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houseofMaedhros
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Articolati


25 novembre 2009

GLOBAL SCAM

C'e' in effetti questo vezzo ultima moda tra gli sscccienziati dei libri di testo, di considerare inquinante un gas come l'anidride carbonica, che e' essenziale per la vita sulla Terra.

Ed io me li vedo questi pilastri del sapere umano, tutti disperatamente alla ricerca di un modo per non respirare e per applicare un tappo li' dove non batte mai il Sole in maniera che la cosa non risulti letale per l'organismo tappato.

Sono sicuro che alla fine, se potessero davvero far cessare completamente le emissioni di anidride carbonica, essi sarebbe genuinamente sorpresi nello scoprire la scomparsa dell'atmosfera terrestre.

Riguardo al riscaldamento che c'e' o non c'e', suggerisco un'occhiata in alto ed una in basso. Si scopriranno in tal modo due corpi celesti, chiamati rispettivamente Sole e Terra.
Dopo aver cosi' scoperto la causa di qualsivoglia cambiamento climatico nel giro di soli due secondi, suggerirei di impiegare piu' proficuamente il tempo risparmiato, tipo zappando i campi o ribattendo le suole delle scarpe.

Forse due secondi sono effettivamente troppo pochi per comprendere le cause di qualsiasi cambiamento climatico. Mi sono dimenticato della Luna, e per guardarla bisogna almeno aspettare sera. Quindi ci vuole almeno mezza giornata, non posso negarlo.

Riguardo l'anidride carbonica, continuo la discussione solo con chi mi sapra' dire la percentuale di anidride carbonica direttamente riconducibile ad attivita' umane rispetto alla totalita' che viene immessa nell'atmosfera ogni anno per cause naturali. E di quanto e' aumentata la percentuale di anidride carbonica nell'atmosfera totale dalla rivoluzione industriale ad oggi. Infine, mi si dovra' spiegare il senso di tener fuori coloro che in proporzione ne immettono di piu' (Cina, India e Paesi economicamente emergenti).

Sara' poi particolarmente apprezzato l'esprimersi su quale livello di idiozia si pensa debba assegnarsi a proposte tipo "tassa sulle flatulenze ovine", su una scala da 1 a 100.

E' anche possibile acquisire una mia sconfinata ammirazione spiegando per quale motivo nessuno parla mai dell'unico modo attualmente economico per abbattere quelle emissioni del 40%, e cioe' usando gas naturale (le cui riserve sono raddoppiate negli ultimi anni) per l'autotrazione e la generazione di energia. Capisco che fa molto chic parlare di auto elettriche o biocarburanti, ma c'e' il piccolo problema che l'elettricita' non viene prodotta tramite intervento dello Spirito Santo e per produrre etanolo si consuma piu' energia di quanta ne occorre per un carburante convenzionale, oltre a dissipare ben di Dio che avrebbe il non piccolo vantaggio di sfamare la gente.

Ma il vero campione sara' colui che mi dira' perche' l'eliminazione di ogni emissione di anidride carbonica significherebbe la scomparsa dell'atmosfera terrestre (nel senso di atmosfera da noi respirabile).

E se hai ancora i peperoni nell'orto, non stare a preoccuparti per la tua "impronta ecologica". Pensa che parecchi secoli fa in Groenlandia cresceva la vite, e non dipendeva certo dall'industrializzazione vichinga.

Nel frattempo, io continuo i preparativi per la prossima estinzione, la prima che interverra' per decreto governativo.

P.S. - Ovviamente nessuna risposta a quelle semplici domandine e' stata fornita. Chissa' perche' non sono sorpreso che quegli "scienziati" siano stati beccati con le dita nella marmellata.




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10 giugno 2008

E' LA DIFESA, BELLEZZA

E' vero!
Sul primo goal olandese l'autore si trovava in fuorigioco di una decina di chilometri circa, il che autorizza a classificare il guardalinee svedese che non l'ha visto nella categoria dei "seguaci di Onan arrabbiati".
E' anche vero però che il tutto è scaturito da una respinta di Buffon che in tempi meno progrediti sarebbe stata punita con l'amputazione della mano.

E' vero!
In occasione della seconda rete i tulipani hanno potuto contare su un culo notevole, salvando sulla linea e da lì facendo fare alla palla le uniche cose (tra centinaia di milioni possibili) necessarie per farle attraversare tutto il campo in 3 passaggi e metterla alle spalle di Buffon (che se non usciva, magari la prendeva pure).
E' anche vero che comunque in 25 minuti eravamo sotto di due papagne.

Le uniche partite di calcio che guardo (Italia compresa) sono quelle del Campionato del Mondo e di quello Europeo. Perciò l'ultima nazionale vista all'opera prima di ieri era quella che in Germania due anni fa mise il resto del mondo in fila. Dietro!
Quella nazionale subì due reti in tutto il torneo: una su rigore, ed una grazie ad un'autogoal che a volerlo fare intenzionalmente non ci si riuscirebbe neanche provandoci per i prossimi diecimila secoli.

Il primo tiro degno del nome indirizzato nello specchio della porta credo lo subimmo solo in finale, per opera di Henry. Fu anche l'unica volta che Cannavaro fu superato nell'uno contro uno da un avversario. Ieri il primo l'abbiamo ricevuto dopo undici minuti.

Mi limito ai fatti.
Se dovessi lasciarmi andare alle opinioni, riguardo la difesa non ne avrei. Al limite avrei una domanda: che cazzo di fine ha fatto?

Ma se proprio devo calarmi fino in fondo nel ruolo del 58milionesimo Commissario Tecnico italiano, azzarderei l'ipotesi che far giocare Camoranesi di punta è più o meno come pretendere che Madre Teresa di Calcutta sfilasse in passerella o che Naomi Campbell diventi suora missionaria e poi Santa.

Comunque, animo! Non tutto è perduto, anche se pure l'onore è andato a farsi benedire, tenuto conto che ieri sera il mondo ha visto la peggiore umiliazione in termini di passivo subita dalla nazionale italiana in una competizione mondiale o europea. E' vero che il Brasile nel '70 ce le suonò per 4 a 1, ma era una finale e ce la giocammo almeno un tempo. Senza contare che dall'altra parte c'era un certo Pelé.

Ma dobbiamo essere ottimisti, come dice Donadoni. In fondo basta vincere contro Francia e Romania.

Hai detto niente senza difesa..........

P.S. - Van Der Sar è probabilmente il portiere più sottovalutato della storia del calcio.


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16 aprile 2008

LA PREGHIERA DEL SENZA NOME

Scusate il disturbo.

Vi ruberò solo un attimo.

Vorrei presentarmi, ma non ho un nome.

Non ho neppure un corpo, ma quello per un breve tempo l’ebbi.

Mi fu portato via, insieme a tutto il resto, prima che vedessi la luce.

Vissi nondimeno, ma mi concessero solo brevi momenti.

Incarnato in un ventre di donna, aspettavo di avere ciò che era mio, già mio.

Attendevo amore e pazienza e giochi, attendevo il mio cammino sul dolce pianeta,

Attendevo qualcuno che mi chiamasse con il mio nome.

Ebbi invece solo le attenzioni di una fredda lama. E fu terribile!

Non emisi gemiti, ricordo l’agghiacciante fitta che mi sezionava,

Ma i miei sogni interrotti non ebbero lamenti.

Me ne andai come vollero gli assassini, senza traccia.

Non c’è un nome a popolare l’abisso della loro coscienza.

Mi portarono via tutto, dopo un processo in cui il Boia aveva lo stesso volto del Giudice.

Il mio corpo, la mia vita, il mio nome.

Non ci fu accusa, né difesa, non c’era alcuna colpa se non la loro.

Pagai per quella, e pagai in silenzio, per una loro maggiore comodità.

Fu facile, si sbrigarono in fretta gli assassini. Neanche un pezzetto di terra consacrata.

L’immondizia per un rifiuto con l’anima.

Si presero tutto, così. Tutto quello che era mio.

E continuarono la loro vita, nell’illusione che fossero ancora degli uomini o delle donne.

Niente nomi a cui nessuno più rispondeva, niente corpi occultati in fosse comuni,

Niente campi emananti l’odore dello sterminio.

L’oblio del genocidio perfetto a cullare la mala coscienza degli ipocriti.

Furono tutti quello che io ero, ma pretesero che fossi niente.

La bestemmia finale del mezzo angelo ribelle.

Sto per finire, non temete. Non turberò oltre il vostro silenzio.

Ero venuto solo per chiedervi un pensiero, almeno un pensiero, ogni tanto.

Un pensiero distratto, una preghiera smozzicata magari.

Non abbiamo un nome, basterà per tutti, per le centinaia di milioni di miei fratelli e sorelle.

(se sapeste, quante sorelle!)

I miei assassini, la donna che avrei chiamato madre, sono già affidati,

A Colei dianzi a cui non fuor cose create.

Verrà alla fine la Straniera, avrà i miei occhi, quelli che non videro,

E le sue domande ineludibili li riveleranno macchiati del sangue dei loro figli.

Li abbatterà allora con indicibile strazio l’Orrore senza riparo, né conforto.

Sarà un attimo, un solo attimo.

Ma fuori dal Tempo non vi è differenza tra un Attimo e l’Eternità.


Cosa diavolo pensavate che fosse l'Inferno!??


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permalink | inviato da houseofMaedhros il 16/4/2008 alle 20:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


15 aprile 2008

SCUSATE IL RITARDO

Quasi vent'anni dopo, pare che la notizia della caduta del Muro di Berlino sia giunta pure agli italiani.

Ed anche se il cuore mi sanguina per lo 0,37% racimolato da Ferrara*, purtroppo i feti non votano, non riesco a non considerare quella odierna una magnifica giornata, vedendo che i comunisti sono passati dal governo direttamente all'unico posto che loro compete: la spazzatura politica!

Lancio pertanto un appello ai vari esponenti politici che ieri quasi si mettevano a lutto per il dispiacere di non vedere più siffatta gentaglia in Parlamento, manifestando anche la preoccupazione che i vari "movimenti" (eufemismo per definire profughi del pensiero e delinquenti comuni), privati di rappresentanza istituzionale, si sfoghino in maniera violenta.

L'appello è: piantatela con le stronzate!

A parte il fatto che tali zombies si sono sempre sfogati in maniera violenta, ci fossero o meno i compagni a tenergli bordone in Parlamento, quello comunque non è un problema politico, ma di semplice ordine pubblico.
Problema politico è piuttosto il fatto che l'ordine pubblico venga sospeso dai suoi tenutari politici pro tempore ogni volta che quei disadattati entrano in azione aggredendo la proprietà e la persona altrui. Salvo poi permettere a parte della forza pubblica loro sottoposta di imitare gli scherani dei generali birmani su gente inerme all'interno della Diaz o della Bolzaneto.

L'appello è di piantarla con questo atteggiamento schizofrenico. Fate usare violenza sui violenti, come giusto e doveroso. Fate comportare la forza pubblica in maniera degna della civiltà occidentale di fronte a cittadini pacifici o prigionieri inermi.

Vorrei anche denunciare la mezza stronzata di Camillo, che qui pare riprendere il titolo di Libèration per definire estremista la Lega ("Berlusconi vince con i suoi alleati estremisti"). L'unico estremismo della Lega è quello del buon senso, fatta salva qualche boutade mediatica o ignorante.
Il buon senso di chi ritiene il territorio dove vive e lavora e cresce i figli come casa sua, e ci tiene a fare in modo che sia ben tenuto e caratterizzato da cultura e tradizioni proprie.
Ospiti sempre bene accettati, purché non si mettano a cagare sul divano!

Tra l'altro, invito a guardare le percentuali ottenute dal partito di Bossi in Veneto e Lombardia, le uniche due regioni in Italia che tirano la carretta (trasferimenti dallo Stato minori di quello che lo Stato prende). Direi che l'ipotesi "scomparsa al prossimo giro" è tanto remota quanto la possibilità che Magris la smetta di dire sconcezze apologetiche riguardo al regime cubano.

Quindi la pianti pure lui con questo residuo vezzo da fighetta, e torni a vedere la realtà per quella che è, non per quella che si immaginano quelle chicchissime verginelle diversamente abili nel sostenersi (nel senso che si fanno mantenere dagli altri, e gli fanno pure credere che sia loro dovere morale farlo) chiuse nei loro loft.
So che ne è capace!

E prego astenersi i compaesani dallo strillare scandalo, vedendo un napoletano elogiare la Lega.
Io sono napoletano, mica scemo!

Ah, quasi dimenticavo.........qualcuno ponga fine alle sofferenze di Travaglio.

P.S. - Solo un poscritto per Silviuccio bello: adesso facci vedere cosa sei capace di fare.
Come ho già detto, alibi stavolta non ce ne saranno.


* Non siamo stati battuti dal destino cinico e baro: siamo stati battuti dall’aborto. Nei tre decenni dalla sua legalizzazione in occidente, l’aborto è diventato un diritto a cui una immensa maggioranza tiene, che pochissimi vogliono vedere messo in discussione in qualunque forma, anche salvando la finale libertà di scelta delle donne, un diritto che risolve situazioni personali e che si incunea negli incubi di gravidanze considerate una malattia e un ricatto della natura, se indesiderate. E’ questa idea, primitiva e barbarica a nostro modo di vedere, che prevale e che si oppone a qualunque forza contraria. Finché si fa campagna culturale, si può sopravvivere a stento a questa spinta difensiva e d’attacco, che naturalmente è fondata anche su un ancestrale senso di colpa, ma buttarla in politica, animare il sospetto che si voglia separare il mondo secolare da questo suo compagno segreto, sia pure nella libertà di scelta, è esiziale. Lo fu nel 1981, in una contesa in cui erano impegnati il Papa e la Dc, lo è stato nella piccola scaramuccia elettorale del 2008, con noi modesti e artigianali protagonisti. E solitari.

Giuliano Ferrara




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9 aprile 2008

OMMINI, OMMINICCHI E QUAQQUARAQUA'

Cara Rosy Bindi, a Firenze lei ha dichiarato che due libertà sono in conflitto, quella di abortire e quella di obiettare. Non so se sia una verità cattolica, e ne dubito, ma so che non è giusto da un punto di vista laico. Al solo scopo di combattere l’orrendo fenomeno dell’aborto clandestino, e non come mezzo di controllo delle nascite, la legge italiana 194 concede dal 1978 la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza, a certe condizioni e soltanto nelle strutture pubbliche. Non esiste una generica libertà di aborto. Che un ex ministro della Salute e della Famiglia cada in un simile lapsus, omaggiando l’idolo libertario celebrato nelle piazze in cui si lanciano in suo onore sedie, fumogeni, pomodori e uova, è la conferma del fatto che l’aborto è diventato una convenzione moralmente indifferente e che negli ultimi trent’anni siamo scivolati in una cultura oscurantista, primitiva e barbarica. Ci rifletta laicamente, onorevole Bindi, visto che per umanità, per cultura e per fede con quella cultura lei non ha o non dovrebbe avere niente da spartire. Senza rancore.

