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Diario


31 marzo 2008

CAPRARA IN LIBERA USCITA

"Negli Stati Uniti la guerra alla scienza e la fede nell’irrazionale, come dimostrano anche i nemici di Darwin, spesso finiscono davanti al giudice."

E' la fantasmagorica chiusura che Giovanni Caprara ha scelto per questo suo articolo.

Caprara ovviamente non ha la minima idea di cosa sia la scienza, così come i socialisti ante litteram francesi adoratori della Dea Ragione non avevano alcuna idea di cosa fosse la ragione, ed è inoltre chiaramente un adepto dell'irrazionalità progressista. Sospetto anche che appartenga alla categoria di galletti clamanti sull'immondizia che identificano "i nemici di Darwin" con qualche gruppetto di disadattati che sostengono che la Terra sia stata creata seimila anni e quindici minuti fa e che magari la teoria eliocentrica sia solo un complotto di .....(aggiungere a piacere).

Ma la cosa davvero strana è che se ne vanti!




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28 marzo 2008

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - nona parte

RETINOIDI

Betacarotene
  Stabilizza le membrane cellulari
  Inibisce la perossidazione lipidica delle cellule sane
  Incrementa il glutatione intracellulare nelle cellule sane
  Esercita un effetto antiproliferativo diretto indipendentemente dalla
conversione in acido retinoico
  Attraverso l’apertura dei otto legami insaturi della catena di carbonio fornisce
energia necessaria alla crescita differenziata

Vitamina A (Axeroftolo Palmitato)
  Provoca la morte della cellula neoplastica per apoptosi:
1. Attraverso l’attivazione delle caspasi
2. Attraverso la degradazione del fattore della trascrizione generale Sp-1
  Epitelio-protettiva
  Immuno-stimolante

Acido tutto transRetinico (ATRA)
  Ridifferenzia i blasti e le cellule tumorali
  Azione antiangiogenetica
  Inibisce la trascrizione genica di fattori oncogeni promuovendo l’effetto
antiproliferativo
  Effetto antimetastatico inibendo l’espressione di VnR correlata
all’organizzazione della fibronectina e all’ adesione ed espansione cellulare
  Antiossidante
  Proapoptotico

Descrizione sintetica dei meccanismi d'azione dei retinoidi (autori)

Betacarotene
– Esercita effetto protettivo sulle membrane cellulari (Di Bella).
– Diminuisce la perossidazione lipidica e aumenta il glutatione (Basu).
– Esercita un effetto antiproliferativo diretto (indipendentemente dalla conversione in
ATRA), sulle cellule tumorali, ne sopprime in modo significativo sia la mobilità
(misurata mediante tetrazolium “MTT”), che la sintesi del DNA (controllata
attraverso la captazione di 3H-timidina) e la proliferazione cellulare (misurata
attraverso il conteggio delle cellule) (Onogi).

Vitamina A (axeroftolo o retinolo)
– Provoca la morte della cellula neoplastica per apoptosi, attraverso l’attivazione di
enzimi cellulari proteolitici, le caspasi, e la degradazione del fattore della trascrizione
generale
Sp-1 (Piedrafita).

Acido retinoico (Acido Tutto Trans Retinico - ATRA)
– Ridifferenzia i blasti e le cellule tumorali (Hassan).
– Induce la sintesi di leucotriene C4 (Abe).
– Sopprime la trascrizione genica di fattori oncogeni e promuove l’effetto
antiproliferativo (Arnold).
– Esercita azione anti-angiogenetica (Majewsk).
– Diminusce la densità microvascolare del midollo osseo nelle leucemie e della
densità del punto caldo, interrompe la produzione di VEGF da parte delle cellule
NB4, sopprimendo l’angiogenesi (Kini).
– Arresta lo sviluppo cellulare associato ad aumento dei livelli d’interferone 1 (IRF-
1) con attivazione di p21WAF1 (Arany).
– Attiva col concorso di IRF-1 e STAT1, l’apoptosi mediante la caspasi 1 (Arany).
– Arresta la progressione del ciclo cellulare (Wu).
– Induce l’arresto del ciclo cellulare in G0/G1.
– Induce l’espressione di p 21 WAF1/CIP 1, mediante percorsi sia dipendenti, che
indipendenti da p 53 (Wu).
– Inibisce nelle cellule tumorali l’attività della proteina-1 attivatrice (AP-1) mediante
il suo recettore RAR-alfa e attiva la soppressione dell’espressione di cJun e c Fos
(Wu).
– Sinergizza l’effetto di Bcl-2, sia sull’arresto della crescita, che sull’espressione del
gene p21 (Chou).
– Impedisce l’invasione in vitro delle cellule del cancro del colon e diminuisce
l’espressione del matrilysin (Adachi).
– Causa nelle cellule neoplastiche cambiamenti morfologici e biochimici come il
restringimento della membrana, la condensazione della cromatina e la spaccatura del
DNA, caratteristiche tipiche delle cellule in corso di apoptosi (Lee).
– Attiva tramite RAR-beta un netto incremento di proteine c-myc e Bax, che portano
maggiore suscettibilità all’apoptosi (Lee).
– Diminuisce il potenziale di proliferazione neoplastica e ha un ruolo importante
nella differenziazione, apoptosi e adesione cellulare (Voigt).
– Rende particolarmente sensibili ai chemioterapici le cellule neoplastiche, inducendo
anche un aumento della comunicazione intercellulare negli spazi di giunzione
(Carystinos).
– Riduce il livello della proteina silicea fibrillare gliale e la sintesi del DNA, e induce
percorsi apoptoici, dimostrando un notevole sinergismo e potenziamento
dell’efficacia col TNF-alfa con aumento dei recettori di p55TNF (Gambaut Guerin).
– Induce un gene, l’autotaxin (ATX), che decodifica un fattore di stimolazione della
motilità del tumore (Duffner Beattie).
– Induce differenziazione neurotica con estesa crescita dei neuriti, diminuzione
dell’oncoproteina n-Myc e del mRNA di Gap-43. Esercita l’effetto antiproliferativo
attraverso l’incremento della chinasi A della proteina di tipo II/RII beta e chinasi A
della proteina W (Kim).
– Differenzia le cellule neoplastiche attraverso il suo effetto sulle fosfolipasi A2,
Ca2+-dipendenti (Antony).
– Riduce l’espressione di VnR, correlata all’organizzazione della fibronectina e
all’adesione ed espansione cellulare (Baroni).
– Riduce l’inibizione chimicamente indotta di RAR Beta bloccando il ciclo cellulare
in fase G1 (Song).

ULTIMISSIME DI BELLA


26 marzo 2008

SAPETE PER CASO.....

.......se qualcuno di questi 138 "BIP" (ed i soliti immancabili dhimmi di complemento) abbia mai detto una parola sul fatto che dalle loro parti è vietato costruire chiese di confessioni diverse dalla loro, e che puoi rimetterci la pelle se eserciti l'inviolabile diritto umano di cambiare religione?




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23 marzo 2008

BUONA PASQUA A TUTTI QUELLI DI BUONA VOLONTA'

CREDA   CHI   VUOLE,   NON   CREDA   CHI   NON   VUOLE



SIANO   PROTETTI   I   MANSUETI,   SIANO   ABBATTUTI   I   VIOLENTI

Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano».

Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam». Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

Il punto d’approdo
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato », assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.

La scelta e le minacce
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.

Basta con la violenza
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

Magdi Allam




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22 marzo 2008

QUANDO DIO SI FECE UCCIDERE

A tutti quelli che portano la propria Croce, e ciascuno ha la sua piccola da portare, non disperate!

Verrà il terzo giorno!





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19 marzo 2008

A PROPOSITO DI STRONZATE

Non è per far contento Gibaryan, ma sono proprio costretto a precisare che "la fondamentale signorìa delle donne sulla vita umana" è una cretinata di dimensioni davvero imbarazzanti.

L'unica signorìa che hanno le donne (come chiunque altro) è sulla propria vita. La vita umana appartiene a ciascuno cui sia stata concessa. E quindi non c'è nessuna signorìa su quella dell'incarnato non ancora nato, da parte di chicchessìa.

Cerchiamo di evitare queste uscite "galanti".
Non per altro, ma va a finire che qualcuna ci crede pure.
E già abbiamo un sacco di stronze in giro.



