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Diario


29 giugno 2007

SPERIMENTATI SICOFANTI

"ED ALLOR FU LA MIA VISTA PIU` VIVA
      GIU` VER LO FONDO, DOVE LA MINISTRA
      DELL`ALTO SIRE, INFALLIBIL GIUSTIZIA,
      PUNISCE I FALSATOR CHE QUI REGISTRA".

Dante Alighieri - La Divina Commedia, Inferno, Canto XXIX.

                                     *   *   *

Impossibile illustrare compiutamente in un sito inganni ed anomalie della cosiddetta sperimentazione, come dettagliare le superficialità o i coniglismi di certo giornalismo. Non `sentenza` negativa, quindi, ma `bufala`, e bufala così grossa che con le sue mozzarelle si potrebbe sfamare il terzo mondo. Sulla vicenda sono state presentate interrogazioni parlamentari, tenute conferenze, è stato scritto un libro (quello di V. Brancatisano): cose che, in un paese libero, avrebbero occupato le prime pagine dei quotidiani per mesi, provocato un`epidemia di obbligate dimissioni tra esponenti sanitari e istituzionali, dato vita a pool di magistrati, fatto partire un mucchio di avvisi di garanzia e scattare manette a iosa. A una briciolina di tutto questo ci si stava avvicinando quando un noto magistrato torinese, distinguendosi da altri colleghi più disciplinati, mandò al diavolo i "bravi" inviati per consigliarlo. Ma, la mattina nella quale quattro avvisi di conclusione indagine erano sul suo tavolo pronti per essere firmati e spediti, l`inchiesta - coincidenze della vita - fu trasferita ad altra sede giudiziaria, più sensibile ai consigli. E, si sa, mentre certe pratiche finiscono sui giornali prima ancora che sia messo insieme un fascicolo, altre sono imbibite di fiabesco: già, punte forse da un fuso acuminato apparso d`incanto, dormono, dormono per anni. Un sonno silenzioso, sapete, forse un poco inquieto, fatto di respiri di bimbo, non di sonore russate; ma profondo: più catalessi che sonno, e senza la più lontana prospettiva d`essere interrotto dal bacio di un ardente cavaliere. La sonnolenza dei fogli impolverati si comunica anche ai cronisti: mosca tze-tze o sindrome di Messieur Lapin? In ogni caso, allo scoccare del termine di prescrizione reato, il sonno respirato trasmuta in sonno eterno.
Ci sono centinaia di documenti e testimonianze; vi sono `altre cose`, che è prudente riservare a future occasioni, ad evitare si metta in moto un plotone di sminatori. In sostanza: per chi voglia indagare e raggiungere la verità certa, esiste una tale sovrabbondanza documentale probante, che solo piaggeria e code di paglia da brontosauro possono ignorarla. Non siamo di fronte a fantapolitica od alla trama di un film catastrofico, ma ad una realtà reale talmente grave da lasciare senza fiato, allo stesso modo di una sniffata di ammoniaca.
Quindi ci proponiamo unicamente di rinnovare la memoria collettiva, richiamando alcune delle più maldestre anomalie, per tentare di scalfire quella crosta di tenace ma superficiale sedimentazione di luoghi comuni che intorpidisce l`autonomia di giudizio dei più.
Strada tutta in salita quella di chi cerca di affermare quanto censurato dall`ufficialità. In salita, perchè nulla si lascia di intentato, quando occorre evitare sia smentita una menzogna faticosamente costruita prima, ampiamente sfruttata poi. Bene lo sa chi non si cura, ed anzi se la ride, delle tante voci clamantes in deserto: anche se certe voci fanno sempre più spesso rizzare il pelo a falsari e lapin, come succederebbe ad una combriccola di gatti randagi all`abbaiare roco di un solitario mastino.
L`opinione di molti sulla vicenda della terapia Di Bella segue la falsariga delle cose di questo mondo: la verità è quella ripetuta dai più. Se raccogliessimo per strada dei pareri, come si fa o si dice di fare nei sondaggi, registreremmo molte idee non ortodosse, ma per lo più si ascolterebbero opinioni di questo genere: "Sembrava che si fosse arrivati alla svolta nella lotta al cancro sognata da tutto il mondo. Invece, dopo mesi e mesi di titoli di giornali, servizi televisivi, manifestazioni di piazza, parapiglia con la schiuma alla bocca, clamori di ogni genere, è venuto fuori che la terapia non funziona, o, al massimo, funziona poco e meno delle cure ufficiali. Come si fa a buttarla tutta sull`inattendibilità della sperimentazione, quando i risultati sono stati così deludenti? Anche ammettendo irregolarità, qualche cosa doveva pur venire fuori, no? In fondo erano quasi quattrocento malati! Non ci si può arrampicare sugli specchi e bisogna avere il buon senso di guardare in faccia la verità".
Apparentemente il discorso non fa una grinza. In realtà ne fa tante. Perché la sperimentazione è stata l`ultima disperata risorsa, il deus ex machina, l`estrema muraglia di un impero messo in pericolo da una insidiosissima concezione: suscettibile di porre termine alla Belle ?poque, smascherare ciuchi imbellettati da scienziati, iene fameliche truccate da luminari. Una muraglia costruita in fretta e furia.

