirosina fosfatasi (PTPase) e più specificamente
della tirosina fosfatasi SHP-1 fosfatasi (PTP1C), inibizione anche dell’attività di
tirosina chinasi della membrana e di p 42MAP chinasi (Douziech).
- Riduzione nelle cellule tumorali dei recettori del fattore di crescita epidermico
EGFR (Szepeshazi).
- Effetto positivo e stimolante sulle cellule di Kupfer, con meccanismo antitumorale,
potenziato da una decisa inibizione della perossidazione lipidica epatica
(Kouroumanlis).
- Netta inibizione della perossidazione lipidica epatica (Venger).
- Effetto apoptotico con condensazione nucleare della cromatina e frammentazione,
restringimento cellulare, e formazione di corpi apoptotici, con una correlazione
direttamente proporzionale, dose-dipendente, tra concentrazione di somatostatina e
tasso apoptotico (Chen).
- Inibizione della fase S del ciclo cellulare con induzione dell’apoptosi dosedipendente,
aumento della perossidazione lipidica intrametastatica, con perdita
dell’integrità delle cellule tumorali (Rederer).
- Abbattimento della concentrazione plasmatica di fattori di crescita tumorale come
l’IGF-1 e l’EGF con netta diminuzione della percentuale della fase S statisticamente
significativa (Cascinu).
- Aumento dell’attività del gene soppressore p53, con la capacità inibente sulle linee
di tumori, del tutto indipendentemente dallo stato del loro p53 (Szepeshasi).
- Potenziamento dell’attività dei chemioterapici nei tumori (Tesei).
- Inibizione dell’attività di chinasi della proteina mitogeno attivata MAB (Cattaneo).
- Intensa attività fofatasica (Cattaneo).
- Soppressione dell’attivazione del Ras indotto da PDGF (Cattaneo).
- Induzione non solo all’apoptosi ma alla CA (aberrazione cromosomica), cioè rottura
cromosomica con deciso effetto antiblastico (Tompa).
- Induzione della migrazione delle cellule della AML mediante l’attivazione di
SSTR-2 ed attrazione sulle normali cellule progenitrici emopoietiche, proprietà
chemiotattiche, con implicazioni nella distribuzione delle cellule AML nel corpo con
applicazioni cliniche nella leucemia mieloide acuta (Oomen).
- Attivazione delle fosfatasi della tiroxina, della proteina SHP2 e inibizione delle
chinasi della proteina mitogeno-attivata (Held Feind).
- Inibizione in maniera significativa, dose-dipendente, della proliferazione di cellule
leucemiche con riduzione dell’espressione del gene c-fos (Ishihara).
- Induzione di una forte espressione della proteina bcl-2 prima assente, con relativo
effetto apoptotico (Zalatnai).
- Diminuzione delle cellule in fase S e dell’indice proliferativo dose dipendente
(Rederer).
- Diminuzione dei livelli sierici di AFP negli epatocarcinomi (Rederer).
- Defosforilazione delle chinasi della proteina mitogeno attivata ERK 1-2 (Held
Field).
- Riduzione dell’espressione di EGF stimolata dal complesso AP1 a livello
trascrizionale e traslazionale (Held Field).
- Effetto proapoptotico e antiproliferativo sinergico con MLT (Melen-Mucha).

Come al solito ometto la bibliografia (sterminata).
Chi fosse interessato, magari perché qualche scimmione gli ha detto che si tratta di "acqua di fogna", trasponendo all'esterno il contenuto del suo cranio, deve solo chiederla.


20 gennaio 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - sesta parte

Meccanismi d'azione dei componenti del MDB

:: Melatonina

Azione antiproliferativa attraverso:
  Inibizione della trascrizione del recettore dell’estrogeno.
  Soppressione del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR).
  Inibizione dell’ increzione e azione recettoriale della prolattina.
  Diffusione ubiquitaria degli esteri fosforici di AMP, ADP, ATP.
  Azione omeostatica antitumorale.
  Inibizione dell’ azione della proteina N-Ras.
  Azione come molecola chiave del sistema paracrino per la coordinazione
distrettuale delle relazioni intercellulari.
  Regolazione dei messaggeri secondari: cAMP, cGMP, e diacilglicerolo,
inositolo, acido arachidonico, Ca2+ intracellulare.
  Regolazione della fosforilazione della proteina legante e
dell’espressione del C-Fos.
  Tasso ematico MLT inversamente proporzionale all’indice proliferativo.

Azione antimetastatica
  Riduce l’attrazione per la fibronectina.
  Attiva l’espressione delle proteine di adesione cellulare E-Cadherin e
beta(1)integrin.
  Agisce sugli spazi di giunzione intercellulare inducendo la proteina dello
spazio di giunzione CX32.
  Polimerizza il tubulin e incrementa i microtubuli delle cellule tumorali.

Azione antiossidante, antiradicali-liberi, radioprotettiva
  Protegge il DNA nucleare dal danno ossidativo e dalle radiazioni
ionizzanti.
  Come componente principale del DNES agisce su tutti i sistemi
d’organo in forma fisiologica, omeostatica, antiradicali liberi,
antiossidante.
  Esercita azione radioprotettiva e radiomodificante.
  Somministrata prima della radioterapia riduce il danno epatico delle
radiazioni ionizzanti e inattiva i radicali liberi da questi prodotti.

Azioni varie
  Antiaggregante piastrinico.
  Fattore primario della piastrinogenesi.
  Regola la formula leucocitaria in senso granulocitico.
  Incrementa la resistenza globulare, la sintesi Hb riducendone la
degradazione , con indicazioni fondamentali nelle talassiemie.
  Azione prodifferenziante.
  Azione proapoptotica.
  Regolazione circadiana e circannuale.
  Modulazione neuro-immuno-endocrina