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18 marzo 2008

DI PACISTRONZI STAVOLTA IN GIRO NON CE N'E'

Centinaia di Tibetani arrestati nella notte durante i rallestramenti della polizia. A Lhasa ci sono ancora sacche di resistenza. In molti edifici del centro storico vi sono giovani armati di bastoni, sassi e coltelli pronti ad affrontare i mitra della polizia comunista. Le prigioni (Laogai) Bomi, Powo Tramo, Chushur, Drapchi e Shengyebo sono stracolme di rivoltosi. 40 studenti picchiati ed arrestati in Marthang. La rivolta si è estesa a Labrang, le contee di Ngapa e Regbong e a tutta la regione dell'Amdo. Scontri e proteste sono registrati anche nelle vicine province cinesi dello Sichuan, Qinghai e Gansu.

La censura Cinese, con la conscia complicità di una parte dei nostri mass media, fa uscire solo le immagini e le notizie che gli convengono. Presto l'attenzione dei media e le dichiarazioni di comodo dei nostri politici cesseranno in onore al dio profitto e al servizio del grande capitale. Si prepara quindi una nuova tragedia, un nuovo massacro, probabilmente peggio di quello di Piazza Tiananmen. Come nel caso della Birmania, dove si continua a morire e ad essere incarcerati in nome della libertà, calerà presto una cortina di ferro sul Tibet.

Le Olimpiadi di Pechino a rischio boicottaggio

L'unica speranza per gli studenti, lavoratori ed i monaci tibetani siamo noi ! Chiediamo a tutti di fare quello che possono. Il regime comunista cinese ed i loro complici in occidente vogliono che noi pensiamo che "..non possiamo fare nulla..." Falso.
Cosa si può fare ? I giornalisti possono NON smettere di scrivere al riguardo.
Scrivete lettere ai giornali e commentate sui blogs.
Inviate emails e fax di protesta all' ambasciatore cinese a Roma, Mr Dong Jinyi
Fax 06-8413467
chinaemb_it@mfa.gov.cn
Non comprate prodotti cinesi
Distribuite questo messaggio a tutti i vostri amici
Denunciate i complici del regime comunista cinese e del grande capitale .... ve ne sono, purtroppo, molti nella nostra stampa.
Vi ringrazio di tutto cuore per la Vostra attenzione.

Toni Brandi
Laogai Research Foundation Italia Onlus




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18 marzo 2008

DIO PERDONA, IL GOVERNO NO

Bear Stearns was the only major securities dealer that refused to participate in the bailout of Long-Term Capital Management, the epicenter of the last credit crunch in 1998.
This caused a lot of bad blood, as Bear didn't shoulder any of the capital costs associated with the bailout, but profited from the improved conditions in the marketplace. Wall Street viewed the firm as a "free rider."

Had the Fed acted earlier, say last week, to accept collateral from securities dealers, Bear Stearns would not have collapsed, JPMorgan wouldn't have been able to buy the entire firm for $2, and investors in Bear wouldn't have lost $70 billion.

The message to the market is undeniable: Do what the government tells you to do or else you'll pay, eventually.




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17 marzo 2008

SPIEGATEGLIELO, SE PROPRIO AVETE TEMPO DA PERDERE

Spiegate al figlio di Adriano Sofri (ma uno non bastava, benedett'Iddio?) che non avevamo bisogno di lui per sapere che l'embrione non è la stessa cosa di un bambino.
Come io non sono la stessa cosa di una donna, come un vecchio non è la stessa cosa di un adolescente, come lui non è la stessa cosa di uno intelligente.
Come ogni singolo individuo non è la stessa cosa di ogni altro, come ciascuno non è la stessa cosa di quello che era anche solo 5 anni prima.

Tutti però espressione di vita umana, nella sua variegata ma immutabile declinazione.

Spiegategli che pur essendo altra cosa rispetto ad un bambino, non per questo l'embrione diventa un asparago o un carciofo.

Spiegategli che la logica ha vomitato, leggendo il suo pezzo (lo linko via Camillo, perché la Casa non sopporterebbe il fetore di un link diretto), e la scienza si è suicidata non resistendo al dolore.

Spiegateglielo, anche se non serve a niente.
Chi ha i mezzi per capire, o la volontà di farlo, ha già capito.


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17 marzo 2008

I SOLITI ARGOMENTI

....dei democraticissimi pezzi di merda.

Le "forze dell'ordine", quelle pagate dalle vostre tasse? Come al solito, non pervenute!

E' un vero peccato aver lasciato la prossimità di quei lidi da qualche anno ormai.
Quanto mi piacerebbe essere aggredito da qualcuno di quei bastardissimi figli di puttana.
E farlo uscire carico di meraviglie!




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13 marzo 2008

STA A VEDERE CHE E' COLPA DI FERRARA

Napoli, bimbo ucciso perché malato. Questo fu qualche giorno fa il nostro titolo per raccontare, unici in Italia, la storia vera della morte violenta del figlio di Silvana, donna sola abbandonata dal suo maschio, accolta da un rapido certificato per aborto terapeutico causa sindrome di Klinefelter, eseguito in condizioni infernali sottoposte ad accertamento di polizia. La notizia per gli altri era l’accertamento di polizia. La sub notizia alimentata da quel mascalzone che è il giornalista collettivo, ideologo incarognito della nostra società, era l’autodeterminazione della donna violata dalla campagna terroristica di Ferrara contro l’aborto. Manifestazioni, samba femministi, tentativi di arrivare alla sede del Foglio e cha cha cha.
Poiché i fatti si accompagnano alla ragione da veri alleati, eccovi un altro titolo. Genova, bimbo ucciso per un reality. Lo racconta Repubblica, dopo il solito tentativo di attribuire chissà quali altri delitti ambientali alla nostra limpida campagna per la vita e contro l’aborto, alimentato da quel disgraziato di Bobo Craxi e dal “ministro delle Impari Opportunità di morire” Barbara Pollastrini e da altri ego collettivi molto dementi. Gente un po’ bastarda, pronta a addossare a noi la colpa di un suicidio. Tra le clienti del ginecologo suicida c’era dunque la protagonista di un reality show. Il famoso dramma dell’aborto, che perfora coscienze abissali dentro le quali maschi e femmine antiabortisti non hanno diritto di guardare, stavolta si è risolto in una richiesta di riservatezza, in un aborto clandestino che coinvolge nella catena di morte, oltre al bambino, lo stesso ginecologo. Rapidamente, spicciativamente, per cinquecento maledetti euro, si raschia via una vita umana da un utero di donna. Lo scopo è la prosecuzione di una carriera televisiva al suo sboccio in un tronfio spettacolino che vale molto di più dello spettacolino di una vita nascente. Vale, per lo meno, cinquecento euro.
Non sono indignato. Non mi permetto gli stessi sentimenti banali delle povere postfemministe anni Settanta scese in strada per gridare il falso, sciagurate, cioè che io gli abbia mai dato delle assassine. Non darei di “assassina” nemmeno all’anonima soubrette che ha difeso la privacy della sua piccola carriera espellendo il suo piccolo dal grembo suo. Ma che la voluttà di morte, moralmente indifferente, abbia preso il posto della 194 e della sua “tutela sociale della maternità”, è una di quelle verità a negare le quali si fa figura, cara Turco, caro Sofri, care amiche giornaliste e caro Piersilvio Berlusconi, di tartufi e di ipocriti. Gli assassini siamo noi, mettetevelo bene in testa.
Perché io tiri in ballo il figliolo del mio amico Cavaliere è presto detto. Aveva appena finito di confessare a Vanity Fair che il matrimonio e i figli sono cose diverse, e che l’aborto è solo una questione di coscienza, così come pensa anche l’anarca etico che corre per la presidenza del Consiglio, suo papà. Bisogna aggiungere però, in base alle cronache in arrivo da Genova, riportate su Repubblica: un figlio dipende dalla volubilità di un fidanzamento, una relazione tra generazione di bambini e avventure dell’amore in fondo c’è, caro Piersilvio. Un’altra cliente del ginecologo suicida, anche lei giustamente protetta dall’anonimato, e che Dio lo conservi a tutte queste disgraziate, ha detto al cronista che con il fidanzato aveva rotto, e dunque ha “deciso” di non volere più il bambino.
Deciso? Ma non avevamo detto che si abortisce per tutelare la salute fisica e psichica della gestante, quando non il pericolo per la sua vita? Avevamo messo nel conto che si abortisce ovvero sopprime una vita per la rottura di un fidanzamento in seguito a decisione ordinaria, fuori da qualunque drammatico dilemma? Per “decisione”? Perché, come ha detto la ragazza, “non sapevo di fare qualcosa di male, l’aborto in Italia è legale”. Capito? Trent’anni dopo la depenalizzazione, ecco spiegato dalla cronaca ciò che diciamo noi della lista: legale vuol dire legittimo, normale, vuol dire che faccio un aborto come mi pare, quando mi pare, per il motivo che mi pare. Non è questa la sanzione di una indifferenza di cui donne e bambini sono vittime, con la complicità aperta e comoda di noi maschi legislatori, scrittori, polemisti, intellettuali e ministri da quattro soldi?
Mi direte: ma questo in realtà è illegale, questo non è previsto dalla 194. Vi dirò: lo so bene, e infatti ripeto in ogni piazza o teatro che la 194 è stata tradita, che non di quello si deve parlare. Infatti la 194 fa la sua figura in questa storia. 51 euro di multa e patteggiamenti vari per le uccisioni seriali decise per questo o quel motivo, anche parecchio futile. La 194 è uno strumento per contrastare l’aborto clandestino, per come fu concepito. Per come è stato gestito dalle culture di sinistra e di destra, e dai silenzi corrivi di tanti anche nel mondo cattolico (vero Bindi?, vero Franceschini?) la 194 è diventata lo schermo dietro cui si realizza anche in sua serena violazione, pubblico o clandestino, un aborto fai da te, un aborto facile che l’imminente arrivo del veleno Ru486 renderà più semplice, soffice, eutanasico. Più morte per tutti. Questo è il vero slogan della campagna elettorale unipartisan in corso.
Ma io non mi indigno. Aspetto che lo facciano le buone coscienze che si sono rallegrate per la moratoria Onu sulla pena di morte. Sta a loro coltivare il tesoro dell’indignazione morale. Hanno la stoffa per indignarsi.

