.
Annunci online

houseofMaedhros
schizzi e scazzi di finanza e dintorni


Finanza


20 febbraio 2010

ANCORA SULL'EURO

TIZIO preoccupato:

"Se non si sbrigano ...! il rischio è di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati !


1° ripristino dei dazi a livello Europeo verso i paesi che fanno dumping, Cina e India in primis
2° ridiscutere le norme del WTO
3° ridisegnare un' Europa credibile per macroregioni compatibili economicamente o a più
livelli per poter mantenere l'€ e far rientrare le nazioni compatibili, oppure ritorno alle valute nazionali ante €.
4° ridiscutere gli accordi di sSchengen sulla libera circolazione delle Persone."

e....
-----------------------------------------------------------------------------------------------

..e......internare chi ritiene che una unita' di misura, di per se', possa essere responsabile di crisi o qualsiasi altra cosa.

Subordinatamente, condannarlo a ripetere non meno di 50 volte quello che facevo io nel '98, per vedere la mia futura moglie (viaggiando in autobus, 5 cambi valuta e 3 visti per tratta). Si applichino gli stessi spreads sui cambi e gli stessi costi per i visti, ma le ore di attesa in consolato ed alle frontiere siano maggiorate del 50%.

Come pena accessoria, decurtare il suo reddito della stessa percentuale in decremento che sarebbe registrata per il commercio europeo con la reintroduzione della non libera circolazione di persone e merci.

Lo si iscriva altresi' d'imperio ad un corso accelerato di economia, per la parte che dimostra la preferibilita' di abbassare i costi fiscali del lavoro e del fare impresa, unitamente all'abbattimento di quello burocratico, per rendere nuovamente competitivi i propri prodotti, invece di chiudere il mercato a merci straniere, precludendosi contestualmente mercati di esportazione di due miliardi e passa di persone, ed alzare i costi per i consumatori interni.

Lo si costringa infine manu militari a scrivere 12000 volte "se questi hanno combinato 'sti casini senza la possibilita' di stampare denaro e con gli stringenti vincoli di Maastricht, figurati che cazzi possono combinare se li sleghi!"

Nel frattempo, un'assistente sociale all'uopo comandata gli ripeta senza sosta a voce alta nell'orecchio quanto ci costerebbe ogni singolo punto percentuale da pagare in piu' di interessi sul debito pubblico (accumulato quando quelli erano slegati!).

Considerare l'applicazione di attenuanti generiche nel caso la pianti con questa lagna.

EXEQUATUR !

Il caso personale è citato per porre l'enfasi sui veri beneficiari della presenza di frontiere e dogane, la rendita parassitaria burocratica e finanziaria, i veri macigni appesi al collo della gente che lavora.

Invece il tizio se la prende con l'euro, che di per se' e' una semplice unita' di misura, variabile perche' dipende da variabili (politica fiscale e di bilancio dei governi, bilancia dei pagamenti, politica monetaria della Banca centrale) e si prezza con altre variabili (altre valute, beni e servizi), ma unita' di misura rimane, quindi neutra per definizione, che di per se' non puo' causare un bel niente.

E' come se la macchina non ti partisse un giorno, grazie alla sciattezza del tuo meccanico, costringendoti ad una lunga scarpinata, e tu cominciassi ad inveire contro il metro. Mica ti puoi lamentare se poi i vicini invocano l'intervento della neuro.

Con queste basi, e' chiaro che non puoi fare altro che inanellare in seguito una serie di sciocchezze, tipo la valuta che rappresenterebbe l'economia di una nazione (l'economia di una nazione, rectius aggregato economico, ci entra solo per quanto riguarda l'aumento o decremento di solvibilita' dello stesso) e che non potrebbe farlo in presenza di economie disomogenee (disomogeneita' che puoi riscontrare perfino in una singola citta', quindi ci vorrebbe una valuta per i Parioli ed una per Trastevere secondo lui). Quello che conta e' l'omogeneita' delle variabili che la valuta deve misurare, da cui i vincoli di Maastricht, che hanno uno scopo ben preciso come si vede: livello dei deficit pubblici e dell'indebitamento dello Stato, livello di inflazione. Stabiliti quei livelli, puoi avere una valuta per qualsiasi raggruppamento di aggregati economici.

L'aumento dei prezzi seguito all'introduzione dell'euro non e' certo dipeso dalla sua introduzione. L'incremento di una distanza non dipende dal passaggio dalle leghe ai chilometri. E' stato causato dal fatto che nei Paesi meno virtuosi hanno potuto giovarsi di un abbassamento enorme del costo dell'indebitamento; non gli e' parso vero, ovviamente, e si sono lanciati in una frenesia creditizia, che ha impattato drammaticamente sul livello dei prezzi. Difatti e' stato l'indebitamento privato ad esplodere, quello pubblico ha avuto aumenti piuttosto contenuti, grazie appunto a quei parametri da rispettare, finche' l'esplosione della bolla creditizia non lo ha costretto a supportare il privato.

Un'altra amenita' e' l'affermazione che staremmo pagando i debiti dei lituani (che notoriamente non hanno l'euro come valuta). L'ultima volta che ho controllato i lituani (e tutti gli altri) i propri debiti (minuscoli per quanto riguarda quelli pubblici dei novizi) se li stavano pagando da soli. Non solo: fino a tutto il 2008 tutti i nuovi Stati dell'infornata europea del 2004 presentavano deficit commerciali molto pesanti, a favore dei vecchi Stati dell'Unione principalmente, essendo questi i loro maggiori partners commerciali. Pertanto, costoro sono stati esportatori netti di capitale, a nostro favore.

Non sono poi le povere badanti slave la causa dei problemi del SSN (il tizio ha continuato con la lagna, aggiungendo lamentele), ma le piacevolezze tipo mogli di ministri che presiedono Assofarma, totale diktat pubblico in materia, totale mancanza di concorrenza, la solita incrostazione burocratico-parassitaria che permette sprechi di ogni tipo.

Molto bella infine la teoria per cui, chiudendo le frontiere a merci e persone, quelle rimangano aperte per i capitali. Ho ancora qualche lotto disponibile di futuro fronte spiaggia in Nevada, chiamami.

Bisogna risalire indietro nel tempo solo pochi decenni per trovarle ancora belle sigillate. Avevamo inflazione e tassi d'interesse a doppia cifra, debito pubblico che raddoppiava in pochi anni, una valuta che faceva ridere, un mercato del lavoro e regole d'impresa totalmente imbalsamati, e Pomicino al Bilancio.
Bei tempi!

Rinnovo l'esortazione. Piantatela con le sciocchezze e concentratevi sulla vera identita' di chi vi sta stuprando (e vi sfotte pure ogni giorno dagli schermi televisivi o dalle pagine dei giornali).




permalink | inviato da houseofMaedhros il 20/2/2010 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


14 febbraio 2010

TUTTA COLPA DELL'EURO

I benefici di essere nell'euro superano di gran lunga i sacrifici che comporta.

Paghiamo 100 bp piu' della Germania sul nostro debito decennale, uno spread talmente ridotto che ce lo sogneremmo se ci fosse ancora la lira.

L'euro ci ha letteralmente salvati da un bagno di sangue negli anni scorsi, contenendo la bolletta energetica mentre petrolio e gas andavano alle stelle. Importiamo quasi totalmente il nostro fabbisogno energetico.

Nell'autunno 2008 la lira sarebbe diventata una specie di punching-ball. Si provi ad immaginare che tassi di interesse ci avrebbero richiesto per rifinanziare il debito.

I vincoli di Maastricht per il bilancio pubblico, benche' sforabili, esercitano comunque un enorme richiamo alla continenza sui ceti parassitari ed improduttivi, che sono i principali beneficiari delle politiche espansive (politica, burocrazia, banche, rendita sui servizi pubblici). Un terzo del totale della spesa pubblica italiana e' completamente inutile.