Professor Luigi Di Bella, classe 1912: quella classe lasciava sereni alcuni signori, mentre praticavano il quotidiano, bucolico golf con palline d`oro massiccio. Non se l`aspettavano proprio questo ritorno di fiamma da uno scienziato ottantaseienne, a sentire il nome del quale la pelle gli prudeva, e gli prude ancora, brulicante di morbillo. Questa la ragione per la quale maestri d`inganni (come li definì una malata) si trovarono smarriti, confusi, spiazzati, costretti a frettolose riunioni riservate, a circondarsi di cavalli di frisia e terreni minati, mentre lavoravano angosciati da continui avvisi grevi di minacce. In questo parapiglia e avantindietro di maggiordomi irresoluti e dall`isterica voce chioccia, intervenne qualche  uomo forte, qualche grande fiduciario, che impose la calma e mise tutti a sedere davanti ad un tavolo. Ma il tempo era poco e bisognava improvvisare: queste emergenze non erano contemplate nel contratto di mezzadria. La fretta e l`agitazione resero quindi inevitabile lasciare orme, tracce macroscopiche del misfatto, impronte digitali, e, siccome a chi manca il senso morale difetta quasi sempre anche il lume dell`intelligenza, persino il PIANO di battaglia.

Lo abbiamo scritto altre volte: le mele marce non sono molte, ma, purtroppo, sono le più grosse. Ai Prìncipi del Male stanno sempre attaccate molte remore, che, vuoi per sopore di coscienza, vuoi per superficialità, vuoi per fregola di carriera, ne diventano i complici: non voler fare il male non è una scusante, quando lo si fa.
Non siamo giudici e non possiamo quindi fare processi, nè ci interesserebbe, anche ne avessimo il potere, di trovare colpevoli e comminare pene. Le uniche due cose per le quali ci battiamo è che si affermi anzitutto una verità che può tenere aperti occhi destinati altrimenti a chiudersi per sempre, e che si cessi di ignorare e ingiuriare uno Scienziato che ha onorato il nostro Paese. Se, pure per convenienza o timore, si ammettesse `l`errore` di giudizio e ci fosse un `ravvedimento`, lasceremmo ben volentieri ad altri il compito di indagare e recriminare. Fingeremmo di credere alle giustificazioni più  funamboliche pur di non avere più a niente a che fare con persone che giudichiamo severamente e pur di non dover assistere alla mattanza degli ammalati di tumore. Non siamo sempre in grado di distinguere, in quanti ebbero una  parte in questa triste vicenda, tra persone obbligate ad agire in un certo modo, persone consapevoli degli illeciti che stavano commettendo, altre mosse da pregiudizi e giudizi aprioristici. Ci fu anche chi agì in buona fede e, alla fine, tentò di protestare per comportamenti e giudizi che non condivideva.

Ma fin qui sono parole. Ci vogliono fatti, e fatti precisi. In caso contrario si fa la figura di chi, vedendo distrutte le proprie illusioni, si mette a urlare per sovrastare la voce dell`evidenza. Sennonchè gli appunti mossi alla sperimentazione non sono stati unicamente `recitati` tra quattro mura da carbonari dibelliani, ma messi nero su bianco: non solo nell`opera citata, nel libro `Il Metodo Di Bella`, in numerosi articoli di stampa, che conserviamo in meticoloso ordine a beneficio degli smemorati, in atti giudiziari; ma anche in `altre cose`. Quando in più occasioni, furono denunciate in dichiarazioni, conferenze, articoli di stampa le mille incongruenze della sperimentazione, nessuno replicò, né legalmente né tramite puntuali controdichiarazioni. Tutto si ridusse ad una aristocratica smorfia di disprezzo, come a dire: "Noi non ci mettiamo a discutere con voi pezzenti". Certo, era meglio coprire di corsa la fossa biologica e non dare occasioni alle critiche di essere conosciute e diffuse tra la pubblica opinione.
 
       I - CRITERI DI IMPOSTAZIONE E GIUDIZIO.

