.
Annunci online

houseofMaedhros
schizzi e scazzi di finanza e dintorni


Diario


29 febbraio 2008

WILLIAM F. BUCKLEY

Un ricordo.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 29/2/2008 alle 10:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 febbraio 2008

LA SCOMPARSA DEI FATTI

Stanotte TeleKabul trasmetterà il terzo speciale in cinque giorni dedicato al bastardone cubano, dal commovente titolo: "Fidel Castro, il mito, la storia".

Ma non s'illuda il puzzone di poter aspirare, quando tirerà le cuoia, allo stesso titolo che Repubblica dedicò a Mao nel 1974. Per quello ci vogliono almeno un milione di morti ammazzati riconducibili all'omaggiato in maniera diretta. E lui non supera neppure i diecimila in quel campo.

Visto che non ne posso più di questa propaganda ignobile, pagata con denaro pubblico peraltro, e che con qualcuno devo pur prendermela, ho deciso di prendermela con Travaglio.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 27/2/2008 alle 22:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 febbraio 2008

SI STA SPARGENDO LA VOCE

.....che in Italia fare politica o dire la verità siano fattispecie penali.

Le spese ovviamente tutte a carico vostro.

Spero che Silviuccio bello (e compagnia) si sia reso conto che bisogna rivoltare questo Paese come un calzino.

E che i prossimi cinque anni non vadano sprecati come i precedenti.
Stavolta non ci saranno alibi.

E rimettere la feccia di cui parla Cruman nel posto che merita sarebbe un ottimo inizio!




permalink | inviato da houseofMaedhros il 25/2/2008 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 febbraio 2008

CONFUSIONE LIBERA(LE)

E' quella estesa da Ostellino in questo pezzo.

Secondo lui, la bontà delle legislazioni abortiste adottate nelle democrazie occidentali si ravviserebbe nella doverosa composizione di due differenti diritti, quello del nascituro alla sua vita e quello della donna alla sua libertà.

Tanto per cominciare, parrebbe un po' una composizione del cazzo quella in cui, in caso di contrasto, soccombe sempre e comunque e definitivamente il diritto di una sola parte, quella più debole per giunta, quella assolutamente inerme.

Ma la vera aberrazione di una simile concezione sta nel configurare come diritto di libertà l'eventuale volontà della donna di sopprimere suo figlio, e addirittura parificarlo (in realtà rendendolo superiore, in quanto, come detto, prevale sempre e comunque) al diritto assoluto per eccellenza, quello da cui discende ogni altro, il diritto alla propria vita di colui che incarnato attende di nascere.

Quale sarebbe questo diritto di libertà della donna? Quello di non voler essere madre? Ebbene, nessuno glielo impone. Può abbandonare il figlio, subito dopo la nascita, in condizione di assoluto anonimato.
E ciò a prescindere dalla facile constatazione di una discriminazione orrenda nei confronti del padre. Quel diritto di libertà così assolutizzato nel caso della donna, al punto da darle licenza di uccidere la propria prole, viene ad estinguersi immediatamente non appena si avvicina all'altra metà del cielo, l'uomo. Il quale non può far valere nè il suo diritto di libertà di voler essere padre, impedendo alla donna di uccidere suo figlio, né quello di non voler essere padre, costringendo la donna ad abortire. Mica male, per una "povera donna"!

Quale è questa libertà della donna assurta religiosamente alla dignità sacrale, per opera della Parrocchia Atea e Progressista? Quella di non voler sopportare la gravidanza (assistita e spesata) e partorire? Non doveva far altro che usare un minimo di attenzione. Un minimo! Ci sono cento modi per non restare incinta facendo sesso, e ci sono solo pochi giorni nell'arco di un mese in cui è possibile restarlo. Insomma, la povera donna se ne è fregata altamente, tanto sa di poter contare sui liberali alla Ostellino, pronti a premiare il suo lassismo rendendola un assassina legibus soluta.

Non c'è nessun diritto di libertà, egregi. Ci sono solo desideri, passioni, facoltà, di un individuo femmina, il suo libero arbitrio ed il suo risponderne.
Del resto, qualsiasi diritto di libertà soccomberebbe senza scampo nel confronto con il diritto assoluto primigenio, quello che fonda e sostanzia qualsiasi altro, quello senza il quale nessun altro sarebbe concepibile: il diritto alla vita!
Esiste una libertà più assoluta ed incondizionabile di quella di vivere? Essa è la libertà regina, di fronte alla quale qualsiasi altra si inchina, sempre. E trova l'unico limite in sé stessa, di fronte all'uguale libertà degli altri. Pertanto, una composizione (in realtà è lo stabilirsi di una prevalenza) doverosa tra diritti di libertà equivalenti può ravvisarsi solo ove il diritto alla vita del nascituro confligga con il diritto alla vita di sua madre. In tal caso è chiaro che deve soccombere il primo, rectius è chiaro che la decisione al riguardo spetta alla madre, e qualunque decisione sarà legittima. Ma esso prevale in ogni altro caso.

Quindi, vediamo di piantarla una buona volta!

Non ci sono "povere donne" e diritti di libertà, ci sono assassini ed assassinati, vittime e carnefici.
Non ci sono 5 milioni di bambini "non nati" in Italia da quando questa follìa s'è impadronita del Paese, ci sono 5 milioni di bambini uccisi prima che nascessero da 5 milioni di "povere donne", uno sterminio attuato con la fattiva complicità del governo italiano, il quale provvede poi a recapitare la fattura a casa di ogni singolo cittadino.

Non è questione di lana caprina!

P.S. - Naturalmente il riferimento alla laicità ed il richiamo ad excludendum di Sant'Agostino ci entrano come i cavoli a merenda. Ma bisogna essere laici per capirlo!

P.S. - TUTTO SI TIENE !

ROMA (MF-DJ)--Umberto Veronesi sara' candidato capolista al Senato in Lombardia per il partito democratico.

Lo ha riferito il segretario del Pd, Walter Veltroni, entrando nella sede del partito per l'incontro con i rappresentanti del Partito radicale. Pochi minuti prima di Veltroni era gia' arrivato il ministro per il commercio estero ed esponente dei radicali, Emma Bonino.


19 febbraio 2008

PER UNA COSMOLOGIA DELLA CREAZIONE

La crisi del pensiero scientifico che si produsse a cavallo degli inizi del secolo di cui noi stiamo vivendo gli estremi scorci rappresentò, nell'evoluzione moderna delle scienze positive - ma non solo in quelle, potremmo aggiungere - un rivolgimento di coscienza da potersi solo confrontare con la tremenda bufera che insanguinò la storia degli uomini e dei loro idealismi, all'epoca della rivoluzione francese, esattamente un secolo prima. Può darsi che, in futuro, vorremo occuparci su queste pagine del maestoso travaglio attraverso il quale la scienza laica e deterministica - nata dalla ferrea logica di un genio della teoria, Isacco Newton, e dalla intraprendente lucidità di un consumato sperimentatore, Galileo Galilei - ebbe a partorire, a sua volta, i propri numerosi e recalcitranti rampolli: la Relatività speciale, la Meccanica Quantistica, la Relatività Generale, il Principio d'Indeterminazione (1). Per ora, intendiamo limitarci a portare il discorso su quella che, in fondo, nel campo astronomico, può ben venir considerata la più imbarazzante implicazione. Contro la ferma convinzione di aver sempre vanificato lo spauracchio del dogma riguardante ogni indimostrato atto creativo per l'Universo, ecco infatti che, Con la caduta irrimediabile dei Concetti di assolutezza e di autonomia dello spazio e del tempo, e sotto l'inesorabile spinta delle prove sperimentali e del calcolo, la scienza è stata costretta a prender di nuovo atto dell'esigenza di limitare l'eternità apponendole un istante iniziale, sì che il tremendo compito di dover in qualche modo «spiegare» la creazione del Cosmo si è oggi affermato Con tale irriducibile evidenza da esser giunto a costituire, forse, il principale - se non unico - banco di prova sul quale hanno agio di confrontarsi le più promettenti teorie di fisica interdisciplinare. Quello che fu, molto presumibilmente, lo scenario offerto dall'Universo nel corso delle sue ère più remote; la circostanza indiscussa per la quale, risalendo fin alle primissime epoche cosmiche, la materia e la radiazione dovettero presentarsi in una correlazione reciproca ben diversa da quella che noi oggi riscontriamo fra di esse; l'inevitabile conseguenza che, alle sempre più ridotte dimensioni della propria scala metrica, l'Universo sia andato pervadendosi di energie progressivamente crescenti fino al raggiungimento del supremo limite rappresentato dall'indistinta miscela di fotoni, quarks, neutrini, elettroni, con la quale le attuali teorie ritengono di descrivere le componenti elementari della realtà fisica; tutto questo è stato da noi stessi accennato in un precedente servizio nel quale, altresì, veniva adombrato un assai peculiare modo di intendere il comportamento fisico assunto dalla natura in relazione alla presenza stessa dell'uomo (2). Nel suddetto articolo, le vicende che si ritiene abbiano accompagnato il verificarsi del big-bang cosmico furono tratteggiate nelle loro linee essenziali. Il lettore che lo desideri, vi troverà comunque uno scenario che, ormai, può definirsi «classico. a tutti gli effetti, in quanto le condizioni che esso esprime sono soltanto quelle deducibili dalla rigorosa applicazione della Relatività Generale e della Elettrodinamica Quantistica alle interazioni fra particelle. L'adeguatezza di codeste teorie, andando a ritroso nel tempo, non si estende però al di là dei primi 10-35 secondi, allorché l'Universo non aveva presumibilmente raggiunto le dimensioni di un nucleone (3), e la sua densità d'energia si aggirava intorno ai 1019 milioni di elettron per Volt per centimetro cubo: è a questo punto che si comincia a parlare di singolarità fisica dell'istante iniziale, e che si pone il grave quesito della «creazione». Tuttavia, i fisici ritengono che, se si pensa all'Universo come ad un complesso autonomo ed autoconsistente - il cronotopo - nel quale la comune metrica dello spazio e del tempo debba apparire fisicamente interconnessa, allora l'adozione di un'adeguata teoria microscopica dovrebbe finir col far svanire il problema dell'inizio del tempo (e dello spazio) riducendolo in tutto ad un «falso» problema.

Sotto questo punto di vista, diviene possibile che la pretesa singolarità dell'inizio cosmico non vada considerata come qualcosa di più «singolare» - ad esempio - dei poli della Terra ove, appunto, le coordinate geografiche svaniscono senza che, per questo, la perfetta equivalenza di quei punti a tutti gli altri ne venga minimamente inficiata. In altri termini, appare più razionale scorgere in ogni singolarità fisica altrettanti elementi di debolezza della teoria applicata, piuttosto che una reale, strana proprietà della natura. E perciò, parlare di un atto creativo per l'Universo - nella comune accezione del termine - è cosa legittima solo se la si pensa riferita ad una ben separata individualità spaziale e temporale, giacche - nel nostro mondo sperimentale - sappiamo ben distinguere fra queste due componenti del cronotopo.