Il prezzo e' solo una componente dei vari fattori che incidono sul livello delle esportazioni, e neanche la piu' importante a mio parere. La Germania e' (in proporzione) il maggior esportatore mondiale, dall'immediato dopoguerra, sempre in presenza di una valuta forte (vedi anche la Svizzera). La bilancia commerciale inoltre e' composta da due voci, per sommi capi bisognerebbe aumentare il volume delle merci esportate della stessa percentuale di deprezzamento della valuta solo per bilanciare il prezzo che ti costerebbe lo stesso volume di merci importate.

La tua valuta e' il tuo merito di credito, quanto essa vale tanto vali tu (Stato).




permalink | inviato da houseofMaedhros il 14/2/2010 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


14 febbraio 2010

TUTTA COLPA DEL CAPITALISMO

Il comunismo e' sicuramente pantano di sguazzo per intellettuali, ma di quelli che non sanno o capiscono di cosa si parli.

Il capitalismo e' un sistema economico basato su liberta' di impresa, assunzione diretta delle responsabilita' correlate ed accumulo di capitale. Quest'ultima caratteristica e' l'UNICA cosa che crea ricchezza, e se non crei ricchezza non hai un caxxo da redistribuire. Se fai fuori i capitalisti, si estinguono anche i comunisti e socialisti vari, come in Russia, Cina e dintorni hanno imparato molto bene.

Nell'attuale sistema non c'e' liberta' d'impresa, se non in senso residuale (pazzi vogliosi di lavorare 12 ore al giorno e prendersi tutti i rischi per passare il 60% del profitto al Grande Fratello, vederne evaporare un altro 10% in inflazione, annegare nelle sabbie mobili di falsi pesi e misure e beccarsi sputi e maledizioni per contorno.

Non c'e' assunzione diretta delle responsabilita' correlate. Prosperano le rendite garantite da coercizioni del Grande Fratello e gli affari di quelli attaccati alla tetta della spesa pubblica, e quando va male ci pensano i contribuenti (per il bene dell'economia, naturalmente).

Non c'e' accumulo di capitale (netto), ma distruzione e concentrazione in mani parassitarie dello stesso, grazie alle idiozie monetariste in salsa keynesiana.

Eliminando la spesa pubblica inutile in Italia, si potrebbe ripagare il debito interamente in 5-6 anni. E non succederebbe nulla di catastrofico, solo un sacco di gente dovrebbe mettersi a lavorare sul serio.
(ovviamente non accadra', nessuno vuole affamare la Bestia quando ce l'ha al guinzaglio)

Invece, tutti a lanciarsi in ranghi serrati contro il capitalismo infame e l'euro zozzone.

E con tali amici, ma chi caspita ha bisogno di nemici?




permalink | inviato da houseofMaedhros il 14/2/2010 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 dicembre 2009

Oro, Deflazione ed Ignoranza

 La deflazione in un sistema monetario fiat è una possibilità che esiste solo in teoria. Sempre che si sappia cosa significhi deflazione (non è un crollo dei corsi azionari, tanto per dirne una).

Il debito pubblico giapponese durante questa loro mitica deflazione è arrivato al 180% del PIL, unico caso al mondo. L'unico motivo per cui la loro valuta non è scoppiata risiede nel fatto che è quasi interamente finanziato in loco; grazie al loro cronico (finora) surplus commerciale ed enorme capacità di risparmio, solo una piccola parte di quel debito è in mano straniera.
Non è il caso americano.

La deflazione in un sistema monetario come quello odierno non è altro che una crisi del debito, una crisi di fiducia in sostanza, ed ogni valuta odierna non è altro che debito fiduciario del Paese che la emette.

In uno scenario simile, dovresti guardare con simpatia all'unico medium of exchange rimasto ad essere pagamento in pieno, che vale di per sé, senza dover contare sulla solvibilità di chicchessia.

Alla fine della storia, dove sarà l'oro, lì sarà il potere.

 
Non esiste alcun obbligo di parlare di cose che non si conoscono.

L'oro costava 35 $ l'oncia nel 1971, e meno di 300 $ nel 2001. Prego Dio quotidianamente di "perdere" soldi in questo modo. E suggerisco di non rivolgersi ad un orefice per sapere il prezzo spot dell'oro.

Né plutonio, né palladio, né qualsiasi altro metallo (perfino l'argento ha visto la sua funzione monetaria compromessa a seguito del pesante uso industriale dell'ultimo secolo) o materia prima può svolgere adeguatamente funzioni monetarie. Anche qui, per sapere perché, basterebbe conoscere Aristotele.

Per decreto governativo globale, tu puoi escluderlo dal sistema dei pagamenti, non puoi eliminarne il carattere monetario.

In una crisi di fiducia, una crisi creditizia non è altro che questo, più o meno 5 millenni di storia hanno inculcato geneticamente in ogni esponente della specie umana che l'oro è l'unica cosa immune quando ogni altra va a puttane, per la ragguardevole qualità di non dipendere dalla solvibilità di chicchessia.

I buffi pezzi di carta che si usano oggi nel sistema dei pagamenti non sono "monete", ma buoni governativi (tecnicamente "valute"), debiti fiduciari del singolo Stato emittente. La deflazione e' innanzitutto crisi del debito. Ne consegue che la deflazione, eventualmente, all'oro gli fa un baffo, a tortiglione glielo fa.

Negli ultimi 8 anni Prechter, l'esponente di punta delle Onde Elliottiane, ha chiamato circa una ventina di top sull'oro. L'ultimo è stato giusto qualche giorno prima della partenza dell'ultima gamba rialzista, all'inizio di settembre.
Andando dal Mago di Arcella si sarebbero ottenuti risultati migliori.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 1/12/2009 alle 9:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


23 novembre 2009

TASSI DI INTERESSE E VALUTE

I tassi di interesse negativi non solo sono possibili, ma sono già stati registrati. Una peculiarità di un sistema monetario irredimibile globale.
Li instaurarono gli svizzeri nel decennio stagflattivo seguito alla dichiarazione di fallimento firmata da Nixon nel 1971, li hanno imitati gli svedesi recentemente, anche se con motivazioni diverse. Ed anche i giapponesi sporadicamente vi hanno fatto ricorso durante il ventennio trascorso a fare i conti con la loro depressione da debiti. Però generalmente funziona che sono loro a restituire meno dei depositi parcheggiati presso di loro, un privilegio che non si estendera' mai alla gente comune.

Bassi tassi d'interesse sono diventati man mano la regola, dopo che il mondo ha reciso l'ultimo flebile legame con la Moneta, soprattutto per i Big Boys, per coloro cioè le cui valute sono le più diffuse (e tale diffusione è direttamente proporzionale al loro debito, nè ciò può sorprendere in quanto il cd. denaro oggi non è altro che debito dello Stato). E' da tempo che vado affermando che i bassi tassi d'interesse sono indice di inflazione, non di deflazione come ancora moltissimi si ostinano a credere.
Il tasso di interesse non è altro che il prezzo del "denaro", e quello odierno vale assai poco visto che non è più un bene economico, ma solo un concetto in balìa di volontà politiche ed oligarchie parassitarie finanziarie.

Cfr. anche Economic Goods and Money as a Good

Il tasso di interesse è tuttavia solo uno dei costituenti il valore relativo di una valuta, ed il meno importante a mio avviso. Quello che conta soprattutto è la bilancia dei pagamenti, seguita dal bilancio pubblico dello Stato emittente, con i doverosi aggiustamenti per eventuali privilegi derivanti dallo status di "riserva".

Se volete calcolare tale valore, il modo più corretto secondo la Casa è quello di prendere il debito totale estero del singolo Stato e dividerlo per le sue riserve d'oro: quello ottenuto è il valore della sua valuta espresso in oro. In seguito saranno sufficienti semplici proporzioni matematiche per ottenere quel valore in relazione ad altre valute.