Descrizione sintetica dei meccanismi d'azione e autore

1. Azione antiaggregante piastrinica dipendente dal legame della MLT con i
microtubuli piastrinici, sinergica all’effetto antiaggregante dell’alfa MSH,
probabilmente dovuto ad affinità di legame della MLT e alfa MSH per lo
stesso recettore di membrana (Di Bella)
2. Anche la documentata capacità della MLT di diminuire la trascrizione del
recettore dell’estrogeno, di bloccare gli effetti della prolattina e l’effetto
blastico indotto dal fattore di crescita epidermico (EGF), sono aspetti di una
sicura valenza antitumorale (Bartsch).
3. Concorre alla sintesi della NO-sintasi, potenziandone la complessa attività
anche antitumorale, probabilmente in sinergismo con Ca-modulina,
tirosinkinasi, TNF. In questa serie di reazioni che portano sia alla produzione
di NO, che alle poliamine, la MLT può esercitare un ruolo fondamentale. Una
delle molteplici attività della MLT, interessa la modulazione dell’attività
ipofiso-gonadica, unitamente all’attività immunomodulatoria, con azione
“scavenger” antitumorale (Di Bella).
4. Esprime una complessa capacità di interagire con modalità, tempi e
meccanismi molteplici con la biologia neoplastica (Di Bella).
5. Dispone ubiquitariamente gli esteri fosforici dell’AMP, ADP, ATP. Questo
rappresenta il ruolo fondamentale, primario d’intervento della MLT nella
patologia neoplastica (Di Bella).
6. Esercita un ruolo unico tra i componenti del DNES (Sistema Neuroendocrino
Diffuso), e svolge un ruolo essenziale nell’apparato sistemico di risposta e
controllo della protezione dell’organismo, agendo in tutti i sistemi d’organi.
Pertanto si può considerare la MLT extrapineale, come una molecola chiave
del sistema paracrino per la coordinazione locale delle reazioni intercellulari
(Kvetnoi).
7. In forma fisiologica, omeostatica l’organismo tende a normalizzare o contenere
i processi proliferativi patologici attraverso la MLT( Bartsc,Kvetnoi).
8. La produzione di MLT e dei relativi peptidi APUD, in sito, nei carcinomi non
endocrini, svolge un ruolo determinante nei meccanismi autocrini di omeostasi
antitumorale (Kvetnoi).
9. Riduce l’incidenza di noduli alveolari iperplastici, e la presenza della proteina
N-ras, nelle lesioni iperplastiche focali, inoltre previene efficacemente anche
l’atipia delle cellule epiteliali e gli adenocarcinomi della mammella, in cui
riduce anche l’iperplasia del tessuto linfoide (Mediavilla).
10. Rappresenta la molecola chiave del sistema paracrino per la coordinazione
distrettuale delle relazioni intercellulari (Maestroni, Conti).
11. Il tasso plasmatico di MLT è in forte correlazione inversamente proporzionale
con l’indice proliferativo dei tumori, immunoistochimicamente determinato
attraverso la presenza dell’antigene nucleare delle cellule proliferanti (Bartsc).
12. Effetto antiproliferativo dose-dipendente della MLT (Crossino).
13. Effetto antagonizzante sulla crescita prolattino-dipendente del carcinoma
umano del seno (Lemus-Wilson).
14. Effetto inibente in dosi fisiologiche sulla sintesi di DNA in cellule neoplastiche
(Cos).
15. Esercita la sua funzione antitumorale anche sugli spazi di giunzione
intercellulare inducendo la proteina dello spazio di giunzione CX32 (Kojma)
16. Attiva a livello intercellulare il processo di polimerizzazione del tubulin, a
concentrazioni fisiologiche induce un aumento di microtubuli nelle cellule
tumorali (Melendez).
17. Aumenta la radiosensibilità ed esercita effetti stabilizzanti sui disordini
metabolici che si sviluppano durante il processo oncologico, esercita capacità
immunomodulante, attiva la funzione citotossica dei linfociti natural-killer e la
produzione di interferone. (Kvetnoi).
18. Esercita azione radioprotettiva e dimostra di possedere proprietà
radiomodificanti e radiosensibilizzanti (Lissoni)).
19. Se somministrata prima della radioterapia riduce i danni epatici delle radiazioni
ionizzanti. La sua azione radioprotettiva viene attuata attraverso l’inattivazione
dei radicali liberi prodotti dalle radiazioni ionizzanti (Taysi).
20. Protegge le cellule nervose dallo stress ossidativo indotto dal cobalto, dalla
neurotossicità ed aumenta la secrezione di beta amiloide (Olivieri).
21. Previene e ritarda la carcinogenesi chimica (William J.M. Hrushesky)
22. Inibisce nei pazienti neoplastici simultaneamente e velocemente sia il rilascio
di acido grasso dai corpi adiposi, sia l’assorbimento dell’acido grasso da parte
dei tumori (Sauer).
23. Esercita effetto antiradicalico sinergico a quello della Vit. E, protegge l’intera
cellula dallo stress ossidativo con vari mezzi, tra cui il potenziamento di
sistemi enzimatici quali la glutatione perossidasi, l’aumento della sintesi del
mRNA e conseguentemente la superossidodismutasi. Inibisce la perossidazione
lipidica, con effetto sinergico ai retinoidi. Riduce l’incidenza di mutazioni e
pertanto le probabilità di cancro (Reiter).
24. Inibisce l’increzione di fattori mitogeni come la prolattina (Lemus-Wilson).
25. Esercita attraverso i recettori mel1 azione antiproliferativa diretta sulle cellule
di cancro umano alla prostata LNCaP androgeno sensibili (Xi SC e Tarn).
26. Regola diversi messaggeri secondari: cAMP, cGMP, diacilglicerolo, inositolo,
ac. Arachidonico e la concentrazione intracellulare di Ca2+. La MLT regola
anche i fattori di trascrizione, cioè la fosforilazione della proteina legante,
elemento che risponde al cAMP e l’espressione del c-Fos. Esercita meccanismi
inibenti l’adenilciclasi, e modulante il metabolismo del fosfolipide e (Ca2+O)
(Vanecek).
27. Nei talassemici migliora la sintesi di Hb e ne rallenta la degradazione
aumentando anche la resistenza globulare (Di Bella).
28. Effetto antiproliferativo sinergico della MLT e Vit. D3 con capacità delle due
molecole di inibire con modaltà dose-dipendente la proliferazione cellulare
esprimendo un reciproco e altamente significativo potenziamento anche
nell’aumento dell’espressione di TGF-beta che concorre al blocco proliferativo
(Bizzarri).
29. Mobilizza AR (recettore dell’androgeno) dal cariosol al citosol e ne limita
l’espressione, limitando così le risposte epiteliali all’androgeno (Rimler).
30. Agisce da agente oncostatico cronobiologico in grado di controllare la
proliferazione cellulare e attivare l’apoptosi (Blask).
31. Inibisce i tumori estrogeno-dipendenti riducendo l’espressione e la trascrizione
del recettore dell’estrogeno, la pervietà dei canali ionici delle membrane
cellulari al calcio, l’attività delle proteinchinasi, l’architettura e la funzionalità
citoscheletrica, la veicolazione, la metabolizzazione e l’utilizzazione dell’acido
linoleico e altri acidi grassi da parte delle cellule neoplastiche. Sopprime
EGFR, (recettore del fattore di crescita epidermico) (Blask).
32. Inibisce reversibilmente la proliferazione neoplastica, mentre aumenta
l’espressione delle proteine P 53 e P21 WAF 1, regola il ciclo cellulare e
l’incidenza di metastasi mediante espressione delle proteine di adesione
cellulare E-caderina e di beta 1 integrina (Pawlikowski).
33. La MLT riduce inoltre l’espressione di ER e la risposta del DNA al complesso
ER (Pawlikowski).
34. Inibisce la diffusione metastatica delle cellule tumorali. L’azione si realizza
attraverso una ridotta attrazione per la fibronectina (Mediavilla).
35. Incrementa sensibilmente nei pazienti neoplastici l’aspettativa di vita
migliorandone la qualità( Lissoni)
36. Contiene decisamente i processi che portano alla cachessia neoplastica
(Lissoni)
37. Riduce la tossicità della chemioterapia ( Lissoni)
38. La quantità di cellule neoplastiche che i tessuti possono elaborare e liberare, è
condizionata dalla funzione inibente antitumorale della MLT e dalla sua
concentrazione nel sangue e nei tessuti (Di Bella).