Ma allorché, nei primissimi istanti, la realtà cosmica fu rappresentata da condizioni fisiche eccezionali e peculiarissime, diviene plausibile supporre che la differenziazione dei ruoli fra lo spazio e il tempo non fosse ancora un fatto acquisito, almeno in modo stabile. Di conseguenza, il voler estendere a quelle condizioni le leggi relativistiche della gravitazione può essere un non senso; come un non senso diviene il significato di tempo cronologico, avanti che tale ente fosse emerso dall'indistinto crogiolo del cosmo.

Non si può pretendere di trovare qualcosa «più a nord del polo nord» ma bisogna, piuttosto, abolire il concetto convenzionale di polo nord.

Nondimeno esistono - oltre a quella inerente la singolarità iniziale - numerose altre problematiche che la cosmo- logia classica del big-bang non si è dimostrata in grado di giustificare. Una di esse - e, forse, la più grave - è connessa all'aspetto perfettamente uniforme, isotropo e omogeneo che, su grandissima scala, l'Universo oggi esibisce. È vero che il fluido cosmico, oltre che in materia diffusa e radiazione di fondo, appare oggi aggregato in ammassi di stelle, in galassie e, anche, in ammassi e superammassi di galassie; però nel complesso la distribuzione della materia e della radiazione, nello spazio in espansione, obbedisce - entro qualche parte su diecimila - ad una rigorosa parvenza di omogeneità che deve pur aver avuto una qualche remota motivazione.

Tutti i cosmologi sono concordi nel far risalire i meccanismi germinativi delle galassie, e delle loro associazioni, all'evoluzione di indispensabili inomogeneità iniziali presenti nel fluido cosmologico. Quello che non si comprende bene è come sia stato possibile, in uno spazio in espansione decelerata, che i processi accompagnanti la condensazione delle galassie possano essersi svolti con le stesse, identiche modalità e risultati in ogni angolo dell'Universo.

Di sicuro, ad una determinata epoca del passato, l'espansione procedette ad un tasso talmente alto da imprimere alle diverse parti del cronotopo recessioni reciproche più rapide della velocità stessa della luce. Poiché nessuna relazione materiale, o radiativa, può intercorrere fra osservatori posti in moto relativo superluminale, ne viene di conseguenza che qualunque siano stati i meccanismi che hanno agito sulle inomogeneità cosmologiche delle prime età - radiazione fotonica o, come meglio si ritiene, radiazione neutrinica (4) - essi non ebbero facoltà di agire simultaneamente su tutto il fluido cosmologico, ma avrebbero bensì potuto agire entro «orizzonti. circoscritti di spazio». Il problema dell'orizzonte è, per l'appunto, una seconda assillante difficoltà concettuale che, nella visione cosmologica classica, va ad affiancare quella della singolarità iniziale.

Un terzo motivo di perplessità i cosmologi lo ritrovano nella circostanza che, a dispetto dei più accaniti e rigorosi sondaggi in profondità nello spazio, non è possibile dedurre se le galassie vanno addensandosi, in numero, seguendo leggi prospettiche diverse da quelle imposte dalla geometria euclidea la quale, com' è noto, è atta a descrivere quello che convenzionalmente viene definito «spazio piatto»O «a curvatura nulla».

È anche noto che - nell'interpretazione relativistica della Gravità - c'è da supporre che la geometria generale dell'Universo sia strettamente condizionata dall'entità del complesso ponderale e radiativo del fluido cosmologico. Pertanto, la geometria generale del continuo spazio-temporale risulterà «aperta» o «chiusa» a seconda che il contenuto del Cosmo eserciti una minore o maggiore azione gravitazionale, col risultato di frenare nel tempo, e con efficacia proporzionale, lo stesso tasso di espansione (5).

Il futuro che ci attende - espansione illimitata, o raggiungimento di una massima dilatazione di scala seguita poi da una fase di collasso progressivo - è legato, dunque, all'entità del contenuto cosmico; purtroppo, finora nessuno ha potuto dedurre per via sperimentale qualcosa di certo - in un senso o nell'altro - poiché tutte le apparenze suggeriscono che il cronotopo sia da considerarsi pressoché piatto, e posto in dilatazione alla medesima, identica velocità di fuga stabilita dall'intensità del campo gravitazionale complessivo.

In questa singolare coincidenza, fra l'altro, rintracciammo un elemento a favore del Principio Antropico; e in effetti è indubbio che una curvatura zero da attribuire alla geometria dell'Universo debba rappresentare un buon rompicapo per i cosmologi i quali lo considerano oggi un problema molto serio, che è appunto definito il problema della curvatura. E c'è di più.

Maneggiando le loro equazioni, agli studiosi è stato giocoforza constatare che il bilancio dell'energia presumibilmente dissipata nel passato dall'Universo non torna con quella che oggi è possibile constatare. L 'Universo, in qualità di sistema fisico autonomo in evoluzione - in ossequio alla 3a legge della termodinamica - stimola il proprio contenuto energetico potenziale a trasformarsi in forme non ulteriormente degradabili (ad esempio, producendo calore, o radiazione); tuttavia i dati sperimentali hanno accertato che, sotto tali forme, esiste una quantità d'energia considerevolmente più alta di quanta sarebbe lecito aspettarsi dai processi di spianamento delle disomogeneità cosmologiche originarie (6).

Anche sotto questa particolare angolazione, la teoria «classica» del big-bang non sembra in grado di offrire le necessarie garanzie quantitative.

Esiste dunque, - e il lettore se ne sarà ben persuaso - più di una motivazione per ritenere che la situazione, all'atto della grande esplosione iniziale, non fosse esattamente quella che è prevedibile adottando in modo esclusivo i criteri della Relatività Generale.

Gli studiosi sono oggi orientati ad ottenere gli avalli concettuali indispensabili ad una descrizione completa ed affidabile degli istanti che presiedettero all' emersione del Cosmo andandoli a ricercare nel- l'ambito della moderna fisica delle altissime energie, e nelle più promettenti teorie unificatrici.

oDio non gioca ai dadi» era l'aforisma prediletto da Einstein per affermare il proprio scetticismo nei confronti delle teorie indeterministiche, allora emergenti. D'altra parte, concetti come quelli evidenziati dall'Heisenberg sul fatto che ogni operazione sperimentale perturba lo sperimentabile, impedendone di necessità la rigorosa determinazione delle proprietà dinamiche e topologiche, si sono manifestati fondamentali nell'analisi dei fenomeni microscopici.

 

Le teorie indeterministiche hanno consentito una trattazione originalissima delle relazioni fra particelle con l'associare, a ciascuna di esse, la doppia identità di corpuscolo e di onda di probabilità (7). In questa chiave, si sono resi perfettamente descrivibili gli orbitali elettronici che circondano i nuclei degli atomi, le proprietà spettroscopiche degli elementi, e tutto quel complesso di interazioni fra particelle che si manifestano attraverso le quattro forze fondamentali, fonte e ragione della multiforme varietà del mondo naturale.

La concezione relativistica della gravitazione rappresenta, in realtà, un'interpretazione pura- mente geometrica delle proprietà del cronotopo. Essa si adatta in modo perfetto ai fenomeni che si svolgono su scala cosmica e, comunque, macroscopica. Non è concepibile - né ragionevole - continuare ad intenderla insostituibile allorché si vanno a considerare situazioni fisiche nelle quali le ragioni su cui poggiano le teorie di unificazione delle forze, e i principi indeterministici, assumono una netta prevalenza.

La dimostrazione che i differenti ruoli giocati attualmente dalle forze fondamentali - la forza elettromagnetica, la forza debole, la forza nucleare e la forza gravitazionale - è il prodotto del progressivo decadimento energetico conseguito all'espansione dell'Universo, costituisce oggi una verità che ben pochi sarebbero disposti a confutare. La recente prova dell'unificabilità, a circa 100 GeV (milioni di elettronvolt) di energia, delle prime due interazioni - che sono le meno intense, in quanto esse presiedono rispettivamente all'elettromagnetismo ed alle relazioni fra elettroni e fra neutrini - ha condotto a riconoscere nella forza elettrodebole l'unico partner da affiancare ormai alla gravità ed alle forze nucleari (8). Le teorie prevedono però che non siano necessari meno di 1014 GeV perché possa verificarsi la confluenza della forza elettrodebole in quella nucleare: a questo tipo più semplificato di descrizione stanno tentando di pervenire i filoni attualissimi di ricerca che hanno dato nascita alla Cromodinamica Quantistica e che prevedono, fra l'altro, l'esistenza dei quarks e l'instabilità del protone.

Mai sarà concesso agli uomini di realizzare macchine tanto potenti da raggiungere le medesime soglie energetiche alle quali indubbiamente l'Universo pervenne al momento in cui la sua età non superava i 10-34 secondi di tempo, e le sue dimensioni erano di ben 20 ordini di grandezza al di sotto di quelle di un protone!

La migliore prova - e l'unica possibile, d'altronde - alla giustezza delle teorie unificatrici delle forze, oggi di moda, può provenire, dunque, soltanto dal Cosmo dei primissimi istanti attraverso un'adeguata strategia di verifica delle proprietà fenomeniche che lo stesso Cosmo attualmente manifesta.

L 'antico sogno di Einstein di riuscire a giungere ed una trattazione unificata della forza di gravità -la più debole, ma a raggio d'azione illimitato - con tutte le altre si basava su di una tattica estensiva dell'interpretazione geometrica del cronotopo, simile concettualmente a quella che aveva dato i fruttuosissimi risultati della Relatività Generale. Lo scienziato di Ulm intendeva, in sostanza, ricondurre le forze alla Gravità, prescindendo peraltro da qualsiasi considerazione energetica.

La tattica adottata dai fisici delle alte energie si è dimostrata diversa in quanto, tenendo conto dell'influenza con la quale l'energia può agire sui caratteri distintivi delle particelle, essa ha consentito di prospettare una trattazione nella quale l'esistenza di un'unica «superparticella» è in grado di dar luogo, volta a volta, a tutte le proprietà quantistiche che caratterizzano l'attuale, pletorico zoo di particelle note, In una superparticella confluisce dunque anche il previsto gravitane delle teorie quantistiche della gravità, in perfetta simmetria dì comportamento nei confronti di tutte le interazioni naturali (9).

La gravità viene, in tal modo, assorbita dalla teoria unificatrice, e non viceversa; essa finisce col perdere i propri connotati peculiari cosicché la teoria stessa porta il nome di Supersimmetria e, anche, di Supergravità.

La trattazione matematica si è dimostrata, da parte sua, elegante e convincente nel suggerire che la migliore validità della Supersimmetria la si ritrova inquadrandola in uno spazio ausiliario dotato di 11 dimensioni, fra le quali, naturalmente, vi è la coordinata temporale. Le implicazioni, per la parte cosmologica, di un simile modo di vedere, sono veramente cospicue: se ci fu un'epoca nella quale la densità d'energia dell'Universo fu abbastanza alta da raggiungere i 1019 GeV per cmc, allora si verificò di certo uno stato di perfetta supersimmetria cosmica richiedente uno spazio 11-dimensionale, nel quale la forza di gravità, come interazione tipica, scomparve e il tempo perse il proprio ruolo distintivo nei confronti delle altre dimensioni.