Come noto, la chemioterapia si basa su una concezione antitetica a quella del Metodo Di Bella. Corollario di questa antitesi è sia la finalità immediata dei due orientamenti, che, per ovvia conseguenza, il criterio di giudizio delle rispettive azioni antitumorali. Siamo più chiari. Il chemioterapista dice: "Io somministro sostanze che uccidono le cellule neoplastiche, distruggono o riducono la massa e, quindi, guariscono il paziente".
Il MDB replica: "Errato! Il tumore è una forma di vita, una malattia sistemica, per cui la massa è solo la punta dell`iceberg del tumore, non il tumore. La chemio, le poche volte che ci riesce, dà risultati illusori, perché il tumore non solo ribussa presto alla porta, ma ricompare più aggressivo diffuso e indomabile di prima, in un organismo debilitato nelle proprie difese immunitarie e devastato nelle sue funzioni fondamentali dalla tossicità indifferenziata della chemioterapia. Avvelenare il tumore significa uccidere, in tempi più o meno brevi, anche il paziente. La fisiologia ci dice che esistono fattori che favoriscono le fasi della vita (nascita, crescita, alimentazione, riproduzione), e antagonisti di questi fattori, che li controllano, regolano, limitano. Grazie a questi ultimi possiamo rendere difficile l`insorgenza e la vita delle cellule `anomale`, inducendone gradualmente la morte naturale ("apoptosi"), liberando l`organismo sia dalla volumetria, che dalla deleteria azione biochimica del tumore, senza ledere, ma rafforzando anzi le cellule `normali` e le difese naturali dell`organismo. Ogni forma di vita che non riesce a svilupparsi, figliare, alimentarsi, è infatti condannata fatalmente all`autoeliminazione".

Ecco quindi due filosofie a confronto: quella citotossica, della chemioterapia, e quella citostatica del MDB, terapia `biologica` per eccellenza.

Vediamo ora, giudicando gli effetti di una terapia biologica, a quali conclusioni paradossali può condurci l`applicazione di criteri della vecchia mentalità oncologica. Seguiteci con un poco di pazienza, per favore.
Se, ad esempio, un tumore cresce del 20% al mese e riusciamo a diminuire la velocità di questo incremento prima al 10%, poi al 5%, infine allo 0% al mese, come valutate questo risultato? Eccezionale, non è vero? Specie se, nel frattempo, potenziamo le difese immunitarie, otteniamo una inversione del calo ponderale, facciamo stare e sentire meglio il malato.
Ma attenzione, dobbiamo avere ben chiaro che la massa iniziale di 10 cm di diametro, senza terapia sarebbe diventata di 12 cm. (10 cm. + 20%) dopo un mese, di 14,4 cm. (12 cm. + 20%) dopo due, di 17,3 (14,4 cm. + 20%) dopo tre: salve ulteriori accelerazioni della crescita.
Se invece riusciamo, intanto, a ridurre la velocità di crescita al + 10%, la massa passerà il primo mese dai 10 di partenza agli 11 cm. (10 cm. + 10%); dopo un altro mese, decrementando ancora la velocità di crescita dal 10 al 5%, le dimensioni passeranno a 11,5 cm. circa (11 cm. + 5%); alla fine del terzo mese, a crescita zero, la volumetria sarà invariata, e cioè di 11,5 cm.

Cosa vogliamo dire? Che se esaminiamo unicamente l`aumento della massa iniziale da 10 a 11,5 cm. in tre mesi e giudichiamo la terapia applicata inefficace perché si è determinata una progressione anziché una diminuzione, commettiamo un enorme errore di giudizio. La dimensione del tumore, dopo trattamento, va invece COMPARATA con quella che sarebbe diventata senza terapia: allora balza agli occhi un clamoroso 11,5 cm. contro i 17,3 attesi. Una massa tumorale inferiore del 33% a quella che si sarebbe prodotta, senza cure, nel periodo esaminato. Un risultato eccezionale, vissuto per giunta, sulla propria carne, dal paziente che si sente molto meglio e restituito alla vita! Questo successo sarà ancora più brillante quando, successivamente, la crescita diventerà di segno negativo grazie all`apoptosi, che provocherà l`eliminazione e lo smaltimento del tessuto neoplastico. Senza contare che, oltre al minor ingombro, sarà la NATURA del tessuto neoplastico ad essere cambiata: concetto che non sembra essere alla portata dei geometri del tumore!

Per una percezione più immediata, rappresentiamo quanto detto con un semplice prospetto, sottolineando, anche se pleonastico, che si tratta di ipotesi esemplificativa, ma non per questo fantasiosa:

 

 

Fine mese prec.
Primo mese
Secondo mese
Terzo mese
Senza terapia
cm. 10
cm. 12
cm. 14,4
cm. 17,3
Con MDB
        -
cm. 11
cm. 11,5
cm. 11,5

Ecco, di fronte a questo risultato, gli oncologi ortodossi sentenzierebbero: TERAPIA PRIVA DI QUALSIASI ATTIVITA` ANTITUMORALE! E, per l`appunto, passiamo alla sperimentazione.