Ps Io sono laico e ratzingeriano. Credo nel buonumore. Detesto la tristizia dei secolaristi mortiferi. So che “Knocked up” (titolo italiano “Molto incinta”) è un film in cui una ragazza, davanti all’alternativa tra un contratto televisivo e una gravidanza che comporta un incompatibile ingrassamento, sceglie a sorpresa di ingrassare e di fare il suo bambino. Dunque, anziché indignarmi, consiglio alle anime belle come la Aspesi e compagnia questo: cercate di assomigliare alle migliori sceneggiature di Hollywood, da Knocked up a Juno, perché il vostro reality abortivo fa un po’ schifo. Il buonumore è di ritorno, prossimamente su questi schermi.


Giuliano Ferrara


Io in questi giorni di buonumore ne ho assai poco. Pertanto alla stronza di turno e a quelle solite di complemento (senza scordare gli omuncoli alla perenne ricerca delle loro palle che squittiscono tutt'intorno a loro, quando non sono impegnati a sturbarsi per l'impiccagione di Saddam beninteso) auguro quanto di peggio possa esistere, qualcosa di talmente orribile che non posso descriverlo per difetto d'immaginazione.

Nella speranza che la cosa possa ripagarmi dello schifo che mi fanno!

Passando ad altro (ma forse no), l'ingegnere qui ha perfettamente ragione. Purtroppo!

Di conseguenza, coperti ed allineati, la Casa invita ad onorare la lista di Ferrara alla Camera e premiare la Lega al Senato (col preciso mandato di non andare a Roma a farci solamente i burini).

Ma quant'è vero Iddio, questa è l'ultima volta!

Se sprecano la prossima legislatura come hanno sprecato la penultima, io tiro lo scarico!


12 marzo 2008

LA NUOVA FISICA

 La fisica, apparentemente così lontana dalla vita quotidiana, influenza invece la nostra concezione del mondo: teorie diverse sono correlate con diversi modi di considerare noi stessi e l’ambiente che ci circonda. Così la fisica di Newton e Galileo ha raffigurato l’Universo come un grande orologio, un meccanismo comprendente anche l’uomo, considerato un ingranaggio privo di reale libertà. Invece la rivoluzione scientifica del Novecento ha reso vivente il cosmo e ha attribuito all’uomo e alla sua mente un nuovo significato e un ruolo unico e centrale

 Come ha scritto Paul Davies, fisico inglese di notevole prestigio, “sono due le grandi rivoluzioni che hanno determinato la nascita della nuova fisica: la teoria dei quanti e la teoria della relatività”. (1)

Si trattò infatti di un radicale sconvolgimento rispetto al panorama della vecchia fisica classica, anche se molte profonde implicazioni vennero comprese solo in seguito.

La comunità scientifica non si trovò di fronte ad un nuovo passo sulla linea delle precedenti teorie di carattere generale, come era avvenuto più volte nel XIX secolo. Agli inizi del Novecento, invece, avvenne un cambiamento di piano, un radicale ribaltamento nel significato stesso di numerosi termini scientifici (spazio, tempo, massa ecc.): si configurava una diversa gestalt conoscitiva, un nuovo modo di percepire il mondo. Per comprendere meglio tale salto qualitativo crediamo opportuna una breve rivisitazione storico-scientifica dei fondamenti e dei principi della fisica classica. Se vogliamo indicare date e padri fondatori, dobbiamo risalire alla seconda metà del XVI secolo, ricordando in primo luogo Francesco Bacone (1561-1626) e Galileo Galilei (1564-1642). Questi due studiosi, come i loro successori posti sulla stessa linea di pensiero, rifiutavano in blocco, senza alcuna discriminazione o selezione, il sapere scientifico precedente, di impronta aristotelica, screditato principalmente dai mediocri “discepoli” dello stagirita, le cui idee più feconde e valide erano spesso incomprese o trascurate.

Da Bacone la scienza moderna ha ereditato l'impostazione razionale del metodo sperimentale, empirico, ma in una accezione particolare che, a ben vedere, risulta tipica di una certa scienza di impronta prometeica, cioè contraddistinta da un sottofondo “duro” di superbia, bramosia di dominio della natura, disprezzo per l'armonia del cosmo. Così, secondo Bacone, l'investigazione del mondo fisico va condotta quasi nei termini di un processo per stregoneria: al fine di estorcere alla natura i suoi segreti, questa deve essere resa “schiava”, “costretta a servire” “messa in ceppi”, cioè torturata senza rispetto né limiti.

 Anche se con una terminologia meno enfatica, ancora oggi non pochi in ambito scientifico esprimono analoghe idee, strettamente legate ad una visione tecnocratica della società. La stessa utopia che sostiene le biotecnologie, con la loro frenetica attività manipolatoria degli organismi viventi, potrebbe trovare alcune anticipazioni nel pensiero di Bacone.

Da parte sua Galilei, a cui dobbiamo la legge della caduta dei gravi, oltre ai ben noti studi di astronomia, asserì che il compito della scienza consiste nell’analisi quantitativa della natura, per cui egli supportò ogni sperimentazione con un apparato matematico. In tale concezione, riveste valore di realtà solo ciò che può venire tradotto in numeri (nel loro significato di misura, non quindi simbolico, come nel pitagorismo): masse, movimenti, forze, ecc. Il resto, cioè i colori, i suoni, i sapori, gli odori, secondo Galilei, non essendo quantificabili, mancano di interesse per la scienza, in quanto semplici proiezioni della mente umana. Lo studioso pisano operava, così, una riduzione del mondo fisico ad apparato di formule matematiche, escludendo tutto ciò che gli risultava privo dei requisiti per venire misurato. In tal modo, però, espelleva l'esperienza qualitativa dall’ambito del discorso scientifico. Anche il concetto di “causa”, in senso moderno, ossia lineare, unidirezionale, deterministico-meccanico risale a Galilei: egli operò una semplificazione radicale rispetto all'aristotelismo, che considerava sia la causa efficiente (deterministica), sia la causa finale.

 Altri due grandi studiosi ai quali si deve l’edificazione della fisica moderna sono Renato Cartesio (1596-1650) e Isacco Newton (1642-1727).

Il primo formulò la cornice concettuale della scienza del Seicento, cioè il disegno dell'universo come una Grande Macchina. Proseguì sulla via del matematicismo di Galilei (metodo analitico) e impostò i termini della separazione netta fra Io e natura (soggetto e oggetto), tra anima (res cogitans) e materia (res extensa).

Il cosmo e tutti i viventi venivano assimilati a ciechi meccanismi, scomponendo così il creato in una somma di frammenti slegati, privi di vera vita. Cartesio attribuiva all'uomo, come sua specificità, il possesso dell’anima, ridotta però a pallido fantasma. Ecco dove troviamo le basi del moderno dualismo. L 'idea della natura come organismo vivente veniva sostituita sempre più con quella di macchina regolata da leggi deterministiche, da dominare senza limiti etici. Se vogliamo, le origini culturali dell’attuale disastro ecologico sono rintracciabili qui: infatti di fronte alla terra vista come madre e nutrice, si mantiene rispetto, non così di fronte a un sistema inanimato, che si può manipolare e sfruttare a piacere, come ha notato tra gli altri Carolyn Merchant.