Poi il Forex può dire quello che vuole nel bailamme quotidiano, settimanale o mensile. Ciò non inficerà una delle più ferree leggi economiche: il mercato alla fine scopre sempre il giusto prezzo di ogni cosa!
 




permalink | inviato da houseofMaedhros il 23/11/2009 alle 9:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


5 agosto 2008

ABSTRACTS FROM JULY REPORT

Maedhros Global Allocation Report - July 2008

 

Here we are, my friends.
The seventh month since this report was born has gone, and they've been interesting times indeed.
Notwithstanding the markets' schizophrenia however, our model portfolios have kept their promise to be your Pole Star navigating these dangerous seas.

Our Total Invested Capital have closed this month up 0.16%.
Year to date it's losing 1.97%, but even in red our overperfomance compared with our benchmarks has been simply monstrous.
The S&P 500 decreased 14.17% in the same period, while the Third Avenue Value Fund has done even worse, losing 17.99%.

Probably we could exploit better the rebound after July 15th, but it's not our job to time the market, even less in the short time.
In any case, I think the warning I sent Friday 11th was fully actionable by those of you bold enough to overcome the desperation and the fear spreading in the markets at the time. That call should also warn you how dangerous can be to time the market: even if it was almost perfect (it was just one and half trading day early), that "almost" may very well be the difference between making a killing and praying to break even.
I bought PRK for our Banking Index at the close price of that Friday. Had I waited for the next Tuesday, closing the position I could show a gain just shy of 50%, instead of a measly 8,28%. The same I can say for the other bank picks of that Friday (still in the Index).

In any case, both the Banking and the Insurance Indexes have enjoyed a good bounce this month, above all the first. Its performance year to date (-3.74%) has been nothing short of exceptional, if you compare it with the financial index of S&P 500. A very good timing and a conservative attitude, not forgetting the soundness of the picks, has done the wonderful job. We took profit from the rally in the second part of this month to unload a couple of dogs.
The Insurance Index has been instead a bit disappointing, its performance year to date is the worst of all the five Indexes composing our Total Invested Capital, a real drain on our performance, but I'm quite confident in the goodness of the companies I've choosed and I'm sure that in time even their prices will reveal them for what they are: powerful free cash machines!
Many of you have questioned the rational of including the Banking and the Insurance Indexes in our Total Invested Capital, when we have been expecting this financial horror circling us today since the beginning of the past year (not at this magnitude, to be honest). The answer is once more that it's not our job to time the market. Our job has been to structure an optimal allocation for your capital in relation to the assets class and their weighting, and that allocation will be the standard for every time, not depending on fads and momentum and perceptions.
It's true that our performance this year would be much better without our Banking and Insurance Indexes, but believe me: five years from now we would regret not having them in our allocation. Moreover, we have enough flexibility inside our Indexes to manage the short and the medium term.
In our age of global fiat monetary system the banks sit at the right hand of the money creator, and partecipate in that creation; it would be really stupid to avoid an exposition to that kind of business (provided that you avoid the ruthless devourers of the shareholders and the scams).
The same for the insurance companies. In an inflationary environment, which is the inevitable consequence of a global fiat monetary system, that is the best business you can imagine. They get paid now to pay (maybe) claims after years and years (when the currency will be less worthy), and in the meanwhile they pocket juicy returns investing the money received upfront (unless you do funny things like AIG did).

Our worst performer this month has been the Currency Index, down almost 3%. It confirms its nature of counterbalance in relation to the other Indexes, and I am comfortable with that at the moment. It's anyway our best performer year to date, up 7.87%.

The Distressed Value 25 Index has not enjoyed the last bounce and it's down slightly on the month (-0.47%). A little disapponting. It's being curbed by the 3-4 picks which have not done what I was hoping for, and are showing terrible return. They are still in the Index because I have not lost the hope about their turnaround, and their weighting is so light they can't do much damage.
Our valuation method can't save us from the quicksands of guessing about the future of the business we analize and the market's reaction to that future, and sometimes we fall victim of a value that was just apparent. Antyway the Index is holding well enough a year really challenging for equity investments, and we are confident the businesses choosed are solid, well diversified and able to generate plenty of structural free cash flows through the ups and downs of the economic and credit cycles. I have always urged you to consider your equity holdings as a part of an enterprise you own, with the plus that you can sell or buy it in a blink if you decide to. In the next report, when all the 10Qs will be out, I will show you how much structural free cash those enterprises you co-own have generated.

The Top of the Shorts Index held its position this month, down 0.54%.
To be honest, we should talk about underperformance here. The Index is up only 5.32% year to date while the equity markets have been ravaged in the period. Shorting is not an easy task, and a very dangerous one too. It's the reason why I limit the allocation for this Index to just 5% of the Total Invested Capital, even in a year that I was sure to be very difficult for the equity markets.
Notwithstanding some very good return on a series of picks (closed or not), our two greatest positions have not yet delivered; opposite they are hurting us a lot. I'm resisting anyway, because I feel my valuation about them is not faulted, and in time the market will realize the absurdity to pay those obscene multiples for those businesses.
We had also to be more aggressive shorting financials, but you know, I hate extremism in every case.

Maedhros Currency Index 107,87 -2,99%(monthly return)
40% standard allocation
base 100 - 19 nov 2007 +7,87% (since inception return)
1° gen 2008 - 103,04 +4,69% (ytd return)

closed positions ytd: SDS +15,61% FXY +2,7% EVF -1,55% JGT -0,17%

Maedhros P&C Insurance Index 88,15 +3,33%(monthly return)
25% standard allocation
base 100 - 4 dic 2007 -11,85% (since inception return)
1° gen 2008 - 99,3 -11,23% (ytd return)

closed positions ytd: AFG +2,43%

 

Maedhros Distressed Value 25 Index 94,9 -0,47%(monthly return)
20% standard allocation
base 100 - 8 gen 2008 -5,1% (ytd and since inception return)

closed position ytd: TMA +16,47% NVR +27,68% EDS +49,23% EK -5,1% IMN +22,93%

Maedhros Banking Index 96,26 +9,61%(monthly return)
10% standard allocation
base 100 - 8 gen 2008 -3,74% (ytd and since inception return)

closed position ytd: MCBC +18,28% - CRBC -2,99% CHFC +6,04% MBWM -42,83% PRK +8,28% IBCP -21,44%

Maedhros Top of the Shorts Index 105,32 -0,54%(monthly return)
5% standard allocation
base 100 - 9 gen 2008 +5,32% (ytd and since inception return)

closed position ytd: ALNY +26,55% - AMZN +6,36% DSL +64,48% FAST +2,81% PNC +8,67%

-----------------------------------------------------------------------------------------------


Total Invested Capital 495,29 +0,16%(monthly return)
base 500 - 19 nov 2007 -0,94% (since inception return)
1° gen 2008 - 505,2  -1,96% (ytd return)

Benchmarks
S&P 500                              -14,17% (ytd return)
Third Avenue Value Fund   -17,99% (ytd return)

NOTE - in US dollars, dividends & broker's fees included, taxes not included.

---------------------------------------------------------------------------------------------------

Let's now talk a little about some of the Indexes' actual components and the picks of this month.

(..........................)

Turning to the markets, as I've said, there's a real schizophrenia all over the place.
Nothing new, you know. There's always schizophrenia in the markets, from one side to the opposite and not necessarily in different moments.

To summarize, I submit to you two statements.
The first is from Mr. Dan Ferris, dated July 15th:

"In 2005 and 2006, zero FDIC-insured banks failed. In 2007, three failed, including NetBank, the largest failure in 14 years. IndyMac wasn't even on the FDIC's list of troubled banks. So how many other depository institutions would succumb to a run on deposits?

Well, I hate to sound absurd, but the honest answer is... all of them.