Caro giornalista collettivo, dovresti imparare a distinguere, nei testi e nei titoli, in modo tale da perfezionare la tua padronanza della lingua. “Ferrara contestato anche a Palermo” è un errore blu. Contestare significa criticare, irridere, fischiare, controargomentare, incalzare, rigettare, anche dileggiare, obiettare rumorosamente, insomma rompere i coglioni a uno che dice una cosa sgradita. Da Bologna in avanti il titolo giusto è: “Comizio elettorale aggredito a …”. Domanda al bravissimo Michele Smargiassi di Repubblica, sulla cui testa è caduta una sedia nel corso di un tentativo di linciaggio, se si senta contestato. Domanda, caro giornalista collettivo, agli agenti che hanno ricevuto due bottiglie piene sul vetro anteriore della loro blindata, che ne è risultato scheggiato, se si sentano contestati. Domanda a Aldo Cazzullo del Corriere come si è sentito quel giorno ristretto in quell’Alfetta. E poi usa il termine che credi. Scemino.

Giuliano Ferrara




Avvistati gruppi di "zugaminchia" a Palermo, dove il vescovo ha preferito all'Imitatione Christi l'Imitatione Pilati


E’ cominciata senza proteste violente la seconda giornata del tour siciliano della lista “Aborto? No, grazie”. Poi, a Palermo, il lancio di uova e di ortaggi. “Non hanno voluto essere secondi a Bologna”, dirà poi il promotore della “lista pazza”. Giuliano Ferrara ha parlato a Messina all’ora di pranzo. A colloquio con i giornalisti ha parlato del suo progetto: “La mia non è una lista ideologica. E' una lista pratica che cerca di trovare finanziamenti perché nascano più bambini. In Italia non nascono più bambini a sufficienza per costruire il futuro. L'ideologia fa dell'aborto un feticcio ma, fatta salva la scelta libera delle donne, una volta liberi bisogna esercitare la responsabilità, battendosi senza quartiere contro il dilagare dell'aborto, inteso come controllo delle nascite che è contro la stessa legge 194 che invece è la legge di tutela sociale della maternità. Tutti fanno ideologia in questa campagna elettorale su cose banali come: 'Tu mi hai copiato il programma', 'Tu sei più vecchio di me', 'Le schede sono fatte male', io pongo una questione pratica: difendiamo e promuoviamo la vita umana in un'epoca in cui viene disumanizzata. Quando saremo eletti promuoveremo la cultura della vita con un piano nazionale per la vita" cui dovrebbe essere destinato lo 0,5 per cento del pil. "In occidente – ha continuato – un miliardo di aborti negli ultimi trent'anni, vuol dire un aborto al secondo, 50 milioni l'anno. Vuol dire che abiamo sostituito la cura della malattia con l'eliminazione del malato". Nel pomeriggio l’Elefantino si è spostato a Palermo, dove secondo programma avrebbe dovuto parlare presso l’auditorium della chiesa di S. Salvatore. La curia, però, dopo le minacce di proteste violente arrivate dai gruppi delle femministe e dei centri sociali del capoluogo siciliano, non ha più concesso i locali. Giuseppe Sottile, capolista sull’isola per la lista pro life, ha detto che "la chiesa era stata concessa regolarmente e fino a ieri mattina i funzionari della Questura avevano eseguito tutti i rilievi per garantire la sicurezza. Era tutto predisposto, tanto è vero che era stato perfino sistemato il palchetto. Poi, questa mattina, monsignor Cuttitta ha letto i giornali in cui si parlava delle annunciate contromanifestazioni e si è fatto intimidire da questi quattro straccioni. Così si è terrorizzato e ha disposto di sprangare la chiesa del Santissimo Salvatore. Un tempo la chiesa apriva le porte per dare rifugio agli inseguiti, ai perseguitati, a chiunque avesse fame e sete di giustizia e di verità”. L’incontro si è così spostato presso il teatro Nuovo Montevergini di Palermo, messo a disposizione dal sindaco Diego Cammarata. Appena giunto in città, Giuliano Ferrara ha detto che "sono cose che succedono, non è un fatto polemico. Il vescovo ha fatto bene. Voleva proteggere l'indipendenza dell'istituzione. Lo capisco, è successo anche a Mantova”. “Naturalmente – ha aggiunto – io ho una certa inclinazione verso il mio vescovo, che è il vescovo di Roma". L’arrivo al teatro del direttore del Foglio è stato salutato da un fitto lancio di uova e fumogeni da parte dei ragazzi dei centri sociali, tenuti però a distanza dalle forza dell’ordine, ringraziate da Ferrara durante il comizio: “Difendono la democrazia”. Quella subita all’ingresso del teatro, l’ennesima, “non è infatti stata una contestazione, ma un’aggressione”, ha aggiunto Ferrara. Al lancio di uova e pomodori proseguito quando il numeroso pubblico ha lasciato il teatro al termine dell’incontro, i sostenitori della “lista pazza” hanno risposto con fiori. Cori e striscioni già visti da parte dei contestatori: “Vergogna” e “La 194 non si tocca” in cima alla lista. Durante l’incontro Giuliano Ferrara ha detto che “mi aspetto di portare alla Camera 20-25 deputati che avranno come missione quella di lanciare un grande piano nazionale di aiuto alla vita. E penso di riuscirci”. Lista monotematica? Di fronte "a tante liste che sembrano un'insalata, la nostra ha un sapore chiaro", ha detto l’Elefantino prima di uscire da una porta laterale per evitare scontri con i lanciatori di uova.

Piero Vietti, per il Foglio


2 aprile 2008

COSI' VIENE UCCISO UN BAMBINO IN ITALIA

E' proprio il caso di dirlo, a tutte le stronze sanguinarie, agli omuncoli atesticolati ed ai bastardi di razza, ai ginecologi radicalmente raccapriccianti ed ai paraguru della scccienzzza, ai nipotini di Stalin e figli di una troia che si differenziano dai nazisti solo perché amano il rosso, ai lottatori continui (e famiglia) che ancora non si tolgono dalle palle ed alle cariatidi mummificate assise sul trono di questa "grande conquista civile", ai libertari del cazzo ed a tutti i pezzi di merda che semplicemente se ne fottono:

                              G  I  U'       L  E      M  A  N  I       D  A  L  L  A       1  9  4  !!!!!


Piccola storia ignobile dell’ultimo giorno di un bambino di 14 settimane. E di come basti un maschio prepotente e un medico compiacente per interrompere in silenzio una gravidanza, violando due volte la legge 194

Giovedì di primo pomeriggio mi telefona il signor Mario, mi presenta la situazione difficile e critica di Rossana, quasi 19 anni e prenotata per un aborto la mattina dopo, venerdì. E’ alla quattordicesima settimana di gravidanza, quindi questo passerà come ‘aborto terapeutico’. Chiedo di poter parlare almeno al telefono con la ragazza. Rossana mi chiama, mi dice di non voler assolutamente avere questo figlio per le condizioni difficili in cui si trova. Vive in casa con il padre del bambino, che fa uso di stupefacenti e non vuole saperne, vuole assolutamente che lei interrompa la gravidanza. Lei ha un piccolo lavoro a tempo determinato. La sua famiglia non la sostiene affatto. Le offro subito tutto l’aiuto che possiamo: la possibilità di andare ad abitare in una piccola casa autogestita, con altre ragazze. E un sostegno economico, il solito poco-tanto che riusciamo a dare, trecento euro al mese per diciotto mesi e tutte le ‘solite cose’ di cui hanno bisogno una mamma e il suo bambino, pannolini compresi. Lei continua a farmi capire la difficoltà della sua situazione, dovuta certamente anche a una storia personale difficile. La invito per un colloquio: accetta titubante, ‘quasi’ volentieri. Ma mezz’ora dopo mi chiama ancora il signor Mario: Rossana non verrà, perché la sua datrice di lavoro non le permette di assentarsi. Domani andrà direttamente all’ospedale”.
Paola Bonzi delle donne che abortiscono si occupa da trent’anni, e adesso lo fa anche da candidata di “Aborto? No, Grazie”, ma la reazione è sempre la stessa, dolorosa. “Mi sento spettatrice di un aborto fuori legge, contro il quale sono completamente impotente. Continuo a pensarci, fino a quando mi risolvo a far contattare da un collaboratore il direttore sanitario dell’ospedale in cui Rossana si recherà, domani mattina, per chiedere che a questa ragazza venga data la possibilità di un colloquio con qualcuno in grado di valutare. I motivi della mia decisione sono chiari: certo, c’è il senso dell’ingiustizia della soppressione di una vita umana, e c’è la consapevolezza del dolore che questa ragazza dovrà sopportare dopo l’interruzione della sua gravidanza. Ma c’è anche la consapevolezza della violazione della legge 194”. E questo è un fatto. Perché Paola Bonzi, che è contro l’aborto, non la vuole abolire la 194, non questo le interessa. “Ma voglio che venga almeno applicata, questo sì. Che non venga aggirata, stravolta, violata. Come accade troppo spesso. Perché per abortire a quattordici settimane occorre un certificato di uno psicologo o di uno psichiatra, che faccia una diagnosi di un ‘grave pericolo’ per la ‘salute psichica o fisica della donna’. Io ho parlato, anche se solo per telefono, con questa ragazza e non ho risscontrato nessuno di questi motivi. Anzi, i suoi ragionamenti erano perfettamente consequenziali e la sua lucidità addirittura impressionante. Per questo ho chiesto al direttore sanitario che prima di farla abortire le si offrisse la possibilità di un colloquio che potesse valutare il ‘grave pericolo’ per la sua salute psichica o fisica”.
“Ho sperato, ma invano. Rossana ha abortito. Mi ha colpito una cosa che mi ha detto il signor Mario, il giorno dopo: ‘Non ho dormito tutta la notte, pensavo a quel bambino, ancora vivo, al caldo nell’utero di sua madre e che al mattino sarebbe stato spezzettato”. Ma c’è un’altra cosa che colpisce Paola Bonzi ed è che questo aborto, quest’ultimo giorno nella vita di un bambino mai nato, è uno dei tanti aborti indifferenti di un giorno come tanti. “E fatto illegalmente, due volte in violazione della legge 194. La prima, perché la legge dice che nessuna donna può essere fatta abortire per motivi di disagio sociale o economico, e questo è proprio il caso lampante. La seconda, perché dopo quattordici settimane per abortire serve la certificazione di un ‘grave rischio’ psichico o fisico, in questo caso il certificato è stato fornito diciamo quantomeno con leggerezza. E’ questa la società che vogliamo, per i nostri figli, la società dove vince la legge del più forte?”.
Il fatto è accaduto, finito, andato. Non ci sono sirene da chiamare, streghe da cacciare, nomi da identificare, privacy di una giovane donna (“che poveretta ha già la sua sofferenza”) da violare. Pure i nomi e le date sono fantasia. Non c’è niente di tutto l’armamentario allarmista anti-lista pazza che di solito i moralmente indifferenti scatenano. Ma è una piccola storia ignobile che bisognava raccontare. Per tutte quelle che accadono, uguali, e sono tante. E Paola Bonzi lo sa. E lo sanno anche gli indifferenti.



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permalink | inviato da houseofMaedhros il 2/4/2008 alle 19:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


23 marzo 2008

BUONA PASQUA A TUTTI QUELLI DI BUONA VOLONTA'

CREDA   CHI   VUOLE,   NON   CREDA   CHI   NON   VUOLE



SIANO   PROTETTI   I   MANSUETI,   SIANO   ABBATTUTI   I   VIOLENTI

Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano».

Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam». Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

Il punto d’approdo
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato », assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.

La scelta e le minacce
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.

Basta con la violenza
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

Magdi Allam




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13 marzo 2008

STA A VEDERE CHE E' COLPA DI FERRARA

Napoli, bimbo ucciso perché malato. Questo fu qualche giorno fa il nostro titolo per raccontare, unici in Italia, la storia vera della morte violenta del figlio di Silvana, donna sola abbandonata dal suo maschio, accolta da un rapido certificato per aborto terapeutico causa sindrome di Klinefelter, eseguito in condizioni infernali sottoposte ad accertamento di polizia. La notizia per gli altri era l’accertamento di polizia. La sub notizia alimentata da quel mascalzone che è il giornalista collettivo, ideologo incarognito della nostra società, era l’autodeterminazione della donna violata dalla campagna terroristica di Ferrara contro l’aborto. Manifestazioni, samba femministi, tentativi di arrivare alla sede del Foglio e cha cha cha.
Poiché i fatti si accompagnano alla ragione da veri alleati, eccovi un altro titolo. Genova, bimbo ucciso per un reality. Lo racconta Repubblica, dopo il solito tentativo di attribuire chissà quali altri delitti ambientali alla nostra limpida campagna per la vita e contro l’aborto, alimentato da quel disgraziato di Bobo Craxi e dal “ministro delle Impari Opportunità di morire” Barbara Pollastrini e da altri ego collettivi molto dementi. Gente un po’ bastarda, pronta a addossare a noi la colpa di un suicidio. Tra le clienti del ginecologo suicida c’era dunque la protagonista di un reality show. Il famoso dramma dell’aborto, che perfora coscienze abissali dentro le quali maschi e femmine antiabortisti non hanno diritto di guardare, stavolta si è risolto in una richiesta di riservatezza, in un aborto clandestino che coinvolge nella catena di morte, oltre al bambino, lo stesso ginecologo. Rapidamente, spicciativamente, per cinquecento maledetti euro, si raschia via una vita umana da un utero di donna. Lo scopo è la prosecuzione di una carriera televisiva al suo sboccio in un tronfio spettacolino che vale molto di più dello spettacolino di una vita nascente. Vale, per lo meno, cinquecento euro.
Non sono indignato. Non mi permetto gli stessi sentimenti banali delle povere postfemministe anni Settanta scese in strada per gridare il falso, sciagurate, cioè che io gli abbia mai dato delle assassine. Non darei di “assassina” nemmeno all’anonima soubrette che ha difeso la privacy della sua piccola carriera espellendo il suo piccolo dal grembo suo. Ma che la voluttà di morte, moralmente indifferente, abbia preso il posto della 194 e della sua “tutela sociale della maternità”, è una di quelle verità a negare le quali si fa figura, cara Turco, caro Sofri, care amiche giornaliste e caro Piersilvio Berlusconi, di tartufi e di ipocriti. Gli assassini siamo noi, mettetevelo bene in testa.
Perché io tiri in ballo il figliolo del mio amico Cavaliere è presto detto. Aveva appena finito di confessare a Vanity Fair che il matrimonio e i figli sono cose diverse, e che l’aborto è solo una questione di coscienza, così come pensa anche l’anarca etico che corre per la presidenza del Consiglio, suo papà. Bisogna aggiungere però, in base alle cronache in arrivo da Genova, riportate su Repubblica: un figlio dipende dalla volubilità di un fidanzamento, una relazione tra generazione di bambini e avventure dell’amore in fondo c’è, caro Piersilvio. Un’altra cliente del ginecologo suicida, anche lei giustamente protetta dall’anonimato, e che Dio lo conservi a tutte queste disgraziate, ha detto al cronista che con il fidanzato aveva rotto, e dunque ha “deciso” di non volere più il bambino.
Deciso? Ma non avevamo detto che si abortisce per tutelare la salute fisica e psichica della gestante, quando non il pericolo per la sua vita? Avevamo messo nel conto che si abortisce ovvero sopprime una vita per la rottura di un fidanzamento in seguito a decisione ordinaria, fuori da qualunque drammatico dilemma? Per “decisione”? Perché, come ha detto la ragazza, “non sapevo di fare qualcosa di male, l’aborto in Italia è legale”. Capito? Trent’anni dopo la depenalizzazione, ecco spiegato dalla cronaca ciò che diciamo noi della lista: legale vuol dire legittimo, normale, vuol dire che faccio un aborto come mi pare, quando mi pare, per il motivo che mi pare. Non è questa la sanzione di una indifferenza di cui donne e bambini sono vittime, con la complicità aperta e comoda di noi maschi legislatori, scrittori, polemisti, intellettuali e ministri da quattro soldi?
Mi direte: ma questo in realtà è illegale, questo non è previsto dalla 194. Vi dirò: lo so bene, e infatti ripeto in ogni piazza o teatro che la 194 è stata tradita, che non di quello si deve parlare. Infatti la 194 fa la sua figura in questa storia. 51 euro di multa e patteggiamenti vari per le uccisioni seriali decise per questo o quel motivo, anche parecchio futile. La 194 è uno strumento per contrastare l’aborto clandestino, per come fu concepito. Per come è stato gestito dalle culture di sinistra e di destra, e dai silenzi corrivi di tanti anche nel mondo cattolico (vero Bindi?, vero Franceschini?) la 194 è diventata lo schermo dietro cui si realizza anche in sua serena violazione, pubblico o clandestino, un aborto fai da te, un aborto facile che l’imminente arrivo del veleno Ru486 renderà più semplice, soffice, eutanasico. Più morte per tutti. Questo è il vero slogan della campagna elettorale unipartisan in corso.
Ma io non mi indigno. Aspetto che lo facciano le buone coscienze che si sono rallegrate per la moratoria Onu sulla pena di morte. Sta a loro coltivare il tesoro dell’indignazione morale. Hanno la stoffa per indignarsi.