N.B. - Ometto di aggiungere la bibliografia connessa; non essendo questo uno spazio accademico, né una pubblicazione scientifica, non mi pare necessario appesantire il post inutilmente. Essa è comunque disponibile per chi fosse interessato: basta che mi chieda l'elenco, e gli sarà fornito a stretto giro.

Aggiungo l'augurio che chi ha parlato di "acqua di fogna", chi ha azzardato paragoni dulcamareschi, chi ha sproloquiato di "mera aneddotica", riferendosi al Metodo ed ai suoi componenti, provi a vergognarsi un pochino: è un sentimento che non di rado è necessario per progredire.
E magari la prossima volta si asterrà dal parlare a vanvera!


1 gennaio 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - quinta parte

Mi sono dilungato sul programma di sopravvivenza di Radman per evidenziare,
anche alla luce di queste acquisizioni, la razionalità dei criteri, dei tempi d’impiego,
degli obiettivi del MDB. Le ricerche di Radman recepite e sviluppate dai Professori
Israel e Truc, e da questi esposte in memorabili relazioni al primo congresso
nazionale della SIBOR-MDB del maggio 2004, hanno dato maggiore consapevolezza
che la proteiforme capacità di adattamento della cellula tumorale, la sua formidale
vitalità, capacità mutagena e di recupero, sconosciute alla biologia fisilogica, per
quanto già ammesse, erano state sottovalutate. L’esatta e realistica valutazione dei
potenziali biologici neoplastici porta ad una logica terapeutica esattamente conforme
ai postulati e al razionala del MDB: solo un precoce attacco multiterapico sinergico e
concentrico, senza discontinuità spazio-temporale può tenere testa, contenere e
prevalere su una forma di vita diversa e nettamente superiore alla fisiologica. Solo
l’effetto fattoriale sinergico di componenti multiterapici differenzianti citostatici e
antiproliferativi del MDB, può contrastare la proliferazione esponenziale del genofenotipo
neoplastico. È necessario agire contemporaneamente su elementi critici del
processo neoplastico come la differenziazione, attraverso la contemporanea
attivazione di molteplici bersagli recettoriali differenzianti come i VDR,RXR, RAR –
alfa, beta,gamma, Mel-1,2 RZR/ROR ecc. Al tempo stesso occorre sottrarre alla
cellula neoplastica la maggiore varietà e la massima entità, concentrazione
distrettuale e sistemica possibile di fattori di crescita, sia inibendone a monte la
produzione con SST e analoghi, MLT, Retinoidi, inibitori prolattinici, inibitori
ormonali ecc…, che inattivandone direttamente i meccanismi recettoriali (vedi la
letteratura allegata sulla capacità di SST, MLT, VIT D3, RETINOIDI, di regolare
negativamente l’espressione delle proteine recettoriali, la trascrizione e l’increzione
di fattori di crescita mitogeni come GH, IGF1, EGF, FGF, HGF, NGF, PDGF, TGF,
VEGF, ESTROGENI, PROLATTINA, GASTRINA, COLECISTOCHININA).
Occorre intervenire ad un tempo sui siti recettoriali differenzianti (RXR, RAR, VDR,
Mel-1,2 RZR/ROR etc.) e su quelli citostatici e proapoptotici, (SSTR, PRLR, etc…).
Se SST, Retinoidi, Vit. D3 E, C, inibitori prolattinici hanno dimostrato nel loro
inseme la capacità di coprire e inibire l’ampia gamma dei fattori di crescita coinvolti
nell’angiogenesi e la loro espressione recettoriale, la MLT esercita un particolare,
determinante e multifunzionale effetto di regolazione negativa dell’angiogenesi, sia
inibendone un essenziale componente, il PDGF, che regolando (con meccanismo
omeostatico di modulazione serotoninergica consentito anche dal suo legame di
idrogeno con l’adenosina), il tasso trombocitemico, l’aggregazione piastrinica,
(sinergicamente all’Alfa MSH), il tono vasale e la permeabilità endoteliale (attraverso
la modulazione di EDRF ed EDCF), fattori essenziali per la liberazione del PDGF.
Bersagli terapeutici innovativi del MDB sono anche l’ambiente in cui vive la cellula
tumorale, la sua capacità di promuovere l’angiogenesi ,i potenziali di membrana
cellulare, le membrane basali, dotate di documentata attività differenziante, le
proteine di adesione, le fasce di contenimento dell’espansione neoplastica, tutta la
matrice extracellulare, il trofismo ed efficienza di parenchimi e tessuti, e degli
endoteli con relativa riconduzione e livello fisiologico della permeabilità vasale degli
scambi e della perfusione emo tissutali. Anche l’immunità, e la regolazione del ciclo
circadiano, sovvertiti nel paziente neoplastico, sono obiettivi del MDB. Pertanto gli
elementi innovativi del MDB non si limitano alla contemporanea attivazione di più
bersagli cellulari neoplastici, ma si estendono all’obiettivo di esaltare efficienza
trofismo e attività delle cellule sane, e ripristinare l’equilibrio biologico in funzione di
contenimento dell’espansione neoplastica.Tra le finalità del MDB la modulazione
circadiana anche di biodisponibiltà e recettività terapeutica con indoli pinealici, in un
contesto di continuità temporale e spaziale, intesa come assedio ermetico di una
cellula tumorale già sensibilizzata dai numerosi agenti differenzianti, alla quale vengono al
tempo stesso sottratti numerosi fattori di crescita,senza concederle (diversamente dai
cicli chemioterapici) pause di recupero, il tutto integrato da minimali dosaggi
apoptotici, non citotossici e non mutageni di chemioterapici la cui tollerabilità è
esaltata dalla MLT e dalle vitamine del MDB.

Recentemente stanno trovando sempre più ampia conferma, e cominciano ad essere
adottati, (ovviamente senza citarlo) questi postulati terapeutici anticipati dal Prof
Luigi Di Bella a partire dalla metà degli anni sessanta,trattati nel citato volume “Il
Metodo Di Bella”: che riassumo e che rappresentano sul piano scientifico gli
elementi peculiari e innovativi del MDB richiesti dal CSS:

1. La modulazione circadiana mediante gli indoli della Pineale, della risposta
terapeutica ai farmaci somministrati, associata al recupero dei ritmi circadiani
fisiologici, sovvertiti nel paziente neoplastico.
2. La regolazione negativa dell’espressione e trascrizione e pertanto
dell’increzione e del tasso sierico di fattori di crescita mitogeni, di oncogeni, e
dei rispettivi recettori, in funzione citostatica, pro apoptotica e antiproliferativa,
antimetastatica, sia mediante somatostatina e analoghi, inibitori prolattinici,
che melatonina, retinoidi, tocoferoli, tachisteroli D3 o deltanoidi
3. Rilevante effetto antiangiogenico di somatostatina e analoghi, Retinoidi, Vit
D3,Vit E, Vit C, inibitori prolattinici (Cabergolina e/bromocriptina)
aminozuccheri (condroitinsolfato), notevolmente potenziato dal loro
sinergismo. Nel MDB l’inibizione sia diretta dell’angiogenesi, che indiretta, si
realizza attraverso la contemporanea e sinergica regolazione negativa sia
dell’espressione e increzione di GH, IGF1, FGF, PDGF, VEGF, TGF, HGF,
EGF, che dei rispettivi recettori, della cascata monocitica, e della sintesi
epatica di IGF1, GH dipendente, come ampiamente confermato in letteratura
(bibliografia allegata). L’entità e l’estensione della risposta antiangiogena
superano ampiamente, con profilo tossicologico più favorevole, l’effetto
selettivo dei recenti anticorpi monoclonali antiangiogeni limitato all’azione sul
solo VEGFR.
4. Il rilevante e ubiquitario effetto mitogeno sia recettoriale diretto del GH, che
indiretto attraverso l’induzione di fattori di crescita mitogeni (vedi le numerose
pubblicazioni di vari Autori tra cui Lincoln ed AA allegate in bibliografia)
come IGF1, VEGF, EGF ecc…e la logica e innovativa strategia terapeutica di
inibirlo col suo fisiologico antitodo, la SST. La necessità di inibire
contemporaneamente il forte effetto mitogeno, di poco inferiore al GH, della
PRL, fattore di crescita ubiquitario i cui recettori sono stati individuati in
un’estesa varietà di neoplasie di cui promuove la proliferazione e diffusione.
5. Lo spostamento dell’asse terapeutico da farmaci citotossici e citoriduttivi a
ligandi recettoriali biologici sia esoergonici che endoergonici, in funzione
omeostatica, antiblastica, immunoneuroendocrina, antiangiogenica,
differenziante, citostatica, apoptotica, antiproliferativa, associando questi
effetti all’esaltazione del trofismo e della funzionalità di endoteli, parenchimi e
tessuti, e al ripristino fisiologico della matrice extracellulare e di tutto
l’ambiente biologico extracellulare.
6. L’estensione dei bersagli terapeutici all’ambiente biologico extracellulare,alla
matrice extracellulare, di cui gli studi recenti stanno documentando in forma
ampia e crescente il ruolo primario nella omeostasi antiblastica. Nel MDB
viene valorizzato ad obiettivo terapeutico il determinante condizionamento
dell’ambiente biologico extracellulare sulle cellule neoplastiche e sane che vi
convivono.
7. Tempi, criteri d’impiego e i dosaggi di chemioterapici secondo concetti ora
adottati dalla “Terapia metronomica”, con superamento delle controindicazioni
tossiche e altamente mutagene dei dosaggi citolitici, e della discontinuità
d’azione che scopre ampi spazi tra i vari cicli chemioterapici, alla
proliferazione, migrazione e colonizzazione metastatica di popolazioni
neoplastiche. Altro rilevante progresso della concezione MDB è l’abbattimento
degli elevati incrementi di reazioni ossidative chemioindotte e conseguente
concentrazione di radicali liberi notoriamente cancerogeni.
8. L’estensione dei bersagli terapeutici al controllo dei potenziali di membrana
cellulare e pertanto dei canali ionici della permeabilità e degli scambi
attraverso la membrana stessa. (Vedi pubblicazioni del Prof Di Bella sulla
capacità di MLT e Citocalasina B di modulare potenziali di membrana riportate
nel citato volume il Metodo Di Bella”).
Per evidenziare i meccanismi d’azione con cui i componenti del MDB portano ai
riscontri descritti, ho ritenuto opportuno riportare a conferma una revisione
aggiornata della letteratura sul potenziale antitumorale delle molecole del MDB.
Due elementi portanti per la comprensione e la conferma del MDB sono
rappresentati dalla capacità dei componenti del metodo di regolare negativamente
l’asse mitogeno GH-IGF1 e un’ampia gamma di fattori di crescita che
intervengono nella proliferazione e nell’angiogenesi neoplastica
Per ogni componente del MDB sono riportati i principali meccanismi d’azione, gli
autori che li hanno confermati e la bibliografia relativa. Ho ritenuto utile inserire
questa documentazione, anche per l’estensione da parte del Ministro della Salute
del mandato al CSS ad esaminare il razionale, le basi scientifiche e il riscontro del
MDB nelle banche dati medico scientifiche.


14 dicembre 2007

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - quarta parte

ADDENDUM - Qui c'è un'intervista fatta al Professore da Luigi Mariani, circa un anno prima della sua morte.