Con Newton, autore delle leggi della gravitazione universale, vengono infine enunciate le regole che governano la Grande Macchina, l'Orologio Cosmico. Lo spazio tridimensionale vuoto costituisce la scena newtoniana in cui si svolgono gli eventi fisici, la cui successione viene registrata dal tempo che scorre uniformemente: spazio e tempo sono due a priori oggettivi, assoluti, indipendenti l'uno dall'altro.

 Tali eventi fisici sono costituiti dal movimento di particelle materiali, solide e indistruttibili, dotate di una precisa posizione e di una ben definita grandezza, gli atomi, intesi in senso molto simile a quello del pensiero democriteo, nella Grecia classica. Per analizzare questa realtà omogenea, priva di elementi qualitativi, Newton elaborò il calcolo differenziale. Per obiettività storica andrebbe però aggiunto che lo scienziato inglese era una figura estremamente complessa, nel cui pensiero si trovano anche molti elementi concettuali propri all’alchimia. Infatti dalle ricerche di Betty Jo Teeter Dobbs e di altri studiosi sappiamo che iniziò a interessarsi d’alchimia circa all’età di venticinque anni, continuando fino alla morte. I suoi appunti sull’alchimia probabilmente costituiscono il 70% del totale dei scritti a lui riferibili. Newton non era comunque un alchimista, ma un’intellettuale con un’ottima conoscenza dell’argomento, tanto che possedeva i principali trattati d’alchimia allora noti. Non è questa la sede per analizzare tale duplicità, cioè la coesistenza tra un sapere almeno formalmente ancora “tradizionale” e un tipo di pensiero scientifico “moderno”. Possiamo limitarci a supporre che egli assunse le conoscenze alchemiche in un’ottica più esteriore (materiale) che interiore (spirituale), più formale che sostanziale, perdendo di vista, così, l’aspetto “vivente” e organico della natura che traspare dall’alchimia intesa in senso completo e integrale. Naturalmente è solo un’ipotesi che andrebbe approfondita e confrontata con quella sostenuta da altri, propensi a ritenere invece che il “meccanicismo” sia più un frutto dei suoi seguaci e continuatori che del suo reale pensiero, il cui significato andrebbe quindi “ripensato”.

 Parlando delle idee di Bacone, Galileo, Cartesio e Newton abbiamo delineato lo scenario meccanicista, che sostanziò anche il positivismo ottocentesco, di fronte al quale si venne a trovare la nuova fisica.

 In una sequenza organica i principi della scienza meccanicista potrebbero essere così riformulati in sintesi: un rigoroso determinismo, fondato su una causalità lineare e unidirezionale; un atomismo “statico” costituente la materia universale; la separazione essenziale sia tra osservatore e natura, cioè soggetto e oggetto, sia fra gli elementi del cosmo costituiti da masse "chiuse", sottoposte a forze esterne (molteplicità meccanica); lo spazio e il tempo intesi come contenitori vuoti, categorie assolute e universali, indipendenti dagli eventi fisici e dall'osservatore; una fenomenologia fisica continua, sempre misurabile tra un massimo e un minimo, senza disomogeneità né salti. In altre parole nei vari fenomeni, secondo tale concezione, vengono occupati, almeno una volta, tutti i livelli intermedi.

 Sperimentalismo “violento”, matematicismo riduzionista e scomposizione dei sistemi complessi nei loro elementi, studiati poi l'uno separatamente dall'altro, costituiscono la controparte metodologica di questo quadro, nel quale il tutto viene sempre spiegato attraverso le parti, ritenute ontologicamente precedenti e fondamentali. Sotto il profilo gnoseologico, da un lato riscontriamo una ingenua fiducia sul valore assoluto dell’esperienza empirica (il “senso comune”), dall'altro un disarmante ottimismo circa la possibilità di dominare la natura e di prevedere gli eventi fisici futuri, in base alla conoscenza di leggi deterministiche.

Osserva Davies che, secondo la pretesa della meccanica newtoniana, sarebbe possibile teoricamente “predire con la massima esattezza tutto ciò che accadrà fondandoci su quanto sappiamo in ogni istante dato. Tra causa ed effetto esiste un rapporto rigido; ogni fenomeno, dall'infimo fremito di una molecola all'esplosione di una galassia, è esattamente determinato da tempi immemorabili. In base a una meccanica così concepita, Pierre de Laplace (1749-1827) poté dichiarare che, se si potesse conoscere la posizione e il moto di ogni particella dell'universo in un determinato istante, si disporrebbe di tutte le informazioni necessarie per calcolare tutta la storia passata e futura dell'universo stesso” (2). In questa prospettiva, inoltre, venne poi attaccato alla base lo stesso concetto di ”libero arbitrio”, incompatibile con un mondo meccanicamente predeterminato. Alle soglie del XX secolo questo edificio teorico, che per molti doveva essere eterno, cominciò a scricchiolare seriamente. La fisica classica mancava di una spiegazione globale all'altezza dei tempi, di fronte alle sfide lanciate dai nuovi dati acquisiti nel campo della meccanica e della elettrodinamica. Ad esempio, il comportamento dei segnali luminosi sembrava contraddire il principio per cui ogni moto uniforme non può che essere relativo.

 Fu Albert Einstein che, con la teoria della relatività ristretta, enunciata nel 1905, risolse il problema, applicando il principio di relatività anche ai segnali luminosi. Vi era una implicazione di notevole rilievo: infatti Einstein asserì che il tempo si comporta come un elastico, poiché viene contratto o allungato dal movimento. In pratica, ad esempio, se una persona potesse viaggiare ad altissime velocità rallenterebbe di molto il trascorrere del tempo rispetto al suo normale fluire sulla terra, cosicché egli si troverebbe molto presto, alla fine del suo viaggio, in un'epoca assai lontana nel futuro. Naturalmente qui si parla di velocità oggi solo teoriche, in quanto il punto di riferimento è costituito dalla velocità della luce: approssimandoci a tale valore, la deformazione del tempo aumenta. Tutto ciò naturalmente risulta assurdo nell’orizzonte statico della fisica classica. Altrettanto si può affermare per lo spazio, anch'esso divenuto elastico nella teoria di Einstein: infatti lo spazio si accorcia quando il tempo si dilata.

Tale distorsione reciproca deriva dalla trasformazione dello spazio, che si contrae, nel tempo, che si allunga (un secondo equivale a 300.000 km).

Inoltre Einstein, con la famosa equazione E = mc2, che fa da corollario alla teoria della relatività, pose la rivoluzionaria equivalenza tra energia (E) e massa (m), legate da un preciso rapporto in presenza di una costante (c), la velocità della luce, al quadrato. Un corpo che si muove a velocità prossime a quelle della luce accresce la sua massa per effetto dell'energia che gli è propria: in definitiva la materia racchiude energia condensata, "Può essere considerata una forma di energia imprigionata" (3). Quindi la materia può rilasciare energia, mentre quest'ultima può creare materia.

Successivamente Einstein, includendo la gravitazione, formulò la teoria generale della relatività.

 Qui la gravità non è più una forza, come ritenuta in precedenza, ma diviene una deformazione della geometria dello spazio-tempo, per cui lo spazio risulta “curvo” e non "piatto", provocando distorsioni sia spaziali che temporali, in modo direttamente proporzionale. La grande sintesi di meccanica, elettrodinamica e gravità aveva rivoluzionato i parametri di base del macrocosmo newtoniano.

Il “buon senso” della fisica precedente vacillava di fronte al cronotopo relativista, per il quale il tempo costituisce la quarta dimensione dello spazio: l'universo statico di “pieni” e “vuoti”, di contenitori e contenuti cominciava a cedere il passo a un inquietante cosmo plastico e dinamico, in cui i soggetti del passato vedevano sovvertiti i loro significati e i loro ruoli.

 Un altro gravissimo colpo fu inferto, come si è detto, dalla teoria quantistica; frutto del lavoro collettivo di fisici del calibro di W. Heisenberg, L. de Broglie, M. Planck, E. Schrödinger, N. Bohr, P. Dirac, W. Pauli, M. Born, lo stesso Einstein, ecc.

Mentre la teoria della relatività si riferisce ai fenomeni del macromondo, la meccanica quantistica rivolge la sua attenzione al micromondo, cioè alla fisica delle particelle (si pensi che l'atomo ha un diametro di un centesimo di milionesimo di centimetro). Essa nacque appunto dalla necessità di possedere un modello valido per spiegare il comportamento degli atomi, la cui attività risultava ormai problematica e oscura nell'orizzonte teorico newtoniano. La meccanica quantistica, a parte la sua rivoluzionaria filosofia implicita, ha dimostrato di possedere anche notevoli ricadute pratiche, nel campo della tecnologia, avendo permesso la creazione dei superconduttori, del microscopio elettronico, dell’energia nucleare, dei laser e dei transistor. Essa ha introdotto ufficialmente nella scienza il concetto di imprevedibilità, almeno nel micromondo.