Ps Io sono laico e ratzingeriano. Credo nel buonumore. Detesto la tristizia dei secolaristi mortiferi. So che “Knocked up” (titolo italiano “Molto incinta”) è un film in cui una ragazza, davanti all’alternativa tra un contratto televisivo e una gravidanza che comporta un incompatibile ingrassamento, sceglie a sorpresa di ingrassare e di fare il suo bambino. Dunque, anziché indignarmi, consiglio alle anime belle come la Aspesi e compagnia questo: cercate di assomigliare alle migliori sceneggiature di Hollywood, da Knocked up a Juno, perché il vostro reality abortivo fa un po’ schifo. Il buonumore è di ritorno, prossimamente su questi schermi.


Giuliano Ferrara


Io in questi giorni di buonumore ne ho assai poco. Pertanto alla stronza di turno e a quelle solite di complemento (senza scordare gli omuncoli alla perenne ricerca delle loro palle che squittiscono tutt'intorno a loro, quando non sono impegnati a sturbarsi per l'impiccagione di Saddam beninteso) auguro quanto di peggio possa esistere, qualcosa di talmente orribile che non posso descriverlo per difetto d'immaginazione.

Nella speranza che la cosa possa ripagarmi dello schifo che mi fanno!

Passando ad altro (ma forse no), l'ingegnere qui ha perfettamente ragione. Purtroppo!

Di conseguenza, coperti ed allineati, la Casa invita ad onorare la lista di Ferrara alla Camera e premiare la Lega al Senato (col preciso mandato di non andare a Roma a farci solamente i burini).

Ma quant'è vero Iddio, questa è l'ultima volta!

Se sprecano la prossima legislatura come hanno sprecato la penultima, io tiro lo scarico!


9 marzo 2008

BENTORNATO A CASA, GIOVANNI LINDO


S'OSTINA

Da giovane frequentavo le piazze. Ogni sabato pomeriggio, per qualche anno, sono sceso in piazza a manifestare: occasioni internazionali, nazionali, locali, non mancavano. C’era sempre una bastarda repressione da contrastare, una nobile causa da sostenere. Certo non sono stato né il primo né l’ultimo che, nell’assoluta convinzione di essere libero, padrone della propria esistenza e votato alla miglior causa si è ritrovato poi a constatare l’infinita distanza, spesso la netta contrapposizione, tra la realtà e le parole usate per comprenderla e raccontarla. Tra la complessità del vivere e la sua riduzione a sequela rancorosa e lineare, tra il mistero della vita e la lista delle rivendicazioni. Convinto di luccicare di verità e di libertà mi sono ritrovato a proteggere l’oppressione e servire la menzogna. E’ stata la guerra che ha distrutto la Jugoslavia a travolgermi: la realtà e l’ideologia che avrebbe dovuto decodificarla erano inconciliabili. Anzi, l’ideologia che sostenevo era un peggiorativo dell’esistente. Un po’ come chi semina vento, raccoglie tempesta e si rammarica per il maltempo. A Mostar, ridente cittadina europea a vocazione turistica, travolta dall’odio e dal sangue, la realtà si presentava in forma beffarda. La linea del fuoco, cannoneggiata bombardata cecchinata, era il “viale della pace e della fratellanza tra i popoli”: il dogma dell’internazionalismo socialista e la bandiera del pacifismo. Sono stato costretto a guardare la realtà con i miei occhi, ad ascoltare con le mie orecchie, a toccare con mano. Mi sono ricordato che, da qualche parte c’era un cuore e, per quanto maltrattata, avevo un’anima. Così ero stato allevato e ben educato: era il caso di ricominciare da lì. Trovarmi altri maestri, nuovi insegnanti, vecchi insegnamenti.

LE COSE CAMBIANO

Me ne sono tornato a casa. Molte incombenze quotidiane, nessuna pretesa, nessuna rivendicazione. Fosse servito a qualcosa prendermi a schiaffi per la mia dabbenaggine l’avrei fatto. Ho preferito ringraziare per la vita che mi era stata donata. Non immaginavo un qualsiasi pubblico impegno per l’avvenire ma, per l’appunto, la vita oltre che dono, meraviglioso comunque, è un mistero che non siamo noi a determinare. Non così tanto come vorremmo. C’è altro oltre la nostra buona o pessima volontà. Ho cominciato a comprare il Foglio. La prima volta che l’ho visto, sullo scaffale di un’edicola, l’ho comprato, con un po’ di imbarazzo residuale, perché era bello. Come? – mi sono detto – in un tempo in cui i giornali sono sempre più gravati da titoli, fotografie, rubriche, allegati, colori, chi è che si permette tanta eleganza formale, tanta leggerezza?. Il Foglio è diventato il mio legame quotidiano con il contemporaneo e poi molto di più perché mi ha aperto alla conoscenza di mondi sconosciuti di cui percepivo la mancanza: il pensiero neo-conservatore americano, tanto per dirne uno. Grazie, di cuore, Giuliano Ferrara.

SIAMO CASI DIFFICILI

Un giorno al bar mentre bevevo il caffè mi sono messo a sfogliare l’Espresso che “dalla A alla Z” snocciolava tutti i bei nomi della musica, dello spettacolo. Tutti a favore dell’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita. La cosa che mi ha innervosito oltre ogni limite era l’assunto indubitabile: la musica è il bene, il giusto e da che mondo è mondo il bene e il giusto sono di sinistra sono progressisti. Mi sono sentito chiamato in causa, proprio io, ero pur sempre il cantante dei CCCP Fedeli alla Linea, dei CSI. Non ci ho mangiato, non ci ho dormito, finché non ho scritto una letterina e l’ho spedita al Foglio grazie al quale avevo scoperto che, anche in quel caso come nella mia vita, tra la realtà e le parole che la raccontano si può creare un corto circuito. Spacciare l’eugenetica per liberazione non mi pare bello. Spacciare i desideri per diritti non mi pare giusto. E se il mondo della musica lo fa, con quella nonchalance che rende evidente la propria superiorità morale e materiale, beh! allora toccava a me, nel mio piccolo, sostenere Giuliano Ferrara e il cardinale Ruini. Mai e poi mai avrei immaginato il risultato del referendum. Ho riso di cuore per giorni e giorni. Come? Tutta lì, in quella percentuale, l’Italia dei media, della cultura, dello spettacolo, del radioso futuro, dei diritti perfetti così come fan tutti, così come bisogna fare? Da allora ogni tanto scrivo al Foglio, ogni volta mi chiedo il perché, che senso ha, chi mi credo di essere? Non lo so, non so rispondermi, ma ci sono cose, problemi, accadimenti, che interrogano tutti, e ognuno secondo le proprie capacità e responsabilità, è chiamato a rispondere. Non si può far finta di niente. Non per le cose essenziali della vita, quelle davvero importanti.

AMANDOTI - Per sempre

Quanto suona strano, in un vortice di mutazioni e cambiamenti che inducono a reinventarsi la vita ogni giorno, ogni weekend, ogni stagione come se noi potessimo ricrearci a nostra immagine e somiglianza, a misura delle nostre voglie, dei nostri contrattempi! Un ciclo perpetuo di sfilate dove agli ingegneri sociali, come ai grandi sarti, spetta volare alto: alta moda, per i maestri del pensiero, gli organizzatori sociali, c’è il prêt-à-porter e alle grandi masse toccano i grandi magazzini, i saldi, l’usato comunque l’obbligo di far bella figura, essere, in tempo reale, aggiornati. Comunque la si rigiri, e si può rigirare all’infinito, trattasi sempre di braghe o di gonne. Hai voglia di chiamarli pareo o salopettes. Trattasi dell’umano: maschi e femmine. Declinabili, i due, in tutte le variazioni possibili, inimmaginabili a priori ma, dal momento del concepimento alla morte, vivi, vitali, in atto e in potenza. Trattasi della meraviglia del creato, delle creature, questi esseri miserrimi e sorprendenti che noi tutti siamo, trattasi dell’uomo. Dispiace che qualcuno si consideri scimmia nuda o poco altro. Deve essere la insalubre conseguenza del troppo rimirarsi l’ombelico; un delirio d’onnipotenza ribaltato. Umani siamo, donne e uomini, non è mai troppo né troppo poco.

DEL MONDO - Glorifichi la vita

Mai avrei immaginato di ritrovarmi, a 54 anni, in così bella piazza a festeggiare le donne, la vita, a festeggiare l’8 marzo. Una data che mi sovrasta e un po’ mi imbarazza. So di mille osservazioni possibili, dall’astioso allo strafottente, tutte valide. A mio favore ho solo un motivo: sostenere con la mia presenza, la mia parola, il mio canto: la campagna per la moratoria: “Aborto? No, grazie!” così come è stata pensata e costruita da Giuliano Ferrara e il Foglio. Dalla petizione alla lista. Con tutti i dubbi, le perplessità, il giorno dell’angoscia e i molti della felicità; a ognuno i suoi. Come vi ho detto, mia volontà era di non assumermi alcuna responsabilità pubblica, non farmi arruolare in nessun caso, memore anche di troppe cause sbagliate e insofferente verso i media e la smania di apparire che ci sovrasta, ma sono le persone che si incontrano a fare la differenza. E succede. Sono le persone, nella loro corposità, nel loro comportarsi, nel loro esserci che mi fanno cambiare nei miei buoni proponimenti di montanaro scontroso e scantonante.

Era già successo lo scorso anno ed erano stati gli occhi di due donne, una anziana e una giovane, la loro luminosità velata da una tristezza che durava da troppo tempo a farmi decidere, di colpo, di organizzare un 25 aprile, la festa della liberazione dal nazifascismo, perché vivesse, non fosse cancellata la memoria di un fratello e uno zio prima calunniati poi uccisi poi rigettati da una retorica faziosa e falsa. L’abbiamo chiamato: un 25 aprile solitario, in onore di Giorgio Morelli, nome di battaglia Il Solitario, in onore del comandante Azor, dei partigiani cattolici di Reggio Emilia. Un 25 aprile sui monti che li avevano visti prima ribelli, poi vittoriosi, poi assassinati, poi defraudati del loro valore, della loro storia. Una messa a suffragio, un pranzo ipercalorico all’aperto, un piccolo concerto, la recita del S. Rosario. Due-trecento persone per un 25 aprile solitario. Troppo pochi? I partigiani erano meno. Sono le persone, solo le persone, a essere importanti, sempre. In una comunione tra i morti, i viventi, i non ancora nati. I numeri non sono che l’infinita variazione dell’uno. E’ successo di nuovo oggi, 8 marzo 2008, ne sono felice. Ci voleva Giuliano Ferrara. Non che manchino persone meravigliose, a me sconosciute, che dedicano il proprio tempo, la propria vita, i propri scritti, all’onore nascosto e mistificato dell’aborto. E’ che le idee, la speranza e i fatti che ne conseguono viaggiano con le persone che ne sono sostegno e incarnazione. E poi serve un contesto che permetta di fiorire e crescere. Serve la terra, l’acqua, il sole. Serve la giusta dose di concime e al fondo ci vuole buon umore. Quel buon umore che unito alla conoscenza e all’intelligenza permette di far fronte tanto alle tragedie dell’umanità che alle interviste televisive. Quel buon umore che, unito all’amore per l’uomo, è il solo che può incrinare e combattere il sublime convincimento che non c’è problema, oppure c’è ma non bisogna parlarne, oppure bisogna parlarne ma non in campagna elettorale e comunque deve essere chiaro che è tutta una mossa del cardinal Ruini, delle forze oscure e clericali, il ritorno ai tempi bui, lo spettro della Reazione. E’ il buon umore, e un po’ di strafottenza, che può intaccare la pressante invocazione all’Italia perché diventi al fine un paese normale. Normale? Normale a chi? Detto da chi fa culto di ogni trasgressione. Sarebbe normale essere accusati d’oscurantismo antiscientifico perché si fa presente che la tecnica odierna permette di fotografare i bimbi nel ventre materno? Ed è evidente all’occhio e al cuore che trattasi di bimbi, personcine. Sono bimbi, sono figli, nipoti. Sono innocenti, deboli, indifesi. Sarebbe normale accusare di visione reazionaria chi si ribella a un determinismo genetico che fa dei non ancora nati oggetto di ogni sperimentazione, di ogni abuso, ne fa oggetti di selezione e commercializzazione? Si tratta del mistero della vita, la vita in atto, in un ciclo umano che va dal concepimento alla morte naturale. Per ciò che mi riguarda la morte non è che un passaggio ad altro: il giudizio, l’inferno o il paradiso, ma questa è fede e la fede è un dono non un’imposizione e tantomeno un motivo d’orgoglio che sottintenda una superiorità morale. Anche la vita è un dono, ma è carne, è palpabile, dimostrata. Si può fotografare, raccontare con dovizia di particolari, si può cantare nelle canzoni e farci dei bei film. Ci sono mille obiezioni possibili alla presentazione di questa lista ma sono di natura politica, corrente e ordinaria, non valgono. E’ la politica a essere in funzione della vita, non viceversa. Se non c’è rispetto per la vita la politica è solo accaparramento e distribuzione del potere. Legittimo ma un po’ poco, troppo poco.

Per quanto riguarda la conta dei numeri il rischio è alto ma io faccio riferimento alla risposta del patriarca ortodosso: “Mi dicono coloro che si interessano di numeri…”, un incipit che rende onore a tale interesse ma non ne fa ragione per la propria esistenza. Che qualcuno, anche pochi, pongano oggi a base della politica nella sua totalità, la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale è indispensabile. E’ giusto, è bello e mette di buon umore. Comunque è una semina e non sempre chi semina raccoglie ma se nessuno semina chi raccoglierà? Benvenuta sorella lista.