Qui invece uno studio che per l'ennesima volta avvalora, a distanza di qualche decennio, le fenomenali intuizioni e scoperte di Luigi Di Bella.
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In questa concezione è racchiuso quello che è il paradigma prevalente della visione
ortodossa del cancro. Il cancro è una malattia genetica, originata soprattutto dalla
mutazione di 2 classi di geni, gli oncogeni e gli oncosoppressori, pertanto da
mutazioni dei geni che regolano la differenziazione e la crescita, direttamente
coinvolti nell’evoluzione, e di quelli preposti a mantenere l’integrità del DNA,
deputati alla sorveglianza della fedeltà della sintesi del DNA,e alla sua riparazione
mediante i molteplici meccanismi apparsi nel corso dell’evoluzione. Tra i geni che
regolano l’omeostasi antiblastica un ruolo fondamentale è svolto da quelli che
generano l’apoptosi, il suicidio cellulare.
Ogni qualvolta si presenti una mutazione in questi geni, una o più mutazioni, si
assiste ad una progressione della malattia tumorale. Così quando si verifica una
mutazione soprattutto nei geni di riparazione del danno de DNA, si verifica quella
che è stata definita instabilità genetica, cioè il fenotipo mutante. Una semplice
mutazione fisiologica di una cellula sana, non riuscerebbe a spiegare questo
accumulo di mutazioni e quindi si invoca la presenza di un fenotipo molto più
instabile.
Probabilmente c’è un errore di posizione sul concetto di instabilità genetica. Nella
concezione di Radman (basata su un sistema di sopravvivenza definito SOS),
sostenuta da Israel, Truc e AA due attori fondamentali sono il gene LexA, e il gene
RecA. e la relative proteine.
Il gene LexA è un repressore trascrizionale, mentre il gene RecA è invece un
regolatore positivo. Rimando alle pubblicazioni citate per approfondimenti.
In condizioni di stabilità il programma di sopravvivenza SOS non è attivo, è represso
dal gene LexA. Il sistema SOS comprende circa una ventina di geni e quindi quando
il DNA viene danneggiato o comunque la sopravvivenza della cellula è in pericolo, la
proteina LexA in qualche modo viene inattivata dalla produzione di un’altra proteina,
la RecA, è a questo punto che si attivano i geni; si rimane pertanto in una cornice
darwinista. Sicuramente questo programma è stato messo a punto da mutazioni
casuali, selezionate favorevolmente e trattenute dalla cellula che ha accesso a questa
informazione in condizioni particolari.
Vi sono forti indizi per ritenere, con gli A. citati, che questo programma che è stato
trattenuto dall’evoluzione ed è presente negli eucarioti, sia stato trasmesso alle nostre
cellule.
La ricerca di un programma s.o.s. nelle cellule eucariote e negli organismi
multicellulari come il nostro, ha già dato risultati positivi. Gli studi del professor
Israel, portano a ricercare omologie, tra le proteine e i geni del sistema s.o.s.batterico
e quelli trattenuti nelle nostre cellule.
Uno di questi geni è stato già identificato. C’è un’omologia molto marcata tra la
proteina batterica RecA e una proteina presente nelle nostre cellule, la Rad51.Dunque
abbiamo fondate ragioni di ritenere che il sistema s.o.s. anche in una sua versione
molto più evoluta, possa esistere anche nelle nostre cellule. Ad un approfondito
esame l’attuale paradigma dominante della visione della progressione maligna come
totalmente gestita dal caso, cioè interamente prodotta da una somma di mutazioni
successive, ma sempre casuali, non regge, per il carattere piuttosto prevedibile della
progressione maligna. Ad eccezione degli eventi iniziali, sicuramente gestiti da
casuali mutazioni, la progressione della malattia tumorale è sicuramente molto
stereotipata, è la recita di un copione.
Le cellule tumorali acquisiscono con gradualità e progressione,crescenti proprietà e
caratteristiche, “imparano” “a svolgere tutta una serie di attività. Un fenotipo così
caratterizzato, necessita di circa un migliaio di generazioni, considerando che un
tempo di generazione è di circa 48 ore, in un periodo relativamente breve la cellula
tumorale è in grado di produrre fattori di crescita che le loro omolghe non endocrine
non sanno sintetizzare; le cellule tumorali esprimono dei recettori a questi fattori, che
influenzano la proliferazione selettiva limitata alle stesse popolazioni neoplastiche.
Esse inoltre acquisiscono sempre maggiori motilità e formabilità per meglio
raggiungere i capillari e aumentare il proprio potenziale di metastasi, sanno inoltre
acquistare capacità di sopravvivenza e di proliferazione in parenchemi anche diversi,
e ricoprirsi di molecole che la mascherano al sistema immunitario. Successivamente
sono in grado di secernere delle proteasi che lisando le membrane permettono una
invasione per contiguità,oltre a indurre angiogenesi e immunodepressione locale, e
sistemica. In un recente lavoro pubblicato su Nature si documenta come una cellula
di melanoma attaccata da un linfocita, sia in grado di produrre apoptosi nel linfocita;
quindi le popolazioni neoplastiche raggiungono la capacità di eliminare le cellule del
sistema immunitario che tentano l’aggressione.
Per ultimo la cellula tumorale è in grado di modificare l’ambiente cellulare
circostante, inducendo le cellule vicine a sostenere la propria proliferazione.
Il fatto stesso che siamo agevolmente in grado di codificare i passaggi essenziali della
progressione verso la malignità e di prevedere il graduale incremento di aggressività,
proliferazione, adattamento, contraddice una visione evolutiva strettamente casuale
della malattia tumorale.
Ci sono ulteriori aspetti che danno conforto a questa posizione, le sindromi
paraneoplastiche, una sorta di cartina di tornasole della progressione verso la
malignità. Un dato significativo, è costituito dal fatto che, se queste mutazioni fossero
gestite dal caso, o meglio se la progressione fosse totalmente gestita dal caso,
dovremmo assistere sia a mutazioni favorevoli, che sfavorevoli o comunque neutre
rispetto all’evoluzione tumorale. In realtà questo non succede, (il tema è svolto in un
lavoro di Israel).
Le sindromi paraneoplastiche documentano come la produzione di sostanze anomale
da parte della cellula tumorale, mostri sempre un’utilità biologica per il tumore, che
produce soltanto sostanze che gli tornano utili.
Ciò è fortemente in contraddizione con l’idea di progressione casuale, perché in
questo caso dovremmo assistere anche a produzione di sostanze (se è il caso che
gioca), neutre o comunque anche sfavorevoli rispetto alla progressione tumorale.Se il
cancro è una malattia genetica, esistono alcuni eventi genetici caratterizzanti la
progressione tumorale, che non sono delle mutazioni, ma semplici riattivazioni e
repressioni o amplificazioni di geni non mutati ma silenti.
Questo inevitabilmente ci porta a dire che sicuramente gli organismi multicellulari
più evoluti come noi, hanno ereditato parti di genoma dai batteri, come emerge
chiaramente nei recenti lavori di genetica molecolare in cui si documenta che certi
geni batteri si sono assolutamente conservati nelle nostre cellule.
Nell’evoluzione degli organismi pluricellulari verso una sempre maggiore
complessità, il destino di ogni cellula si lega a quello della collettività a cui
appartiene.
L’evoluzione verso la complessità, verso un organismo pluricellulare prevede una
sorta di cooperazione della collettività cellulare e dunque l’introduzione di nuove
regole; in questo senso l’evoluzione ha messo a punto una sorta di controprogramma
o comunque di sistema, che controlla l’omeostasi tissutale, cosa che ovviamente non
è possibile e necessaria in un ambiente batterico o unicellulare.
Questo è il sistema degli oncosopressori, che assicura l’omeostasi cellulare
antiblastica impedendo ad ogni singola cellula di affrancarsi e acquistare una propria
autonomia che potrebbe mettere a rischio l’intera collettività tissutale.
Quindi l’evoluzione ha prodotto questo sistema, sicuramente più giovane, quindi più
imperfetto, con delle lacune, che è il sistema degli oncosoppressori.
Conseguentemente la ricerca non ha evidenziato negli eucocarioti gli omologhi degli
oncosoppressori, quindi abbiamo ragione di ritenere che gli oncosopressori siano dei
geni emersi evolutivamente più tardi.
Tra gli oncosopressori è di particolare interesse il gene p53, guardiano del genoma,
direttamente coinvolto nell’attivazione di un programma cellulare fondamentale per
l’omeostasi antiblastica, quello dell’apoptosi.