Venne demolita la concezione classica dell'atomo, paragonato ad un sistema planetario, con il nucleo al centro, come il sole, e gli elettroni circolanti attorno, su orbite fisse, al pari dei comuni pianeti.

  Questo modello risultava incapace a spiegare fenomeni quali la radioattività, cioè prevedere il momento esatto in cui un singolo nucleo atomico decade. Più in generale riusciva impossibile determinare con precisione tutti i fenomeni atomici e subatomici. Evidentemente il modello esplicativo, deterministico, di tipo planetario, era sbagliato.

La meccanica quantistica scardinò le rassicuranti certezze precedenti e dimostrò che gli errori di previsione dei microfenomeni non dipendono da errori di calcolo o da una strumentazione imperfetta, ma da una condizione obiettiva, inerente alla realtà.

 L'atomo si presenta diversamente da una “pallina” centrale attorniata da altre “palline” più piccole, ben localizzate sulle loro orbite: infatti le sue particelle, come gli elettroni, ad esempio, non possono più essere assimilate a oggetti materiali, ma vanno considerate come configurazioni dinamiche, in cui viene coinvolta l'energia presente sotto forma di massa delle particelle stesse.  della teoria della relatività, dato che la velocità degli elettroni si avvicina a quella della luce.

Si è scoperto così un mondo subatomico paradossale: infatti, a seconda di come le osserviamo, le unità microscopiche sembrano ora particelle, ora onde. Anche la luce presenta questa natura duale, apparendoci sia come un insieme di onde elettromagnetiche, sia come un insieme di particelle.  

Fu merito di Max Plank la scoperta della natura discontinua propria all’energia della radiazione termica: egli infatti notò che questa ultima si propaga sotto forma di “pacchetti di energia” cioè entità discrete, quindi non appartenenti ad una dimensione continua. Tali pacchetti vennero chiamati da Einstein “quanti”, da cui appunto il nome di “fisica quantica”. Egli asserì giustamente che tutte le forme di radiazione elettromagnetica possono presentarsi non solo come onde elettromagnetiche, ma anche sotto forma di quanti, ora chiamati fotoni, particelle di tipo particolare senza massa e in moto continuo. Questa duplice natura è applicabile anche agli atomi, ai mesoni, ecc.

Per inciso notiamo che la ben nota durezza della materia deriva dalla velocità vorticosa alla quale si muovono gli elettroni: infatti si ottiene lo stesso effetto di impenetrabilità di quello realizzato da un’elica mossa ad altissima velocità. Per il principio di indeterminazione di Heisenberg sappiamo che non possiamo conoscere, nello stesso tempo la posizione e il moto di un elettrone (o di una qualsiasi altra particella). La stessa concezione di una particella con posizione e moto ben definiti diviene assurda. Siamo di fronte a delle nebulose, indagabili solo probabilisticamente: a tale scopo opera l’equazione d’onda di Shrödinger, che ci fornisce la probabilità che una particella si trovi in uno specifico luogo e si muova ad una particolare velocità.

 Come viene spesso detto, l’onda quantica è un’onda di conoscenza o di informazione. Secondo Bohr il mondo dell’atomo, in realtà è “indistinto”, “nebuloso”: quando lo osserviamo sperimentalmente noi, in un certo modo, lo materializziamo in una  configurazione. Questo costituisce uno dei paradossi della teoria dei quanti, al quale non volle credere nemmeno lo stesso Einstein, ancora tentato da una visione della realtà fisica inficiata dal “realismo ingenuo”, che nega l’imprevedibilità intrinseca alla materia e la acausalità. L’introduzione di una concezione probabilistica, al livello microscopico, rende inconsistente il concetto di causalità lineare. Subentra, piuttosto, una nuova concezione, più articolata, del concetto di causa, che ci lega anche alla scoperta, fatta dalla fisica quantica, che esiste una essenziale interazione tra le particelle del cosmo. Queste, lungi dall’essere separate come mondi a sé stanti, risultano collegate tra loro anche a grandi distanze, in una strutturazione reticolare. Un esperimento condotto da Alaine Aspect, dell’università di Parigi, ha dimostrato al di là di ogni dubbio, che, anche da molto lontano (anni luce) esiste una cooperazione incredibile tra fotoni. Come scrive Capra, un fisico austroamericano tra i più noti per le sue riflessioni filosofiche, “nella nuova concezione, l’Universo è visto come una rete dinamica di eventi interconnessi. Nessuna delle proprietà di una qualsiasi parte di questa rete è fondamentale; ognuna di esse deriva dalle proprietà delle altre parti, e la coerenza complessiva delle loro connessioni reciproche determina la struttura dell'intera rete” (4) .

Infatti le particelle subatomiche non costituiscono oggetti ma interconnessione tra oggetti, a loro volta in relazione con altre cose , in un processo infinito perché circolare. In tal modo si evidenzia la fondamentale unità dell’universo, non scomponibile in entità minime esistenti autonomamente.

 In una rete di questo genere la discontinuità dei microfenomeni costituisce la regola. In tutti i processi atomici le attività che si manifestano devono essere dei multipli del quanto d’azione di Planck: l’energia non presenta parti più piccole dei quanti, infatti non possono esistere situazioni in cui si abbiano, per così dire, “mezzi quanti”. Un elettrone, ad esempio, non può cambiare in modo continuo la propria rotazione attorno al nucleo, ma può solo saltare da un livello all'altro, con assorbimento o emissione di energia (quanto).

Lo strumento del “continuo”, analizzato dal calcolo differenziale, si è rivelato insoddisfacente per indagare in modo esatto la realtà fisica, irriducibile alla metafora della quantità lineare.

Negli anni Trenta il fisico Bernhard Bavink, precursore per molti aspetti di ardite teorie filosofico-scientifiche attuali, scriveva che il mondo deve “in fondo assimilarsi ad un cinematografo, nel quale un susseguirsi di immagini in realtà discontinue (ad intervalli di circa 1/10 di secondo) dà l'illusione di un fenomeno continuo solo perché la nostra vista fonde in un'unica impressione tale rapida successione” (5). Un altro aspetto interessante, e inquietante, della meccanica quantistica è il ruolo attribuito all'osservatore. Si ritiene infatti che sia più un partecipante alla realtà studiata che un asettico soggetto separato dall'oggetto analizzato: egli interferisce in modo profondo con il mondo circostante nel momento stesso in cui esegue le sue indagini sperimentali. Quindi interviene anche nel processo di causalità reticolare. Non esiste una realtà in sé, separata dall'uomo e dalla sua mente che gli permette di conoscere il mondo, ma una totalità cosmica indivisa di cui siamo parte, perché intrinsecamente legati ad essa: “Nella fisica atomica, non possiamo mai parlare della natura senza parlare, nello stesso tempo, di noi stessi" (6), tanto che è stato coniato il termine di universo partecipatorio .

Così la mente umana assume un ruolo essenziale, per l'aspetto informazionale di cui è permeato l'universo. Infatti tutto diviene informazione: dall’onda quantica alla rete di rapporti che lega la materia, fino all'uomo che la indaga. L'universo comincia a sembrare maggiormente simile ad un grande pensiero che ad una grande macchina, come notò negli anni Trenta il fisico J. Jeans.

 Nel nostro secolo la vecchia concezione “particellare”, statica, del cosmo ha ceduto il passo a quella dinamica, costituita da una rete di relazioni plastiche, analoga a quella che caratterizza il pensiero umano, cioè i processi di tipo mentale.

Non esistono più “mattoni fondamentali” (non lo sono nemmeno i quark), poiché ogni livello della materia, per essere spiegato, rimanda ad un altro livello, in una continua circolarità complessa che ricorda gli “strani anelli” di Escher e dimostra la prevalenza, l'aspetto fondamentale e fondante del Tutto rispetto alle parti. Quindi necessita un'indagine scientifica che parta dalla totalità per andare verso le parti: l'olismo (da olon: intero in greco) entra in fisica a pieno titolo. A questo punto si presenta il problema dell’ordine sottostante questa totalità ben coordinata.

 Un interessante modello è stato elaborato dal fisico D. Bohm. Risulta compatibile con le attuali conoscenze scientifiche e possiede anche un certo fascino. Bohm asserisce che il livello più fondamentale del cosmo è una totalità indivisa: tutte le cose, comprese lo spazio, il tempo e la materia ne fanno parte. Vi sarebbe un ordine sottostante i processi dell’universo che può non risultare chiaramente esplicito. Bohm esemplifica molto bene assimilando questa situazione a quella di due cilindri di diversa misura, l'uno inserito dentro l'altro, separati da uno spazio interno riempito con glicerina.