In assenza dì gravità, l'Universo del momento rappresentò qualcosa di profondamente diverso dallo scenario che è descrivibile con la Relatività Generale poiché in esso, fra l'altro, qualsiasi proprietà ponderale non aveva ancora assunto significato. Prima dei 10-35 secondi dì età, pare che il Cosmo fosse esclusivamente pervaso di energia. Energia resa oltremodo addensata, a causa dell' estrema limitatezza della scala dimensionale che si aggirava intorno a quella (10-23 cm!) per la quale - a norma di alcune dimostrazioni dovute, a suo tempo, al Planck - si deve ammettere che le influenze indeterministiche divengono nettamente prevalenti (10).

In sostanza, lo scenario dell'affioramento del cosmo, offre la visione di uno spazio pluridimensionale pervaso da onde di probabilità occultanti le superparticelle delle teorie di unificazione. Quest'ultime non possono dirsi ancora reali, dato che è privo di senso assegnar loro una qualsiasi individualità duratura tranne quella, peraltro effimera, che potrebbe conseguire dalle istantanee presenze della coordinata temporale nel continuo rimescolamento dei ruoli dimensionali provocato dalle fluttuazioni quantistiche dell'iperspazio.

Il Cosmo, prima dell'evento drammatico che lo avrebbe reso manifesto nel tempo e nello spazio a noi familiare, costituì dunque una «concentrazione di energia probabilistica» governata in modo esclusivo dalle leggi di indeterminazione. Non esisteva materia pesante nel senso comune del termine e, di conseguenza, l'iperspazio era da considerarsi «vuoto» .

Ma - e il lettore lo comprenderà benissimo - si trattava, per la verità, di un vuoto assai strano giacché l'energia contenuta lo rendeva altamente instabile e, alla stregua di qualsiasi sistema fisico autonomo, il Cosmo, prima della «creazione», tendeva in modo irresistibile a raggiungere i più bassi livelli energetici possibili.

È ormai una decina d'anni che fra gli astrofisici circola una nuova teoria cosmologica la cui sistematizzazione definitiva è dovuta allo statunitense Alan Guth: si tratta della cosiddetta Teoria Inflazionaria (11), Nella sostanza, la teoria afferma che il decremento energetico dell'Universo ebbe luogo, ad un determinato momento, grazie all'inevitabile rottura della supersimmetria fisica preesistente.

Fu un evento esplosivo, apocalittico, in un certo senso affine al congelamento istantaneo di un grande lago superraffreddato. Il decadere della perfetta equivalenza dei ruoli provocò l'istantanea separazione del tempo dalle coordinate spaziali, e ciò fu motivo sufficiente per rendere duratura I 'Influenza delle superparticelle le quali, da virtuali, si tramutarono in particelle reali dotate di inconfondibili proprietà ponderali.

Da quell'istante, la forza gravitazionale acquistò significato e l'Universo cessò di essere governato dalle leggi indeterministiche.

 La Teoria Inflazionaria si è ripromessa di analizzare in dettaglio codesto singolare meccanismo di trasformazione. Essa fa vedere che il solo modo possibile per ridurre l'energia di natura indeterministica che lo permeava, l'Universo lo conseguì attraverso l'inflazione ovvero la dilatazione imponente delle proprie dimensioni che, in maniera pressoché istantanea, si trovarono accresciute di almeno 50 ordini di grandezza!

Ma la mostruosa enfiagione del corpo cosmico non poteva venir condivisa integralmente dalla molteplicità dimensionale della metrica, in quanto la teoria afferma che, requisito essenziale per la realizzazione di uno stato supersimmetrico è che le previste 11 dimensioni (compreso il tempo) si comportino in modo reciprocamente identico. La differenziazione delle proprietà precipue della coordinata temporale da quelle spaziali fu dunque una delle conseguenze ineluttabile della perdita della supersimmetria. L' evento comportò la nascita del tempo e rappresentò il vero atto della «creazione» nel senso che comunemente siamo soliti intendere. Ma non basta.

Il nostro mondo ci si mostra mediante solo tre dimensioni spaziali. E le altre? Esistono al- cune opinioni in proposito per dimostrare l'impossibilità che le metriche supplementari abbiano potuto condividere, nel cronotopo, l'impressionante dilatazione di scala subita dalle altre quattro. La perdita subitanea della supersimmetria coinvolse necessariamente anche la rottura di equivalenza con le restanti dimensioni spaziali poiché, in caso contrario, la forza di gravità - che agisce sulle masse - non si sarebbe differenziata dal complesso delle altre forze, che agiscono sulle cariche.

Di conseguenza, come una corda la quale - se si prescinde dallo spessore - ci appare un ente monodimensionale lineare, è possibile che noi viviamo in una realtà nella quale la presenza delle altre dimensioni ci sfugge grazie all'estrema esiguità della loro scala, rimasta immersa - è da supporre - nelle fluttuazioni indeterministiche della fase preinflattiva. Dunque, l'èra adronica, leptonica, fotonica e barionica dell'Universo, debbono considerarsi precedute, tutte, da due altre ere di genere particolarissimo, assegnate dalle più recenti teorie: l'era dello stato supersimmelrico e l'èra inflattiva (12).

Le stesse teorie fanno poi vedere che, a causa delle fluttuazioni originarie dell'iperspazio 11-dimensionale, la perdita della simmetria non procedette in modo rigorosamente simultaneo. Al contrario, è presumibile che - a somiglianza del processo di congelamento progressivo di un liquido il quale lascia intravedere grumi di cristallazione avviata in seno al liquido ancora sopraffuso - si sia creata un molteplicità di cronotopi a simmetria spezzata che finirono poi per evolvere, ciascuno in modo autonomo.

C'è da riconoscere che la Teoria Inflattiva si presta in modo sorprendente alla soluzione dei diversi problemi cosmologici che angustiano la concezione «classica» del big-bang. In primo luogo, con l'attribuire un processo di dilatazione molto spinta alla metrica del cronotopo si rende comprensibile il fatto che la curvatura geometrica di quest'ultimo possa, ora, risulta- re inapprezzabile, allo stesso modo che la superficie di un pallone si appiattisce al crescere della dilatazione del suo volume.

In secondo luogo, l'imbarazzante quesito consistente nella notevole quantità d'energia dissipata dall'Universo trova anch'esso la propria giustificazione, giacche tale energia non fu fornita, come si presumeva, dai processi che avviarono, a loro tempo, la condensazione delle galassie, ma piuttosto ebbe origine attraverso l'imponente liberazione dell'energia quantistica dello stato preinflazionario.

Terza, e ultima considerazione: la prospettiva che il cronotopo che identifica il nostro universo sia solo uno dei tanti domini distaccatisi all'atto della rottura delle simmetrie originarie, elimina il problema dell'«orizzonte», in altre parole, elimina la necessità di ricercare pretese connessioni fisiche di causa-effetto fra domini, dato che ciascuno di essi può venir riguardato alla stregua di un «buco-nero», privo definitivamente di qualsiasi attinenza con gli altri (13).

Da questa considerazione emerge la possibilità di imporre un limite superiore alle dimensioni del nostro universo particolare: affinché esso si sia mantenuto causalmente connesso durante tutta la propria esistenza è necessario che la radiazione luminosa l'abbia costantemente pervaso. Perciò la sua estensione non può risultare maggiore di 20 miliardi di anni luce, che rappresenta all'incirca lo spazio entro il quale i Cotoni della luce hanno potuto diffondersi, a partire dal termine della fase inflattiva. Tale spazio viene a rappresentare perciò anche il campo di validità delle nostre leggi fisiche: per gli altri domini spazio-temporali le cose non andrebbero necessariamente allo stesso modo, mancando per essi, come si è detto, qualsiasi connessione causale reciproca col nostro.

E, a questo proposito, è opportuno evidenziare la specifica qualità della Teoria Inflattiva nel ridefinire il Principio Antropico dell'universo. Se il Principio Antropico - considerata l'inammissibilità di ricercar cause efficienti al di fuori dell'Universo - si ripromette, nella sostanza, una giustificazione «a posteriori» delle leggi che reggono la fisica, invocando - a spiegarne la razionalità - una sorta di effetto di retroazione temporale da addebitare agli stessi risultati dell' evoluzione cosmica, la teoria del Guth, dal canto suo, si presta ad interpretare nel modo più semplice il quesito «perché l'Universo ci appare razionale?».

La risposta potremmo rinvenirla nel fatto che noi - organismi intellettivi - non siamo, in fondo, che il prodotto evolutivo di un dominio spazio-temporale «giusto»; il risultato, cioè, di una selezione probabilistica che potrebbe aver disseminato un numero sterminato di «universi paralleli» dotati di leggi di governo assai dissimili e, pertanto, non intelligibili alla nostra razionalità.

Giunti all' epilogo di questa nostra dissertazione, vale la pena di riconoscere che le risorse umane destinate al necessario cimento dei numerosi quesiti che le teorie correnti si stanno ponendo, sono tutt'altro che adeguate alla bisogna. Esse, con ogni verosimiglianza, non lo saranno nemmeno in futuro, considerati gli scarsi livelli energetici raggiunti dagli attuali acceleratori di particelle, le armi più valide che consentano al ricercatore di demolir la materia onde esaminarne l'intima struttura (14).

Alla fin fine, va riconosciuto che lo stato Cosmologico di super densità, a livelli energetici incredibilmente alti, ed a dimensioni infinitamente piccole - quello stato che, in altri termini e sotto altre concezioni, veniva considerato un'indesiderata singolarità fisica, in quanto non suscettibile di descrizione da parte delle «normali» leggi di natura - si presenta, in fondo, al cosmologo d'oggi, sotto il lusinghiero apparato di un insieme di condizioni assai significanti che la forza delle teorie a disposizione può dimostrarsi in grado di interpretare.

E con ciò, si spera esorcizzato una volta per tutte il qualunque senso d'inquietudine riesca ancora ad emanare dal discorso intorno all'attimo famigerato in cui l'Universo emerse col proprio tempo e con il proprio spazio.