LA VITA E’ UNA GRAN COSA - TE DEUM

di Ferretti Giovanni Lindo


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7 marzo 2008

NON SONO OCCHI FODERATI DI PROSCIUTTO - SONO OCCHI INIETTATI DI SANGUE

Alla fine del film Juno suggerisce: “Bisognerebbe innamorarsi prima di riprodursi”, ed è una frase fantastica. Bisognerebbe anche pensare prima di scrivere, cara Aspesi. Il suo tentativo di salvare dalla crociata contro l’aborto il film hollywoodiano che sta per invadere i nostri schermi dopo un clamoroso successo internazionale è destinato a un grottesco fallimento, e mi dispiace perché solo uno strano panico può indurre a un’impresa ideologica e giornalistica tanto disperata. La gente che ha letto il suo articolo infatti vedrà il film, ai primi di aprile. Vedrà una ragazzina con la sua lingua di strada e i suoi deliziosi capricci pieni di buonumore e di amore. La vedrà che resta incinta. Che decide di abortire. Che va verso l’ingresso di una clinica femminista per aborti. Vedrà che incontra una ragazzina bruttacchiona e sensibile, come bruttacchioni e sensibili siamo tutti noi pro life e pro family day, tutti noi che godiamo del suo accanito disprezzo antropologico, la quale le comunicherà bruscamente che il suo fagiolino ha già le unghie. Vedrà che nella clinica a Juno viene offerto un preservativo al lampone e un numeretto per mettersi in fila davanti alla stanza in cui avverrà il raschiamento, a proposito del nesso tra contraccezione e aborto. La vedrà fuggire dalla clinica denunciando un “odore da anticamera del dentista”. La vedrà decidere di non abortire, idest partorire il gamberetto ed essere libera dalle convenzioni che indicano la strada opposta. La vedrà cercare su un giornale coppie che intendono adottare bambini, spiritualmente aiutata da suo padre e dalla sua matrigna, mentre il suo maschietto inebetito da sport e vita se ne lava un po’ le manine. Il pubblico riderà e piangerà durante la sua gravidanza, i suoi giochi, la sua gestazione moderna del pisellino. Moderna nel senso di non veterofemminista, moderna nel senso che tutto è possibile, anche il rifiuto della maternità quando si sia incinte in un’età precoce, ma non è giusto sopprimere una vita umana. Almeno, non in un mondo che si dice civile e che giudica incivile il medioevo. Meglio la modernità sublime della ruota del convento medievale, meglio darlo in adozione dopo averlo fatto, il pesciolino. E alla fine del film c’è una donna con bambino, la madre adottiva, che se ne sta lì nel suo presepe contemporaneo; e Juno e il suo maschietto che suonano la chitarra e, quando sarà il momento, ne faranno un altro, di pesciolino. Contenti del fatto che il suo fratellino maggiore non è stato raschiato via e gettato in una discarica. Il tutto sembrerà al pubblico più ragionevole, più naturale, più salutare, più bello: per le donne e per i bambini. Un film è un film, non è un messaggio culturale. Ma se c’è, il messaggio, meglio saperlo leggere. E se è lieve, indiretto ma chiaro, non saperlo leggere, cara Aspesi, vuol dire avere gli occhi foderati di prosciutto. Vi era già successo, a voi di Repubblica, con il film rumeno premiato a Cannes. Era un film che denunciava gli orrori dell’aborto clandestino sotto Ceausescu, ma denunciava anche l’aborto, facendo vedere un bambino nella pancia della madre, quel bambino poi abortito, per lunghi eterni istanti. Ne eravate scossi, e avete fatto finta di niente. Anche per un miliardo di aborti in trent’anni avete fatto finta di niente. E ora provate sacro orrore per noi che vi diciamo: tutto si può fare, nel tempo in cui si è liberi di scegliere, tranne uccidere i bambini nel seno delle loro madri. Un punto del nostro programma dice: date in adozione i bambini, siate libere di non abortire. Juno c’est nous.

Giuliano Ferrara


LA   VERSIONE   DI   ANDREA

Una domanda.
Una domanda sola a Natalia Aspesi, che intima da par suo sulle colonne di Repubblica di tener giù le mani da “Juno”, il piccolo film fenomeno che non è un manifesto anti aborto. Anzi.

E dove, come spiega lei benissimo, una quasi bambina irriflessiva e istintiva, generosa e infantile, rimasta incinta, decide, lei, cosa fare del proprio corpo. Lei, e solo lei.

E dove non si parla mai di difesa della vita, non ci sono vescovi o predicatori o profittatori politici che evochino l’assassinio, dove il feto non è un personaggio, se mai un fagiolo, e in nessun passaggio del film si avverte il peso del moralismo o del senso di colpa, e non c’è nessuno che giudichi o minacci o consigli o imponga.

 Una domanda sincera, a Natalia Aspesi, da parte di chi ancora non ha visto il film perché non sa l’inglese rimanendo colpito, però, dalla passione con cui la nostra migliore critica del costume ha osservato il racconto sulla vicenda di un’adolescente, proposto al pubblico senza nessuna concessione anti abortista e senza deprecazioni sociologiche e morali: ma il film finisce che il bambino muore?


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4 marzo 2008

LA BUONA BATTAGLIA - ESSERE LA VOCE DI CHI NON CE L'HA

Cari amici, signore e signori. Molti anni fa noi occidentali abbiamo deciso che nessuna donna può essere legalmente obbligata a partorire e che nessuna donna deve essere incarcerata per avere abortito. Fu una soluzione obbligata e decente, che non è possibile e non è giusto oggi rovesciare, e che fu presa per combattere l’aborto clandestino. Ma da quel tempo ad oggi il mondo è stato sfregiato da oltre un miliardo di aborti, e una cappa di muta disperazione è calata sull’umanità. Gli aborti continuano al ritmo di cinquanta milioni l’anno. Nessun contraccettivo ha limitato il numero degli aborti, perché l’aborto chirurgico e farmacologico è diventato il metodo anticoncezionale più diffuso. Il nostro mondo è invecchiato precocemente e la vita è stata maltrattata e disumanizzata. Da quel tempo ad oggi l’aborto si è anche trasferito dal seno materno alla provetta della fecondazione artificiale. E’ diventato sempre di più aborto selettivo, dispotismo genetico, nuova schiavitù in cui una cultura forte, dominante, fiera del suo patto faustiano con il diavolo dello scientismo, decide per conto dei più deboli e indifesi tra gli esseri umani. Decide sulla pelle delle donne e dei bambini in un naufragio universale in cui nessuno ha più il coraggio di gridare il grido della salvezza che è sempre stato orgoglio dei navigatori e dei soccorritori: prima le donne e i bambini!
Questa cultura di radicale scristianizzazione decide come si decideva sul monte Taigeto che domina Sparta: la cura del malato, l’accoglienza del diverso, sono state dichiarate anticaglie, arcaismi, ed è stato giudicato moderno e postmoderno l’annientamento all’origine della vita considerata non degna di essere vissuta. Non è degna di essere vissuta la vita di milioni di bambine in Asia, vittime di politiche pubbliche antinataliste fondate sull’esclusione sessista di chi è considerato un ingombro per la linearità dell’asse ereditario o un carico inutile nel mondo del lavoro agricolo. Non è degna di essere vissuta la vita dei bambini affetti da sindromi con le quali si può condurre una vita ordinaria o straordinaria, alla ricerca della felicità e nel riconoscimento della comune natura umana. In un ospedale di Napoli due settimane fa è stato eliminato, in condizioni infernali, un bambino di ventuno settimane che aveva la sindrome di Klinefelter, una anomalia cromosomica che tocca a un piccolo su cinquecento e che si cura con metodi ordinari e consente una vita sostanzialmente regolare. Nessun giornale, nessun telegiornale se ne è accorto. Ai rifiuti urbani che preoccupano la comunità italiana mentre montagne di spazzatura si accumulano nelle strade di quella città, un tempo capitale di una grande cultura umanistica, si è aggiunto nell’indifferenza generale un altro rifiuto umano considerato indegno perfino di sepoltura.
In Italia si è arrivati alla follia di discutere se si debbano o no accogliere e curare i neonati vitali che sono il frutto di aborti terapeutici alla ventiduesima o ventitreesima settimana di gestazione. Il nostro ministro della Salute, una cattolica disperata che ha consegnato la sua cultura e la sua sensibilità alla prigione dell’ideologia, ha considerato “una crudeltà” che questi bambini vengano presi in cura senza prima chiedere l’autorizzazione dei genitori. La logica dell’aborto facile, che la pillola abortiva Ru486 è destinata a rilanciare, riconsegnando all’antica solitudine femminile la pratica abortiva, insegue la sua preda, il bambino nascituro, fin dentro l’aria che tutti respiriamo, fin dentro il mondo in cui tutti dovremmo essere stati creati eguali ed egualmente titolari della libertà di vivere.
Una cultura mortifera di cui tutti siamo più o meno complici condanna le donne a una logica di paura e di rigetto violento e innaturale della maternità, di ignoranza e di abitudine al disamore e all’infelicità. Questa cultura spaccia per diritto di autodeterminazione e per libertà o sovranità procreativa la nichilistica tendenza a disporre della libertà altrui di nascere, si accanisce sul corpo femminile imponendo come costume sociale libertario l’atto più contrario alle elementari considerazioni di umanità e di pietà che tutti gli esseri razionali, credenti e non credenti, condividono nel fondo del proprio animo e della propria coscienza: le donne e i bambini nascituri subiscono l’inganno e la pratica dell’omicidio perfetto. Un potere ideologico storicamente maschile conduce alla totale negazione del futuro per creature umane concepite nell’amore e strappate con violenza e con dolore dal riparo naturale in cui hanno ricevuto la promessa sacra della vita e dell’amore. Tutto questo avviene ormai nella più totale indifferenza morale e filosofica, e solo la chiesa cattolica e le altre denominazioni cristiane levano la loro voce inascoltata contro l’abitudine alla morte e il suo miserabile significato di schiavitù e di demenza civile.
Nel suo discorso al corpo diplomatico dello scorso 6 gennaio Benedetto XVI ha chiesto di riaprire la discussione sul valore sacro della vita umana dopo il voto delle Nazioni Unite che chiede la sospensione, la moratoria, dell’esecuzione delle pene di morte legali in tutto il mondo. Quando era un teologo e un cardinale, il Papa aveva messo in guardia il mondo affermando che con questa selta di “curare” la vita negandola “abbiamo dichiarato eretici l’amore e il buonumore”. Infatti, come possiamo rallegrarci di un gesto umanitario come la moratoria sulla pena di morte se non siamo capaci di favorire una moratoria sulla pena d’aborto?
Il segretario delle Nazioni Unite ha recentemente dichiarato che le donne sono oggetto di violenza e di esclusione nel mondo, e che in molte nazioni “non hanno nemmeno il diritto alla vita”, e ha giudicato “un flagello” questa pratica criminale. Un grande giurista italiano, il compianto Norberto Bobbio, un socialista liberale che viene considerato un esempio perfetto di laicità, disse nel 1981 che tra tutti i diritti “il diritto di nascere deve essere difeso con intransigenza, e per lo stesso motivo per cui si è contrari alla pena di morte”. Un grande e compianto poeta italiano, il marxista e cattolico Pier Paolo Pasolini, affermò di ricordare la sua propria vitalità di bambino nascituro, di sentire fisicamente sul suo corpo il segno di una vita cominciata nel senso di sua madre, e definì omicidio ogni tipo di aborto.
Ma queste affermazioni, questi sentimenti, questi pensieri che accomunano la speranza e il voto di credenti e non credenti sono stati messi in archivio dal pensiero dominante. Queste certezze ed evidenze della mente e del cuore vengono regolarmente censurate come espressioni di oscurantismo illiberale dalla comunità della tecnoscienza, dai guru in camice bianco che teorizzano il diritto di morire, e sostengono perfino la pratica dell’eutanasia infantile secondo le regole del protocollo olandese di Groningen. Ideologi in buona fede, fanatizzati dalla presunzione di essere nel giusto e di lavorare per il progresso della storia, si arrogano il diritto di definire con pretese scientifiche i confini della libertà di esistere. Non importa che nelle sale di concerto si possa ascoltare la grande musica divinamente orchestrata da un direttore con la spina bifida: i malati di spina bifida devono morire per decisione legale. Questi guru postmoderni vogliono entrare nei Parlamenti, come accade oggi in Italia con la candidatura del professor Umberto Veronesi nelle file del Partito democratico. Occupano le prime pagine dei giornali, le riviste specializzate che vendono il miraggio di una vita indefettibilmente sana e confortevole, predicano il diritto di fabbricare bambini à la carte secondo i desideri e i gusti soggettivi, diffondono una cultura della salute che esclude ogni salvezza e ogni speranza per i deboli, per gli anomali, per gli indifesi di ogni genere. E questo nel nome della loro stessa felicità, che il nulla realizzerebbe meglio dell’esistenza. E questo in nome della libertà e autodeterminazione delle donne, quando il femminismo alle sue origini faceva della lotta contro l’aborto, di cui le donne sono vittime, la sua bandiera. Dice Paolo ai Romani che “nella speranza siamo stati salvati”. E ora nella negazione di ogni speranza, predicata da una medicina fattasi pura tecnica che ha tradito anche il giuramento di Ippocrate, siamo inevitabilmente perduti.
La battaglia contro l’aborto e l’eugenetica, contro il gesto più antifemminile che sia concepibile e contro il programma di miglioramento della razza, è la frontiera decisiva del nostro secolo. Non è una contesa etica, non è una disputa intorno ai valori morali. Quella intorno alla famiglia, all’amore, al matrimonio, al legame tra il piacere unitivo e il dono di sé, tra l’eros e l’agape, è la grande battaglia sul futuro dell’umanità, sul potere del buonumore e della pace cristiana contro la logica di guerra superomista e transumanista della civiltà occidentale nell’ora della sua fragilità e della sua rassegnazione al nulla. Niente è più importante sul fronte culturale, civile e politico. Non esiste salvezza per l’incanto della vita moderna, per l’ironia e la gioia nei rapporti personali, per le grandi possibilità che la scienza apre alla vita, se questa battaglia non viene data con il rumore e il fragore che sono necessari. Non esiste salvezza del nostro modo di vita liberale se non si restaura l’antica alleanza di vita e libertà, life and liberty, proclamata nella dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Tra la mentalità abortista e l’idea binladenista che si debba amare la morte più della vita c’è un sottile ma visibile elemento di continuità. L’aborto maschio, moralmente indifferente, condanna le donne alla stessa sottomissione e solitudine a cui sono condannate dal natalismo forzato e dall’obbligo a partorire praticato nella umma islamica. Noi abbiamo conquistato, contro l’aborto clandestino, la possibilità di scegliere, il pro choice; e vinceremo la battaglia di civiltà solo se riusciremo a scegliere per la vita, a mettere in grado ogni donna di essere libera di non abortire. Questa è la frontiera di una modernità libera dalla schiavitù femminile e dalla schiavitù infantile, e capace di riprodurre senza fanatismo e senza cinismo il futuro del nostro mondo e del nostro modo di vivere nel rispetto assoluto degli innocenti e nella messa al bando di ogni relativismo e soggettivismo nichilista.
Cari amici, io ho molto rispetto per il vostro primo ministro José Luis Rodríguez Zapatero. Non solo perché sono uno straniero. Quando ho visto il vostro sovrano rispondere a un dittatorello sudamericano con la frase ormai celebre: “Perché non stai zitto?”, ho applaudito davanti al mio televisore. Ma le idee di Zapatero sul matrimonio e sulla famiglia, la sua concezione di ciò che è l’identità di genere, e la sua filosofia di un potere democratico procedurale fondato sui numeri e sui soli numeri, tutto questo lo considero la negazione di un razionalismo laico e moderno, tutto questo lo considero una sorta di superstizione democratica capace di mettere capo a orrori come la riforma del codice civile che ha cancellato il concetto di madre e di padre dal diritto di famiglia. Per i liberali, l’eguaglianza si realizza nel riconoscimento delle diversità. Sono i giacobini e poi i totalitari del Novecento a tagliare la testa del diritto liberale per portare in terra quel paradiso dell’eguaglianza come omologazione che è stata l’inferno del XX secolo.
Per tutto questo tempo, mentre molti di noi hanno voltato la faccia dall’altra parte, milioni di volontari nel mondo hanno dato e vinto la buona battaglia, hanno espugnato uno dopo l’altro i mulini a vento della Mancha universale. Non c’è solo la grande lezione di solidarietà, di soccorso e di santità che arriva dagli operatori di pace e di vita del mondo cattolico e cristiano. In una moderna e ricca città europea come Milano, in un ospedale che è diventato il simbolo e il tempio della lotta fra l’abitudine all’aborto e la libertà di non abortire, una donna straordinaria, Paola Bonzi, ha risalito con tutte le sue forze la corrente dell’indifferenza. Paola ha fondato un Centro di aiuto alla vita e si è messa in ascolto di migliaia di donne. Paola non ha la facoltà della vista, ma vede più lontano di ciascuno di noi e conosce più di ogni altro le vere ragioni delle donne che si sentono in obbligo di eliminare i loro bambini: le difficoltà materiali, la solitudine, il condizionamento sociale, la paura di non farcela di fronte al compito educativo in una società che svaluta come un ingombro la presenza dei piccoli e li emargina dalle sue preoccupazioni sociali, una vena di utilitarismo e di illusione personale. Piano piano, con tenacia, senza moralismi ricattatori, dedicandosi con infinita pazienza a quell’essere dimenticato che è la donna in maternità, Paola è diventata la madre di migliaia di bambini e di migliaia di madri.
Paola è una persona reale, e io spero di portarla in Parlamento in una lista per la vita e contro l’aborto che si presenta alle prossime elezioni politiche in Italia. Ma se potessi, porterei in Parlamento anche Juno, la protagonista di una clamorosa e bellissima fiaba hollywoodiana che sta per uscire nelle sale di cinema d’Europa. Juno è una ragazzina modernissima, parla il linguaggio colorito e sboccato delle nostre strade, e arriva per istinto a capire che il rifiuto della maternità non deve coincidere con la rassegnazione alla morte. Juno è piena di amore e buonumore, fa ridere e piangere il pubblico come nelle migliori commedie, ma non è una sulfurea eroina di Pedro Almodóvar. La sua è un’altra logica poetica. Juno scappa da una clinica abortista, partorisce un bel bambino e lo consegna in adozione a una donna che desidera la maternità, e così riconquista la bellezza dell’esistere. Un mondo che si considera libero e moderno ha tutto da imparare dall’antica istituzione medievale della ruota dei conventi.
Cari amici, signore e signori. Tutto ciò in cui crediamo, noi liberali e laici alleati ai cristiani ferventi e consapevoli, si riassume in una splendida frase del vostro Hidalgo: “Io sono nato per vivere morendo”. Cervantes doveva avere in mente la “vita morente” predicata da Agostino di Ippona. La vita umana è limitata e desiderosa di infinito, per questo deve essere tenuta per sacra e definita dalla speranza. La ragione umana è limitata dal mistero, per questo deve essere usata in armonia con il diritto naturale e con la ricostruzione razionale, nello spazio pubblico, di principi che non sono negoziabili per nessun motivo al mondo. E queste cose l’Hidalgo le diceva al suo scudiero Sancho Panza, quando l’amore e il buonumore non erano ancora stati dichiarati eretici, per deridere affettuosamente il suo realismo mangione, il suo meraviglioso cinismo popolare: “Tu, Sancho, sei nato per vivere mangiando”. Guardate il mio corpo e capirete che ho tutta l’autorità necessaria per dirvi quel che ho detto. Grazie