Se si pone sulla glicerina una goccia di inchiostro, questa rimane ben visibile finché il sistema non viene alterato. Quando invece si ruota il cilindro esterno, lentamente la goccia si assottiglia, lasciando dietro di sé una scia scura, per poi scomparire del tutto. L'inchiostro è divenuto invisibile, ma naturalmente esiste ancora. Se giriamo in senso inverso il cilindro esterno, la goccia riappare, prima con una striscia e poi, alla fine, in un singolo punto.

Se si mettono più gocce sulla glicerina, deposte a distanza l'una dall'altra, separate da una rivoluzione del cilindro, si può vedere che esse appaiono e scompaiono ordinatamente e in successione, a seconda dei movimenti del cilindro esterno. Apparentemente non risultano correlate da nessun rapporto reciproco, mentre invece è l'esatto contrario: esiste un legame armonico e non causale tra le gocce, determinabile con una legge. Esse non si generano in successione l'una dall'altra, ma sottostanno ad una regolarità complessiva, estranea al causalismo lineare.

Così Bohm può parlare, in analogia, a livello cosmico, di un "ordine implicito" (diverso dall' "ordine esplicito" apparente), contenente lo spazio-tempo, costituito da connessioni non causali, dove le parti, che agiscono in modo relativamente autonomo, rappresentano solo forme particolari e contingenti dentro il Tutto. Questo ordine nascosto, di tipo olista, è simile a quello intuito dai "mistici” orientali, taoisti, buddhisti e induisti.

 Capra cita le parole del Lama Govinda, secondo cui "il Buddhista non crede in un mondo esterno indipendente o che esiste separatamente, tra le cui forze dinamiche egli può inserirsi. Il mondo esterno e il suo mondo interiore sono per lui due facce di uno stesso tessuto in cui i fili di tutte le forze, di tutti gli avvenimenti, di tutte le forme di coscienza e dei loro oggetti sono intrecciati in una inestricabile rete di relazioni infinite e reciprocamente condizionate" (7).

 Per gli orientali legati alle loro antiche tradizioni sapienziali l’universo è un grande schema, le cui parti operano come elementi del Tutto, correlate con questo Tutto. E su tale argomento Capra ha fornito una documentazione assai ricca e persuasiva.

Questo interesse per la metafisica dimostra che la nuova fisica si concilia con l'idea di Dio, di cui ritrova il disegno nella trama della realtà, come dimostrano anche gli scritti di F. Dyson e del già citato P. Davies. Ambedue rilevano che la fisica nucleare ha dimostrato l'esistenza di “singolari coincidenze numeriche" negli equilibri del cosmo, tali da permettere la vita, di per sé assai poco probabile, inspiegabile ricorrendo al semplice caso, “paravento della nostra ignoranza”.

Secondo Davies Dio potrebbe essere assimilato a “una mente universale che pervade il cosmo dirigendolo e controllandolo attraverso le leggi di natura per conseguire un suo fine... l'universo è una mente: un sistema, vale a dire, che si osserva e si autorganizza. E le nostre menti sarebbero, in questa oceanica mente universale, distinte isole di consapevolezza; ciò ricorda alcune concezioni mistiche orientali, secondo cui Dio è la totalità della consapevolezza di cui la nostra mente entra a far parte, perdendo così la sua identità individuale, una volta che essa abbia raggiunto un livello adeguato di perfezionamento spirituale” (8).

 Ecco dunque delineata la nuova fisica, antimeccanicista, olista, rispettosa della dimensione spirituale, ricca di paradossi, consapevole della natura dinamica, unitaria e armonicamente strutturata dell'universo, rete di relazioni discontinue e non-causali, comprendente lo spazio-tempo.

Emerge così un nuovo volto della realtà, che, come ha dimostrato Roberto Fondi (9), non può venire ignorato dalle altre discipline scientifiche. L’uomo, abbandonate le illusioni del passato, può ricoprire un nuovo e diverso ruolo rispetto a quello, mortificante, di ingranaggio, assegnatogli dalla vecchia fisica.

Giovanni Monastra


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12 marzo 2008

PENSIERO STUPENDO

Tutti quelli che sono per l'aborto hanno il privilegio di essere già nati.

R. Reagan


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9 marzo 2008

BENTORNATO A CASA, GIOVANNI LINDO


S'OSTINA

Da giovane frequentavo le piazze. Ogni sabato pomeriggio, per qualche anno, sono sceso in piazza a manifestare: occasioni internazionali, nazionali, locali, non mancavano. C’era sempre una bastarda repressione da contrastare, una nobile causa da sostenere. Certo non sono stato né il primo né l’ultimo che, nell’assoluta convinzione di essere libero, padrone della propria esistenza e votato alla miglior causa si è ritrovato poi a constatare l’infinita distanza, spesso la netta contrapposizione, tra la realtà e le parole usate per comprenderla e raccontarla. Tra la complessità del vivere e la sua riduzione a sequela rancorosa e lineare, tra il mistero della vita e la lista delle rivendicazioni. Convinto di luccicare di verità e di libertà mi sono ritrovato a proteggere l’oppressione e servire la menzogna. E’ stata la guerra che ha distrutto la Jugoslavia a travolgermi: la realtà e l’ideologia che avrebbe dovuto decodificarla erano inconciliabili. Anzi, l’ideologia che sostenevo era un peggiorativo dell’esistente. Un po’ come chi semina vento, raccoglie tempesta e si rammarica per il maltempo. A Mostar, ridente cittadina europea a vocazione turistica, travolta dall’odio e dal sangue, la realtà si presentava in forma beffarda. La linea del fuoco, cannoneggiata bombardata cecchinata, era il “viale della pace e della fratellanza tra i popoli”: il dogma dell’internazionalismo socialista e la bandiera del pacifismo. Sono stato costretto a guardare la realtà con i miei occhi, ad ascoltare con le mie orecchie, a toccare con mano. Mi sono ricordato che, da qualche parte c’era un cuore e, per quanto maltrattata, avevo un’anima. Così ero stato allevato e ben educato: era il caso di ricominciare da lì. Trovarmi altri maestri, nuovi insegnanti, vecchi insegnamenti.

LE COSE CAMBIANO

Me ne sono tornato a casa. Molte incombenze quotidiane, nessuna pretesa, nessuna rivendicazione. Fosse servito a qualcosa prendermi a schiaffi per la mia dabbenaggine l’avrei fatto. Ho preferito ringraziare per la vita che mi era stata donata. Non immaginavo un qualsiasi pubblico impegno per l’avvenire ma, per l’appunto, la vita oltre che dono, meraviglioso comunque, è un mistero che non siamo noi a determinare. Non così tanto come vorremmo. C’è altro oltre la nostra buona o pessima volontà. Ho cominciato a comprare il Foglio. La prima volta che l’ho visto, sullo scaffale di un’edicola, l’ho comprato, con un po’ di imbarazzo residuale, perché era bello. Come? – mi sono detto – in un tempo in cui i giornali sono sempre più gravati da titoli, fotografie, rubriche, allegati, colori, chi è che si permette tanta eleganza formale, tanta leggerezza?. Il Foglio è diventato il mio legame quotidiano con il contemporaneo e poi molto di più perché mi ha aperto alla conoscenza di mondi sconosciuti di cui percepivo la mancanza: il pensiero neo-conservatore americano, tanto per dirne uno. Grazie, di cuore, Giuliano Ferrara.

SIAMO CASI DIFFICILI

Un giorno al bar mentre bevevo il caffè mi sono messo a sfogliare l’Espresso che “dalla A alla Z” snocciolava tutti i bei nomi della musica, dello spettacolo. Tutti a favore dell’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita. La cosa che mi ha innervosito oltre ogni limite era l’assunto indubitabile: la musica è il bene, il giusto e da che mondo è mondo il bene e il giusto sono di sinistra sono progressisti. Mi sono sentito chiamato in causa, proprio io, ero pur sempre il cantante dei CCCP Fedeli alla Linea, dei CSI. Non ci ho mangiato, non ci ho dormito, finché non ho scritto una letterina e l’ho spedita al Foglio grazie al quale avevo scoperto che, anche in quel caso come nella mia vita, tra la realtà e le parole che la raccontano si può creare un corto circuito. Spacciare l’eugenetica per liberazione non mi pare bello. Spacciare i desideri per diritti non mi pare giusto. E se il mondo della musica lo fa, con quella nonchalance che rende evidente la propria superiorità morale e materiale, beh! allora toccava a me, nel mio piccolo, sostenere Giuliano Ferrara e il cardinale Ruini. Mai e poi mai avrei immaginato il risultato del referendum. Ho riso di cuore per giorni e giorni. Come? Tutta lì, in quella percentuale, l’Italia dei media, della cultura, dello spettacolo, del radioso futuro, dei diritti perfetti così come fan tutti, così come bisogna fare? Da allora ogni tanto scrivo al Foglio, ogni volta mi chiedo il perché, che senso ha, chi mi credo di essere? Non lo so, non so rispondermi, ma ci sono cose, problemi, accadimenti, che interrogano tutti, e ognuno secondo le proprie capacità e responsabilità, è chiamato a rispondere. Non si può far finta di niente. Non per le cose essenziali della vita, quelle davvero importanti.