Ecco i parametri fissati nella sperimentazione novantottina per giudicare efficace il MDB: almeno un quarto di pazienti - in condizioni disperate, arruolati nei nove protocolli, avrebbero dovuto fare registrare nel giro di poche settimane una RIDUZIONE DI OLTRE IL CINQUANTA PER CENTO!
No, non storcete il naso: non sono nostre esagerazioni, perchè è documentato. Equivaleva a pretendere si dicesse ai poveri arruolati: `Lazzaro, alzati e cammina!`. Vedremo più avanti come, per essere ben sicuri di un risultato che doveva essere negativo, gli `strateghi` consociati abbiano preso ulteriori misure prudenziali. Non si sa mai.....da quella peste di Di Bella poteva arrivare qualsiasi sorpresa: questo a dimostrazione del fatto che i maggiori estimatori del MDB (non è polemica, ma provata constatazione) sono stati e sono proprio i suoi più violenti avversatori, tanto è vero che lo plagiano indecorosamente; avversatori che non sarebbero stati tali se la terapia contestata fosse stata davvero inefficace.
Consapevoli quindi dell`efficacia, rilevata rabbiosamente in centinaia di casi per il tramite degli periodici esami ematochimici e radiologici di pazienti in MDB, passati tra le loro mani per decenni, e bene al corrente dei tempi di azione di una terapia biologica, hanno ostentato scetticismo e disprezzo a priori, sicuri di aver la forza di impedire qualsiasi smentita.

Se quindi uno o più casi, disperati come tutti quelli in esame, avesse ottenuto un decremento della volumetria tumorale pari al 49% in tre mesi, o del 51% oltre i tre mesi, il Metodo Di Bella sarebbe stato egualmente proclamato inefficace. Assumendosi quindi la spaventosa responsabilità di tacere a decine di milioni di esseri umani che era stata messa a punto una terapia in grado di salvare la maggior parte di loro. Teniamo presente che in sette anni (1999-2005) nel mondo sono morti di cancro almeno 100 milioni di esseri umani (circa 15 milioni l`anno, questa la cifra più vicina alla realtà).
Alla gente interessa forse che una terapia salvi loro la vita, o solo che dimezzi la massa tumorale in tre mesi? Se lo fa in quattro non vale un fico secco? Se fa campare un malato il doppio o il triplo di quanto pronosticato, o fino a cent`anni, idem come prima? Certo, sarebbe magnifico se con qualche pillolina, o, al limite, qualche flebo liscia come l`acqua, un tumore sparisse di colpo, senza le `noiose` lungaggini di graduali diminuzioni della velocità di crescita, del blocco della crescita, del ridimensionamento della sua volumetria: ma, cari miei, la natura non è stata ideata da chi è ternato e poi dichiarato vincitore nei concorsi a cattedra per benemerenze di loggia, di partito, di cordata o da chi la cattedra se la contratta al mercato d`ateneo, e men che meno da chi, come gli antichi Greci, va in sollucchero a farsi ungere per bene; la natura non si `forza` se non a prezzo della vita e certi risultati secchi e definitivi è meglio lasciarli ai realizzatori di cartoons ed agli imbroglioni. La natura è opera di Dio che, come recitano i testi sacri, ci ha fatto a Sua immagine e somiglianza: anche se in molti casi ci sembra che la foto sia stata scattata senza flash, o con l`obiettivo appannato, o sia venuta mossa.
Ora possiamo meglio comprendere l`assurdità e la totale inattendibilità dei criteri adottati e delle conclusioni raccapriccianti della  sperimentazione.

Celebre e caustica la pochade di Beppe Grillo ad esemplificare l`incongruità dei criteri di giudizio.

Il professor Luigi Di Bella è come i fratelli Wright quando inventarono il primo aereo. A quel tempo c`era solo Montgolfier che volava e l`unico volo era in mongolfiera.
`Anche noi voliamo, dissero i due fratelli, ma con l`aereo`.
`Ma cosa dite, siete degli eretici`  rispose Montgolfier.
`Voi non capite niente, però proviamo, facciamo un .....protocollo`.
Così lui prese l`aereo dei Wright e si mise a gonfiarlo. Alla fine disse: non vola. Vedete che ho ragione io?`.

Se il talento comico di Beppe Grillo riesce a chetare momentaneamente la nostra indignazione, questa divampa leggendo la severa protesta espressa da un ricercatore, il Prof. Giuseppe Sermonti, in una lettera al quotidiano "Il Tempo" pubblicata in prima pagina il 15 novembre 1998.
Anticipiamo che, in sostanza, il genetista dice: 1) gli stessi pazienti, con qualsiasi altra cura, sarebbero morti tutti, in quanto letteralmente irrecuperabili; 2) quello che avete fatto non vale un fico, perché avete rifiutato di convenire i `controlli`, cioè di paragonare gli esiti dei malati in cura con quelli di altri, nelle medesime condizioni, trattati con chemioterapia o placebo; 3) questa è l`ennesima dimostrazione che qualsiasi terapia innovativa che non convenisse a voi o ai vostri principali, non avrebbe la minima possibilità di affermarsi. Ma leggiamo la lettera, che abbiamo provveduto ad evidenziare nelle conclusioni più clamorose: ne vale la pena.