Virtually all of the couple hundred banks I've looked at over the past few months have liquid assets amounting to less than 40% of deposits. Most have around 30%."

It’s like Mr. Ferris would have warned us that if we fall in a big pot full of hot water we’d scald ourselves. It’s true, but absolutely superfluous, don’t you think?

It’s almost forty years that we live in a fiat-money regime, with a banking system operating through fractional reserve. The logical, necessary consequence of that is that WHATEVER bank in the world has not the liquidity to redeem all the deposits due should they be claimed all at once.

I really don’t see the meaning of such a warning. To spread unjustified fear does not help anybody, not even those ones who has followed the bizzarre advice to put all their wealth in gold and silver. Even if the actual monetary system would blow up, and you know I don’t think it’s possible, at least not for endogenous causes, those people would wake the day after just to make the bitter discovery that all that gold and silver does not belong to them, but to the strongest.

All the people talking about the inevitable demise of our fiat-money system, pointing to the outcome of every similar experiment in the past, miss badly a fundamental fact: for the first time in the mankind history, this fiat-money experiment is global. This means that for the first time the real money has been throwed completely out of the payments’ system, globally; for the first time, every fiat-currency compares and competes in that system just with other fiat-currency. They can easily survive this kind of comparison.

Today money is not a good anymore, it’s just a concept. And physical laws, as the unsustainibility of an endless expansion (of money and credit), does not apply to the conceptual world.

You can divide the value of what they still call “US Dollar” ad libitum without never reach zero.

Please refer to my precedent essays for a detailed explanation of my theories; the links are provided at the end of this report.

(incidentally, you can note that Mr. Ferris’ statement marked the exact low of the stock market, with the banks in particular starting probably their best rally ever)

 

The second statement came out more or less at the same time from the Chief of some governmental accounting office (I don’t remember the name and his exact qualification, sorry). It stated the cost for the government bail out of Fannie and Freddie to be approximately 25 billions of dollars.

The less we can say is that this guy has to be a real optimist!

Alas, I’m afraid that the cost for the taxpayers (rectius: for every dollars’ holder) will be much, much more. The very probable outcome will be an enormous pressure on the US dollar.

As you know from my alerts, by the lights of the recent development in the financial crisis, the Fannie and Freddie affaire, I have doubled my target price for gold: from 1650 to 3200 USD. About silver, I can’t come out with a price target; so I’ll just say that it will go bananas!

I know, most of the time the price targets are just numbers shot out, but hey....don’t dismiss so easily my price targets. In this piece of mine edited November 5th 2003, you could read this sentence: “Ma di una cosa sono sicuro: tra non molto, ci vorranno 1,6 usd per comprare 1 euro…”

(translation: “one thing for sure: after a few years you’ll need 1,6 usd to buy 1 euro….”)

That price target has been reached April 23th 2008.

I still consider Euroland the most balanced economic and financial bloc in the world, but I’m not using the euro this time to profit from the dollar’s demise. Maybe it will continue to increase its value against the US dollar, but the hedge for a financial crisis is not another fiat-currency. Moreover Europe’s economies will not be immune to the consequence of this crisis, and the last data have showed a deterioration in their commercial balances.

 

Broadly speaking, I think the risks are all to the downside for the equity markets. It’s another reason why I’ve been extremely prudent playing this bounce.

A point could be made that this crisis is tied just to the financial sector, as you can see in this graphic (dated July 28th):

Q2growth728

But while I can admit that finance is not the economy, not even in a global fiat monetary system, you can’t dismiss the great importance that money creation and lending has for the economic cycle and the consumers’ ability to spend (and for the assets’ price inflation). The consumer is the weakest part of all the economic picture today. Not only he’s being chocked by the dramatic increase in the cost of living, he’s also losing the availability of inflated assets from which get extra money to stand still. At the same time the job market is rapidly deteriorating. Don’t be deluded from the gain in productivity; I have many reserves about the way it’s calculated in the US, and in any case that gain ultimately means less workers needed. Don’t be deluded from the apparent resilience of orders and spending; they are just a function of the week dollar and miscalculated CPI (and rebates). The weak dollar (i.e. the reckless monetization currently under way) is also the reason why the price of fundamental commodities as copper and oil stand high in front of a clearly deteriorating economic picture. Finally, even if without financials the S&P 500 earning are increasing at 12,1% yoy, that grow is anyway slowing.

To sum up, I think the consequences of the financial crisis are yet to fully reverberate in the economy, and my educated guess is that the equity markets’ prospect will stay dire for at least the next eighteen months.

To be sure, the July 15th low could very well be a good low for the equity markets in the short term. But the bounce has showed all the features of a bear market rally: fast, furious, forced covering. To be sustainable I think it needs at least to smell again that low; the best thing would be a little violation of that level with a clear divergence on the relative strenght, maybe helped by the low volumes guaranteed by August. In any case, I doubt that this rally could bring us prices much higher than those already seen in the fourth week of July. My educated guess is that the areas 3420-3470 on the Eurostoxx (the precedent low and the break down from a pluri-annual head and shoulder) and 1300-1325 will prove too strong a resistances for these financial markets.

Whatever the outcome, we’ll try to be ready.

Let’s now face some of the questions you arised in your e-mail. Please remember that I can’t answer to your mail personally but in a few cases; be sure anyway I read them all.

Some of you have complained that it needs to be a very wealth investor to replicate slavishly all our Indexes; too many stocks to buy at once. This is true. The least minimum capital you need to optimally follow our Indexes is around 150.000 USD, but you can manage it even with less if you use a discount brokers on line (1-2 $ for every trade); besides, while the stocks to buy at the beginning may be a lot, after that the turnover is very, very low.

For those who have limited capital to invest, my advice is always the same: choose some stocks from every Index and try to create just one synthetic index representative of the Total Invested Capital, respecting the allocation and the weightings. I know it’s not an easy task, but you can do it. I’ll try to help creating it myself, so you can expect a Total Invested Capital Synthetic Index in one or two months.

I was anyway aware of this problem since the very beginning, the reason why I’ve been testing another model portfolio to address the needs of small investors. I’m glad to tell you that after more than three quarters of testing I can confidently conclude it’s suitable to be presented to you.

Its name is Simpliciter, its inception date was October 2007 with a capital of 75.000 USD (but you can replicate it with any capital), and it contains a maximum of 15 stocks with a very low turnover. Its performance has been really satisfying. Since the inception it has lost 1.45% (but I’ve still not accounted for dividends, so I think it’s breaking even); in the same period, the S&P 500 has been massacred, decreasing 19.3%. An exceptional overperformance, notwithstanding FOUR picks absolutely disastrous (we’ll do better, I promise). It was helped by a gradual deployment of the capital. In the period we have closed (and replaced) just one position (one of the four dogs, we’re confident in better times for the others). So please welcome Simpliciter in our family from now on.

(..........................)

Another complain is in regard to the fact that my researches refer totally to US listed stocks, while a lot of you are Euroland investors. Even this is true, but you should be by then aware that we get anyway international exposition (both to stocks and currencies) through our Currency Index. The fact is that I’m specialized in US stocks, above all because of an extreme ease gathering their data, ease that I’m simply not able to get in relation to the rest of the world listed stocks.

I intend however to address also this need. Starting next month you’ll find another model portfolio dedicated to very compelling income opportunities I’m beginning to see in euro stocks, above all in Italy. It will have a capital of 25.000 euro (but again it’s usable with any capital), and it will be deployed gradually. Its name will be EuroIncome, and I especially recommend it for retirement purpose. I’m enough confident in its approach to do not require testing this time.

I have received some questions even in relation to our Launch Offer, to know if it’s still valid. The answer is yes! The first 1000 subscribers will be able to pay just 100 € or 140 USD (we discount the cost of the money transfer for non-EU residents) for five years of subscription to the service. We have not yet reached that number, so it’s still valid. The Launch Offer will expire in any case by this year end.