AMANDOTI - Per sempre

Quanto suona strano, in un vortice di mutazioni e cambiamenti che inducono a reinventarsi la vita ogni giorno, ogni weekend, ogni stagione come se noi potessimo ricrearci a nostra immagine e somiglianza, a misura delle nostre voglie, dei nostri contrattempi! Un ciclo perpetuo di sfilate dove agli ingegneri sociali, come ai grandi sarti, spetta volare alto: alta moda, per i maestri del pensiero, gli organizzatori sociali, c’è il prêt-à-porter e alle grandi masse toccano i grandi magazzini, i saldi, l’usato comunque l’obbligo di far bella figura, essere, in tempo reale, aggiornati. Comunque la si rigiri, e si può rigirare all’infinito, trattasi sempre di braghe o di gonne. Hai voglia di chiamarli pareo o salopettes. Trattasi dell’umano: maschi e femmine. Declinabili, i due, in tutte le variazioni possibili, inimmaginabili a priori ma, dal momento del concepimento alla morte, vivi, vitali, in atto e in potenza. Trattasi della meraviglia del creato, delle creature, questi esseri miserrimi e sorprendenti che noi tutti siamo, trattasi dell’uomo. Dispiace che qualcuno si consideri scimmia nuda o poco altro. Deve essere la insalubre conseguenza del troppo rimirarsi l’ombelico; un delirio d’onnipotenza ribaltato. Umani siamo, donne e uomini, non è mai troppo né troppo poco.

DEL MONDO - Glorifichi la vita

Mai avrei immaginato di ritrovarmi, a 54 anni, in così bella piazza a festeggiare le donne, la vita, a festeggiare l’8 marzo. Una data che mi sovrasta e un po’ mi imbarazza. So di mille osservazioni possibili, dall’astioso allo strafottente, tutte valide. A mio favore ho solo un motivo: sostenere con la mia presenza, la mia parola, il mio canto: la campagna per la moratoria: “Aborto? No, grazie!” così come è stata pensata e costruita da Giuliano Ferrara e il Foglio. Dalla petizione alla lista. Con tutti i dubbi, le perplessità, il giorno dell’angoscia e i molti della felicità; a ognuno i suoi. Come vi ho detto, mia volontà era di non assumermi alcuna responsabilità pubblica, non farmi arruolare in nessun caso, memore anche di troppe cause sbagliate e insofferente verso i media e la smania di apparire che ci sovrasta, ma sono le persone che si incontrano a fare la differenza. E succede. Sono le persone, nella loro corposità, nel loro comportarsi, nel loro esserci che mi fanno cambiare nei miei buoni proponimenti di montanaro scontroso e scantonante.

Era già successo lo scorso anno ed erano stati gli occhi di due donne, una anziana e una giovane, la loro luminosità velata da una tristezza che durava da troppo tempo a farmi decidere, di colpo, di organizzare un 25 aprile, la festa della liberazione dal nazifascismo, perché vivesse, non fosse cancellata la memoria di un fratello e uno zio prima calunniati poi uccisi poi rigettati da una retorica faziosa e falsa. L’abbiamo chiamato: un 25 aprile solitario, in onore di Giorgio Morelli, nome di battaglia Il Solitario, in onore del comandante Azor, dei partigiani cattolici di Reggio Emilia. Un 25 aprile sui monti che li avevano visti prima ribelli, poi vittoriosi, poi assassinati, poi defraudati del loro valore, della loro storia. Una messa a suffragio, un pranzo ipercalorico all’aperto, un piccolo concerto, la recita del S. Rosario. Due-trecento persone per un 25 aprile solitario. Troppo pochi? I partigiani erano meno. Sono le persone, solo le persone, a essere importanti, sempre. In una comunione tra i morti, i viventi, i non ancora nati. I numeri non sono che l’infinita variazione dell’uno. E’ successo di nuovo oggi, 8 marzo 2008, ne sono felice. Ci voleva Giuliano Ferrara. Non che manchino persone meravigliose, a me sconosciute, che dedicano il proprio tempo, la propria vita, i propri scritti, all’onore nascosto e mistificato dell’aborto. E’ che le idee, la speranza e i fatti che ne conseguono viaggiano con le persone che ne sono sostegno e incarnazione. E poi serve un contesto che permetta di fiorire e crescere. Serve la terra, l’acqua, il sole. Serve la giusta dose di concime e al fondo ci vuole buon umore. Quel buon umore che unito alla conoscenza e all’intelligenza permette di far fronte tanto alle tragedie dell’umanità che alle interviste televisive. Quel buon umore che, unito all’amore per l’uomo, è il solo che può incrinare e combattere il sublime convincimento che non c’è problema, oppure c’è ma non bisogna parlarne, oppure bisogna parlarne ma non in campagna elettorale e comunque deve essere chiaro che è tutta una mossa del cardinal Ruini, delle forze oscure e clericali, il ritorno ai tempi bui, lo spettro della Reazione. E’ il buon umore, e un po’ di strafottenza, che può intaccare la pressante invocazione all’Italia perché diventi al fine un paese normale. Normale? Normale a chi? Detto da chi fa culto di ogni trasgressione. Sarebbe normale essere accusati d’oscurantismo antiscientifico perché si fa presente che la tecnica odierna permette di fotografare i bimbi nel ventre materno? Ed è evidente all’occhio e al cuore che trattasi di bimbi, personcine. Sono bimbi, sono figli, nipoti. Sono innocenti, deboli, indifesi. Sarebbe normale accusare di visione reazionaria chi si ribella a un determinismo genetico che fa dei non ancora nati oggetto di ogni sperimentazione, di ogni abuso, ne fa oggetti di selezione e commercializzazione? Si tratta del mistero della vita, la vita in atto, in un ciclo umano che va dal concepimento alla morte naturale. Per ciò che mi riguarda la morte non è che un passaggio ad altro: il giudizio, l’inferno o il paradiso, ma questa è fede e la fede è un dono non un’imposizione e tantomeno un motivo d’orgoglio che sottintenda una superiorità morale. Anche la vita è un dono, ma è carne, è palpabile, dimostrata. Si può fotografare, raccontare con dovizia di particolari, si può cantare nelle canzoni e farci dei bei film. Ci sono mille obiezioni possibili alla presentazione di questa lista ma sono di natura politica, corrente e ordinaria, non valgono. E’ la politica a essere in funzione della vita, non viceversa. Se non c’è rispetto per la vita la politica è solo accaparramento e distribuzione del potere. Legittimo ma un po’ poco, troppo poco.

Per quanto riguarda la conta dei numeri il rischio è alto ma io faccio riferimento alla risposta del patriarca ortodosso: “Mi dicono coloro che si interessano di numeri…”, un incipit che rende onore a tale interesse ma non ne fa ragione per la propria esistenza. Che qualcuno, anche pochi, pongano oggi a base della politica nella sua totalità, la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale è indispensabile. E’ giusto, è bello e mette di buon umore. Comunque è una semina e non sempre chi semina raccoglie ma se nessuno semina chi raccoglierà? Benvenuta sorella lista.

LA VITA E’ UNA GRAN COSA - TE DEUM

di Ferretti Giovanni Lindo


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permalink | inviato da houseofMaedhros il 9/3/2008 alle 20:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


8 marzo 2008

COMPAGNI, FATEVI UNA VITA !

Negli ultimi due giorni invece delle solite 200 persone giornaliere ne sono arrivate solo una cinquantina ad onorarmi di una visita.

Li avrò scocciati, avevo pensato. Poi però mi hanno fatto notare che 'sta strana morìa di visitatori è stata sperimentata da un sacco di altra gente, guarda caso tutti di tendenza conservatrice e tutti con blog ospitati sulla piattaforma del "cannocchiale".

Una specie di pulizia etnica portata avanti dai vertici della piattaforma (finora silenti di fronte alle denunce), che mi dicono essere dei purissimi sinistri?