Giuliano Ferrara


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permalink | inviato da houseofMaedhros il 4/3/2008 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 febbraio 2008

CONFUSIONE LIBERA(LE)

E' quella estesa da Ostellino in questo pezzo.

Secondo lui, la bontà delle legislazioni abortiste adottate nelle democrazie occidentali si ravviserebbe nella doverosa composizione di due differenti diritti, quello del nascituro alla sua vita e quello della donna alla sua libertà.

Tanto per cominciare, parrebbe un po' una composizione del cazzo quella in cui, in caso di contrasto, soccombe sempre e comunque e definitivamente il diritto di una sola parte, quella più debole per giunta, quella assolutamente inerme.

Ma la vera aberrazione di una simile concezione sta nel configurare come diritto di libertà l'eventuale volontà della donna di sopprimere suo figlio, e addirittura parificarlo (in realtà rendendolo superiore, in quanto, come detto, prevale sempre e comunque) al diritto assoluto per eccellenza, quello da cui discende ogni altro, il diritto alla propria vita di colui che incarnato attende di nascere.

Quale sarebbe questo diritto di libertà della donna? Quello di non voler essere madre? Ebbene, nessuno glielo impone. Può abbandonare il figlio, subito dopo la nascita, in condizione di assoluto anonimato.
E ciò a prescindere dalla facile constatazione di una discriminazione orrenda nei confronti del padre. Quel diritto di libertà così assolutizzato nel caso della donna, al punto da darle licenza di uccidere la propria prole, viene ad estinguersi immediatamente non appena si avvicina all'altra metà del cielo, l'uomo. Il quale non può far valere nè il suo diritto di libertà di voler essere padre, impedendo alla donna di uccidere suo figlio, né quello di non voler essere padre, costringendo la donna ad abortire. Mica male, per una "povera donna"!

Quale è questa libertà della donna assurta religiosamente alla dignità sacrale, per opera della Parrocchia Atea e Progressista? Quella di non voler sopportare la gravidanza (assistita e spesata) e partorire? Non doveva far altro che usare un minimo di attenzione. Un minimo! Ci sono cento modi per non restare incinta facendo sesso, e ci sono solo pochi giorni nell'arco di un mese in cui è possibile restarlo. Insomma, la povera donna se ne è fregata altamente, tanto sa di poter contare sui liberali alla Ostellino, pronti a premiare il suo lassismo rendendola un assassina legibus soluta.

Non c'è nessun diritto di libertà, egregi. Ci sono solo desideri, passioni, facoltà, di un individuo femmina, il suo libero arbitrio ed il suo risponderne.
Del resto, qualsiasi diritto di libertà soccomberebbe senza scampo nel confronto con il diritto assoluto primigenio, quello che fonda e sostanzia qualsiasi altro, quello senza il quale nessun altro sarebbe concepibile: il diritto alla vita!
Esiste una libertà più assoluta ed incondizionabile di quella di vivere? Essa è la libertà regina, di fronte alla quale qualsiasi altra si inchina, sempre. E trova l'unico limite in sé stessa, di fronte all'uguale libertà degli altri. Pertanto, una composizione (in realtà è lo stabilirsi di una prevalenza) doverosa tra diritti di libertà equivalenti può ravvisarsi solo ove il diritto alla vita del nascituro confligga con il diritto alla vita di sua madre. In tal caso è chiaro che deve soccombere il primo, rectius è chiaro che la decisione al riguardo spetta alla madre, e qualunque decisione sarà legittima. Ma esso prevale in ogni altro caso.

Quindi, vediamo di piantarla una buona volta!

Non ci sono "povere donne" e diritti di libertà, ci sono assassini ed assassinati, vittime e carnefici.
Non ci sono 5 milioni di bambini "non nati" in Italia da quando questa follìa s'è impadronita del Paese, ci sono 5 milioni di bambini uccisi prima che nascessero da 5 milioni di "povere donne", uno sterminio attuato con la fattiva complicità del governo italiano, il quale provvede poi a recapitare la fattura a casa di ogni singolo cittadino.

Non è questione di lana caprina!

P.S. - Naturalmente il riferimento alla laicità ed il richiamo ad excludendum di Sant'Agostino ci entrano come i cavoli a merenda. Ma bisogna essere laici per capirlo!

P.S. - TUTTO SI TIENE !

ROMA (MF-DJ)--Umberto Veronesi sara' candidato capolista al Senato in Lombardia per il partito democratico.

Lo ha riferito il segretario del Pd, Walter Veltroni, entrando nella sede del partito per l'incontro con i rappresentanti del Partito radicale. Pochi minuti prima di Veltroni era gia' arrivato il ministro per il commercio estero ed esponente dei radicali, Emma Bonino.


5 febbraio 2008

OI DIALOGOI (TENDENZA SCAZZO)

Eugenio si è insolentito per questo post, sentendo probabilmente puzza di "cattolico", e scattandogli così il riflesso.

Ne è venuta fuori un'animata discussione, che vi propongo. Il linguaggio è talvolta un po' crudo, ma si sa: la Vita non è un pranzo di gala.
Ci guadagna la chiarezza.

Eugenio

Magari, se leggessi dei giornali invece che carta da cesso, non ti faresti infinocchiare da notizie falsate per becera propaganda:

http://www.dailymail.co.uk/pages/live/articles/news/news.html?in_article_id=511209&in_page_id=1770

Capisco che neanche questo stia bene a voi seguaci di Ratzinger, Robertson e Al-Qaradawi, e le coppie omosessuali le vedreste comunque meglio in un campo di concentramento - quindi magari neanche la notizia *vera* ti starà bene, ma i fatti sono che nessuno ha vietato niente, e la circolare del ministero si limita a chiedere agli insegnanti di non dare per scontato che i bambini abbiano genitori eterosessuali e di usare "genitori" invece che "papà e mamma" laddove appropriato, il che non mi sembra il preludio all'Apocalisse.

(oh, ed ho citato d'intenzione il Daily Heil, che almeno non lo si può accusare di far parte della lobby dei demogiudeoscientistmassonfrociatei)

Maedhros

Dunque, non hanno vietato di usare "mamma e papà", ma hanno chiesto agli insegnanti di usare esclusivamente il termine "genitori".
E...dove sarebbe la differenza?

Vedi, per noi che non seguiamo nessuno (Ratzinger ci limitiamo ad ammirarlo come filosofo, e rispettarlo come capo di una Chiesa che sta in giro da 2000 anni e rappresentante spirituale di un miliardo e passa di persone) gli omosessuali sono persone che hanno orientamenti sessuali diversi dai nostri, e la cosa è pienamente legittima in quanto rientra nel dominio inviolabile di ciascuno.
Civilmente sono quindi persone come altre, con gli stessi diritti ed uguali doveri. Tra questi doveri rientra quello di non scassare il cazzo al resto del mondo, e loro non ne sono esentati. Sono pertanto pregati di non cercare di imporre le loro particolarità agli altri, nel linguaggio, nei comportamenti, nel modo di pensare, et cetera. Se a qualcuno fa senso un rapporto sessuale con una persona dello stesso sesso, beh, non gli puoi vietare di dirlo, per esempio. Come loro sono liberi di esprimere il loro disgusto verso un amplesso intergenere.

Voi seguaci degli alter ego di Robertson ed Al-Comecazzosichiama (scusa, ma non frequento certa gente, ed ho difficoltà con i loro nomi) pretendereste che il 97% della popolazione mondiale si conformasse ad una visione del mondo e dei rapporti sessuali che è propria degli omosessuali, e rinunciasse alle proprie. Altrimenti si offendono, poverini.

Per me un rapporto omosessuale rimane qualcosa di anormale, ed è anormale una famiglia dove entrambi i genitori siano dello stesso sesso. E non è che posso essere costretto a ritenerlo normale soltanto perché la cosa è molto chic agli occhi di voi radical-supercazzeggianti.

Naturalmente non è che loro debbano cambiare i loro orientamenti sessuali perché io li ritengo anormali. Ritengo anormali un sacco di cose che vanno per la maggiore tra un sacco di gente.

Ritengo però un'aggressione il cercare di vietarmi di avere le mie convinzioni, ed esprimerle. E quando mi sento aggredito, io tendo a reagire molto male.

Non c'è bisogno di queste cazzate per evitare bullismi e prevaricazioni varie. Basta far rispettare le leggi, che ci sono e valgono per tutti. Non esistono disposizioni che stabiliscano la non punibilità di un'aggressione se la vittima è omosessuale.

Apprendo dall'articolo del Daily che Leonardo da Vinci era un omosessuale. Francamente è la prima volta che sento una cosa del genere. Ma come che sia, la cosa dimostra l'inesistenza di un modello omosessuale. Una grande persona sarà ricordata come tale a prescindere da quello che combina in camera da letto. Al contrario di certe checche che pretendono di essere qualcosa di speciale per il semplice fatto che si accoppiano in maniera diversa.

E manu militari vorrebbero che il resto del mondo si adeguasse.

Io in un campo di concentramento ci vedrei bene solo gli idioti.
Ma come ben sapeva De Gaulle, il compito sarebbe troppo arduo!

Eugenio

"Ritengo però un'aggressione il cercare di vietarmi di avere le mie convinzioni, ed esprimerle. E quando mi sento aggredito, io tendo a reagire molto male."

Mi sembra giusto. Estendi questo privilegio anche agli altri, o vale solo per chi condivide le tue personali posizioni?

E se sì, quale sarebbe il tuo problema con quelli che volevano far sapere al vecchio ex-nazista cosa pensavano di lui all'ingresso della Sapienza? Come mai l'espressione delle *loro* convinzioni diventa magicamente "censura"?

Sulla stessa linea, sono certo che sei entusiasta dell'espulsione dell'imam di Carmagnola e della chiusura del suo blog, senza che lui si fosse mai reso colpevole di alcun reato: me la spieghi, questa cosa?

Oh, e fra parentesi, quando in Italia era appena diventato legale il divorzio, grazie alla liberale impronta data dalla superiore civiltà cattolica alla nostra società, c'era un certo stigma sociale, a scuola, associato all'essere figli di divorziati, ed *era* spesso un'umiliazione, per i bambini (l'ho visto su miei compagni di classe) la classica frase del maestro "e recitate la poesia davanti a papà e mamma - oh, scusa, davanti a mamma, per te". Una circolare che ricordasse ad un maestro/professore imbecille che, nonostante le prediche del suo imam, i divorziati esistevano avrebbe risparmiato a quei bambini umiliazioni e isolamento che erano, e ripeto, l'ho visto con i miei occhi, estremamente reali, soprattutto in realtà come la provincia dell'Italia meridionale, inspiegabilmente retrograde nonostante la capillare penetrazione di una forza liberale come il cattolicesimo.

Fermo restando, poi, che il Giornale ha fatto quel che lo pagano per fare, propaganda basata su notizie alterate. Non sta scritto da nessuna parte che dire papà e mamma è illegale/vietato. Si ricorda agli insegnanti che in classe ci possono essere bambini che papà e mamma non ce li hanno, per una di diverse possibili ragioni, e si consiglia di fare un minimo di attenzione.

Maedhros

Fammi il favore di non ripetermi ancora che non hanno vietato alcunché, ma solo chiesto alle insegnanti di non utilizzare le parole "mamma e papà". Ho capito!
Anch'io vent'anni fa diedi di mia volontà la mia motocicletta ad un tizio.

Volontà formatasi a seguito di uno sguardo alla calibro 9 che aveva in mano.

Fermo restando che non sbircio il Giornale da un paio di mesi circa, e che il link l’ho preso dal Corriere. Hai presente? Il foglio dei socialisti d’alto bordo.

Vecchio nazista?
Ti riferisci a Gunther Grass? No, non può essere. Alla Scemenza lui sarebbe stato accolto con tutti gli onori; in fondo la sua piroetta lo ha portato dai nazisti neri a quelli rossi, è rimasto in famiglia insomma.