"
Caro direttore, non sono un oncologo, ma sono stato per molti anni uno sperimentatore presso l`Istituto Superiore di Sanità. Il mio impegno nella ricerca di laboratorio mi basta per rifiutare il decreto di fallimento che l`Istituto ha pronunciato sulla cura Di Bella. In primo luogo la scienza si esprime sempre in forma dubitativa e probabilistica e la perentorietà della conclusione stona con lo spirito della ricerca. Si può dire che non si sono raccolte prove sufficienti, ma non si può chiudere con una bocciatura. Questo è un linguaggio scolastico, non scientifico. In secondo luogo non esiste esperimento senza controlli. Non sono stati forniti dati del decorso che i tumori avrebbero avuto se non trattati, o trattati con la chemioterapia convenzionale.
Certamente il controllo avrebbe registrato un decorso fortemente negativo. I malati trattati con la terapia Di Bella erano tutti in fase avanzata o terminale. Molti di essi avevano metastasi e non rispondevano al trattamento chemioterapico. Questo significa che l`esito del male in pazienti corrispondenti, sottoposti alle terapie convenzionali, sarebbe comunque stato fallimentare. Solo una terapia miracolosa avrebbe registrato un buon esito nelle condizioni sperimentali adottate. Se gli stessi pazienti fossero stati sottoposti alla terapia convenzionale anziché a quella Di Bella, si sarebbe dovuto concludere che le cure attuali sono un fallimento. I più erano infatti "non suscettibili a trattamento chemioterapico", il che vuol dire che sarebbero comunque peggiorati o deceduti.
Capisco le esigenze politiche di chiudere un caso imbarazzante e scomodo, e che conclusioni dubitative o dilatorie non avrebbero giovato allo scopo. Protesto per l`uso che si è fatto della scienza e della sperimentazione, che con queste procedure finirebbero con l`escludere ogni proposta innovatrice o comunque poco gradita all`establishment
". 

Pesantuccio, non è vero? Bisognerebbe interpellare quei "luminari", quei giornalisti, quei politici che si presentarono con il viso arrugato a indignazione per la sorte dei malati e lo spreco di denaro pubblico....

Un altro articolo, anch`esso molto eloquente, fu scritto dal Dr. Giuseppe Fariselli, oncologo e dirigente presso l`Istituto dei Tumori di Milano, a proposito dei primi quattro protocolli. Ecco qualche stralcio.

"Faccio l`oncologo da molti anni e cerco di curare i miei pazienti in tutti i modi che mi sembrano giusti per ciascuno di loro..." (già si capisce che si tratta di un tizio in cerca di rogne...). "....in molti casi già trattati con radio e chemioterapia l`evoluzione della malattia viene rallentata dalla terapia Di Bella..;..le condizioni fisiche sono discrete, i dolori assenti o nettamente ridotti, l`aspetto generale è quello di un essere umano cosciente della gravità della sua malattia, ma ottimista; Vuole anche dire che la sperimentazione della terapia Di Bella, seppure fatta con tutti i crismi della scienza, è stata un bluff".
Ed ecco il passo, relativo ad uno dei protocolli, che si ricollega a quello che, con imperizia, abbiamo cercato di dire:
"Se è vero infatti che in nessun caso il diametro del tumore è diminuito, nel 9 per cento dei casi è però rimasto invariato perché si è ottenuta, pur in stadio avanzatissimo di malattia e dopo che tutti gli altri trattamenti avevano fallito, la distruzione di una parte di tumore uguale a quella di accrescimento. Queste 12 persone vivono contro e aldilà di ogni previsione e continuano le cure in attesa di una Di Bella 2 o di qualunque nuova terapia che faccia rinascere la speranza in tutti noi. Scusate se è poco".