La solita reazione dei compagni di fronte alla realtà che li prende a pugni immancabilmente (negarla e manipolarla)?

Qualche cane sciolto frustrato da anni di infruttuosa attesa di qualcuna che gliela dia?

Non lo so, e neanche mi interessa!

Faccio solo presente che "wordpress" si trova giusto a qualche click (ed una mezza giornata di tempo libero) di distanza.

Lor Signori riflettano, e decidano se davvero vogliono ridursi al "Manifesto" digitale.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 8/3/2008 alle 15:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


7 marzo 2008

NON SONO OCCHI FODERATI DI PROSCIUTTO - SONO OCCHI INIETTATI DI SANGUE

Alla fine del film Juno suggerisce: “Bisognerebbe innamorarsi prima di riprodursi”, ed è una frase fantastica. Bisognerebbe anche pensare prima di scrivere, cara Aspesi. Il suo tentativo di salvare dalla crociata contro l’aborto il film hollywoodiano che sta per invadere i nostri schermi dopo un clamoroso successo internazionale è destinato a un grottesco fallimento, e mi dispiace perché solo uno strano panico può indurre a un’impresa ideologica e giornalistica tanto disperata. La gente che ha letto il suo articolo infatti vedrà il film, ai primi di aprile. Vedrà una ragazzina con la sua lingua di strada e i suoi deliziosi capricci pieni di buonumore e di amore. La vedrà che resta incinta. Che decide di abortire. Che va verso l’ingresso di una clinica femminista per aborti. Vedrà che incontra una ragazzina bruttacchiona e sensibile, come bruttacchioni e sensibili siamo tutti noi pro life e pro family day, tutti noi che godiamo del suo accanito disprezzo antropologico, la quale le comunicherà bruscamente che il suo fagiolino ha già le unghie. Vedrà che nella clinica a Juno viene offerto un preservativo al lampone e un numeretto per mettersi in fila davanti alla stanza in cui avverrà il raschiamento, a proposito del nesso tra contraccezione e aborto. La vedrà fuggire dalla clinica denunciando un “odore da anticamera del dentista”. La vedrà decidere di non abortire, idest partorire il gamberetto ed essere libera dalle convenzioni che indicano la strada opposta. La vedrà cercare su un giornale coppie che intendono adottare bambini, spiritualmente aiutata da suo padre e dalla sua matrigna, mentre il suo maschietto inebetito da sport e vita se ne lava un po’ le manine. Il pubblico riderà e piangerà durante la sua gravidanza, i suoi giochi, la sua gestazione moderna del pisellino. Moderna nel senso di non veterofemminista, moderna nel senso che tutto è possibile, anche il rifiuto della maternità quando si sia incinte in un’età precoce, ma non è giusto sopprimere una vita umana. Almeno, non in un mondo che si dice civile e che giudica incivile il medioevo. Meglio la modernità sublime della ruota del convento medievale, meglio darlo in adozione dopo averlo fatto, il pesciolino. E alla fine del film c’è una donna con bambino, la madre adottiva, che se ne sta lì nel suo presepe contemporaneo; e Juno e il suo maschietto che suonano la chitarra e, quando sarà il momento, ne faranno un altro, di pesciolino. Contenti del fatto che il suo fratellino maggiore non è stato raschiato via e gettato in una discarica. Il tutto sembrerà al pubblico più ragionevole, più naturale, più salutare, più bello: per le donne e per i bambini. Un film è un film, non è un messaggio culturale. Ma se c’è, il messaggio, meglio saperlo leggere. E se è lieve, indiretto ma chiaro, non saperlo leggere, cara Aspesi, vuol dire avere gli occhi foderati di prosciutto. Vi era già successo, a voi di Repubblica, con il film rumeno premiato a Cannes. Era un film che denunciava gli orrori dell’aborto clandestino sotto Ceausescu, ma denunciava anche l’aborto, facendo vedere un bambino nella pancia della madre, quel bambino poi abortito, per lunghi eterni istanti. Ne eravate scossi, e avete fatto finta di niente. Anche per un miliardo di aborti in trent’anni avete fatto finta di niente. E ora provate sacro orrore per noi che vi diciamo: tutto si può fare, nel tempo in cui si è liberi di scegliere, tranne uccidere i bambini nel seno delle loro madri. Un punto del nostro programma dice: date in adozione i bambini, siate libere di non abortire. Juno c’est nous.

Giuliano Ferrara


LA   VERSIONE   DI   ANDREA

Una domanda.
Una domanda sola a Natalia Aspesi, che intima da par suo sulle colonne di Repubblica di tener giù le mani da “Juno”, il piccolo film fenomeno che non è un manifesto anti aborto. Anzi.

E dove, come spiega lei benissimo, una quasi bambina irriflessiva e istintiva, generosa e infantile, rimasta incinta, decide, lei, cosa fare del proprio corpo. Lei, e solo lei.

E dove non si parla mai di difesa della vita, non ci sono vescovi o predicatori o profittatori politici che evochino l’assassinio, dove il feto non è un personaggio, se mai un fagiolo, e in nessun passaggio del film si avverte il peso del moralismo o del senso di colpa, e non c’è nessuno che giudichi o minacci o consigli o imponga.

 Una domanda sincera, a Natalia Aspesi, da parte di chi ancora non ha visto il film perché non sa l’inglese rimanendo colpito, però, dalla passione con cui la nostra migliore critica del costume ha osservato il racconto sulla vicenda di un’adolescente, proposto al pubblico senza nessuna concessione anti abortista e senza deprecazioni sociologiche e morali: ma il film finisce che il bambino muore?


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permalink | inviato da houseofMaedhros il 7/3/2008 alle 20:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


6 marzo 2008

O' MIRACUL'

Fini si è finalmente deciso a dire qualcosa di destra!

Gianfranco Fini, nel corso del suo intervento a Firenze alla Fortezza da Basso, nella seconda giornata dei ‘gazebo days', si concentra sui temi della sicurezza e della legalità e avanza l'idea di introdurre un deterrente per i delinquenti: "Molte volte chi delinque non ha paura del carcere ma ha paura di essere condannato a lavorare. Avanzo qui una proposta prima che Veltroni la faccia sua come ha già fatto con altre, e cioè non di condannarli ai lavori forzati, come qualcuno scriverà domani, né di mettere i delinquenti con la palla al piede come avviene in Alabama. La mia proposta è quella di condannarli a lavorare tanti giorni e tante ore finché non hanno pagato il debito con lo Stato". (e risarcito le vittime - ndM)




permalink | inviato da houseofMaedhros il 6/3/2008 alle 21:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


6 marzo 2008

OGNUNO HA LA COSCIENZA CHE SI MERITA

"La mia coscienza e' a posto". Lo ha detto Gustavo Selva, dopo la sentenza di condanna emessa dal gup Maria Giulia De Marco.




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5 marzo 2008

MINORITY REPORT

"C’era un tempo in cui i nostri editorialisti sul feto avrebbero orgogliosamente fatto eco a Gloria Steinem, dicendo che la sua esistenza indubitabile e necessaria non poneva un problema perché era 'una massa di protoplasma dipendente' senza distinzione e maggiore dignità di un'appendice fiammeggiante.

Sono sempre stato persuaso dal fatto che l’espressione 'bambino non nato' sia una genuina descrizione della realtà materiale. Ovviamente il feto è vivo, quindi la disputazione se debba o meno essere considerata 'una vita' è casuistica. Lo stesso si applica, da un punto di vista materialistico, alla questione se questa vita sia o no 'umana'. Cos’altro potrebbe essere?

Anche per la sua 'dipendenza', questo fatto non mi ha mai convinto, così come la radicale critica di ogni agglomerato di cellule umane in qualunque stato esse siano. Anche i bambini sono 'dipendenti'. Chiunque abbia visto un sonogrammo o abbia speso un’ora su un manuale di embriologia sa che le emozioni non sono il fattore decisivo.

Al fine di terminare una gravidanza, devi ridurre al silenzio un cuore che batte, spegnere un cervello che cresce e, al di là del metodo, rompere delle ossa e distruggere degli organi".
(C. Hitchens, The Nation, 24 aprile 1989)

Prima che nasca il figlio o la figlia dell'uomo e della donna è sempre umano
Dopo la nascita è possibile che smetta di esserlo. Anzi, capita spesso.
Per esempio, può diventare comunista, e da donna usare il tempo pagatole dai contribuenti per fare 'sta roba qui.

Si stenta a crederlo!
Come diavolo sia possibile che migliaia di anni di evoluzione culturale possano produrre quelle tizie è cosa inspiegabile.



5 marzo 2008

INTERESTING TIMES


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permalink | inviato da houseofMaedhros il 5/3/2008 alle 10:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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