10 dicembre 2007

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - terza parte

Concetti basilari del MDB
Per evidenziare i concetti basilari dell’impiego delle vitamine nel MDB occorre
considerare che caratteristica essenziale della vita è il ricevimento, l’elaborazione e la
cessione di materiale da parte delle vitamine. Questo con la finalità di mantenere
costanti forma, struttura funzioni cellulari, rapporti endogeni, qualità, quantità,
densità delle varie forme di energia. Il terreno biologico, organico, animato dalla
vita,la sua struttura chimica, il rapporto tra materia ed energia e i riflessi energetici
dei mutamenti della materia, il finalismo delle attività della sostanza vivente, che
tende a mantenere costanti la realtà materiale e quella energetica, pur in contrasto alle
sollecitazioni esogene o endogene, sono stati gli elementi basilari dal cui esame
approfondito il Prof Di Bella ha elaborato il Suo metodo. La materia che compone
l’universo muta in base all’entità, concentrazione e natura dell’energia che la anima,
di cui non conosciamo razionalmente origine ed essenza ma modalità e velocità di
reazioni con cui agisce. Queste reazioni possono essere convenzionalmente positive o
negative e dall’entità nel tempo di queste reazioni si ha l’equilibrio organico, che
oscilla entro margini ristretti. Esso è rivolto a mantenere costante il rapporto tra
composizione materiale e contenuto energetico. Ogni mutamento ha un aspetto
materiale, biochimico e biofisico che interagiscono. Le cellule e gli organuli che
contengono, rappresentano la sede in cui avvengono le reazioni, cioè i cambiamenti
materiali della sostanza vivente. Dall’equilibrio di queste reazioni positive e negative
origina quella situazione di stabilità che è condizione ed aspetto essenziale della vita,
considerando che ogni cambiamento della materia vivente non può prescindere da un
adeguamento dello stato energetico. Solo minime variazioni quantitative di
produzione, assorbimento, cioè elaborazione del terreno biologico e del suo
corrispettivo energetico, sono compatibili con la vita, cioè le reazioni devono
procedere per passaggi graduali di entità minima materiali-energetici, reciprocamente
compensati nel tempo. Per l’estrema gradualità di queste reazioni apparentemente
nulla è cambiato perché si è realizzato con equivalenza materiale-energetica di
costruzione e distruzione, di produzione e assorbimento di energia e materia. Ciò si
realizza se la materia trasformata è di entità minima, con trasmutazione attraverso
gradi ugualmente minimi. Questo continuo divenire per le eccezionali finalità cui
tende deve essere modulato e graduato con estrema finezza, e nelle sue linee
essenziali sarebbe impossibile senza le vitamine, il cui fine è il condizionamento e la
regolazione di quell’equilibrio materia-energia su cui poggia la vita.
La piena conoscenza delle vitamine equivale alla conoscenza dei più fini equilibri e
dei rapporti energia-materia e di tutti i riflessi sull’attività vitale. Se questa è
l’essenza della vita se ne comprende il peso determinante nelle deviazioni tumorali
dalla vita fisiologica. La conoscenza della composizione chimica, della formazione,
della localizzazione all’interno della cellula, del momento del loro intervento, della
regolazione e dell’entità della loro attività consente di cogliere l’essenza della vita
fisiologica e di correggere le sue deviazioni patologiche, perciò dal suo ruolo
originario biochimico-vitale, la vitaminologia è assurta nel MDB, a quello terapeutico
razionale essenziale sia nella prevenzione che nella cura di varie patologie. Pertanto
la conoscenza approfondita dei meccanismi regolatori della vita normale, fisiologica,
consente la predisposizione di contromisure efficaci per evitare deviazioni
degenerativa o neoplastiche.
Le proprietà differenzianti, antiradicali liberi, antiossidanti e stabilizzatrici delle
membrane cellulari, delle vitamine impiegate nel MDB (Retinoidi, VIT E, C, D3) si
oppongono alla spiccata tendenza mutagena del geno fenotipo neoplastico.
Secondo una visione che sta raccogliendo una serie crescente e significativa di
conferme, la cellula tumorale è caratterizzata da una frequenza di mutazioni
crescente, e segue nella sua progressione un programma predefinito di sopravvivenza
ereditato dai batteri, (cui è stato trasferito dai procarioti) definito da Radman “SOS”,
represso nella cellula sana, al quale essa accede in condizione di stress acuto.
(Radman SOS repair hypothesis: phenomenology of an inducible DNA repair which
is accompanied by mutagenesis.Basic Life Sci. 1975;5A:355-67. Review)
(Isralel L J Theor Biol. 1996 Feb 21;178(4):375-80. Tumour Progression: random
mutations or an integrated survival response to cellular stress conserved from
unicellular organisms?)
(Israel L Ann Med Interne (Paris). 1996; 147 (6) : 387 - 8. Cancer as a survival
program of individual cells inherited from prokaryotes, conserved but repressed in
cells from higher organisms and unveiled by e nvironmental aggressions) Questi
aspetti innovativi e di estremo interesse sia sul piano scientifico, che per i riflessi
clinici furono esposti magistralmente dal Prof Fabio Truc in una relazione ( di cui
riporto I concetti basilari) al primo congresso dellSIBOR-MDB.
Questo programma di sopravvivenza, dà avvio a un percorso predefinito che consente
alla cellula divenuta neoplastica di adattarsi con grande rapidità ed efficacia alle
condizioni avverse con una progressione modulata da un meccanismo evolutivo
predeterminato.
Il paradigma ancora dominante, i canoni ufficiali dell’oncologia, non hanno ancora
recepito questo essenziale aspetto dell’evoluzione neoplastica, ormai necessario per
una comprensione della biologia oncologica e per dare una lettura in termini
evoluzionistici della progressione della malattia tumorale. I protagonisti
dell’evoluzione in realtà sono la selezione naturale e la variazione genetica. La
selezione naturale agisce sulla variazione genetica conferendo un vantaggio evolutivo
a fenotipi e genotipi che meglio si sono adattati all’ambiente.

La fonte della diversità genetica è la mutazione nelle sequenze del dna, e la
mutazione è un fenomeno per definizione totalmente casuale, integralmente gestito
dal caso.
Quindi nell’ambito dell’evoluzione, in cui agiscono le mutazioni e la selezione
naturale ,è chiaro che tutto viene pilotato dal caso.
Naturalmente anche il cancro segue questa prassi evolutiva, e sicuramente è un
processo di evoluzione somatica totalmente pilotato dal caso, che porta alla
carcinogenesi. Nell’uomo essa è un processo genetico, la cui dinamica è regolata
dall’interazione fra mutazione, selezione, e i meccanismi di omestasi antiblastica
dell’organizzazione tissutale, propria degli organismi complessi pluricellulari
superiori e ovviamente ad essi limitata. L’evoluzione di una cellula verso la malignità
ha inizio con una o più mutazioni casuali, queste mutazioni conferiscono ovviamente
alla cellula un vantaggio in termini proliferativi e dunque vengono in qualche modo
trattenuti dalla selezione.
Quindi la lettura attuale della malattia tumorale è in termini evolutivi.
Naturalmente l’accumulazione di mutazioni produrrà ondate successive di espansioni
clonali.


29 novembre 2007

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - seconda parte

La relazione prosegue, ed è sempre  sentitamente dedicata ai compagni.

Un pensiero speciale però oggi voglio dedicarlo a quegli scienziati di bella presenza mediatica e notevole fama politica che stanno ultimamente "scoprendo" a ripetizione che tutti i principi usati dal Professor Di Bella nel suo Metodo di cura hanno una enorme efficacia terapeutica.

Finora hanno "scoperto" la vitamina A, la somatostatina e hanno promesso di studiare la vitamina D (bravi, lo studio è sempre stato la loro carenza principale).

Solo che, coerentemente bisogna aggiungere, loro non si accontentano dei principi naturali (disponibili in abbondanza), ma cercano di tirar fuori dei derivati sintetici in laboratorio.
Prendono così due piccioni con una fava: una minor efficacia dei composti (Dio può contare su tentativi di imitazione ancora più numerosi della Settimana Enigmistica, tutti inutili finora) in modo che i malati possano rimanerlo a lungo e proficuamente, ed una loro brevettabilità, in modo che il pubblico denaro possa continuare ad essere sprecato.