Quindi devi riferirti al Capo dei Cattolici, quel miliardo e passa di persone a cui nei vostri sogni bagnati dovrebbe essere impedito perfino di aprire bocca. Quello che, diciassettenne, fece esattamente quello che avresti fatto tu se fossi stato un suo contemporaneo e compaesano.

Il mio problema al riguardo l'ho già spiegato. Si tratta del post dedicato a Giovanni Floris, signore confuse, e rimbambiti.

Nel caso la lunga permanenza londinese ti stesse causando problemi con l'italiano, mi ripeto.
Nessuno nega il diritto dei 67 cretini ad esprimere tutta la loro pochezza intellettuale, e contestare con la consueta povertà d'argomenti le posizioni di Ratzinger. Rectius, contestare che Ratzinger possa esprimere argomenti. Nessuna critica di merito è formulata nella loro letterina.
La critica agli argomenti del Vaticano è lo sport nazionale per un sacco di gente, il più delle volte non perché si contesti il merito degli argomenti ma semplicemente perché vengono dal Vaticano.
La critica però va fatta con i dovuti modi; scrivendo, ragionando, pubblicando, confutando, et cetera.
Non è critica mobilitare gli zombies di risulta, quelli del pensiero estinto, e scagliarli contro l'avversario, con tutto l'armamentario dei nipotini di Stalin: occupazioni, pretese di controinaugurazioni, minacce di assalto alla "zona rossa", magari rivendicazioni di libertà di lancio di uova e pomodori.
Non funziona così, mi dispiace. Se vuoi contestare qualcuno, gli devi permettere di parlare, ovunque! Soprattutto in una Università che viene tenuta aperta dai soldi dei contribuenti, e dove quindi con buona ragione i Cattolici potrebbero essere considerati azionisti di maggioranza.

Non minacciare sfracelli se si permette di farlo.

Capisco che la cosa risulti ostica ai discendenti delle scimmie, ma tant'è....si devono adeguare nondimeno.
O tornarsene nella foresta!

Non conosco l'imam di Carmagnola, né i fatti o i motivi che hanno portato alla sua espulsione, e quindi non posso risponderti con cognizione di causa.
Comunque, per me il mondo non si divide tra cose che sono previste come reato e cose che non lo sono, ma tra cose giuste e sbagliate.
Del resto, è davvero incredibile che con le 150.000 leggi e regolamenti frutto della demenza socialista che da un secolo opprime il Paese non si trovi un reato da appioppare a qualcuno, se lo si vuole.

Conosco un altro imam, però, mi pare di Torino, che incitava allo sterminio degli infedeli, alla sottomissione della donna, e tante altre piacevolezze del genere. E sto ancora aspettando che il ministro ad minchiam la smetta di trastullarsi con elucubrazioni siculo-pakistane e lo rimandi a calci in culo da dove è venuto.

La pretesa di reciprocità è politica consolidata e costitutiva della Casa, e non ammette deroghe. Riconosce il diritto ad esprimersi solo a chi lo riconosce agli altri.
In caso contrario, si va ai materassi!

Apprezzerai la semplicità della cosa, spero.

Mio padre morì che ero un bambino, e pertanto ero uno di quelli che non potevano leggere poesiole e composizioni a "mamma e papà", uno di quelli che durante le Feste guardava la Vita un po' di lato, in disparte, uno di quelli che il 19 marzo si beccava sguardi laterali di compiaciuta commiserazione e tentava di darsi un contegno dirigendo lo sguardo verso le finestre in cerca d'altro a cui pensare.

Non mi sono mai sentito offeso, né umiliato. Solo triste!
A volte un po' incazzato, non sopportando di non riuscire a capire perché certe notti le passassi sciogliendomi letteralmente in lacrime, senza sapere perché e senza poter smettere.

Ma non m'è mai passato per la testa che gli altri dovessero cambiare il loro modo di essere e di pensare e di vivere e di parlare perché m'era capitata in sorte quella poco invidiabile posizione di mezzo orfano.

Voi vi dovete ficcare in testa che non si può imporre la sensibilità o l'intelligenza o la felicità per legge, perché sono cose declinate in una infinità di modi, tutti legittimi.
Se quella compagna di classe declinava la sua ostentando il suo avere un padre quando questi l'andava a prendere a scuola, al contrario di me, ebbene, ne aveva ogni diritto!
I cocci erano tutti miei, perché non era certo colpa sua la situazione in cui stavo, e lei non poteva certo essere obbligata a rapportarsi a suo padre in maniera differente, magari stabilita dal ministro dell'istruzione, solo perché io non potevo farlo.
Né si poteva pretendere che venisse eliminata la parola "papà" o la figura del padre dalle lezioni di un insegnante solo perché io non ce l'avevo più.

Solo un malato di mente avrebbe potuto pensarlo.
Appunto!

Allo stesso modo, il figlio di divorziati o di omosessuali non può pretendere che il resto del mondo rinunci alla dimensione paterna o materna per il fatto che lui è costretto a vivere dalla scelta dei suoi genitori in un contesto che è privo di una delle due.

D’altra parte non è che il figlio di un omosessuale sia privo della figura paterna o materna, la sua concezione. Egli ha un padre ed una madre, come il figlio del divorziato o di chiunque altro. Una di quelle figure è stata sacrificata dalla scelta dei suoi genitori, ma esiste, sia pur sbiadita, resa marginale. Come è accaduto a me, o ai figli di quelle intere generazioni europee scomparse nelle grandi mattanze del secolo scorso, ciò che manca è la presenza paterna (o materna), non la figura, che rimane, come la consapevolezza, il ricordo, l’aspirazione, l’esempio.

Ne può essere privo solo se sia stato dato in adozione ancora in fasce ad una coppia di identico sesso, ed è la ragione per cui tale aberrante pratica andrebbe vietata, a meno che l’adottato non sia in grado di esprimersi a favore della cosa, e lo faccia.

Gli omosessuali hanno ogni diritto a vivere la loro sfera sessuale ed affettiva come meglio gli aggrada (possibilmente senza scimmiottare il matrimonio, che è altra cosa), e gli stessi diritti di chiunque altro sui loro figli naturali. Il limite qui è quello che vale per tutti.

Ma non possono avere alcuna pretesa di ricevere il bambolotto per trastullarsi. Esiste il diritto (che è principalmente un dovere) ad essere padre (e madre) dei propri figli, non esiste un diritto ad essere padre (o madre) non facendo figli.

E’ dalla notte dei tempi che i figli degli umani vengono cresciuti da un padre ed una madre, anche quando uno dei due venga a mancare o debba essere sostituito.

E per la miseria, ci deve essere allora una dannatissima buona ragione!


28 gennaio 2008

LA COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI

La lettera di Benedetto Della Vedova
Al Direttore - Nella lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite che “traduce” la sua proposta di moratoria c’è, come aveva annunciato, l’emendamento all’art. 3 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, per riconoscere il diritto alla vita “dal concepimento fino alla morte naturale”. Manca, invece, l’emendamento che dovrebbe, per stare alle sue prime intenzioni, impedire che la moratoria sull’aborto divenga una radicale messa in mora della regolamentazione legale delle interruzioni volontarie di gravidanza facendo i conti con quel “rifiuto della maternità che incombe sul soggetto femminile come un problema millenario” (il Foglio, 5 gennaio). Di questo secondo e complementare emendamento, che lei aveva così formulato: “il diritto alla vita del concepito deve essere sempre bilanciato con il diritto alla salute fisica e psichica della madre”, nella sua proposta di lettera a Ban Ki-Moon non c’è traccia. A ragione veduta: se l’aborto è davvero un omicidio che può essere giuridicamente tollerato, in via di eccezione, solo alla stregua di quello per “legittima difesa”, tutte le legislazioni “abortiste” dell’occidente liberale (per non parlare delle altre) ne travisano o contraddicono l’eccezionalità e quindi non possono trovare spazio nello schema politico-morale della moratoria. Peraltro, lo stesso riferimento alla salute fisica e psichica della donna rimanda (al di là della sua testualità) ad un refrain che un orecchio allenato percepisce immediatamente come “abortista”.
Insomma, se si accettano le premesse del suo discorso (come le ho già scritto in una lunga lettera che ha avuto la gentilezza di pubblicare), non è solo la società, ma anche la legge ad essere “abortista”: entrambe espongono il concepito in gestazione all’omicidio sentenziato dalla madre.
In questa forma, la moratoria sull’aborto diventa una cosa forse meno ondivisibile - per me, come immagina, ancora meno condivisibile-, ma molto più chiara e coerente. Come la moratoria sulla pena di morte è la richiesta di sospendere le esecuzioni legalmente disposte, così la moratoria sull’aborto è la richiesta di sospendere “l’esecuzione dei concepiti” attraverso la sospensione delle norme che questa esecuzione consentono. Sull’aborto, in sede normativa, non si può essere insieme al 100% pro life e al 100% pro choice.
Questa “aritmetica” morale non le piacerà, ma alla fine anche lei ci sta facendo i conti.

La risposta di Giuliano Ferrara
Se l’aritmetica morale fosse una scienza, staremmo freschi. La sua aritmetica scientifica comunque è questa: siccome l’aborto è un omicidio, ma non lo si può di certo imputare a chi abortisce, bisogna dire che non è un omicidio. Nemmeno un sofista di strada sarebbe stato capace di un teorema morale così stupidamente atroce. Se mi consente, nella lettera all’Onu c’è la variante principiale, cioè la tutela della maternità e della vita dall’obbligo di stato di abortire e dall’indifferenza di stato di fronte all’aborto. Su questo non la vedo sensibile, lei non mi propone altre varianti. Da furbetto radicale lei usa il mio emendamento bis per invalidare l’altro, che è la clausola anti aborto clandestino e contrario alla persecuzione penale, che confermo e userò al momento opportuno. Aspetto sempre che lei mi dica qualcosa di serio, diretto e non indulgente intorno al miliardo di aborti in trent’anni e ai cinquanta milioni di aborti annui. Aspetto che, invece di cavillare da avvocaticchio, lei legga Marquard.


Questo animato scambio tra Della Vedova e Giuliano Ferrara ha causato questo post di Phastidio, che definire ingeneroso è indice di generosità elevata.

L'amoralità denunciata dall'autore non si rinviene nelle posizioni di Ferrara, ma nelle sue ed in quelle di chi, Della Vedova, riesce ad inquadrare esattamente i termini della questione, l'aborto come omicidio e pertanto non punibile legalmente solo in presenza delle discriminanti universali di legittima difesa o stato di necessità, e ciò nonostante continua a difendere tale odiosa pratica.

A Ferrara si può rimproverare una certa ambiguità, nel non voler trarre le conseguenze dal denunciare l'aborto per quello che è; se è assassinio, soppressione premeditata di un innocente, con l'aggravante di essere compiuto dalla madre di quell'innocente, l'autore è un assassino. Punto!

Della Vedova è lucido nell'esporla, e la reazione stizzita (molto meno di quella di Phastidio) di Ferrara è probabilmente dovuta al fatto che lui stesso è consapevole di quell'ambiguità, ma ci è costretto da impellenti necessità politiche, le stesse che frenano il Vaticano sulla questione.

Ma l'amoralità è quella di Della Vedova, che soccombe al vizietto radicale (a sua volta lucidamente denunciato da Ferrara) di schierarsi con Caino, ogni volta e senza dubbi. Identificati correttamente i termini della questione, la vittima e l'assassino, Della Vedova immediatamente si schiera a difesa di quest'ultimo. Non può più condividere la moratoria, se questa significa inchiodare il carnefice alle sue responsabilità.

E la giustificazione che lui ed i suoi epigoni forniscono, in ultima analisi, è derivata dalla abusata e stantìa figura retorica della "povera donna", dall'inserimento della necessità di fare i conti "con il rifiuto della maternità che incombe sulla donna come un problema millenario".
Questa è spazzatura intellettuale!

La "povera donna" non è altro che un derivato evolutivo della "colpa della società", ossia del pervicace rifiuto socialista della responsabilità individuale, necessario corollario della libertà individuale. La "povera donna" rimane incinta per fatto proprio, per suo lassismo, nessuno gli impone quell'essere nel grembo (al di là delle fattispecie residuali di stupro), e delle sue azioni ella è responsabile come chiunque altro.
E non è una questione di rifiuto di maternità. Madri non si diventa perché si partorisce, lo si diventa perché si alleva e cresce un figlio, ci si sottopone ad una serie interminabile di sacrifici e privazioni che chi non lo è non può neppure immaginare, per metterlo in grado di affrontare da solo il mondo.
Al confronto, il parto è una passeggiata in campagna.
Se non vuole essere madre, la povera donna può abbandonare il figlio alla nascita, è suo diritto sancito ed incontestabile. Ma non può ucciderlo! Non è cosa sua! Non le appartiene!

A questo punto, i netturbini dell'intelletto introducono lo spauracchio per eccellenza: la "mammana"! Ci dicono che se non permettiamo alla povera donna di sopprimere legalmente suo figlio, con tutte le comodità e spesata anche da me, ella lo farà clandestinamente, si recherà dalla mammana, che opererà con ferri da calza e senza igiene e senza vera perizia, con il rischio di rimetterci la pelle a sua volta.

Signori miei, il parlar franco è fatto per gli amici: e chi se ne fotte!
Un mandante d'omicidio pluriaggravato che tira le cuoia, pagando il fìo della sua scelleratezza, non è cosa che mi farà perdere il sonno.
E vi prego non tirate fuori la storiella della legalizzazione che avrebbe fatto diminuire il numero di questi omicidi. Chiunque pensi che clandestinamente venissero uccisi più delle decine di milioni di innocenti che vengono soppressi ogni anno con tutti i crismi legali da quando è stato dato il via alla mattanza, e senza che il padre possa dire una sola parola al riguardo (sempre a proposito di moralità), è un malato di mente.
Del resto, se anche fosse? Cosa dovrebbe significare? Ogni omicidio avviene clandestinamente, anche quello dei nati, ed in numero non minore. Perché non legalizziamo e regoliamo anche l'omicidio di chi è nato? Magari "diminuiscono" pure quelli....
Certo, c'è il piccolo ostacolo che il nato possa contestare educatamente la cosa, e presentarsi all'appuntamento con un M16 ed imbottire di piombo la "povera donna" o il "povero uomo" di turno.
Ma insomma, staremo mica a formalizzarci, no?

Un discorso serio su come limitare la pratica omicida denominata aborto non può fare altro che vietarla e condannarla per quella che è!
Un discorso serio al riguardo non può andare oltre la necessità per ogni legislazione decente di considerare la donna in gravidanza come soggetto sociale privilegiatissimo, rendendo quello stato un tale onore e privilegio da causare dispiacere quando cessi. E continuare a sostenerla dopo, nella famiglia, se decide di non abbandonare il bambino, quando dovrà dedicarsi alle cose veramente difficili.
L'altra faccia della medaglia di tale legislazione è una educazione sessuale effettiva, che la metta a conoscenza dei mille modi esistenti per non rimanere incinta, se non lo vuole.

Ma se ci rimane, deve far nascere il bambino. Non ha altri obblighi, ma non c'è nessuna scelta!
Deve farlo nascere, o subire le conseguenze se lo uccide. Ed il farlo mentre quello ancora non respira non cambia di una virgola i termini della questione.

La questione è chiarissima, in primo luogo, ripeto, per Della Vedova ed i suoi compagni.
I quali con lucida ed agghiacciante coerenza si formano a testuggine in difesa di Caino.

E si fotta pure Abele!