I conclude reiterating my advice to sell call against your stocks holding. While it’s possible you will forgive some gains (but in most cases you’ll be able to come back in the position soon after they call your stock), that kind of income will result in a formidable cushion (even 15-20% annual) against capital losses. In tough times even the best business can suffer.

Don’t forget, finally, that what you do with your money is your exclusive responsibility, as you’ll be the only one to enjoy or suffer for the consequences.

Many thanks for your attention.

LINKS TO MY ESSAYS
Sul sistema monetario contemporaneo
(english version still not available, sorry - hope not italian speaking can understand it someway)

Economic Goods and Money as a Good
(italian version)

Older Essays




permalink | inviato da houseofMaedhros il 5/8/2008 alle 11:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 luglio 2008

GRAZIE AL PIFFERO, DAN

"In 2005 and 2006, zero FDIC-insured banks failed. In 2007, three failed, including NetBank, the largest failure in 14 years. IndyMac wasn't even on the FDIC's list of troubled banks. So how many other depository institutions would succumb to a run on deposits?

Well, I hate to sound absurd, but the honest answer is... all of them.

Virtually all of the couple hundred banks I've looked at over the past few months have liquid assets amounting to less than 40% of deposits. Most have around 30%."

Dan Ferris


Apprezziamo lo sforzo, ma non è che dovevi venire tu a rammentarci che viviamo in un mondo con un regime monetario non convertibile globale ed un sistema bancario che opera su riserva frazionaria.

Sai qual'è la logica conseguenza di ciò? QUALUNQUE banca al mondo non ha la liquidità per rimborsare i depositi che deve se questi vengono richiesti tutti in una volta.

QUALUNQUE, Dan. E quindi la tua asserzione equivale più o meno a dire "se vi buttate in un pentolone di acqua bollente, vi ustionate".

Affermazione verissima, ma direi quantomeno superflua, non trovi?

Perciò, grazie ancora Dan, ma qui le vaccinazioni obbligatorie le abbiamo fatte da un pezzo. E per quelli meno cresciuti, ti assicuro che spargere terrore non gli rende un buon servizio. E non lo rende neppure a quelli che hanno messo tutto in oro ed argento, sotterrati da qualche parte.

Se pure l'attuale sistema saltasse, e direi che non sia possibile per cause endogene, quelli avrebbero semplicemente l'amara sorpresa di scoprire il giorno dopo che tutto quell'oro ed argento non appartiene a loro, ma al più forte.

Mi auguro per loro che lo siano.

P.S. - La Casa raddoppia comunque il target per l'oro, alla luce degli ultimi sviluppi creditizi e finanziari in USA, portandolo da 1.650 a 3.200 dollari.

Riguardo l'argento, è impossibilitata a fornire un target preciso. Si limita perciò a dire che "it will go bananas"!


4 luglio 2008

ANCHE GLI ISLANDESI NEL LORO PICCOLO SI INCAZZANO

Lettera al direttore del Financial Times


Sir, Robert Wade (l'autore di un articolo sull'Islanda apparso sul Financial Times capace di far sembrare sensato quello sul Corriere di un paio di mesi fa - ndM)  gets Iceland very wrong.

Macroeconomics first: annual gross domestic product growth was 5.2 per cent in 2003-07, and registered unemployment is still only 1 per cent. The current slowdown is welcome. There were indeed macroeconomic imbalances, including an overvalued exchange rate. Although the recent depreciation has overshot, it is a normal element of correcting the current account deficit, which will probably fall below 10 per cent of GDP this year. GDP growth 2008Q1 over 2007Q1 was 1.1 per cent, a slowdown but hardly a catastrophe. And Icelanders, now the fourth richest people in the Organisation for Economic Co-operation and Development (PPP-corrected GDP per capita), will survive.

The economy has invested heavily in aluminium, tapping abundant geothermal energy. This is now paying off. Exports surged 22 per cent in 2007, and returns on the investments should be excellent, with aluminium and energy prices at historic highs.

External debt figures that omit returns on portfolio investments and count direct investments at book value greatly exaggerate Iceland’s negative net international investment position. On IMF definitions, that was 120 per cent of GDP at end-2007. The Central Bank of Iceland, no fan of spendthrift ways, reckons that a reasonable estimate of the market value of direct investments brings it down to a negative 27 per cent of GDP, which is not exceptional. That fits, too, with the balance sheets of households and government. Gross debt of Icelandic households at end-2007 was high at over 200 per cent of disposable income, but their assets, including the fully funded pension funds, were over 750 per cent of disposable income. Net government debt at end-2006 was 8 per cent of GDP and fell close to zero in 2007! Are these people who have “taken to borrowing as though there is no tomorrow” ? That sounds more like the Americans or indeed the British than the Icelanders.

Finally, the banks. In the European Economic Area, Iceland could not get away with “as light a regulatory touch as possible”. It has had to apply exactly the same legislation and regulatory framework as European Union member states, and its Financial Services Authority is highly professional. Prof Wade repeats the common claim that Icelandic banks “operated like hedge funds”. Much of the growth came from mergers and acquisitions, so the operations of Icelandic banks are now geographically and sectorally diversified. Most of their lending is abroad. For a while, their expansion was funded mainly by borrowing in international wholesale markets. But the "mini-crisis" of early 2006 forced a change. By end-2007, their funding structure was similar to their peers in other Nordic countries, in many cases with better deposit-loan ratios and maturity structures. They have had higher returns on equity and higher capital ratios than their Nordic peers. And the Icelandic banks had virtually no exposure to the toxic securities that almost all other banks did buy.

These facts do not square with aspersions about people with “scant experience in modern banking”. Should Iceland have called on Chuck Prince, Stan O’Neal or Marcel Ospel? (sono i tizi che hanno affossato le varie Citigroup, Bear Stearns e compagnia bella - ndM)

The rest of Prof Wade’s comments are political, including rumour-mongering. This and his carelessness with the data are regrettable in the fragile conditions of today's international financial markets. He would prefer that the Icelanders adopt “a more Scandinavian model”. The advice is doubtless well-intentioned, but we should not be surprised if they ignore it.

Fridrik Már Baldursson,
Professor of Economics,
Reykjavik University, Iceland
Richard Portes,
Professor of Economics,
London Business School, UK


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. te la dò io l'Islanda

permalink | inviato da houseofMaedhros il 4/7/2008 alle 14:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 maggio 2008

YES, THIS TIME IS DIFFERENT

Case_shiller_march_2008
chart courtesy of S&P




permalink | inviato da houseofMaedhros il 28/5/2008 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


20 maggio 2008

PREOCCUPAZIONI ISLANDESI

Scatenate da un articolo del Sole sul soccorso portato alla Banca Centrale islandese da quelle scandinave, nel contesto di una spietata svalutazione della valuta dall'autunno scorso.

Quello del Sole se non altro è più sobrio di un altro articolo apparso sul Corriere, che si risolveva in un guazzabuglio di sciocchezze.

Il problema dell'Islanda è il disavanzo commerciale che sversa in quello delle partite correnti. Normalmente è la cosa che io sostengo ammazzi una valuta. Solo che le cose bisogna vederle nel contesto cui appartengono. Considerando le dimensioni demografiche islandesi e la posizione del territorio, la cosa è abbastanza normale.
Va anche considerato che in termini assoluti quel disavanzo non supera i 3-4 mld di euro.