Vincenzo   Croce

pubblicato per la prima volta in "Abstracta" n° 30, Ottobre 1988




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Fiat Lux

permalink | inviato da houseofMaedhros il 19/2/2008 alle 8:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


17 febbraio 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - settima parte

Meccanismi d'azione dei componenti del MDB

:: Somatostatina e Octreotide


Azione antiproliferativa mediante:
  Inibizione dei percorsi non ossidativi del fosfato pentosio.
  Inibizione del riciclo del carbonio del glucosio tramite P.C. con incremento
del 20% in combinazione con l’ossitiamina.
  Modulazione dei canali ionici e inibizione dell’adenilciclasi, della chinasi, e
fosfatasi della serina/treonina e tiroxina.
  Inibizione della sintesi del DNA.
  Induce l’espressione di p21Cip, e P27.
  Inibisce l’ incorporazione della (<3>H)Timidina nel DNA.
  Riduzione significativa di EGF FGF, GH ,HGF, IGF, NGF, PDGF, TGF,
VEGF Gastrina, Colecistochinina, Estrogeni, Prolattina,Androgeni
  Attivazione della traslocazione del PTP1C intracellulare alla membrana
della cellula neoplastica.
  Inibizione dell’espressione di EGFR.
  Attivazione mediante SSTR di Fosfatasi della Tirosina.
  Inibizione della fase S del ciclo cellulare dose-dipendente.
  Incremento dell’attività del gene soppressore P53.
  Inibizione dell’attività di chinasi della proteina mitogenoattivata MAB.
  Soppressione dell’attivazione della RAS
  Induzione di aberrazione (CA) cromosomica con rottura cromosomica
  Riduzione dell’espressione del gene C-FOS

Azione proapoptotica,antimetastatica, mediante
  Induzione di una forte espressione della proteina BCL-2
  Intensa attività fosfatasica
  Abbattimento della concentrazione plasmatica di fattori di crescita tumorale
  Aumento della perossidazione lipidica intracellulare neoplastica
  Condensazione nucleare della cromatina con frammentazione,
restringimento, formazione di corpi apoptotici

Azione antiangiogenica mediante:
  Inibizione dell’ espressione di VEGF e di VEGFR,TGF, PDGF, HGF ,EGF,
FGF, azione di contrasto della cascata dei monociti attivante l’angiognesi

Meccanismi d'azione della somatostatina e analoghi (autore)

- Aumenta l’espressione della topoisomerasi inibendo il ciclo proliferativo di cellule
neoplastiche (Brevini).
- Inibizione dei percorsi del pentosio fosfato non ossidativi (Boros).
- Inibizione del riciclo del carbonio del glucosio tramite il PC del 5,7%, con aumento
al 19,8% in combinazione con l’ossitiamina (Boros).
- Regolazione dei canali ionici, inibizione dell’adenilciclasi, della chinasi e della
serina/treonina fosfatasi e tiroxina fosfatasi (Bousquet).
- Forte aumento dell’attività della adenilato ciclasi (Giannetti).
- Inibizione della sintesi del DNA (Charland).
- Effetto antiproliferativo attraverso la soppressione della riduzione di p27(Kipl)
- Induzione dell’espressione di p21Cip, inibizione del percorso del fosfoditilinositolo
chinasi -3 e da una maggior espressione di p21(cip) e p27(Kip), che porta alla
repressione della fosforilazione del pRb e della complessa attività di cyclin E-cdk2
(Charland).
- Inibizione dell’incorporazione della 3H-timidina nel DNA (Yano).
- Riduzione dell’incorporazione di 3H-timidina nel DNA (Feind).
- Inibizione dell’incorporazione della 3H-timidina nelle cellule tumorali (Damge).
- Riduzione significativa di IGF1 (Ingle).
- Inibizione, con modalità dose-dipendente della fosforilazione tirosinica, da parte di
EGFR (attivato dal EGF) (Mischima).
- Induzione della traslocazione del PTP1C intracellulare, alle membrane di cellule
neoplastiche (Srikant).
- Induzione mediata dagli SSTR, dell’attività della tirosin-fosfatasi di membrana
(PTP), implicata nella segnalazione antiproliferativa per la sua capacità di
defosforilare e inattivare le chinasi del recettore del fattore di crescita (Srikant).
- Inibizione dell’attività della fosfotirosina fosfatasi (PTPase) e più specificamente
della tirosina fosfatasi SHP-1 fosfatasi (PTP1C), inibizione anche dell’attività di
tirosina chinasi della membrana e di p 42MAP chinasi (Douziech).
- Riduzione nelle cellule tumorali dei recettori del fattore di crescita epidermico
EGFR (Szepeshazi).
- Effetto positivo e stimolante sulle cellule di Kupfer, con meccanismo antitumorale,
potenziato da una decisa inibizione della perossidazione lipidica epatica
(Kouroumanlis).
- Netta inibizione della perossidazione lipidica epatica (Venger).
- Effetto apoptotico con condensazione nucleare della cromatina e frammentazione,
restringimento cellulare, e formazione di corpi apoptotici, con una correlazione
direttamente proporzionale, dose-dipendente, tra concentrazione di somatostatina e
tasso apoptotico (Chen).
- Inibizione della fase S del ciclo cellulare con induzione dell’apoptosi dosedipendente,
aumento della perossidazione lipidica intrametastatica, con perdita
dell’integrità delle cellule tumorali (Rederer).
- Abbattimento della concentrazione plasmatica di fattori di crescita tumorale come
l’IGF-1 e l’EGF con netta diminuzione della percentuale della fase S statisticamente
significativa (Cascinu).
- Aumento dell’attività del gene soppressore p53, con la capacità inibente sulle linee
di tumori, del tutto indipendentemente dallo stato del loro p53 (Szepeshasi).
- Potenziamento dell’attività dei chemioterapici nei tumori (Tesei).
- Inibizione dell’attività di chinasi della proteina mitogeno attivata MAB (Cattaneo).
- Intensa attività fofatasica (Cattaneo).
- Soppressione dell’attivazione del Ras indotto da PDGF (Cattaneo).
- Induzione non solo all’apoptosi ma alla CA (aberrazione cromosomica), cioè rottura
cromosomica con deciso effetto antiblastico (Tompa).
- Induzione della migrazione delle cellule della AML mediante l’attivazione di
SSTR-2 ed attrazione sulle normali cellule progenitrici emopoietiche, proprietà
chemiotattiche, con implicazioni nella distribuzione delle cellule AML nel corpo con
applicazioni cliniche nella leucemia mieloide acuta (Oomen).
- Attivazione delle fosfatasi della tiroxina, della proteina SHP2 e inibizione delle
chinasi della proteina mitogeno-attivata (Held Feind).
- Inibizione in maniera significativa, dose-dipendente, della proliferazione di cellule
leucemiche con riduzione dell’espressione del gene c-fos (Ishihara).
- Induzione di una forte espressione della proteina bcl-2 prima assente, con relativo
effetto apoptotico (Zalatnai).
- Diminuzione delle cellule in fase S e dell’indice proliferativo dose dipendente
(Rederer).
- Diminuzione dei livelli sierici di AFP negli epatocarcinomi (Rederer).
- Defosforilazione delle chinasi della proteina mitogeno attivata ERK 1-2 (Held
Field).
- Riduzione dell’espressione di EGF stimolata dal complesso AP1 a livello
trascrizionale e traslazionale (Held Field).
- Effetto proapoptotico e antiproliferativo sinergico con MLT (Melen-Mucha).

Come al solito ometto la bibliografia (sterminata).
Chi fosse interessato, magari perché qualche scimmione gli ha detto che si tratta di "acqua di fogna", trasponendo all'esterno il contenuto del suo cranio, deve solo chiederla.


15 febbraio 2008

SFILATA DI STRONZE

<B>Aborto, le donne in piazza<br>"Nessuno tocchi la 194"</B>

Per rivendicare licenza di uccidere i propri figli.

Come se qualcuno sano di mente potesse anche solo pensare di farci un figlio, con queste invasate.

Notate l'idiozia dello slogan.
Ora ve lo faccio vedere, il "loro corpo"....


BEATRICE
è nata il 12-02-2008 e pesa 3.500 grammi


E qui vi spiegano quanto poco vale la vita di un bambino nel Paese delle Abominevoli Sorti e Regressive, plasmato dalla Parrocchia Atea, e celebrato dalle scimmiette sorridenti su Repubblica.

Gli venisse un colpo, a tutti quanti!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. aborto stronze italiane

permalink | inviato da houseofMaedhros il 15/2/2008 alle 11:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


14 febbraio 2008

UNA VOLTA TANTO

Sono d'accordo con Putin.

La Casa non riconoscerà il Kosovo, né qualsiasi soluzione che non abbia il placet della Serbia.

Il Kosovo è terra serba da 8 secoli, la Serbia oggi non è lo Stato canaglia ideato e guidato da Milosevic, ed il fatto che la popolazione sia diventata in gran maggioranza albanese non può significare assolutamente nulla.


OFF TOPICs - Ma siete sicuri che la Turco non abbia la sindrome di qualcosa?
Informatevi (basta una supposizione probabilistica), magari la si può ammazz..ehm, abortire, volevo dire abortire.

- Volevo poi augurare buon viaggio ad un altro pezzo di merda in procinto di scoprire che le 72 vergini sono rimaste tali in quanto racchie spaventose.

- Infine, come si fa a non concordare con queste conclusioni di Barbara?




permalink | inviato da houseofMaedhros il 14/2/2008 alle 13:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


13 febbraio 2008

DEVO AVER CAPITO MALE

A leggere delle testate giornalistiche on line oggi, uno potrebbe ricavare la convinzione che la legge italiana permette ad una stronza l'uccisione di suo figlio non ancora nato in quanto una certa alterazione genetica "al 40% avrebbe anche potuto causare una menomazione psichica".

E ricevere per giunta anche la solidarietà di parecchie altre stronze sparse in giro per i gangli vitali dello Stato.

Ma non può essere. Una donna, una madre, non ammazza suo figlio solo perché al 40% potrebbe soffrire di minori facoltà mentali. Ma neanche se le probabilità fossero dell'80%. Ma pure al 99%. Una donna darebbe quell'unica possibilità a suo figlio. Tanto più che può lasciarlo alla nascita, se non se la sente di affrontare un compito già di per sé gravoso.

Quindi non può essere. Devo aver letto di fretta, senza concentrarmi.

E poi se anche esistesse una stronza di tal fatta, la legge non lo permetterebbe di certo. Manco da un po' di tempo, ma l'ultima volta che ho controllato non c'erano i nazisti al potere in Italia.
Figurarsi poi una sventagliata di solidarietà da parte di esponenti politiche e di governo, "per difendere diritti costituzionalmente protetti".
No, perché l'unico diritto costituzionalmente protetto ad essere stato mandato in vacca sarebbe quello alla vita di quel povero essere soppresso dai killer di Stato.
















Non può essere. Mi sono confuso. Capita dopo una giornata massacrante di lavoro di non riuscire più a connettere come si deve.

E' vero che la Linda si dice "inorridita". E questo l'ho letto bene.
Ma può essere benissimo dovuto al fatto che non vuole smetterla di guardarsi allo specchio.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. aborto stronze italiane

permalink | inviato da houseofMaedhros il 13/2/2008 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


13 febbraio 2008

C'E' UN CERTO NON SO CHE NELL'ARIA

Profumo di Tolkien!

Il vero Tolkien!

La saga dei figli di Hurin è probabilmente il racconto con il maggior pathos di tutta l'epopea tolkeniana. La loro vita si snoda attraverso eventi duri e nei tempi disperati che seguirono le Mille Lacrime causate dal Tradimento che impedì la disfatta di Morgoth.

Ma anche in quei tempi non era vano continuare a servire la Speranza.
L'Ira dei Valar non era poi tanto in là da venire.

Nel link una magnifica recensione di Ismael.

Assolutamente consigliato!




permalink | inviato da houseofMaedhros il 13/2/2008 alle 10:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


12 febbraio 2008

L'UOMO E L'UNIVERSO

Il Mondo nasce libero, il Mondo nasce ordinato.
Ed il suo ordine si esplica attraverso armonie, forme archetipe operanti semanticamente, e gerarchie di livello.