Insomma, se riandate alla tabella esemplificativa sopra esposta, vi accorgerete che certi campioni della scientificità, a parte la grave lacunosità dei protocolli e la qualità pessima dei farmaci (ne parleremo più avanti), hanno semplicemente interrotto e concluso l`esame valutativo dei pazienti quando la velocità di accrescimento era stata `soltanto` diminuita o, al massimo, quando era azzerata. Certo, si poteva anche fare un`osservazione di `assaggio`, di brevissima durata: ma in questo caso si sarebbe dovuto riconoscere che l`effetto antitumorale c`era stato, eccome, visto che si era verificata una diminuzione transitata addirittura al blocco della crescita. Non si tratta di argomentazioni di `dibelliani`, ma di studiosi e di clinici inquadrati nel sistema. Le due irrefutabili critiche citate, come molte altre che per brevità omettiamo, nel clima da santa Inquisizione vigente in campo sanitario avrebbero potuto e possono costare care: magari a causa di un guasto alla macchina simile a quello occorso all`elicottero di Enrico Mattei, o dell`anonimo sacchetto di sabbia che, una mattina dell`aprile 1996, colpì il capo del Prof. Luigi Di Bella, ferendolo, facendogli perdere l`udito da un orecchio e rischiando di mandarlo a parlare con Mattei sulla faccenda dell`elicottero.
Chi sta leggendo il testo di questa discussione, potrà chiedersi confuso: "ma è possibile? Sono cose gravissime! Siete sicuri di quello che scrivete? Sono state dette davvero queste cose? E se è vero, perché non ce le ha riferite nessuno, perché non è intervenuta la magistratura, perché i rappresentanti delle Istituzioni non sono saltati?".
Abbiamo citato nomi e circostanze, già peraltro citati e descritti nel libro di V. Brancatisano e non abbiamo il potere taumaturgico di dare cervello e coscienza a chi ne risulta sprovvisto. Qui si capisce il pericolo nel quale tutti viviamo: se è possibile capovolgere la verità - una simile verità - impunemente, ed ingannare la pubblica opinione, se è ancora oggi tollerato che molti ricorsi siano respinti perché la `terapia Di Bella è stata bocciata dalla `sperimentazione`, c`è da temere non solo per la nostra salute, ma anche per la libertà nostra e delle future generazioni.
Senza darci le arie di scultori di massime, siamo convinti che il regime più oppressivo non è quello instaurato da una dittatura, che, almeno, è percepito come tale da tutti, ma quello che, tra moine e blandizie, sorrisi bonari e fare pacato, citando ogni tre parole il vocabolo democrazia, tutela i malavitosi e isola gli onesti, ci spoglia delle più irrinunciabili prerogative personali, privandoci della nostra dignità e del diritto più sacrosanto, quello di cercare di salvaguardare la vita nostra e dei nostri figli.

La conclusione obbligata - soffermandosi per ora soltanto su questo aspetto di quella vergogna per l`Italia ed il mondo intero che è stata la sperimentazione del 1998 -  è che non solo il responso è totalmente inaccettabile, ma che se una cosa questa prova ha scientificamente dimostrato, indiscutibilmente sancito, questa è stata, paradossalmente, l`efficacia terapeutica del Metodo Di Bella. Nonostante le tante magagne di cui faremo cenno. Non meravigliatevi, prendete fiato e passeremo in rassegna altri aspetti ed altri particolari succulenti.

                      *   *   *   *

             II - IMBARAZZANTI SOPRAVVIVENZE.

Al cittadino non interessano i dogmi della comunità scientifica se non quando, `sul campo`, dimostreranno di farlo vivere senza sofferenze. Non potete convincere un malato di tumore che se una cura gli salva la vita, ma non riduce la massa del 50% in tre mesi, `non ha alcuna attività antitumorale`. Il dogma, quando attinente alle cose umane, è sempre sinonimo di menzogna e sopraffazione. A Lorenzo il Magnifico la comunità scientifica prescrisse polvere di diamanti, al Re Sole clisteri a raffica, a Francois Mitterand e re Hussein di Giordania `cure efficaci e convalidate`. Ad ogni secolo i suoi protocolli e le sue linee guida.
Il vero, inconfessabile dramma della medicina è che non nascono abbastanza uomini con la testa e le qualità necessarie per diventare medici di valore. Alle doti richieste occorre coniugare amore del sapere e amore per l`uomo, che altro non sono che ulteriori manifestazioni dell`intelligenza. Da questa carenza d`ingegni nasce il protocollarismo, inevitabile corollario dell`ordinaria mediocrità e della perduta autonomia dell`arte medica. Sia come sia, la medicina non può continuare a curare l`uomo come si trattasse di pesar ortaggi sulla stadera. La fissità dello smunto sapere odierno ed il torpore intellettuale non si confanno alla caratteristica fondamentale della vita: l`eterno divenire. Nel libro `Il caso Di Bella` del medico e giornalista Mario Timio (non dibelliano, anche se onesto), l`autore centra un punto fondamentale quando parla di `paradigma`, riferendosi all`insieme di regole codificate dalla comunità scientifica. Il grosso rischio del `paradigma` è che dalla sclerosi culturale si sfoci nell`autoritarismo sanitario.

`Il paradigma può essere superato, quindi deve cambiare. Proprio in questo trapasso la comunità scientifica fa quadrato per difendere il vecchio paradigma, le cui certezze sono in un certo modo violate da qualcosa che sta emergendo, da una anomalia che mette in discussione il paradigma`.