In più è probabile che le cose migliorino con il nuovo impianto Alcoa a pieno regime, e magari altre compagnie che seguano le orme del colosso dell'alluminio, attratte dalla possibilità di autogenerazione energetica per la produzione.
(l'isola è praticamente autosufficiente energeticamente, producendo in loco il 90% del fabbisogno grazie alla geotermia ed all'idroelettrico)

Inoltre ha il più alto tasso di alfabetizzazione mondiale, libertà economiche e civili pressoché totali, un sistema giudiziario puntuale ed imparziale, corruzione e criminalità praticamente inesistenti. Insomma l'ideale per svilupparsi come polo tecnologico o dei servizi, per attenuare la dipendenza (necessaria, considerando la sua geografia) dalle importazioni per le cose basilari (cibo, vestiti, intrattenimento, macchinari).
E si aggiunga pure una composizione etnico-sociale pressoché omogenea e fortemente coesa, un tasso di disoccupazione che sta sotto quella che viene definita "soglia naturale", ed un reddito pro capite tra i primi cinque più alti nel mondo, anche dopo averlo aggiustato per il potere d'acquisto.

Il tasso d'inflazione è alto, certo, ma assicuro che sarebbe non di molto superiore a quello europeo e quasi pari a quello americano se quelli lo calcolassero come fanno gli islandesi, vale a dire onestamente. (per esempio, gli islandesi tengono conto del housing...)
Però loro hanno i tassi al 15,5%, non al 2%.

Dulcis in fundo, il governo presenta un avanzo di bilancio cronico, il debito dello Stato è bassissimo, ed il Paese ha l'unico sistema pensionistico del sistema solare ad essere completamente coperto.

Non so se mi spiego. Le pensioni.....quella cosa che rischia di far saltare i bilanci americani ed europei da qui ad un paio di decenni, e che con ogni probabilità spezzerà i sogni egemonici cinesi non appena la politica del "figlio unico" spiegherà appieno i suoi effetti, dimostrando per l'ennesima volta che la disumanità non ha mai intelligenza. Non può averla!

Veniamo al sistema finanziario e bancario (in pratica 3 grosse banche). E' vero che si sono espanse alla grande negli ultimi anni, solo che a differenza dei cazzoni tipo Citigroup, Merrill Lynch, UBS e compagnia non lo hanno fatto comprando schifezza derivata o subprime o CDO con prospetti di 25.000 pagine. No, loro sono andate a comprarsi aziende, solidi business, in Gran Bretagna e Scandinavia e nell'est europeo. Magari le avranno pagate profumatamente, magari quei business si contrarranno nel prossimo futuro, ma è roba solida, processi produttivi che rimarranno senza problemi quando il ciclo ripartirà. E soprattutto, è roba che incassa e guadagna in divisa estera.
Nessuna delle banche islandesi ha presentato miliardi di passivo finora, né penso che li presenterà in futuro poiché non hanno quella roba tossica che invece ha riempito i bilanci di quelli che adesso pretenderebbero di dar lezioni.
Ed hanno un capital ratio tra l'11 ed il 15%, resistendo a stress test fatti dall'Autorità finanziaria di controllo che  avrebbero mandato all'aria qualsiasi banca d'investimento americana e parecchie di quelle europee.

Concludendo, il vero problema per la corona islandese, oltre ad un certo sgonfiarsi di "carry trades", è eminentemente quantitativo. Ha un mercato tanto sottile che squali con qualche miliardo (il Forex scambia 1,5 trilioni di dollari al giorno) possono condizionarlo senza problemi, con l'aiuto magari di qualche ruttino Moody's o Fitch. Sì, quelle "agenzie di rating" che sfruttano uno dei pochi monopoli legali rimasti in Occidente, quelle che fino ad ieri davano una tripla A ad emissioni Alt-A, quelle che sono passate da rating tripla A a tripla C per alcune compagnie nell'arco di una notte, quelle che non servono a niente insomma al di fuori della messa in opera di conflitti di interesse multipli e giganteschi, le uniche insieme ai manager bancari ad aver guadagnato dalla tempesta finanziaria da loro stessi scatenata. Poi viene fuori qualche coglione e dà la colpa al capitalismo o al mercato.

L'unica vera problematica sui fondamentali finanziari è dovuta al fatto che il sistema bancario non può eventualmente essere supportato in euro dalla Banca Centrale, non potendo questa emetterne, e la forte esposizione estera delle maggiori banche islandesi potrebbe invece sentirne il bisogno. Ma a parte che il bilancio di quelle, come detto, sembra essere di qualità più che buona, la mossa delle banche centrali scandinave sembra poter fugare i dubbi che in caso di necessità il banchiere centrale islandese non trovi chi gli presta euro a buon mercato. Ancora, si deve tener presente che in termini assoluti i valori in gioco sono minimi.

Ribadisco pertanto, anche alla luce della marcata svalutazione subita negli ultimi mesi, il mio buy sui bond denominati in corone islandesi che non presentino un rischio per l'emittente (quindi emissioni del Governo o BEI o KFW ed equivalenti), con preferenza per scadenze lunghe.
Continuo a pensare che nel lungo la valuta (ed i relativi tassi) venga in qualche modo agganciata all'euro, e che comunque i fondamentali del Paese e la remunerazione offerta garantiscano alla fine un discreto ritorno sul capitale investito (senza esagerare).

P.S. - Ma non avevi smesso di preoccuparti.......




permalink | inviato da houseofMaedhros il 20/5/2008 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


23 aprile 2008

IL FATTORE U

"In un post datato marzo 2002 sul forum, parlavo di stagflazione come risultanza piu’ probabile della piega che stavano prendendo le cose in America, e tuttora lo penso; e sara’ accompagnata da una deflazione senza precedenti di assets finanziari ed immobiliari, soprattutto in America.
Ma riguardo alle forme ed alle modalita’ ed alle conseguenze della resa dei conti, beh, queste non so neppure immaginarle. Abbiamo un precedente nella stagflazione degli anni ’70, ma credo sia piuttosto flebile come termine di paragone. Oggi la magnitudo delle grandezze monetarie e finanziarie implicate (si pensi anche solo alle posizioni derivate) e’ forse centinaia di volte superiore a quella dell’epoca.
Ma di una cosa sono sicuro: tra non molto, ci vorranno 1,6 usd per comprare 1 euro, e la cosa non finira’ li’, a meno che negli States non si cambi registro.
E questo non a causa delle brillanti performance o prospettive economiche europee, o perche’ da queste parti siano refrattari all’inflazionare la propria moneta (anche se bisogna riconoscere che quantomeno salvaguardano una certa decenza in materia), ma per un motivo “quantitativo” che ho gia’ avuto modo di proporre. Oggi il 68% delle riserve mondiali e’ denominato in dollari, contro il 13% denominato in euro. Quel 68% diminuira’ man mano che il pianeta si rendera’ conto dell’insostenibilita’ di esporre la propria ricchezza ad un annichilimento da inflazione, e diminuira’ di parecchio. Per come la vedo io, i transfughi potranno essere accolti solo dall’euro (torno a far notare come l’inizio del declino del biglietto verde sia coinciso quasi perfettamente con la nascita “fisica” della moneta europea), in attesa che la valuta cinese diventi una vera valuta.
Altre valute che “fondamentalmente” magari si trovano anche in una posizione migliore rispetto all’euro, come il dollaro canadese e, soprattutto, quello australiano (ma insisterei nel tenere d’occhio il rand, che mi sta facendo pentire di averlo anzitempo abbandonato), difettano di questa qualita’ quantitativa.
E poi, bisognera’ pur riconoscere che tra i banchieri centrali, gli unici a cui e’ rimasto un po’ di sale in zucca sono quelli europei (sperando che Trichet non ci smentisca clamorosamente)."

E' un estratto da un mio vecchio pezzo, postato il 5 novembre 2003 sul forum di Cobraf, i bei vecchi tempi dei mitici scazzi con Zibordi.
Ieri il dollaro è caduto al target che lì indicavo, toccando quota 1,6 contro euro (all'epoca stava non molto sopra la parità).

Fin dall'inizio dello stesso anno poi, quasi urlavo di ipotecare casa e moglie per comprare argento (ed oro). Qua c'è una lista dei pezzi più significativi postati quell'anno.
Alla chiusura di ieri, il prezzo dell'argento è quasi quintuplicato e l'oro è triplicato (in dollari).