Ma non si può in franchezza negare che un cospicuo numero di umani discenda dalle scimmie. Putativamente!

L’ aspetto più incomprensibile dell'Universo - ebbe a dire una volta Einstein - è il fatto stesso che esso sia comprensibile". Per la verità in questo aforisma è racchiuso un concetto che va ben al di là dell'apparente
boutade scientifica di un uomo di studio il cui campo di lavoro era rappresentato dalla realtà cosmica, dalle sue leggi e dal suo comportamento. In verità, la ricerca volta all'osservazione analitica dei fenomeni naturali rappresenta la necessaria premessa per la deduzione di leggi comportamentali che abbiano validità costante nel tempo e nello spazio e sulle quali possano poggiare i fondamenti per la previsione di nuovi fenomeni fisici. In un'operazione del genere, l’unica condizione indispensabile che si pone è che il comportamento naturale del mondo fenomenico riesca ad adattarsi a quei principi di razionalità che caratterizzano l’attività della ragione umana. L' affermazione potrebbe, a prima vista, sembrare gratuita e, forse, un po' lapalissiana visto che l'uomo, con le proprie doti analitiche e ragionative non è altro che un prodotto di quel; mondo fenomenico che è chiamato ad interpretare; e sembrerebbe, anzi, cosa sorprendente e bizzarra una situazione nella quale la ragione umana non riuscisse a comprendere la natura nella quale essa opera e dalla quale, per lenta evoluzione, è stata generata. Peraltro, la questione non si dimostra in fondo tanto pacifica quanto potrebbe apparire. Alla luce delle scoperte e degli sviluppi teorici più avanzati che, insieme e in armonia con gli sviluppi della fisica delle alte energie, la cosmologia moderna è riuscita a conseguire, si è andato infatti diffondendo nell'ultimo decennio un movimento scientifico di opinione che vede coinvolti numerosi uomini di scienza, fra i più insigni, in una revisione ardita ed eccitante di quelli che potrebbero definirsi i principi generalissimi delle causalità cosmiche. Fondamentalmente, la domanda che costoro si pongono è: esiste una qualche motivazione plausibile per la quale l’Universo debba comportarsi in un modo che sia analizzabile dalla ragione umana? E se le leggi fisiche che lo riguardano sono state elaborate dalla ragione dell'uomo, come avrebbero potuto, esse stesse, condizionare fin dall'origine la nascita e l'evoluzione dell'Universo futuro? Quesiti doverosi e profondi, come è agevole comprendere; quesiti da far «tremare le vene e i polsi», di chiunque voglia azzardarsi a discettare sulle finalità ultime dell'Universo e, in particolare, delle sue relazioni col fenomeno-uomo.

Le ere cosmiche

Le dimensioni dell'Universo non erano ancor giunte a superare quelle di un protone (10-13 cm) - pur trovandosi esse in espansione esplosiva - che il rapido declino termico  cominciava già a consentire i primi processi di trasmutazione in quarks ed antiquarks (con una lieve eccedenza dei primi) da parte delle entità più elementari che la fisica oggi conosca: i cosiddetti bosoni, particelle descrivibili quantisticamente in modo affine ai fotoni della luce. Tali processi condussero ad almeno due eventi importantissimi. Le reciproche annichilazioni fra particelle ed antiparticelle, finirono per saturare di fluido radiante eccezionalmente denso (il cosiddetto fire-ball o sfera di fuoco) il minuscolo universo del momento; in secondo luogo, al termine degli eventi di annientamento fra le coppie quark-antiquark sopravvisse un certo numero di quarks i quali, in aggruppamenti ternari di differente disposizione, andarono a formare protoni e neutroni, vale a dire gli enti basilari per la differenziazione chimica della materia cosmica. poiché siffatti enti  identificano i nucleoni i quali, come è stato precisato, interagiscono attraverso la forza nucleare forte, la prima età dell'Universo viene anche definita èra adronica ( da hadros = forte ) in quanto al termine di essa – vale a dire circa alla fine del primo secondo del tempo cosmico tutti i mattoni della materia universale erano ormai stati prodotti e, da quel momento, non una sola unità venne più ad aggiungersi, o a mancare, al patrimonio delle particelle fondamentali così tanto in fretta realizzato. I fisici hanno valutato che il numero delle particelle dotate di massa, residue ai processi di annichilazione iniziali, debba farsi ascendere all'ordine di 1080 numero che, come avremo occasione di vedere, sembra rivestire un carattere peculiare. Nell'ambito della sfera di fuoco permeante il giovanissimo Universo altri eventi di fondamentale importanza avevano nel frattempo iniziato a verificarsi.

I fotoni altamente energetici della radiazione gamma davano infatti luogo ad intensi processi di materializzazione, e successiva annichilazione, fra coppie elettroniche e neutriniche, le quali, anch'esse, allorché la temperatura fu scesa abbastanza (intorno al miliardo di gradi) si stabilizzarono in quantità andando a formare, insieme ai nucleoni, quel genere di miscuglio di particelle elettricamente cariche che i fisici definiscono plasma nucleare.

In tal modo, al termine dei primi 3 secondi, con l'arresto dei processi di materializzazione dei neutrini e degli elettroni una seconda èra cosmica veniva a concludersi, quella leptonica, così detta in quanto le particelle suddette rientrano nella famiglia dei leptoni (da leptos = leggero), le cui forze d'interazione -nucleare debole ed elettromagnetica - rispetto alle forze nucleari forti si distinguono per la loro minore intensità, per il più largo raggio d'azione e per manifestarsi col duplice carattere attrattivo e repulsivo. Da questo momento, fin verso il compimento del suo mezzo milione di anni di età, l'Universo in espansione si mantenne permeato di plasma ribollente in seno al quale, favorite dalle altissime temperature - peraltro in rapido declino con l'accrescersi simultaneo della scala dimensionale del Cosmo - presero inizio i primi, timidi processi di sintesi termonucleare fra protoni e neutroni con formazione di nuclei d'elio, di deuterio, di litio, di berillio e qualche altra sostanza semplice, che peraltro l’intensissimo bombardamento da parte della radiazione gamma immediatamente tornava a dissolvere.

La funzione prevalente esercitata durante questo periodo di tempo dalla forza elettromagnetica, tramite i fotoni della luce, determina un terzo importante periodo cosmico che è quello dell’era fotonica.

Dopo che la temperatura della sfera di fuoco fu discesa al disotto della soglia dei 3-4000°C, la fotodissociazione dei nuclei atomici in formazione cessò, e dall'èra fotonica emerse un oceano di nuclei di idrogeno (semplici protoni), nonché una piccola quantità di nuclei di elio (associazioni di una coppia di protoni con uno o due neutroni) pari al 4% del totale.

Gli elettroni liberi andarono ad aggregarsi con i nuclei così formati dando luogo ad edifici atomici elettricamente neutri dei quali essi avrebbero definitivamente seguito le ulteriori vicende fisiche. In tal modo, essi si svincolavano da ogni successiva interazione con la radiazione.


È a questo stadio evolutivo che può farsi risalire l'origine della materia così come essa oggi ci si manifesta; tale evento segna la fine dell'era fotonica e l'inizio di quella nella quale stiamo ancora vivendo, l’era barionica (da barys = pesante), così detta perché, con l'intervento risolutivo della forza di gravità in luogo di quella elettromagnetica, in essa si determinerà e si svolgerà, nel tempo a venire, l'evoluzione fisica della materia fino alla generazione delle galassie e delle stelle.

La radiazione, da parte sua, seguendo alla stregua di un fluido gassoso le vicende dell'espansione universale, sarà destinata a rarefarsi e a spostare la propria lunghezza d'onda caratteristica fin nella banda elettromagnetica delle microonde dove, nel 1965, venne per la prima volta rintracciata casualmente, ed identificata, dai fisici A. Penzias e R. Wilson.

La scoperta di questo genere di radiazione rappresenta la faccia residua - diremmo ormai fossile - ma eloquentissima dell’antica presenza della sfera di fuoco nata dal big-bang iniziale; essa ha troncato con lo schiacciante peso dell'evidenza ogni ulteriore controversia tendente a negare l'origine temporale dell'Universo. Oggi sappiamo con certezza, giacche un insieme di prove sperimentali lo attesta in modo indiscutibile, che il complesso del mondo fenomenico che ci attornia è sorto assai presumibilmente fra i 16 e i 20 miliardi d'anni or sono. L'incertezza è unicamente connessa alla dubbia valutazione dell'entità ponderale e complessiva dell'Universo; peraltro non sussistono esempi di oggetti lontani, quasar e radiogalassie, cui possa attribuirsi una distanza in anni luce superiore a quei valori; né si conoscono stelle, per quanto vecchie, la cui età superi con certezza quei valori stessi.

 

LE QUATTRO FORZE UNIVERSALI

Giova qui ricordare che il funzionamento della macchina cosmica si basa essenzialmente sull'intervento differenziato di quattro forze fisiche fondamentali, di intensità decrescente: la forza nucleare forte che presiede all'aggregazione dei nucleoni (protoni e neutroni) in seno ai nuclei atomi; la forza nucleare debole che presiede alla stabilità dei nuclei atomici e ne governa l'eventuale decadi- mento radioattivo; la forza elettromagnetica deputata ad esercitare il necessario vincolo che mantiene aggregati gli elettroni ai nuclei degli atomi, nonché le molecole fra loro, e ne regola le transizioni energetiche dalle quali la radiazione si genera e si diffonde; infine la forza gravitazionale caratterizzante la proprietà attrattiva di ogni corpo che sia dotato di massa inerziale. Onde fornire un'idea della differente intensità con la quale codeste forze - o interazioni fisiche - si manifestano basterà far notare che, assunta ad unità la forza nucleare forte, quella elettromagnetica è circa 10-2 volte più debole, mentre quella gravitazionale lo è di ben 40 ordini di grandezza (10-40). In realtà, i fisici delle alte energie hanno ragione di ritenere che, sotto le eccezionali condizioni che caratterizzarono i primi istanti dopo il big-bang (condizioni di altissima energia che, solo in parte, possono venir riprodotte per brevissimi istanti nelle più poderose macchine acceleratrici possedute dai moderni laboratori) le diverse forze naturali che oggi presiedono alla varietà fenomenologicadella natura fossero tutte raccolte e descritte da un'unica superforza universale dalle proprietà piuttosto sconosciute. Va notato che è stato proprio lavorando nella direzione di un' interpretazione unitaria della fisica che, ad esempio, Steven Weinberg dell'Università di Harvard e Abdus Salarn di Trieste hanno introdotto quel concetto di GUT (Grandi Teorie di Unificazione) invano ricercato da Einstein nel tentativo di associare la visione relativistica dell'Universo con le proprietà microscopiche della materia; e che il nostro Carlo Rubbia ha conseguito il suo Premio Nobel dimostrando per via sperimentale (naturalmente sotto speciali condizioni di laboratorio) l'identità della forza nucleare debole con quella elettromagnetica, primo validissimo passo di conferma alle GUT. Le leggi generali e comuni della fisica si dimostrano peraltro in grado di descrivere a ritroso le tappe evolutive del Cosmo non oltre i suoi primi 10-35 secondi d'età allorché, in un regime termico elevatissimo (1028 gradi centigradi!) è presumibile si sia verificato l'evento che dette origine alla formazione delle particelle elementari che sarebbero state destinate a confluire nei futuri nucleoni.