E poi, volete mettere il sottile piacere di non dare soddisfazione a quell'ometto dai folti capelli bianchi, che in un involucro tanto piccolo conteneva così tanta sapienza da seppellire legioni di loro simili, e profondamente.

I decenni venturi si incaricheranno di seppellirli nuovamente, stavolta sotto grasse risate.

Non posso concludere però, e lasciarvi alla lettura della relazione, senza una menzione particolare per i burocrati laureati in medicina, responsabili di inaudite prevaricazioni ed intimidazioni verso persone che soffrono il più terribile dei mali, a cui cercano con abietta pervicacia di impedire in ogni modo di curarsi come vorrebbero.
Sarò molto breve, e non mi perderò in giri di parole: io vi auguro di morire tra atroci sofferenze!

Peggiori di quelle che causate!


Le risultanze più peculiari e innovative del MDB possono essere suddivise in
I) Premesse scientifiche
II) Aspetti clinici

PREMESSE SCIENTIFICHE
Ritengo indispensabile esporle, in quanto costituiscono la chiave di lettura dei
meccanismi d’azione, del razionale e pertanto dei riflessi clinico-terapeutici del
MDB. Sono ampiamente descritte nel volume “Il Metodo Di Bella”, pubblicato dal
sottoscritto, e inviato ai componenti del CSS. Esse comprendono la concezione
terapeutica biologica e causale, i criteri d’impiego, il meccanismo d’azione, i bersagli
delle singole molecole MDB, gli obiettivi, il loro sinergismo recettoriale ed
extrarecettoriale, basato sulle scienze esatte e sull’integrazione di chimica, biologia,
farmacologia, fisiologia e biologia molecolare, con ampia e crescente conferma in
letteratura. Dall’esame esteso e approfondito delle banche dati medico scientifiche,
dei protocolli e delle statistiche oncologiche, si evidenzia una chiara e grave frattura
tra dato scientifico e clinico- terapeutico, per la mancata valorizzazione di molecole
antitumorali a bassa tossicità ed elevato potenziale antiblastico come SST, ATRA
MLT, etc. Questa carenza terapeutica, insieme all’elevato effetto mutageno, la grave
tossicità, la depressione immunitaria, chemioindotte spiega i gravi limiti delle attuali
erapie mediche oncologiche, ferme malgrado funambolismi statistici e mediatici
trionfalismi, ad un 29% di sopravvivenza a 5 anni ( M.A. Richards, D Stockson e AA
(BMJ 2000;320:895–898), non ottenuta dalla chemio, ma da
chirurgia+radioterapia+chemio. Non è dato da alcuna statistica sui tumori solidi
estrapolare la sopravvivenza per la sola chemio,con cui il MDB si confronta.
Ciclo dopo ciclo, per l’elevato l’effetto mutageno dei chemioterapici la selezione
naturale agisce sulla varizione genetica conferendo un vantaggio evolutivo al
fenotipo neoplastico. Il continuo incremento di queste mutazioni chemioindotte
sommato alla naturale attitudine mutagena del fenogenotipo neoplastico, conferisce
ovviamente alla cellula tumorale un vantaggio in termini evolutivi e proliferativi, che
viene trattenuto dalla selezione, producendo ceppi sempre più resistenti, fino alla
refrattarietà, proliferativi, invasivi, che colonizzano con cresente facilità, un
organismo sempre più debilitato dalla tossicità della chemio, che ne ha sovvertito
strutture e funzioni vitali. La logica conseguenza della selezione chemioindotta di
cellule sempre più aggressive in un organismo sempre più debilitato, non può che
essere la frequente, anche se non ammessa, metastatizzazione diffusa e
incontrollabile, che dopo periodi variabili segue i cicli chemioterapici. Per questo
motivo ad una temporanea e illusoria diminuzione volumetrica del tumore segue non
di rado la disseminazione neoplastica molto più rara e/o controllabile col MDB.
L’oncologia, a fronte delle migliaia di pubblicazioni oggi reperibili a conferma della
attività antiblastica di ogni componente del MDB, e del reciproco potenziamento
sinergico, non può eticamente e scientificamente giustificare l’ostinazione a fare della
chemioterapia il fulcro, l’asse portante della terapia del cancro, e a rifiutare un esame
attento, profondo e soprattutto non prevenuto delle basi scientifiche del MDB. Dalla
comparsa del MDB esistono due tipi di oncologia: una tradizionale citotossicacitoriduttiva,
che con Lissoni possiamo definire cancerocentrica, che rivolge e
concentra l’attenzione diagnostica e terapeutica sul tumore, per la quale il paziente è
semplicemente il portatore occasionale del suo tumore. Il trattamento non può
conseguentemente che essere la distruzione di quell’aggregato cellulare definito
tumore, non delle cause che ne hanno consentito e prodotto l’insorgenza, la
proliferazione e la potenziale ripresa e metastatizzazione. Questo limite riduttivo
dell’oncologia tradizionale pertanto, non interviene sulle cause del sovvertimento
dell’omeostasi antiblastica e sui suoi molteplici e complessi meccanismi
differenzianti, citoregolatori, apoptotici, immunologici. Non preserva l’integrità delle
membrane cellulari, nucleari, del citosol, del cariosol dai processi ossidativi, dai
radicali liberi, non contempla e ignora la necessità e la possibilità di intervenire sui
potenziali di membrana cellulare e pertanto sui canali ionici, e conseguentemente
sulla dinamica dell’espressione e funzionalità recettoriale ingessate in una visione
statica e cristallizzata, malgrado il dato acquisito di una continua modulazione di
queste vitali e basilari strutture biologiche (vedi relazione del Prof Di Bella al
Congresso Internazionale di Amburgo sulla MLT del 27/8/98 “Cytocalasina B
influence on megacaryocyte patch –clamp”, e la Sua pubblicazione sul Medical
Science 2002;8(12):BR527-531 “Melatonin effects on megakaryocyte membrane
patch-clamp-outward K+Current”). La nuova oncologia biologica, fisiologica, del
Prof Di Bella può essere definita antropocentrica nel senso scientifico, filosofico,
medico etico e cristiano del termine. Considera e cura il portatore del tumore, non il
tumore come entità estrapolata da un’inscindibile unità biologica e psicofisica
secondo un pensiero scientificamente ed eticamente aberrante, frutto di una
condizione culturale obsoleta a volte inconscia, che rallenta e ostacola l’accettazione
di chiare evidenze scientifiche e il loro impiego clinico terapeutico.
Il Metodo Di Bella, si propone la modulazione negativa o positiva di fattori endo od
esoergonici, considerando il tumore come la conseguenza cronica di questa atassia
quantitativa, nel momento in cui da episodica diventa costitutiva.
Non occorre andare molto lontano per trovare tali fattori. Basta ricordare la
somatostatina, la somatotropina, la prolattina e, anche se di minore importanza, tanti
ormoni e mediatori chimici da una parte, ed i numerosissimi esoergoni dall’altra, a
partire dagli acidi retinoici, dai carotenoidi e dall’axeroftolo, fino ai tocoferoli, ergo,
tachisteroli e deltanoidi. Si tratta di molecole che con meccanismi diversi esercitano
effetti spettacolari in quantità esigue.
L’essenza della sostanza viva sta nel suo continuo divenire causato da fenomeni
intrinseci autoregolati, solo in parte condizionati o modificati dal mondo esterno.
Di molti di questi endo ed eso ergoni, sappiamo già tanto da poterli impiegare per
utili fini, essendo più che sufficiente la sperimentazione già fatta, che ha valore di
acquisizione scientifica definitiva.
Se il tumore è crescita, se la crescita è regolata da questi fattori, è ozioso chiedere un
protocollo a conferma. Il MDB nasce da acquisizioni saldamente scientifiche, da
verità cioè definitivamente acquisite dalla Scienza Ufficiale.
Questi concetti sono così stati sinteticamente enunciati dal Prof Di Bella nel corso di
una Sua relazione congressuale:
“Essere essenziale più che l’inattuabile ed immaginaria uccisione di tutti gli
elementi neoplastici, la realizzazione di tutte le condizioni, note, possibili e non
dannose entro determinati limiti, atte a ostacolarne lo sviluppo (fino alla morte
anche per apoptosi), soprattutto attraverso l’intergioco fra i numerosi fattori di
crescita. Tutto ciò senza rinunciare eventualmente, ad un certo antineoplastico,
probabilmente più attivo nel corso dell’attuazione del protocollo proposto”. Un altro
aspetto determinante della sua strategia terapeutica è stato così espresso dal Prof. Di
Bella nello stesso convegno: “L’essenziale sta nell’attivare tutti gli inibitori dei noti
fattori di crescita alle dosi e con tempestività e tempi opportuni.Il protocollo MDB è
nato in quest’atmosfera , quella della vita e non dell’intossicazione e morte delle
cellule,metodo che asseconda o esalta le reazioni vitali, senza ricercare con
precisione statistica le dosi più opportune per uccidere. Il tumore è deviazione dalla
vita normale, per cui occorre portare le reazioni deviate alla norma,attraverso
l’esaltazione di tutti quei mezzi che la Fisiologia considera essenziali per la vita
normale”.