Non sto facendo presente tutto questo per sbrodolarmi addosso.
E' solo una riflessione ad alta voce su un enigma che mi sta mandando al manicomio.
E cioè, alla luce di quanto premesso, com'è possibile che io in questo momento non sia ricco sfondato, ma ancora costretto a buttare il sangue dieci ore al giorno davanti ad un computer per portare a casa una piccola pagnotta?

L'unica ipotesi teorica plausibile che sono riuscito a trovare è che sia colpa dell'irriducibile complessità del fattore U(mano), che pur essendo capace di elaborazioni previsive altamente sofisticate (notare anche il riferimento alla "deflazione senza precedenti di asset immobiliari e finanziari, soprattutto in America") finisce però troppo spesso per coincidere con un altro fattore, quello K(oglione).

E così sia!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. umano troppo umano

permalink | inviato da houseofMaedhros il 23/4/2008 alle 9:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


22 aprile 2008

PORCI CON LE ALI

Lasciate che vi presenti First Solar Inc. (FSLR al Nasdaq).

La società progetta e produce moduli solari per convertire i raggi del sole in elettricità.

Lo scorso anno ha fatturato circa 504 mln di dollari e registrato utili per 158 mln.
Le operazioni hanno generato cassa al netto delle variazioni del capitale circolante e delle tasse differite per 192 mln di dollari, che però non è bastata a coprire le necessità di investimento in conto capitale, presentando così un free cash flow negativo per 50 mln di dollari.

Nei due anni passati ha chiesto quasi 700 mln di dollari agli azionisti di capitale supplementare.

Eppure c'è gente che in questo momento ne sta comprando le azioni, pagandole 307 dollari cadauna.
In altre parole, stanno valutando la compagnia 22,5 miliardi di dollari, idem est 142 anni di utili.

Ed io gliele sto vendendo.
Sanguino, ma continuo a vendergliele.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. First Solar

permalink | inviato da houseofMaedhros il 22/4/2008 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


5 marzo 2008

INTERESTING TIMES


Stt080302gif




permalink | inviato da houseofMaedhros il 5/3/2008 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


4 febbraio 2008

PROVVIDENZA

Freescale si compra Sigmatel, a 3 $ per azione, e mi permette di uscire rimettendoci solo un 5-6%.

Visto come si erano messe le cose, non mi sogno neppure di protestare.
Così imparo a fidarmi in tema di investimenti finanziari di uno che si chiama Pompa.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 4/2/2008 alle 18:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 febbraio 2008

IT'S THE (REAL) MONEY, STUPID !

S&P 500/Gold (EOD)




permalink | inviato da houseofMaedhros il 1/2/2008 alle 8:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


8 gennaio 2008

L'HA DETTO !

Sì sì, l'ha proprio detto!

Non è l'ultima pubblicità Volkswagen, ci stiamo riferendo alle ultime dichiarazioni del premier inglese Gordon Brown a proposito della situazione Northern Rock, la banca disastrata dall'ingripparsi del mercato dei mortgage loans (nelle loro varie evoluzioni).

Il successore di Blair ha reso noto che la via d'uscita preferibile sarebbe una vendita della banca, che è tenuta in vita solo da miliardi di sterline ricevute in prestito dalla Banca d'Inghilterra (l'ammontare esatto risiede sulle ginocchia di Giove..... e di Mervyn King of course).
Però, ha proseguito, sono allo studio altre possibili soluzioni, tra le quali anche una nazionalizzazione della banca stessa.

Come vi dicevo, l'ha proprio detto.
Quasi trent'anni dopo la Thatcher i socialisti inglesi si sentono di nuovo in grado di pronunciare quella parola: nazionalizzazione!

Ora, la sterlina già può aspirare al titolo di short dell'anno. Non ha bisogno dell'aiuto del successore di Blair, in quanto la legge del deficit commerciale quando si tratta di valute irredimibili è ferrea, non lascia scampo, e il deficit commerciale inglese è ormai peggiore di quello americano, fatte le debite proporzioni.
In generale poi, il mercato immobiliare inglese e la contingenza economica somigliano tanto, ma proprio tanto, a quelli americani di diciotto mesi fa.
Ad abundantiam, infine, governano i socialisti. Socialisti che per giunta non si chiamano Tony Blair.

Ma se quella robaccia (la parola che ha detto Brown) avrà il suo corso, è possibile che diventi lo short del decennio.

Note a margine
I long valutari dell'anno sono con ogni probabilità yen e franco svizzero.
Sostanzialmente neutro l'euro, che pur presentando la situazione finanziaria più equilibrata del pianeta in termini di bilancia commerciale e delle partite correnti, e pur in presenza dei mai abbastanza benedetti vincoli di Maastricht in tema di deficit della pubblica amministrazione, che impediscono ai governi di inflazionare la loro via alla rielezione, appare parecchio tirato al momento.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 8/1/2008 alle 8:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


11 novembre 2007

GENERAL MOTORS CHAIRMAN UNDER PENTOTHAL EFFECT

Dear Fellow Shareholders:

Being the captain of the Titanic is no fun.

I am the CEO and the chairman of General Motors, what was, until recently, one of the largest and most powerful corporations in the world. For decades, GM was a model of capitalism. Our bonds were the highest quality you could purchase. Our dividend was the safest. Our jobs were among the best in America. Our operations shaped accounting standards. What was good for GM was said to be "good for America."

Today, only a thin veneer of optimistic statements, crafted by my lawyers so that they can't be definitely called "lies," keeps this firm from slipping into bankruptcy.

For example, I told the world in our press release we saw "steady improvement in our financial results" and "strong evidence that our commitment to great cars and trucks is being embraced by consumers around the globe." Luckily for me, "steady improvement" and "strong evidence" are meaningless puffery that can't be proven to mean one thing or another.

Instead of living the life of a captain of industry – where I'd take credit for the hard work of our thousands of employees – I find myself leading an expansive game of financial charades. I have become nothing more than a dressed-up street hustler, running a shell game on you, our loyal shareholders. But at least I have this outlet. As I have done for nearly a year, I will again tell you the sad truth about our operations and our helpless financial situation.

First, as I have told you before, "We have infrastructure and employee obligations that outpace what we can afford given our greatly reduced profit margins and debt load." Specifically, we have long-term debts of $36 billion, retirement benefit obligations of $60 billion, and another $16 billion in various other long-term liabilities.

How did we end up in this position? It didn't happen overnight. For 19 out of the last 20 years, GM operated at a capital deficit. We simply didn't make enough money selling cars to maintain our asset base, make new investments in future capacity, and pay our cash dividend. If you look at the numbers carefully, you see our total capital deficit over the last 20 years was $275 billion. After we worked through our accumulated savings, we began borrowing money – more and more of it every year.

So far this year, we've paid approximately $4 billion in interest on these various liabilities. I estimated, in an earlier letter to you, that we would require about $5.81 billion in cash from operations merely to pay the interest on our debts. I still believe that's an accurate forecast. Our global cost of borrowing continues to increase, as I thought it would. It now costs us 6.3% a year, on average, to borrow money, up from 5.84% last year. As more debts "roll over," this number will increase until it eventually strangles us. We are trapped, unable to let go of our legacy obligations and unable to pay for them.

We know we will not produce anything like $6 billion from operations this year. Likewise, it is very unlikely we will ever generate regular, ongoing profits from operations in excess of our interest expenses. As a result, our accountants have forced us to "write down" the value of most of our tax losses, which had been on our books as an asset. We've told the public this doesn't really matter because the $37 billion charge is a "noncash" expense.

It does matter though: It means we know we are unlikely to ever again record a profit. If we had any reasonable expectation of reaching profitability, we would not have been required to take the write-off. (You won't hear me explain this fact anywhere else...)