  

 

Perché l'Universo è ordinato?

 

Il quadro evolutivo che abbiamo appena delineato è oggi condiviso, senza sostanziali eccezioni, dalla gran parte dei fisici e dei cosmologi. Nondimeno, ad un'analisi comportamentale, si è riconosciuto che esso non riesce a soddisfare alcune considerazioni molto concettuali e abbastanza inquietanti.

In primo luogo, c'è da convenire che il mondo estremamente differenziato che ci circonda sembra turbare quel principio universalmente accettato della termodinamica che, al contrario, afferma come in ogni sistema fisico statistico lasciato in libera evoluzione, i componenti finiscano per raggiungere la più completa uniformità e disordine. Le molecole del profumo contenuto in una boccetta tendono, come sappiamo, a diffondersi nella stanza e giammai, una volta diffuse, le vedremo concentrarsi spontaneamente in nuclei odoriferi separati. Come mai, ci si chiede, le particelle costituenti il fluido cosmico primordiale sono invece andate a confluire in quei grandiosi ammassi originari che sono, appunto, le galassie, quelle formazioni materiali fondamentali tipiche che hanno presieduto al vastissimo accentramento ulteriore della materia in nebulose, stelle, associazioni stellari e pianeti ?

È stato tuttavia fatto notare che è proprio nello scarto venutosi ad accumulare nello stato termodinamico inerente all’attuale livello di differenziazione raggiunto dal Cosmo, nei confronti dell'equilibrio allo stato di uniformità indifferenziata, che va ricercata la motivazione della cosiddetta «freccia del tempo», vale a dire dell' entità che condiziona il regime col quale il cronotopo si sposta lungo la propria coordinata temporale. È evidente che qualora la materia cosmica finisse col raggiungere il livello di uniformità generale sancito dal 3 ° principio della termodinamica, in mancanza di ogni possibile evento trasformativo ulteriore, lo scorrere del tempo verrebbe a perdere qualsiasi significato!

In effetti, il fatto che l'Universo si trovi in espansione altera in modo sostanziale il senso dell'esempio fornito dalla boccetta di profumo giacche, se immaginassimo che le dimensioni della stanza stessero accrescendosi con rapidità maggiore di quella con la quale le molecole odorifere possono diffondersi, constateremmo con facilità che le apparenze sarebbero quelle di un fluido - il profumo - che tende a rimpicciolire il proprio raggio d'azione andando con ciò clamorosamente contro il 3° principio.

Pare quindi che sia allo stato d'espansione cosmologica che debba farsi risalire non solo la realtà della tendenza alla differenziazione e all'ordine, bensì anche alcune altre proprietà fondamentali quale, ad esempio, quella di causalità che vediamo presiedere e governare l'insieme dei fenomeni naturali, biologici compresi, ai quali essa conferisce in definitiva quel crisma di razionalità che ce li rende comprensibili.


Coincidenze cosmologiche

 Alcuni studiosi (il Collins, l'Hawking, tanto per citare) hanno però fatto notare, col calcolo matematico, che il processo iniziale di formazione delle disomogeneità protogalattiche in seno al fluido cosmologico sotto l' azione della forza più debole che si conosca, quella gravitazionale, avrebbe potuto essere innescato solo a patto che la velocità d' espansione della scala spaziale dell'Universo avesse coinciso con la velocità di fuga dal campo attrattivo esercitato nel complesso dal contenuto ponderale del Cosmo.

Ciò vorrebbe significare, sotto altro verso, che l'intensità specifica della forza di gravità o, come si dice, la costante di accoppiamento gravitazionale della materia, si trova in una relazione specifica e determinata con la quantità della materia esistente. Tale punto di vista, per la verità, non giungerebbe del tutto nuovo: agli inizi del secolo, ad esempio, Ernst Mach si dichiarava appunto d' avviso che la forza d' attrazione sperimentata sulla Terra non fosse che il risultato tangibile della presenza di tutte le stelle e galassie esistenti nell'Universo.

E, a tale riguardo, non va dimenticato che alcuni decenni più tardi P.A.M. Dirac, fisico insigne, faceva notare una strana coincidenza numerica: l'inverso del valore della costante d'accoppiamento esprime esattamente la radice quadrata del numero totale delle particelle stabili dotate di massa presenti nell'Universo (che sappiamo aggirarsi intorno a 1080) talché sembrerebbe sussistere effettivamente più d'una prova a favore di una connessione causale sconosciuta fra l'intensità sotto cui si manifesta la forza gravitazionale nella materia e la materia stessa.

Brandon Carter, astrofisico a Cambridge, ha svolto da parte sua alcune interessanti considerazioni riguardo l'entità delle conseguenze con le quali una pur piccola variazione intrinseca della gravitazione si ripercuoterebbe sull’evoluzione fisica delle stelle. Nell'ipotesi che la costante d'interazione fosse stata di un' ordine di grandezza più elevata 10-39 invece che 10-40 nei confronti della forza nucleare forte - non soltanto le disomogeneità cosmologiche eventualmente presenti ai primordi non avrebbero avuto il tempo necessario per dar origine alle galassie avanti che l'Universo stesso finisse per collassare su se stesso, ma le stelle che fossero riuscite nel frattempo a condensarsi, sotto la maggior azione della gravità, avrebbero raggiunto nei loro interni livelli termici ben più elevati di quanto oggi non siano, così da indurle a sviluppare reazioni di sintesi termonucleare molto violente.

In definitiva, si sarebbero sparsamente accesi, nell’Universo, astri caldi, luminosissimi, appartenenti alla classe delle giganti-blu, non legati in quei colossali organismi autonomi che sono le galassie. Bruciando furiosamente il proprio idrogeno, esse si sarebbero esaurite e spente nel breve volgere di qualche decina di milioni d'anni. Nessuna stella di tipo solare o di classe più inoltrata - vale a dire astri a vita lunga del genere delle subnane gialle e nane rosse, capaci di irradiare per decine di miliardi d'anni - avrebbe avuto probabilità di nascere; né, tanto meno, intorno ad astri tanto effimeri avrebbe avuto tempo di stabilizzarsi una sfera ecologica suscettibile di sviluppare, sui lunghissimi tempi richiesti, una qualsiasi evoluzione biologica.

Il contrario, sempre secondo Carter, si sarebbe verificato nell'ipotesi di una forza di gravità più debole di quella che ci è usuale. In tale circostanza, l'Universo sarebbe apparso popolato di piccoli, freddi astri sanguigni, diffusi liberamente in uno spazio destinato ad espandersi in perpetuo. Troppo scarso e debole si sarebbe rivelato l'irraggiamento di codesto tipo di stelle per dar luogo, anche in questo caso, e pur con un lunghissimo futuro a disposizione; ad un ambiente passibile di venir permeato da una vita biologica sviluppata fino alla razionalità.

È certo che pure le altre forze di natura conosciute implichino delle connessioni con la realtà che si rivelano altrettanto critiche quanto misteriose. Si potrebbe osservare che una forza nucleare, anche di qualche punto in percentuale meno forte, non consentirebbe l'associazione fra i protoni; il fluido cosmico consterebbe allora esclusivamente d'idrogeno, le stelle non innescherebbero le normali reazioni di sintesi dalle quali tutti i restanti elementi chimici prendono origine, ma terminerebbero la propria esistenza finendo col collassare rapidamente in nane bianche.

D'altra parte, nella circostanza di una forza nucleare un poco più intensa, già in seno al fluido cosmologico primordiale dell'era fotonica, si sarebbero venute a verificare interazioni intense fra i protoni liberi, cosicché il fluido stesso sarebbe emerso nella successiva era barionica quasi integralmente trasformato in elio.

In entrambe le circostanze, come si vede, la composizione chimica dell'Universo si sarebbe rivelata molto semplice ed uniforme. Da essa non avrebbe giammai potuto trarre origine la ricchissima varietà delle organizzazioni naturali che invece ci circondano con le cristallizzazioni svariatissime presenti nei minerali, con le associazioni molecolari delle lunghe catene proteiche, fino alla miracolosa organizzazione cellulare della materia vivente, alla sintesi dell' attività biologica più eletta rappresentata dall' autocoscienza della mente umana.


Il Principio Antropico

 Ora, la constatazione indubbia che la mirabile e complessa organizzazione razionale del Cosmo viene a poggiare in definitiva su un numero assai ristretto di condizioni basilari -pur tuttavia determinate, quest'ultime con un esiguo margine di tolleranza - implicherebbe che la visione che noi abbiamo della realtà non sia che il prodotto di un raffinato gioco di equilibri estremamente critici.

Questo, in altre parole, equivale ad asserire che le apparenze sembrano suggerire fortemente che l'Universo abbia, quasi adire, “escogitato” le leggi fisiche da darsi onde renderle le più adatte a quelli che avrebbero dovuto essere i suoi risultati finali. Giova ricordare che un' certo numero di fisici ed astronomi di chiara fama, come un R.H. Dicke, un S.W. Hawking, un J .A. Wheeler, oltre al E. Carter già citato, non hanno nascosto una loro originalissima opinione in merito a considerazioni di siffatta natura.


L'originalità delle opinioni consiste, nella sostanza, nell'escludere che nell'Universo infinitamente piccolo, denso e caldo sorto ai 10-35 secondi dall'istante iniziale, potesse trovarsi racchiuso in germe tutto il caratteristico patrimonio di condizioni fisi- che, così peculiari e sottili, che dalle galassie, alle stelle, ai pianeti, si è venuto ad estrinsecare fino alla generazione di forme intelligenti.

Va rammentato che i 10-35 secondi di età cosmica rappresentano il momento di massima regressione temporale al quale le normali leggi fisiche della Relatività e della Quanto- Meccanica riescono ancora a descrivere il comportamento della materia e della radiazione. Non esiste ancora una generale convergenza di opinioni sugli eventi che potrebbero aver caratterizzato l'Universo negli istanti precedenti; con l'inoltrarsi a ritroso fino al tempo zero. Forse, ne accenneremo su queste stesse pagine in una prossima occasione; ma il fatto certo per ora, sul quale i fisici tendono a concordare, è che la materia e la radiazione non furono sicuramente governate dalle forze fondamentali che conosciamo. Anzi, l'Universo dei primissimi istanti potrebbe avere rappresentato un' entità del tutto vuota di strutture, pregna soltanto di una non ben compresa “energia di eccitazione”. (l'Orgasmo Primigenio, ndM)

Tenendo conto di tutto questo, non è lecito riguardare il complesso del Cosmo alla stregua di un sistema fisico isolato, sottoposto a leggi comportamentali valide indipendentemente a priori: Piuttosto - e tale è l' opinione degli studiosi citati - sembra più costruttivo andare a cercare a posteriori le cause prime che hanno condizionato l’Universo stesso fino a favorire, col tempo, l'emersione dal suo seno delle forme organizzate più evolute.