Noi ne prendiamo atto. Basta che non vengano a menarcela con la moralità.
E' un concetto di cui sono orribilmente privi!


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9 gennaio 2008

LE STRONZATE DI UNA SANGUINARIA

E' da un po' di tempo che ogni volta che mi imbatto nella produzione letterale di costei cambio strada, nel senso che le prime frasi lette sono sufficienti a farmi smettere inorridito. Ultimamente mi ero proposto di non iniziare proprio, di far finta di non vedere i suoi post, anche quando dal titolo capivo che l'argomento riguardava qualcosa di sensibile per le mie corde e che quindi sarebbe stato doveroso intervenire a confutazione.

Ma adesso non ce la faccio più. Anche perché i suoi post vengono immancabilmente scelti dalla redazione di TocqueVille, e non si capisce bene per quali meriti, visto che il suo pensiero non è altro che un'accozzaglia di luoghi comuni laicisti e radicaleggianti, tanto insensati quanto triti e ritriti da decenni.
La cosa francamente mi ha stufato, e quindi stavolta la Casa userà l'artiglieria.
Ad alzo zero!


No, io non sono conservative......
Ecco! Il peccato originale, il difetto di produzione.........

....non per questo dobbiamo levarci il cappello davanti a chi è pro-life per scelta di vita. Ricordo: sono gli stessi che aggrediscono negli USA e altrove le donne che vanno ad abortire ed ammazzano i medici abortisti.
Ricordo: i casi denunciati da costei sono nell'ordine di non molte decine di aggressioni, e i medici ammazzati potrebbero contarsi sulle dita delle mani. Mentre quelli che denunciano la strage degli innocenti assistendovi però impotenti, senza aggredire chicchessìa, sono probabilmente qualche miliardo.
Bisognerebbe prendere a calci chi azzarda una simile equivalenza!
Tra l'altro, quelle aggressioni sono un modo sbagliato per tentare di mettere fine a decine di milioni di esecuzioni di esseri inermi ed innocenti, ogni anno! Le aggressioni vere, innumerevoli, spietate, codarde, sempre mortali, sono quelle decine di milioni quotidiane.


Sono degli emeriti integralisti che vedono poco aldilà del loro naso.
Il caro vecchio metodo di zio Adolfo e di zio Giuseppe di accusare gli altri dei propri crimini e misfatti.
I radicali del resto non sono altro che socialisti con nozioni economiche più corrette!


Dove l'aborto è illegale prosperano (e qualcuno, all'idea della revisione della 194 già si frega le mani anche qui da noi...) gli aborti illegali...No, signori, nessuna mammana. Siamo seri.
Dove l'omicidio è illegale prosperano gli omicidi illegali.
Grazie al cazzo, direbbe il tale!
Nessuna mammana, signori. Molto meglio dei killer seri e professionali, in grado di fornire precise garanzie di non ammazzare pure il mandante dell'omicidio insieme alla vittima designata.


Ma permettiamo quindi alle donne di poter avere la loro diagnosi prenatale (e, perchè no, anche al concepimento con tecniche di fecondazione in vitro) in tempi non biblici.
Ma sì, permettiamo alla donna (mai una parola sugli uomini e sui padri, nevvero?) di recarsi al supermercato e scegliersi il suo Cicciobello.


.....le famose organizzazioni che dovrebbero aiutare la donna a scegliere (parlo per esperienza personale) sono solo organizzazioni cattoliche che intimidiscono e annientano chi è già annientata per proprio conto. Certo che l'aborto 'non è una crescita'. Ma non è nemmeno l'immondo desiderio di una femmina sporca. 
Il marchio di fabbrica di ogni totalitario: sé stessi e la propria esperienza come origine e fine di ogni cosa, unici elementi di comprensione e definizione del Creato e delle Creature.
Non le passa neanche lontanamente per la testa che l'esperienza mia o di qualche altro milione di persone potrebbe essere diversa, ed essersi trovate di fronte persone meravigliose e comprensive, che con mille accortezze dissuadono la donna dal commettere l'abominio dell'uccisione del proprio figlio, assicurandole che non deve fare altro che farlo nascere. Qualcuno poi se ne prenderà cura!

Che cavolo c'entra paragonare il Vaticano all'Arcigay? Certo che l'Arcigay come organizzazione può dire ai parlamentari interessati come sarebbe giusto comportarsi...E' un'organizzazione italiana, gestita da italiani. Il Vaticano no.
Il  Papa è un potere anche temporale e politico. Di uno stato straniero.
Non sapevo di essere in quanto cattolico un agente di uno Stato straniero.
Niente, non ci arrivano proprio!
Oltre Porta Pia non vanno!
Tra l'altro se anche fosse? Posso io impedire ad un tedesco o ad un greco di esprimersi sull'aborto? Cos'è? Affare interno italiano? Il socialista è sempre fondamentalmente un po' idiota!

L'embrione è qualcosa o qualcuno? Ognuno, e Carioti legittimamente lo fa, può farsi una sua idea. Ma resta il fatto che se fosse qualcuno le leggi sarebbero univoche.
Il certificato ISO di ogni totalitario!
La legge positiva come cartina di tornasole del bene e del male, unica fonte del giusto e dell'ingiusto.
Pertanto le leggi razziali hitleriane andrebbero rivalutate.
In ogni caso, le leggi positive sono univoche nella condanna dell'omicidio. Solo che quando il Potere vuole comunque giustificare l'uccisione arbitraria, deve inventarsi patetiche giustificazioni per mascherare, termini neutri per confondere, teorie criminali fornite dalle sue imbellettate prostitute per capovolgere il senso delle cose ed il significato delle parole.
Fu il caso delle leggi razziali, è il caso dell'aborto, si inventeranno in futuro qualche altra scempiaggine.
Un omicidio è un omicidio è un omicidio!
E' l'assassinio di un innocente, di un patrimonio genetico incarnato, potete chiamarlo come vi pare, la sostanza non cambierà.
Il suo stadio di sviluppo, il fatto che non respiri ancora aria o che non goda ancora della Luce, o che non sia autosufficiente (come milioni di persone nate), non significano assolutamente nulla. Egli vive nondimeno!

.....un patrimonio genetico non è una garanzia di niente: sennò non ci sarebbero milioni di aborti spontanei (ah già, ma quello è 'naturale'...). Un patrimonio genetico è una speranza forse. Ma la salute mentale e fisica di una donna è una priorità sulla speranza. E' sangue che scorre, affetti instaurati, legami forti. E' un viso che piange o sorride. E' una mano che stringe o molla. E' un patrimonio di cose fatte o da fare già 'in essere'. E voi vorreste posporla ad una speranza?
L'unico sangue che scorre è quello del figlio dell'uomo e della donna assassinato!
Ogni cosa è speranza. La salute mentale e fisica della "povera donna" compresa, che potrebbe finire sotto un autobus appena uscita dalle asettiche stanze in cui ha ammazzato suo figlio.
Invece di cullarla nelle stronzate, dite alla "povera donna" di pensarci prima a quella salute mentale e fisica, facendo usare il preservativo al partner, interrompendo il coito, o adoperando qualcun'altro dei tanti metodi contraccettivi. Nessuno le impone quel patrimonio genetico nel ventre, ed ognuno è responsabile delle sue azioni. Una volta che il suo lassismo abbia causato l'incarnarsi di quel patrimonio genetico che diventerà un uomo o una donna, lei deve metterlo al mondo, così come misero al mondo il suo patrimonio genetico, che è diventato viso che piange o sorride, mano che stringe o molla, ed altre simili amenità. Amenità tutte che erano già in essere anche quando lei era quello che la sanguinaria riduce a "patrimonio genetico".
Non ha altre responsabilità, se non l'astenersi dall'annientare quel patrimonio.
Non le appartiene!


29 dicembre 2007

CATENE SPEZZATE

C’è una sola cosa che sopporto meno degli ingegneri: le catene di Sant’Antonio!

Figuratevi quindi come possa sentirmi dopo essere stato coinvolto da un ingegnere in una catena di Sant’Antonio.
Se un cobra mi mordesse, morirebbe avvelenato!

Sopravvivo solo grazie alla sottile goduria che provo nello spezzarla.

E già, io mi distinguo da tutti gli altri che non le sopportano ma che immancabilmente “questa volta” faranno un’eccezione per questo o quel motivo e la propagheranno. Io non le sopporto ed immancabilmente le spezzo!

Quindi, nessun link al post originario, nessun banner di blog che fa pensare, e nessun incatenamento di altri 5 sventurati. Del resto, credo che tutti quelli che preferisco siano già stati coinvolti, e la cosa si tramuterebbe in un gioco al ribasso.

Voglio però indicare lo stesso i 5 blog che maggiormente apprezzo, quelli che mi porterei su un’isola deserta, diciamo così.


1 – Ne Quid Nimis.

Lo so, è quello del famigerato ingegnere. E sebbene confermi che si tratta di gente poco raccomandabile, von Mises diceva che parlano esclusivamente con sé stessi, nondimeno servono.

Anzi, sono importantissimi. Senza ingegneri non ci sarebbero ponti, e senza ponti noi saremmo condannati al nostro particulare. Certo, le tradizioni, le radici, devono formarci e guidarci, ma sarebbe un’esistenza sterile se non ci rapportassimo anche a quello che c’è al di là del fiume, fuori dalle mura. Lo scambio, il mercato dunque, ricordatelo sempre, è l’elemento sociale costitutivo, la base di ogni progresso umano, quello che ha permesso il superamento delle relazioni basate solo sul legame parentale, di sangue.

L’ingegnere è il Pontefice (Pons+Facere) laico!

Il blog merita anche per il suo nome. Ne Quid Nimis, Nulla di Troppo.

E’ la frase che descrive al meglio l’Essere, la Vita. Un minuzioso equilibrio tra materia ed energia, un portentoso dosaggio di sostanze messo in opera da una scintilla divina per vincere il tèdio del Nulla.

E poi, trovandomi su un’isola deserta, qualcuno che mi faccia i calcoli per la costruzione di una casetta mi servirà senz’altro.


2 – Zamax.

E’ il Cappellano Ufficiale della Casa di Maedhros, ed il posto quindi gli spetta di diritto.

Se lo conquisterebbe comunque anche per meriti, poiché i suoi scritti sono tra le cose che in misura maggiore mi hanno aiutato a comprendere meglio il rapporto con Dio.

Ho capito che è la ragione l’unico mezzo per quel rapporto. Non che necessariamente essa riesca nell’impresa, ma è l’unica a poterlo fare. E’ la ragione che alla fine ti costringe sulle ginocchia nella consapevolezza che non potrai mai bastare a te stesso. E’ la ragione che dopo miliardi di elucubrazioni logiche, splendido e superbo nelle tue capacità intellettive, ti ridurrà al più mite consiglio che “senza Dio i conti non tornano”, inchiodandoti alla tua Croce. E’ la ragione che spiega l’amore inesprimibile che si risolve nell’implorazione quotidiana di non farti sopravvivere ai tuoi figli. E’ la ragione che spinge ad affidarsi con minor disagio a qualcuno che teme Dio, perché rispetterà l’uomo. E’ la ragione che se anche questa fosse la sola vita ti spinge nondimeno a ringraziare infinitamente per essa.

E’ la ragione che infine ti fa accettare il limite, e tutte le risposte che non ti ha dato.

Contrariamente a quanto credeva il Pascal, un cattolico adulto d’annata, il cuore è semplicemente un posto dove la ragione dimora, occasionalmente.


3 – In Minoranza.

Voi direte “e che ci azzecca?”.

Quasi niente effettivamente! Ma io ho bisogno dell’Altro per poter affermare Me Stesso.

L’Altro è stimolo, ricerca, mettersi alla prova, magari cambiare idea o scoprire più cose in comune di quanto sospettabile.

Ma il più delle volte serve a ricordarti la bontà delle tue posizioni. E su un’isola deserta ci sono già così poche soddisfazioni; volete che mi privi pure di questa?


4 – Scribacchiature.

Scoperto da poco, ma una buona prosa è sempre una gran compagnia.

Indispensabile per sapere qualcosa di tutti i libri che non potrò più leggere.


5 – Directory Google su Anita Blond.

Giovani, è inutile che facciate quella faccia scandalizzata. Io “masculo sugno”, e sto su un’isola deserta.

Lo so che non è un blog, ma su un’isola deserta con Anita Blond l’ultima cosa che vorrei farci è discutere.

P.S. – Tesoro, ehm….tesoro, metti giù quel matterello……porc…..e cerca di ragionare……..ahia……..TU NON CE L’HAI UN BLOG………




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18 dicembre 2007

C'ERA UNA VOLTA LA POSTA

Ve la ricordate?
Soprattutto in occasione del Natale e di altre feste comandate, quanto era piacevole recarvisi per spedire o ricevere regali e piccoli pensierini da familiari o amici lontani.
Spedivi o aprivi il pacco, e quasi ne sentivi la presenza, gli sguardi.

Ricordo queste spedizioni reciproche con quella che è attualmente mia moglie e la madre dei miei figli, ed ancora mi commuovo pensando alle emozioni che provavo ogni volta che andavo a ritirare un suo pacco, anticipando quello che vi avrei trovato: le sue foto, le sue parole, qualche suo pensierino.

A quell'epoca, neanche tanto tempo fa, la Rete emetteva appena i primi vagiti, le comunicazioni costavano un occhio della testa (ancora ricordo teneramente quella bolletta di quasi sette milioni di lire che NON pagai), e le spedizioni postali erano davvero l'unico modo per sentire vicino le persone care dai quali eri separato fisicamente.

Oggi sarebbe molto più semplice, magari un po' meno romantico, ma per avere le possibilità attuali all'epoca avrei dato un occhio. Oddìo, forse un occhio no. Ma mezzo orecchio sicuramente!

Parlo con gente lontana tremila miglia in tempo reale, sia in voce sia in chat, e non mi costa niente o quasi. Ricevo posta un secondo dopo che il mittente l'ha spedita, con allegati documenti e fotografie e libri perfino.

La posta era rimasta solo per qualche pensierino tangibile da mandare in occasione di momenti particolari a persone particolari.
Ed anche quest'anno non m'ero sottratto. Ho scelto le varie cosucce, mi sono preso il tempo necessario, ho preparato il tutto e, superando l'orrore che mi suscita l'avere a che fare con un impiegato statale (anche se quelli locali rispetto a quelli italiani sono modelli da indicare ai bambini) in un ambiente per di più affollato, mi sono presentato allo sportello postale.

Fatta la spedizione, sentivo già come un anticipo del Natale immaginando l'abbraccio ideale con la persona lontana quando sarebbe arrivato (magari addirittura in tempo, fantasticavo).

Bene, stamattina il pacco mi è stato rimandato indietro, accompagnato da una nota di un ispettore postale che mi informava di aver scoperto, passandolo ai raggi X , che esso conteneva una bottiglia con un liquido, che le disposizioni vigenti vietavano il trasporto su aeroplano di cose liquide (chissà come si regolano con la pipì contenuta nelle vesciche dei passeggeri), e che pertanto mi riprendevo il pacco senza restituzione di quanto pagato per la spedizione.

Non c'era scritto, ma era chiaramente sottinteso che dovevo pure ritenermi fortunato a non trovarmi di fronte qualcuno della Sicurezza Nazionale che mi chiedeva dove mi trovassi e cosa facessi l'undici settembre di sei anni fa.