Our core problem is simple enough to understand: We can't make enough money selling cars to pay for our debts, or even our interest payments.

This quarter, on a worldwide basis, we earned $122 million from our ongoing automotive operations, which we claim is a terrific accomplishment. In fact, we make a pitifully small amount of money from selling cars – even in the huge global boom we're now experiencing. You should remember: Our third-quarter revenues have never been bigger. Our rival, Toyota, which sells essentially the same number of vehicles, posted operating earnings of $11.2 billion! That's a record for Toyota and a 16% increase over last year. Investors ought to be seriously concerned about the future of the company when, even in a quarter of record global car sales, GM can't turn a profit.

Things are especially tough on us in the developed markets. We lost $248 million on our North American operations and another $90 million in Europe. This doesn’t include all of the corporate overhead, legacy costs, and most of our interest expense.

In total, we lost $2.5 billion – in cash – on our automotive operations in the quarter.

As I've explained before, our only chance to avoid bankruptcy was to experience a big jump in the total number of cars sold and to cut expenses to the bone. That hasn't happened. Our total worldwide car production has actually fallen year over year. Likewise, our global market share continues to slip, bit by bit. In 1992, we made 30% of all the cars in the world. Today, we make 13.3% of all the cars in the world, down from 13.6% last year.

As our production falls, the scale of our business shrinks, making it harder and harder to earn a profit on every car sold. Production is very likely to continue to decline. Even after all of the plant closures and cutbacks, we are still operating below 90% of our current capacity.

I know... all of this seems like bad news. But actually, our automotive business is only slowly bleeding to death. The big hemorrhage is in mortgages...

Our CFO was foolish enough to tell securities analysts that GMAC was "leaning away" from residential mortgages. Not exactly... Actually, GMAC lost $1.6 billion, mostly on subprime mortgages, in the last quarter. Our share of these losses totaled $803 million. We actually don't know how much more we will lose in this business going forward, but as our write-off of those tax assets shows, we certainly don't expect to make any money here for a long time.

What does all of this mean? It's not good news. Let me show you the cold, hard facts.

According to our most up-to-date balance sheet, we have about $37 billion in cash and receivables. That sounds like a lot of money. But we have matching liabilities for all of these assets – and more. Over the next 12 months, $5 billion of our long-term debt will come due. We have current accounts payable of $30 billion and other accrued expenses that mature in the next year of $34 billion. All totaled, we owe $70 billion within the next 12 months. (That's not including all of the rest of our long-term debt, pension liabilities, etc.)

If you have $34 billion in your checking account and you've got $70 billion worth of bills on your desk, you're not exactly "cash rich" are you?

How will we pay for these obligations? How will we come up with the money we need to finance our long-term debts? There aren't any easy answers. And all of the possible solutions will be extremely painful to existing shareholders.

The simple fact is, we're going bankrupt. It's only a matter of time before our accountants force us to insert "going concern" language into our filings. That means they won't approve our audit unless we admit publicly that we know we're heading for a bankruptcy filing.

That won't be a good day to be a shareholder.

Best regards,

Your Chairman




permalink | inviato da houseofMaedhros il 11/11/2007 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


5 novembre 2007

A LONG STORY SHORT

Stasera vi spiego la funzione della Federal Reserve.

Prendete il bilancio della Goldman Sachs, e andate ai flussi di cassa.
Per l'anno 2002 le operazioni hanno determinato un'uscita netta di cassa pari a 10,1 mld di dollari.
Per l'anno 2003 le operazioni hanno determinato un'uscita netta di cassa pari a 16,7 mld di dollari.
Per l'anno 2004 le operazioni hanno determinato un'uscita netta di cassa pari a 33,6 mld di dollari.
Per l'anno 2005 le operazioni hanno determinato un'uscita netta di cassa pari a 12,4 mld di dollari.
Per l'anno 2006 le operazioni hanno determinato un'uscita netta di cassa pari a 47,6 mld di dollari.
I primi nove mesi del 2007 hanno visto 64,2 mld prendere operativamente il volo.

Adesso scendiamo qualche riga, e leggiamo.
Per l'anno 2002 la banca ha contratto nuovi debiti netti per 10,7 mld di dollari.
Per l'anno 2003 la banca ha contratto nuovi debiti netti per 21,5 mld di dollari.
Per l'anno 2004 la banca ha contratto nuovi debiti netti per 33,5 mld di dollari.
Per l'anno 2005 la banca ha contratto nuovi debiti netti per 23,1 mld di dollari.
Per l'anno 2006 la banca ha contratto nuovi debiti netti per 58,7 mld di dollari.
Nei primi nove mesi del 2007 l'indebitamento nuovo netto contratto sfiora i 73 mld di dollari.

Se andassimo a controllare poi i bilanci della Merrill Lynch, della JPMorgan, della Lehman Brothers e della Morgan Stanley, vedremmo mutatis mutandis le stesse cose.

Ecco, la lezione è finita.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 5/11/2007 alle 19:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 novembre 2007

INTEMPERANZE


GOOOODDDDOOOOOOOOOOOOOOOOO !!!!!!!!!!!

CROCS, Inc.
53.40 $
-21.35 (-28.56%)

Ehm......scusate, adesso mi ricompongo.................


P.S. - Ipotecate tutto, casa, macchina, il cane, pure la moglie, e compratevi Westwood One (2,25 $ adesso).
Io se ne compro ancora sostituisco la CBS come azionista di riferimento.

P.S. - Passata l'euforia, mi sto chiedendo: ma è mai possibile che Goldman Sachs sia l'unico figlio della gallina bianca?




permalink | inviato da houseofMaedhros il 1/11/2007 alle 15:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


5 ottobre 2007

LATEST STATEMENT FROM MR. KING, BANK OF ENGLAND GOVERNOR

Gordon you gotta let me know
Should I stay or should I go?
If you say the job is mine
I'll be here 'til the end of time
So you gotta let me know
Should I stay or should I go?

It's always please please please
When Northern Rock is on its knees
One day it's fine, and then it's black
Then Mr. Darling's on my back
Well come on and let me know
Should I stay or should I go?

Should I stay or should I go now?
Should I stay or should I go now?
If I cut there will be trouble
And if I don't it will be double
So come on and let me know
Should I stay or should I go?

This indecision's bugging me
We tried to charge a penalty
But no one borrowed cash from me
They borrowed from the ECB
Come on and let me know
Is the Rock safe or will it blow

Should I stay or should I go now?
If I cut there will be trouble
And if I don't it will be double
So you gotta let me know
Should I stay or should I go?




permalink | inviato da houseofMaedhros il 5/10/2007 alle 10:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Finanza
Saggi ed Analisi di Economia
Gestione Portafogli
Articolati
Fisiologia
Stati Avanzati di Depravazione
Filosofando

VAI A VEDERE

Ultimissime Di Bella
Ne Quid Nimis
Walking Class
Scribacchiature
InMinoranza
Fort
Zamax
Noise from Amerika


Date forza alla libertà di curarsi!
Quello che potete, se volete......

AIAN Modena
c/c n. 854632
B. Pop. Emilia Romagna - Ag. 5
ABI 5387  -  CAB 12905

COME DONARE IL 5 PER MILLE ALLA FONDAZIONE DI BELLA
Occorre, nella prossima dichiarazione dei redditi (Mod. 730 o Unico),apporre la propria firma nell`apposita sezione "Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni" ed indicare il codice fiscale 01995220355

In questo blog non si danno consigli, si pensa semplicemente ad alta voce.
Pertanto, qualunque decisione attuata in seguito alla lettura di tali pensieri rimane di responsabilità esclusiva di chi la pone in essere.
Ne deriva che se le cose vanno male non potete rompere l'anima, così come nulla è dovuto da parte vostra se vanno bene.



Link Utili

Linus Pauling Institute

Metodo Di Bella
What they don't tell you about AIDS

CERCA