L 'unico esempio di forma intellettiva in grado di comprendere le leggi dell'Universo, e di cui abbiamo finora nozione, è ovviamente quella umana. Perciò - e in questa affermazione inquietante e rivoluzionaria il Dicke può ben dirsi esser stato un precursore - bisogna pensare che è proprio nella circostanza che, ad un certo momento, sia sorta un'umanità in grado di raziocinare, che si trova nascosta la chiave per interpretare i reconditi motivi di quelle peculiarissime coincidenze di condizioni instauratesi nel Cosmo, delle quali abbiamo trattato, e che ne hanno reso l'organizzazione razionale e comprensibile.

Il lettore può, a ragione, rimanere non poco turbato dinanzi ad una siffatta affermazione, che gira da qualche tempo sotto la definizione di Principio Antropico. Potrebbe, a rigore, inquadrarla in una sorta di petizione di principio contraria al consueto metodo scientifico di dedurre gli effetti dalle cause, e non viceversa.

Peraltro, la maggior giustificazione concettuale del Principio Antropico risiede nel fatto che non è possibile configurare una legge di comportamento per il Cosmo che sia precedente alla nascita del Cosmo stesso. Una tale legge potrebbe, al contrario, venir desunta proprio dal quadro cosmico offerto dai risultati raggiunti.

In altre parole, se finalità ultima dell'Universo era quella di far emergere organismi capaci di comprenderne l'organizzazione, allora le leggi di cui l'Universo non disponeva ai suoi inizi, ma che comunque doveva necessariamente darsi con l'intraprendere la propria evoluzione, non potevano altro che conformarsi in modo da favorire l'insorgere della razionalità in quegli organismi medesimi.

Brandon Carter ha voluto sottolineare lo spirito del Principio Antropico del Dicke con il seguente aforisma: «Cogito, ergo mundus talis est», venendo così a precisare che l’Universo sarebbe stato ben diverso se ora non ci fossimo qui noi, umanità cosciente (non esclusa, naturalmente, ogni possibile altra forma intellettiva esistente nei Cosmo) a dimostrarsi capace di comprenderlo e di inquadrarlo in quelle leggi comportamentali che appaiono compatibili con la nostra razionalità.

Non si tratta, come potrebbe apparire, di una forma di neoantropocentrismo risorta sotto l'ègida di un discorso scientifico sofisticato. La posizione dell'uomo nell'Universo infatti non ne risulta, per questo, minimamente privilegiata, se non altro perché le leggi della sua fisica posseggono carattere universale, valido indifferentemente in ogni punto dello spazio e in ogni epoca del tempo.

È vero piuttosto - come alcuni aspetti della meccanica quantistica insegnano - che la presenza dell'osservatore può dimostrarsi altrettanto essenziale al modo in cui la realtà si manifesta quanto lo è la realtà stessa. Aver esteso questo concetto, indiscutibilmente profondo, al rango superiore d'interpretazione universale ci sembra in effetti costituire un coraggioso e quanto mai geniale riconoscimento dell'uniformità di quei principi fisici sui quali si fonda ogni aspetto della natura.

Vincenzo Croce

pubblicato per la prima volta in "Abstracta" n° 26, Maggio 1988


9 febbraio 2008

HORROR VACUI

Eugenio non ha retto!

Per un istante ha colto il nulla su cui sta comodamente seduto quando si tratta di propagandare i dogmi della sua liturgia, quella Atea e Progressista, ma ha distolto subito inorridito lo sguardo.

E quindi s'è messo a parlare d'altro, esibendosi nel post più imbecille della sua intera carriera.

L'avevo pregato, nei commenti alla recente discussione, di restare in tema.

Invece ha scelto di fare il cazzaro!

E qui tempo da perdere non ne abbiamo.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 9/2/2008 alle 16:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 febbraio 2008

SEMPRE DI TUTTO, SEMPRE DI PIU'

Filippo Facci per “Il Giornale”
La Rai ha scovato un terzo modo per spillar soldi: le querele. Il direttore Cappon (vicinissimo al Natale) dopo i 10 milioni chiesti al Giornale ha querelato anche “Libero” «con richiesta di un consistente risarcimento danni». Tutti i dipendenti Rai, ha detto, potranno inoltre querelare “Libero” gratuitamente. Se “Libero” non rivelerà la fonte della notizia, ha pure detto, ricorreranno al Garante della privacy. Se “Libero” proteggerà la sua fonte, ha aggiunto il presidente Petruccioli, beh, sarà «un atteggiamento di omertà».

Non pensate che siano sciroccati: è solo un momento difficile. Il giornalista Oliviero Beha, proprio ieri, ha querelato la sua Rai per abuso d’ufficio e maltrattamenti e inadempienze e minacce. E in tutto questo canaio, stando a “Panorama”, l’unico che rischia di saltare davvero è l’ufficio legale di viale Mazzini, composto da ben 18 avvocati (la querela contro il Giornale l’hanno firmata in 4) che però fa ricorso «immotivatamente», ha detto la Corte dei conti, a comode consulenze esterne: il tutto per perdere non meno di un migliaio di cause l’anno. Petruccioli, sempre in questo canaio, è riuscito a dire che dalla Rai dovrà presto «emanare un clima di serenità, di tranquillità, di rispetto nei confronti di tutti». Intanto cercava la pistola.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 8/2/2008 alle 20:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


8 febbraio 2008

MA NON MI DIRE......SEMPRE A BABBO MORTO EH

The International Organization of Securities Commissions (IOSCO), a global regulatory group, says maybe it's a bad idea for ratings agencies to help design structured products they also rate.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 8/2/2008 alle 10:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


5 febbraio 2008

OI DIALOGOI (TENDENZA SCAZZO)

Eugenio si è insolentito per questo post, sentendo probabilmente puzza di "cattolico", e scattandogli così il riflesso.

Ne è venuta fuori un'animata discussione, che vi propongo. Il linguaggio è talvolta un po' crudo, ma si sa: la Vita non è un pranzo di gala.
Ci guadagna la chiarezza.

Eugenio

Magari, se leggessi dei giornali invece che carta da cesso, non ti faresti infinocchiare da notizie falsate per becera propaganda:

http://www.dailymail.co.uk/pages/live/articles/news/news.html?in_article_id=511209&in_page_id=1770

Capisco che neanche questo stia bene a voi seguaci di Ratzinger, Robertson e Al-Qaradawi, e le coppie omosessuali le vedreste comunque meglio in un campo di concentramento - quindi magari neanche la notizia *vera* ti starà bene, ma i fatti sono che nessuno ha vietato niente, e la circolare del ministero si limita a chiedere agli insegnanti di non dare per scontato che i bambini abbiano genitori eterosessuali e di usare "genitori" invece che "papà e mamma" laddove appropriato, il che non mi sembra il preludio all'Apocalisse.

(oh, ed ho citato d'intenzione il Daily Heil, che almeno non lo si può accusare di far parte della lobby dei demogiudeoscientistmassonfrociatei)

Maedhros

Dunque, non hanno vietato di usare "mamma e papà", ma hanno chiesto agli insegnanti di usare esclusivamente il termine "genitori".
E...dove sarebbe la differenza?

Vedi, per noi che non seguiamo nessuno (Ratzinger ci limitiamo ad ammirarlo come filosofo, e rispettarlo come capo di una Chiesa che sta in giro da 2000 anni e rappresentante spirituale di un miliardo e passa di persone) gli omosessuali sono persone che hanno orientamenti sessuali diversi dai nostri, e la cosa è pienamente legittima in quanto rientra nel dominio inviolabile di ciascuno.
Civilmente sono quindi persone come altre, con gli stessi diritti ed uguali doveri. Tra questi doveri rientra quello di non scassare il cazzo al resto del mondo, e loro non ne sono esentati. Sono pertanto pregati di non cercare di imporre le loro particolarità agli altri, nel linguaggio, nei comportamenti, nel modo di pensare, et cetera. Se a qualcuno fa senso un rapporto sessuale con una persona dello stesso sesso, beh, non gli puoi vietare di dirlo, per esempio. Come loro sono liberi di esprimere il loro disgusto verso un amplesso intergenere.

Voi seguaci degli alter ego di Robertson ed Al-Comecazzosichiama (scusa, ma non frequento certa gente, ed ho difficoltà con i loro nomi) pretendereste che il 97% della popolazione mondiale si conformasse ad una visione del mondo e dei rapporti sessuali che è propria degli omosessuali, e rinunciasse alle proprie. Altrimenti si offendono, poverini.

Per me un rapporto omosessuale rimane qualcosa di anormale, ed è anormale una famiglia dove entrambi i genitori siano dello stesso sesso. E non è che posso essere costretto a ritenerlo normale soltanto perché la cosa è molto chic agli occhi di voi radical-supercazzeggianti.

Naturalmente non è che loro debbano cambiare i loro orientamenti sessuali perché io li ritengo anormali. Ritengo anormali un sacco di cose che vanno per la maggiore tra un sacco di gente.

Ritengo però un'aggressione il cercare di vietarmi di avere le mie convinzioni, ed esprimerle. E quando mi sento aggredito, io tendo a reagire molto male.

Non c'è bisogno di queste cazzate per evitare bullismi e prevaricazioni varie. Basta far rispettare le leggi, che ci sono e valgono per tutti. Non esistono disposizioni che stabiliscano la non punibilità di un'aggressione se la vittima è omosessuale.

Apprendo dall'articolo del Daily che Leonardo da Vinci era un omosessuale. Francamente è la prima volta che sento una cosa del genere. Ma come che sia, la cosa dimostra l'inesistenza di un modello omosessuale. Una grande persona sarà ricordata come tale a prescindere da quello che combina in camera da letto. Al contrario di certe checche che pretendono di essere qualcosa di speciale per il semplice fatto che si accoppiano in maniera diversa.

E manu militari vorrebbero che il resto del mondo si adeguasse.

Io in un campo di concentramento ci vedrei bene solo gli idioti.
Ma come ben sapeva De Gaulle, il compito sarebbe troppo arduo!

Eugenio

"Ritengo però un'aggressione il cercare di vietarmi di avere le mie convinzioni, ed esprimerle. E quando mi sento aggredito, io tendo a reagire molto male."

Mi sembra giusto. Estendi questo privilegio anche agli altri, o vale solo per chi condivide le tue personali posizioni?

E se sì, quale sarebbe il tuo problema con quelli che volevano far sapere al vecchio ex-nazista cosa pensavano di lui all'ingresso della Sapienza? Come mai l'espressione delle *loro* convinzioni diventa magicamente "censura"?

Sulla stessa linea, sono certo che sei entusiasta dell'espulsione dell'imam di Carmagnola e della chiusura del suo blog, senza che lui si fosse mai reso colpevole di alcun reato: me la spieghi, questa cosa?