Questo passo è stato scritto nel 1998. Oggi il risultato del terremoto con cui Luigi Di Bella ha sconvolto il mondo scientifico è sotto gli occhi di chiunque abbia occhi per vedere. Tornano alla mente, per assonanza metaforica, certi documentari sulla cattura dei rinoceronti. La guardia zoofila spara un proiettile con anestetico, spillo insignificante rispetto alle centinaia di chili del bestione, tanto che verrebbe da ridere di fronte alla sperequazione tra offesa e offeso: ma il furibondo gigante, colpito, prima accenna qualche carica stanca, poi rallenta grado a grado, si muove più torpido, gira in tondo, guarda col bianco degli occhi spalancati da stupore e terrore, fino a irrigidirsi, crollare sulle zampe ed accasciarsi inerme tra una nuvola di polvere: pronto per essere issato con un paranco e trasportato alla gabbia che l`attende.
Così sta accadendo alla coriacea organizzazione dell`oncologia più retrograda. Qualcuno dei suoi esponenti comincia a capirlo, i più a non accettarlo. D`altra parte `lui` lo aveva predetto, con un`espressione di amaro, pacato sarcasmo: `se ne accorgeranno, e come se ne accorgeranno...!`.
Non ci riferiamo solo e tanto alla valanga di studi clinici zampillati sulle riviste internazionali, all`avviata rottamazione della vecchia chemioterapia, al ricorrente appello a `terapie biologiche` dei tumori, quanto all`abolizione in corso dei vecchi `paradigmi`, primo fra tutti quello della diminuzione di massa quale parametro unico o privilegiato da prendere in considerazione.
I criteri oggi ricorrenti negli studi clinici più avanzati sono quelli dell`aumento del termine di sopravvivenza e del miglioramento della qualità della vita. E` aberrante considerare guarita una persona da un tumore quando l`apparenza del male - per azione chirurgica o, molto più raramente, per effetto di chemioterapici - sparisce, visto che una consolidata prassi prevalente dimostra che pochi mesi dopo il `guarito` morirà per la riedizione dello stesso tumore o la comparsa di un altro: l`equivalenza dimissione=guarigione è un`assurdità tanto stridente da confinare con la truffa. Altro che `medicina dell`evidenza`: questa è medicina dell`apparenza! Quando si affermerà saldamente l`anti-paradigma della sopravvivenza e della salute, ovviamente accompagnato dalla graduale sparizione dei segni obbiettivi del male, non saranno più così facili certe statistiche cervellotiche, e, con queste, tante remunerative illusioni ammannite alla collettività. E` quanto esige il malato e vuol sapere il sano. Qui cascherà l`asino. E una lunga carovana di pentiti dovrà passare sotto le forche asinine e sfilare con le orecchie basse davanti ad una tomba.
Tutto questo non è estraneo al tema della discussione. Ci rifaremo a numerose fonti disponibili, spesso citate dal libro di V.B., suggerendo a chi volesse approfondire via Internet la conoscenza degli eventi richiamati di consultare l`altro sito ufficiale, con vocazione medico-scientifica, www.metododibella.org , sub `Legali e legislative - Sperimentazione Mdb I e II`.

Intanto giova suffragare con argomenti probanti quanto da noi prima affermato circa la totale indifferenza degli sperimentatori ad una riduzione dimensionale del tumore, entro i tre mesi, in misura inferiore al 50%  stabilito.
Il 15 giugno 1999, nel corso di un convegno tenutosi a Roma, al Prof. Francesco Cognetti, tra i maggiori responsabili della sperimentazione, il V.Brancatisano chiese:

`Professore, se tutti i 386 pazienti sui quali è stata condotta la sperimentazione fossero oggi in vita, avessero ottenuto un miglioramento straordinario della qualità della vita, fossero tornati al lavoro, e avessero, tutti, ottenuto una riduzione del 20-30 per cento del tumore, sarebbe cambiato di una virgola il verdetto dell`Istituto superiore di sanità, secondo il quale il MDB non ha presentato alcuna attività antitumorale?`.

L`oncologo rispose:

`La comunità scientifica ha delle regole che valgono per tutti. Non potevamo applicare una regola diversa per Di Bella`.

Brancatisano:
"Questo l`ho già sentito tante volte. Vorrei una risposta precisa alla domanda specifica".

Prof. Cognetti:

`No, non sarebbe cambiato`.