22 novembre 2007

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - prima parte

(fatta dal Dr. Giuseppe Di Bella al Ministro Storace, prima che tornassero i Compagni, a dirigere la mattanza e silenziare l'evidenza)


Premessa

Chi ha esperienza di studi clinici sa che questi sono in grande maggioranza proposti
e/o finanziati dall’industria farmaceutica. Nelle strutture pubbliche è agevole
impostare uno studio clinico fissando gli obiettivi, i criteri di progettazione, i
parametri di valutazione, il monitoraggio e l’ elaborazione statistica. Al contrario è
difficoltoso per i casi trattati con MDB a domicilio e studiati da medici in regime di
libera professione, che vedono in modo irregolare pazienti che devono superare una
quantità di difficoltà, da quelle di ordine economico, agli esami attuabili solo nei
tempi e modi concessi dalle rispettive ASL e dalla collaborazione del medico di base.

Soprattutto devono affrontare l’ostracismo al MDB nelle strutture pubbliche
particolarmente in quelle ematologiche e oncologiche . È difficile, in queste
condizioni, raccogliere ed elaborare dati in modo organico, in forma tale da
consentire la pubblicazione su riviste internazionali. Inoltre raramente un singolo
medico può disporre di ampie statistiche omogenee di singole patologie. Per questo
motivo, una quantità di dati dal rilevante significato scientifico e clinico non è stata
ancora valorizzata.

Raccogliendo in una società scientifica i medici che prescrivono il
MDB e organizzando convegni per la presentazione di casi clinici, si sta cercando di
costruire statistiche da pubblicare. Questo lavoro di raccolta, studio, elaborazione,
comporta anche un oneroso impegno logistico, organizzativo, statistico, di
monitoraggio della qualità di vita dei pazienti oltre che dei dati ematochimici e
strumentali. Questa attività di studio, completata dall’aggiornamento sulle banche
dati medico scientifiche, è sostenuta prevalentemente dal sottoscritto, integrando il
modesto bilancio della SIBOR-MDB con i proventi della propria attività
professionale. Non ultima difficoltà fare accettare alle riviste studi provenienti da
ambulatori privati, non da cliniche universitarie o enti ospedalieri.

Nonostante questi limiti, dai casi presentati nelle relazioni congressuali e dalla
documentazione clinica dei medici della SIBOR-MDB, sta affluendo un numero di
dati sufficiente a documentare l’attività del MDB in varie patologie. Una prima
statistica sui linfomi NH è stata pubblicata, una seconda sui carcinomi polmonari al
III e IV stadio a piccole cellule non chemiotrattati, è già stata accettata per la
pubblicazione, seguirà uno studio clinico sulla risposta al MDB di tumori polmonari
non a piccole cellule sia chemiotrattati, che trattati solo con MDB, anch’esso già
accettato. Complessivamente, la sopravvivenza dei carcinomi polmonari trattati con
MDB supera di 3 volte le mediane di sopravvivenza ufficiali reperibili in letteratura
per gli stessi tumori e stadi.

Altre statistiche si riferiscono a mesoteliomi pleurici, carcinomi del pancreas esocrino, carcinomi della mammella, sarcomi, mentre si stanno assemblando i dati relativi ad un rilevante numero di linfomi NH. I casi disponibili di sarcomi sono meno numerosi, ma di estremo interesse per le frequenti risposte complete di una significativa percentuale di casi in assenza di malattia da
anni.

Ho già inviato al CSS un’ampia rassegna della letteratura circa l’efficacia e
tollerabilità dei principi terapeutici del MDB nelle malattie linfoproliferative
allegando, oltre le voci bibliografiche, gli estratti dei lavori e una relazione sintetica
sul razionale d’impiego dei principi del MDB e sul loro meccanismo d’azione in
queste patologie. Ho anche inviato riviste contenenti 42 casi di Linfomi NH trattati
con esito positivo con MDB. Stiamo raccogliendo altri casi di linfomi, ma questo
studio osservazionale retrospettivo, come quello richiesto sui sarcomi, sarà attuabile
dopo aver concordato col CSS forme e criteri di valutazione e se il Ministero si farà
carico dell’onere finanziario e logistico-organizzativo necessario per completare
tutta la serie di indagini e aggiornamenti richiesti dal CSS, relativi a pazienti che
essendo guariti, hanno già da tempo concluso l’iter diagnostico e terapeutico. La
SIBOR-MDB può documentare con cartelle cliniche e/o esami ematochimici e
strumentali la diagnosi e i trattamenti effettuati e chiedere la disponibilità dei
pazienti a collaborare per integrare e completare i dati acquisiti, ma ovviamente
non può farsi carico di quel complesso e costoso completamento di indagine
richiesto dal CSS, cui dovrà far fronte il Ministero.

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