Oh, e fra parentesi, quando in Italia era appena diventato legale il divorzio, grazie alla liberale impronta data dalla superiore civiltà cattolica alla nostra società, c'era un certo stigma sociale, a scuola, associato all'essere figli di divorziati, ed *era* spesso un'umiliazione, per i bambini (l'ho visto su miei compagni di classe) la classica frase del maestro "e recitate la poesia davanti a papà e mamma - oh, scusa, davanti a mamma, per te". Una circolare che ricordasse ad un maestro/professore imbecille che, nonostante le prediche del suo imam, i divorziati esistevano avrebbe risparmiato a quei bambini umiliazioni e isolamento che erano, e ripeto, l'ho visto con i miei occhi, estremamente reali, soprattutto in realtà come la provincia dell'Italia meridionale, inspiegabilmente retrograde nonostante la capillare penetrazione di una forza liberale come il cattolicesimo.

Fermo restando, poi, che il Giornale ha fatto quel che lo pagano per fare, propaganda basata su notizie alterate. Non sta scritto da nessuna parte che dire papà e mamma è illegale/vietato. Si ricorda agli insegnanti che in classe ci possono essere bambini che papà e mamma non ce li hanno, per una di diverse possibili ragioni, e si consiglia di fare un minimo di attenzione.

Maedhros

Fammi il favore di non ripetermi ancora che non hanno vietato alcunché, ma solo chiesto alle insegnanti di non utilizzare le parole "mamma e papà". Ho capito!
Anch'io vent'anni fa diedi di mia volontà la mia motocicletta ad un tizio.

Volontà formatasi a seguito di uno sguardo alla calibro 9 che aveva in mano.

Fermo restando che non sbircio il Giornale da un paio di mesi circa, e che il link l’ho preso dal Corriere. Hai presente? Il foglio dei socialisti d’alto bordo.

Vecchio nazista?
Ti riferisci a Gunther Grass? No, non può essere. Alla Scemenza lui sarebbe stato accolto con tutti gli onori; in fondo la sua piroetta lo ha portato dai nazisti neri a quelli rossi, è rimasto in famiglia insomma.

Quindi devi riferirti al Capo dei Cattolici, quel miliardo e passa di persone a cui nei vostri sogni bagnati dovrebbe essere impedito perfino di aprire bocca. Quello che, diciassettenne, fece esattamente quello che avresti fatto tu se fossi stato un suo contemporaneo e compaesano.

Il mio problema al riguardo l'ho già spiegato. Si tratta del post dedicato a Giovanni Floris, signore confuse, e rimbambiti.

Nel caso la lunga permanenza londinese ti stesse causando problemi con l'italiano, mi ripeto.
Nessuno nega il diritto dei 67 cretini ad esprimere tutta la loro pochezza intellettuale, e contestare con la consueta povertà d'argomenti le posizioni di Ratzinger. Rectius, contestare che Ratzinger possa esprimere argomenti. Nessuna critica di merito è formulata nella loro letterina.
La critica agli argomenti del Vaticano è lo sport nazionale per un sacco di gente, il più delle volte non perché si contesti il merito degli argomenti ma semplicemente perché vengono dal Vaticano.
La critica però va fatta con i dovuti modi; scrivendo, ragionando, pubblicando, confutando, et cetera.
Non è critica mobilitare gli zombies di risulta, quelli del pensiero estinto, e scagliarli contro l'avversario, con tutto l'armamentario dei nipotini di Stalin: occupazioni, pretese di controinaugurazioni, minacce di assalto alla "zona rossa", magari rivendicazioni di libertà di lancio di uova e pomodori.
Non funziona così, mi dispiace. Se vuoi contestare qualcuno, gli devi permettere di parlare, ovunque! Soprattutto in una Università che viene tenuta aperta dai soldi dei contribuenti, e dove quindi con buona ragione i Cattolici potrebbero essere considerati azionisti di maggioranza.

Non minacciare sfracelli se si permette di farlo.

Capisco che la cosa risulti ostica ai discendenti delle scimmie, ma tant'è....si devono adeguare nondimeno.
O tornarsene nella foresta!

Non conosco l'imam di Carmagnola, né i fatti o i motivi che hanno portato alla sua espulsione, e quindi non posso risponderti con cognizione di causa.
Comunque, per me il mondo non si divide tra cose che sono previste come reato e cose che non lo sono, ma tra cose giuste e sbagliate.
Del resto, è davvero incredibile che con le 150.000 leggi e regolamenti frutto della demenza socialista che da un secolo opprime il Paese non si trovi un reato da appioppare a qualcuno, se lo si vuole.

Conosco un altro imam, però, mi pare di Torino, che incitava allo sterminio degli infedeli, alla sottomissione della donna, e tante altre piacevolezze del genere. E sto ancora aspettando che il ministro ad minchiam la smetta di trastullarsi con elucubrazioni siculo-pakistane e lo rimandi a calci in culo da dove è venuto.

La pretesa di reciprocità è politica consolidata e costitutiva della Casa, e non ammette deroghe. Riconosce il diritto ad esprimersi solo a chi lo riconosce agli altri.
In caso contrario, si va ai materassi!

Apprezzerai la semplicità della cosa, spero.

Mio padre morì che ero un bambino, e pertanto ero uno di quelli che non potevano leggere poesiole e composizioni a "mamma e papà", uno di quelli che durante le Feste guardava la Vita un po' di lato, in disparte, uno di quelli che il 19 marzo si beccava sguardi laterali di compiaciuta commiserazione e tentava di darsi un contegno dirigendo lo sguardo verso le finestre in cerca d'altro a cui pensare.

Non mi sono mai sentito offeso, né umiliato. Solo triste!
A volte un po' incazzato, non sopportando di non riuscire a capire perché certe notti le passassi sciogliendomi letteralmente in lacrime, senza sapere perché e senza poter smettere.

Ma non m'è mai passato per la testa che gli altri dovessero cambiare il loro modo di essere e di pensare e di vivere e di parlare perché m'era capitata in sorte quella poco invidiabile posizione di mezzo orfano.

Voi vi dovete ficcare in testa che non si può imporre la sensibilità o l'intelligenza o la felicità per legge, perché sono cose declinate in una infinità di modi, tutti legittimi.
Se quella compagna di classe declinava la sua ostentando il suo avere un padre quando questi l'andava a prendere a scuola, al contrario di me, ebbene, ne aveva ogni diritto!
I cocci erano tutti miei, perché non era certo colpa sua la situazione in cui stavo, e lei non poteva certo essere obbligata a rapportarsi a suo padre in maniera differente, magari stabilita dal ministro dell'istruzione, solo perché io non potevo farlo.
Né si poteva pretendere che venisse eliminata la parola "papà" o la figura del padre dalle lezioni di un insegnante solo perché io non ce l'avevo più.

Solo un malato di mente avrebbe potuto pensarlo.
Appunto!

Allo stesso modo, il figlio di divorziati o di omosessuali non può pretendere che il resto del mondo rinunci alla dimensione paterna o materna per il fatto che lui è costretto a vivere dalla scelta dei suoi genitori in un contesto che è privo di una delle due.

D’altra parte non è che il figlio di un omosessuale sia privo della figura paterna o materna, la sua concezione. Egli ha un padre ed una madre, come il figlio del divorziato o di chiunque altro. Una di quelle figure è stata sacrificata dalla scelta dei suoi genitori, ma esiste, sia pur sbiadita, resa marginale. Come è accaduto a me, o ai figli di quelle intere generazioni europee scomparse nelle grandi mattanze del secolo scorso, ciò che manca è la presenza paterna (o materna), non la figura, che rimane, come la consapevolezza, il ricordo, l’aspirazione, l’esempio.

Ne può essere privo solo se sia stato dato in adozione ancora in fasce ad una coppia di identico sesso, ed è la ragione per cui tale aberrante pratica andrebbe vietata, a meno che l’adottato non sia in grado di esprimersi a favore della cosa, e lo faccia.

Gli omosessuali hanno ogni diritto a vivere la loro sfera sessuale ed affettiva come meglio gli aggrada (possibilmente senza scimmiottare il matrimonio, che è altra cosa), e gli stessi diritti di chiunque altro sui loro figli naturali. Il limite qui è quello che vale per tutti.

Ma non possono avere alcuna pretesa di ricevere il bambolotto per trastullarsi. Esiste il diritto (che è principalmente un dovere) ad essere padre (e madre) dei propri figli, non esiste un diritto ad essere padre (o madre) non facendo figli.

E’ dalla notte dei tempi che i figli degli umani vengono cresciuti da un padre ed una madre, anche quando uno dei due venga a mancare o debba essere sostituito.

E per la miseria, ci deve essere allora una dannatissima buona ragione!


4 febbraio 2008

PROVVIDENZA

Freescale si compra Sigmatel, a 3 $ per azione, e mi permette di uscire rimettendoci solo un 5-6%.

Visto come si erano messe le cose, non mi sogno neppure di protestare.
Così imparo a fidarmi in tema di investimenti finanziari di uno che si chiama Pompa.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 4/2/2008 alle 18:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 febbraio 2008

I CONTI DELLA SERVA - GENNAIO 2008

Maedhros Currency Index - 106,4
40% standard allocation 2008
base 100 - 19 nov 2007 +6,4%
1° gen 2008 - 103,04 +3,26%

Maedhros P&C Insurance Index - 101,83
25% standard allocation 2008
base 100 - 4 dic 2007 +1,83%
1° gen 2008 - 99,3 +2,55%

Maedhros Distressed Value 25 Index - 113,05
20% standard allocation 2008
base 100 - 8 gen 2008 +13,05%

Maedhros US Regional Banking Index - 126,46
10% standard allocation 2008
base 100 - 8 gen 2008 +26,46%

Maedhros Top of the Shorts Index - 102,6
5% standard allocation 2008
base 100 - 9 gen 2008 +2,6%


Total Invested Capital - 542,02
base 500 - 19 nov 2007 +8,4%
1° gen 2008 - 505,2 +7,29%




permalink | inviato da houseofMaedhros il 3/2/2008 alle 17:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 febbraio 2008

IT'S THE (REAL) MONEY, STUPID !

S&P 500/Gold (EOD)




permalink | inviato da houseofMaedhros il 1/2/2008 alle 8:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     gennaio        marzo
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Finanza
Saggi ed Analisi di Economia
Gestione Portafogli
Articolati
Fisiologia
Stati Avanzati di Depravazione
Filosofando

VAI A VEDERE

Ultimissime Di Bella
Ne Quid Nimis
Walking Class
Scribacchiature
InMinoranza
Fort
Zamax
Noise from Amerika


Date forza alla libertà di curarsi!
Quello che potete, se volete......

AIAN Modena
c/c n. 854632
B. Pop. Emilia Romagna - Ag. 5
ABI 5387  -  CAB 12905

COME DONARE IL 5 PER MILLE ALLA FONDAZIONE DI BELLA
Occorre, nella prossima dichiarazione dei redditi (Mod. 730 o Unico),apporre la propria firma nell`apposita sezione "Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni" ed indicare il codice fiscale 01995220355

In questo blog non si danno consigli, si pensa semplicemente ad alta voce.
Pertanto, qualunque decisione attuata in seguito alla lettura di tali pensieri rimane di responsabilità esclusiva di chi la pone in essere.
Ne deriva che se le cose vanno male non potete rompere l'anima, così come nulla è dovuto da parte vostra se vanno bene.



Link Utili

Linus Pauling Institute

Metodo Di Bella
What they don't tell you about AIDS

CERCA