Tolgo allora la pericolosa sostanza, un ottimo liquore amaro di queste parti fatto da una miriade di erbe secondo una ricetta risalente a quasi 3 secoli fa, e mi precipito a rispedire il pacco, pagando di nuovo l'esoso obolo, conscio amaramente che ormai prima dell'Epifania non sarebbe arrivato.

Mogio me ne ritorno a casa, e mi sovviene il ricordo di un'impiegata che qualche giorno prima voleva impedirmi, nella spedizione di un altro pacco, di inserirvi qualche sigaro, in quanto anche questo sarebbe vietato. Ricordo il soave atteggiamento del viso che assunsi mentre la mandavo a fare in culo, recandomi poscia presso altro ufficio postale per spedire il pacco con i sigari inclusi, non dichiarandoli.

A questo punto, mi aspetto da un momento all'altro che mi ritorni indietro, con la solita nota del solito ispettore postale che mi informa di aver scoperto, passandolo al fiuto del suo infallibile naso, che esso contiene sigari, e che a tali odiose sostanze è interdetto il passaggio in aereo, o comunque di lasciare il Paese a seguito di qualche disposizione di quell'idiota per definizione che è il burocrate fiscale.

E sottinteso, la solita aggiunta di quanto fortunato fossi a non trovarmi davanti qualcuno della Sicurezza Fiscale a questionarmi sul mio subdolo tentativo di mettere in piedi una gigantesca rete di contrabbando di ben quattro sigari.

Dovrò allora, riprecipitarmi all'ufficio postale, ripagare l'esosissimo obolo, e rispedire il pacco, con la speranza che il Carnevale non lo trovi ancora per strada.

E sarà quella l'ultima occasione in cui io avrò a che fare con la Posta.

Anche perchè non si capisce cosa cazzo sia ancora permesso spedire, a parte l'anima de li mortacci loro!!!




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23 novembre 2007

ESTORCHE ???

Art. 629 del codice penale
Estorsione
Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a se' o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, e' punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da lire un milione a quattro milioni
Devo premettere che vedrei volentieri Fabrizio Corona alle prese con la pulizia delle stalle di Augia.

Eppure il suo rinvio a giudizio per estorsione e tentata estorsione (ieri mi pare ci sia stata la prima udienza) non sta né in cielo né in terra, giuridicamente parlando.

La cosa dovrebbe essere chiara, soprattutto per un addetto ai lavori quale un pubblico ministero, semplicemente dando una scorsa alla lettera dell'articolo (sopra riportato) del codice penale che ne descrive la fattispecie.
Difetta nel suo caso "l'ingiustizia" del profitto, e conseguentemente viene a cadere la qualificazione del suo agire come "minaccia".

Corona scatta foto, a soggetti particolari in situazioni particolari.
Non è l'unico, essendo anzi tale ambito professionale piuttosto affollato, a giudicare dalla miriade di tabloid specificamente dedicati.

Quelle foto vanno appunto a riempire quegli insulsi giornaletti, che con la loro esistenza confermano la teoria della prevalenza del cretino nell'umana specie contemporanea, in quanto se non fossero letti non esisterebbero.
Bisogna dunque concludere che è attività assolutamente lecita, sia lo scatto di quelle foto sia la loro successiva pubblicazione, poiché non si è mai dato il perseguimento di alcuno per averle scattate o pubblicate.

Non si capisce allora come l'offerta al soggetto particolare ripreso nella foto di acquistare la foto stessa per evitarne la pubblicazione possa essere considerata come un'estorsione.
Dove sarebbe la minaccia? Nella pubblicazione della foto in caso di rifiuto? Ebbene, quella pubblicazione è assolutamente lecita. Di conseguenza lecito, e quindi non ingiusto, il profitto che se ne ricava, sia pubblicandola sia consegnandola all'interessato ad evitare quella pubblicazione.

Per configurare un'estorsione bisogna che io ti minacci o ti usi violenza mediante il compimento di atti illeciti, penalmente rilevanti, se tu non fai quello che dico o non mi dai quello che chiedo.
Per esempio, sequestrandoti la moglie o facendo saltare in aria il tuo negozio o appropriandomi in precedenza di cose che ti appartengono.

In caso contrario, compiendo cioè qualcosa che non ti piace ma che non è però illecita (le due cose coincidono solo nelle onde cerebrali dei malati di mente), non sto mettendo in atto nessuna estorsione, ti sto solo offrendo un affare, che tu sei libero di accettare o meno.

E come se io possedessi un pezzo di terra vicino al tuo, sul quale ti sei costruito una casa con vista mozzafiato sulla costiera. Ora su questo mio pezzo di terra ho deciso di costruire anch'io, solo che facendolo coprirei quella vista che ti piace così tanto. Allora, io ti chiamo e per un adeguato compenso ti offro di rinunciare a costruire, oppure di farlo in un angolino, in modo che tu possa continuare a godere della magnifica veduta.
Non ti sto né minacciando né usando violenza, perché ho tutti i diritti di costruire sulla mia terra, e di farlo dove e come mi pare. Conseguentemente non sto ricercando alcun profitto ingiusto, ma un legittimo compenso per rinunciare a delle mie facoltà, per limitarmi in sostanza.

E tu sei assolutamente libero di corrispondermi tale compenso, oppure di mandarmi a cagare, dicendomi che con quella somma te la compri intera la costiera.

Bisognerebbe che prima di affidare un potere così enorme sulla vita e la libertà delle persone a qualcuno, ci si accertasse meglio della sua preparazione.



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29 ottobre 2007

ALLA VITA INTERESSA VIVERE

Nullo ha cortesemente declinato l’invito ad essere parte attiva dell’esperimento che suggerivo nel penultimo capoverso del mio precedente pezzo.

Un problema di liberatorie credo……….

;-)

Fornisce però alcune precisazioni, che vi riporto.

"no, ho specificato interesse a non provare dolore/non morire, distinguendoli, proprio per prevenire l'obiezione che fai alla fine.

sul resto, non è vero che non è dimostrabile che un organismo prova dolore - o perlomeno è dimostrabile quanto tante altre proposizioni scientifiche.

sul fatto che la mucca sia una persona, intendiamoci: io distinguo tra agente morale e soggetto morale. io e te siamo sia agenti morali che soggetti morali, mentre la mucca è solo soggetto morale. il feto eventualmente sarebbe solo soggetto morale. ma essere soggetto morale è sufficiente ad essere persona perché è sufficiente ad avere interessi.

e se un organismo ha interessi, allora quegli interessi vanno rispettati, come nel caso tuo, mio, della mucca, ed eventualmente del feto

evidentemente, la mia tesi è che il feto, prima di un certo momento, non abbia interessi perché non si può dire del feto, fino ad un certo momento, che abbia interesse a non morire / non provare dolore"

Non voglio peccare di stupida pedanteria, ma la distinzione che lui dice di aver fatto a me è sfuggita, e sfuggirebbe ancora se dovessi giudicare dalle ultime parole delle sue precisazioni. Comunque, non intendo impiccare nessuno a delle imprecisioni terminologiche.

Revocherei in dubbio però il fatto che sarebbe dimostrabile, o meglio comprensibile, quando un organismo provi dolore. Il dolore umano non si limita a quello fisico, ed assicuro Nullo che quello dell’anima è assolutamente imperscrutabile da qualsivoglia strumento tecnico.


Vorrei perciò anche sorvolare sulla questione della persona “mucca”. L’argomento è ozioso, ed anche la distinzione tra mero soggetto morale ed agente morale è affatto incomprensibile ai fini di ciò di cui si discute. Non è il fatto di poter agire che ti fa persona. Il neonato non può farlo, così come per molti versi il vecchio, o l’uomo stesso in un’infinità di accidenti che non sono per niente rari nel corso di un’esistenza.

Il discorso rientra insomma nel concetto di “viabilità” da lui precedentemente illustrato, ma che pur giustamente ridotto all’essere o meno persona del “viabile”, rimane sempre argomentazione ridondante, superflua, irrilevante.

Assolutamente fuori luogo poi l’equiparazione tra mucche (o qualunque altro animale) ed esseri umani. Sono forme di vita del tutto diverse, pur presentando non poche caratteristiche comuni, le quali però non vanno oltre un certo modo di funzionamento biologico, fino ad un certo punto peraltro. Le differenze sono però abissali, e Nullo le può cogliere tutte provando a discutere con un bue del fatto che loro non contemplano l’assassinio dei loro discendenti prima che vengano fuori dai ventri delle loro madri. E già, non sempre l’umana superiorità è reclamata a ragione.

Gli unici a potersi fregiare e godere delle prerogative insite nel concetto di persona sono gli esseri umani. E questo perché sono gli unici ad essere in grado di sviluppare una cultura. Il diritto, e persona è concetto giuridico, è un prodotto culturale, non biologico. E frutto di evoluzione culturale, cosa che nessun animale potrà mai conoscere, sono i diritti umani che conseguono incondizionatamente al fatto di essere persona.

Con questo possiamo finalmente andare al sodo.

Appurato che persona può essere solo chi discende dall’unione di un uomo ed una donna, esiste un momento prima del quale a tale frutto possa essere disconosciuto quello status, e gli inviolabili diritti che ne conseguono?

Naturalmente no, per quanto mi riguarda. Nel momento stesso in cui quel frutto s’incarna, scatta il suo status di persona, ed immediatamente egli può opporre diritti assoluti, erga omnes, e li può opporre proprio a tutti, compresa la madre. Sono fatte salve ovviamente le discriminanti universali, lo stato di necessità (quello vero, non quello che certi giudici al Palazzaccio credono che sia) e la legittima difesa.

Nullo invece ritiene (in obbedienza, magari inconscia, ai dogmi progressisti) di dover introdurre il concetto di interesse a vivere per poter assicurare compiutamente al soggetto in questione il riconoscimento della dignità di persona, e le conseguenti inviolabili prerogative. Ed afferma inoltre che prima di un certo momento quell’interesse a vivere non appartiene al figlio dell’uomo e della donna.

Sarebbe troppo semplice contestargli l’apodittica arbitrarietà di una tale affermazione. Come fa Nullo a sapere che a quell’essere non interessa vivere? Da cosa lo deduce? Come può dimostrarlo?

Questo solo basterebbe a condannare all’oblio siffatta discriminazione.

Ma si può fare di più, molto di più. Si può dimostrare l’effettiva esistenza di quell’interesse a vivere, dando semplicemente uno sguardo alla pratica di tutti i millenni.

Alla vita interessa vivere, a qualsiasi forma di vita, per default, e sin dalla notte dei tempi, quando si manifestò per la prima volta la scintilla divina che fece superare alla materia ed all’energia lo stato inerte.

Sin dal primo momento in cui si manifesta, ogni azione vitale tende allo scopo di perpetuarsi, di sopravvivere. Non importa se virus o Albert Einstein, la vita non appena varcata la soglia del non essere tende a dispiegare quella che Nietzsche tentò di sintetizzare in una magnifica espressione: la volontà di potenza.

Immediatamente essa mette in atto tutti gli accorgimenti, le modalità ed i comportamenti adatti ad assicurarle la continuità della sua esistenza. E lo fa per istinto innato, non ha bisogno della consapevolezza (nel senso umano del termine) di quello che fa per realizzare il suo scopo principale, il suo scopo costitutivo potremmo dire.

L’essere umano non si distingue certo da ciò. Sin dal principio, quello che non è altro che un grumo di cellule (e che diventerà un uomo o una donna) agisce per continuare a vivere; prende nutrimento, trasforma la materia in energia per poi trasformarla di nuovo in materia, e cresce, le sue cellule si moltiplicano, si differenziano, seguendo una conoscenza innata, una strada già tracciata; e poi si sistema sempre meglio nell’ambiente del momento, si muove, si mette infine nella posizione più adatta per venir fuori, a quel punto comincia ad usare gli occhi, i polmoni, la bocca. E poi prosegue, secondo altre modalità, sempre quelle più adatte ad assicurare alla sua esistenza un momento in più.

Fino alla fine, fino a quel limite anch’esso insito nella vita stessa, al pari dell’interesse a vivere.


25 ottobre 2007

QUARANT'ANNI, E SENTIRLI TUTTI

No, non parlo dei miei quarant'anni.
Parlo di quelli che sono trascorsi da quando si è cominciato ad uccidere coloro che attendono di vedere la luce. Nella perfida Albione ormai ne fanno fuori circa duecentomila ogni anno.
Pertanto, le mie stime di un milione circa di esseri inermi sterminati annualmente nel solo Occidente sono senz'altro da rivedere: sono molti, molti di più!

Ma tali omicidi sono diminuiti da quando li hanno resi legali, dicono i sacerdoti della Chiesa Atea e Progressista.
Ma quei sacerdoti sono uomini d'onore?
Io non credo, ma non è questo il punto.
Se pure così davvero fosse, e non lo è, non significherebbe nulla al fine di legittimare questo killeraggio seriale.

Se ne rendono conto pure loro, in fondo.
Tralasciando i più invasati, delle vere belve assetate di sangue, qualcuno dimostra ogni tanto di possedere del buon senso. E realizza che alla fine l'unica giustificazione per una tale barbarie si materializza solo se è possibile negare a colui che (già incarnato) attende di nascere la dignità di persona, e gli inviolabili diritti che ne conseguono.

L'autore sembra saggiamente sorvolare sulle monumentali idiozie di Thomson, e riduce giustamente il criterio della "viabilità" (che è però criterio assolutamente superfluo ed irrilevante) all'essere o meno quel corpicino persona.

Purtroppo non ha il coraggio di andare fino alle estreme conseguenze, timoroso forse di infrangere il Credo della Chiesa a cui pur sempre appartiene, ed i tabù correlati.

La loro maledizione risiede nell'onere della prova!
Hanno l'ingrato (poiché irrealizzabile) compito di dover dimostrare che il figlio degli uomini e delle donne, pur non respirando ancora aria, non sia una persona, un essere umano.
Cosa naturalmente impossibile. Ma loro hanno gusto per l'irreale (o surreale)!

E Nullo non è da meno.
Eccolo quindi fornire quest'incredibile discriminazione tra persona e non persona:
"Secondo il principio seguito da Nullo per uomini ed animali, un organismo è persona se è possibile dire, di quell’organismo, che ha interesse a non provare dolore/non essere ucciso. E’ possibile dire di Nullo, per esempio, che ha interesse a non provare dolore/non essere ucciso, così come è possibile dirlo di una vacca. La questione è: a che punto è possibile dire di un feto/bambino che ha interesse a non provare dolore/non essere ucciso? Probabilmente prima della fine naturale della gravidanza; sicuramente dopo il concepimento.
....a che punto i feti cominciano a provare dolore?"

E' un peccato!
Il timore di Nullo di infrangere i tabù conculcatigli dalla madrassa progressista gli impedisce di portare fino in fondo le sue stesse (ragionevoli) premesse. E lo scaraventa nella necessità di articolare iperboliche sciocchezze!

Ed ecco dunque che la qualifica di persona non è determinata dalla vita umana, con il godibile corollario che anche una vacca può aspirare con buon titolo a far parte del concetto.
Non è la vita a darti diritti umani inviolabili, insomma. E' il fatto di poter provare dolore!

Or dunque, prescindendo dal fatto che lui e chiunque altro non sono in grado di sapere se quello che chiamano feto provi o meno dolore (semplicemente non può esprimerlo), e che quindi non avrebbero comunque dimostrato un bel nulla, se Nullo ritiene che la morte possa essere data solo con dolore, sarò lieto di dimostrargli fattivamente il contrario.

Ripeto, un vero peccato!


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permalink | inviato da houseofMaedhros il 25/10/2007 alle 10:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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