Ebbene, NELLA SECONDA META` DEL 1999 RISULTAVANO IN VITA IL 23% DEGLI ARRUOLATI!
Sì, avete letto bene. Diciamolo magari in un altro modo. Dati ufficiali attestano che il 23% di pazienti, TUTTI in ultimo stadio e in progressione di malattia, con una previsione di vita non superiore a TRE MESI, dichiarati chemioresistenti, non più trattabili, e tutti definibili MALATI TERMINALI o a questi parificabili, erano in vita. Tenete conto (anche questo è documentato) che diversi arruolati stavano così bene in salute, che morirono prima di aver potuto iniziare la terapia o pochi giorni dopo: come meravigliarsene se in un protocollo erano stati ricompresi pazienti con un`aspettativa di vita non superiore a 12 giorni?
Potete pensarla come volete sul MDB, essere scettici e non accontentarvi nemmeno di ficcare tutte e dieci le dita nella ferita del costato, ma è così. E nessuno ha dato, non diciamo a noi, MA ALL`OPINIONE PUBBLICA, una spiegazione di questo fenomeno! In un`intervista, registrata alla vigilia della sperimentazione, l`allora Ministra della Sanità, signorina Rosy Bindi, dichiarava, che `..tutto questo non sarà inutile se ..servirà a salvare un solo ammalato di tumore, anche uno solo!`.
Dichiarazione da tenere bene a mente, perché potrebbe giungere l`occasione di tornare in argomento. Non richiede commenti un`altra dichiarazione della Ministra, che definì la campagna contro il Prof. Di Bella e la sua terapia come una `lotta contro la barbarie`. Certe volte, quando magari gli altri sarebbero disposti a trovare circostanze attenuanti al nostro agire, sono le stesse parole che ci escon di bocca a farle evaporare.

Ma lasciamo stare il mondo underground della politica e gli opinionisti a cottimo e parliamo di cose serie, tornando al dato sopra riferito: allora, come la mettiamo? Giova chiederselo ancora: perché questa notizia non è stata data al pubblico, invece di andargli a dire che il MDB non funzionava?
E` lecito nascondere alla popolazione che una nuova cura può far vivere di più e meglio, addirittura in condizioni-limite, quando tutti gli altri rimedi sono impraticabili o sono falliti? A costo di apparire monotoni ripetiamo: la previsione massima di vita era di tre mesi. A casa nostra in un anno e mezzo ci sono 18 mesi; e, sempre a casa nostra (scusandoci con i cultori dell`insiemistica), 18 diviso 3 fa ancora 6. Quindi il `flash` all`autunno 1999, sanciva che, per la prima volta nel mezzo secolo di lotta contro il cancro, una terapia, il MDB, pur in forma di rudimentale e alterato surrogato, era riuscita a prolungare DI SEI VOLTE la vita prevista di malati da estrema unzione. Il risultato sarebbe rimasto eccezionale anche nell`ipotesi che il giorno successivo al censimento fosse deceduto il `campione` per intero (non è stato così). Cosa hanno detto i responsabili della sperimentazione? Nulla. La massa non si era ridotta del 50% in tre mesi. Punto. Detta alla bruta, hanno dato l`impressione che gli interessasse poco che una novantina di condannati fossero vivi. Ci colpì molto, a questo proposito, una trasmissione serale su Rai 3 proprio su questa notizia, che, appena circolata tra le agenzie di stampa, era stata attirata con un lecca-lecca, presa decisamente per mano e chiusa in castigo come un bimbo troppo vivace.
Il noto oncologo romano poco sopra citato, intervistato dai giornalisti che curavano il servizio, farfugliò una spiegazione che non capì nessuno: il dato, disse, rientrava nell`alea della casistica. Come dire: un errore insignificante nella previsione di vita. Un errore? Non uno, ma novanta errori: non sono un po` troppi? Crediamo sarebbe stato corretto ridestarsi da un recitato scetticismo, interessarsi alla cosa e chiedersi finalmente se certi giudizi sprezzanti non fossero da rivedere. In ogni caso era doveroso, eticamente, istituzionalmente e professionalmente, dichiarare che erano emersi dati inediti e che era necessario studiarli in modo più approfondito. Questo a volergliela concedere larga. Il dato di sopravvivenza non può che sancire l`unico risultato, gravemente alterato per difetto, ma scientificamente attendibile, dell`infausta prova: il MDB apriva una nuova era nella terapia dei tumori. Nelle situazioni esaminate, contro lo ZERO per cento delle terapie (di tutte le terapie) tradizionali, c`era un 23% di risultati positivi.
Lecito e, più che lecito, logicamente ovvio, attendersi risultati totali ed ancora più clamorosi in situazioni non così disperate. E questo non lo diciamo noi, ma è implicitamente `scappato detto` agli improvvidi avversari del MDB. Si dicono più cose quando non si vogliono dire, di quante se ne rivelino palesemente. Una volta, trasportati dal disgusto, ci trovammo a dire che certi personaggi erano un fallimento anche come malavitosi: volendo scavare un tunnel per rapinare una banca, sbucherebbero nella sede della polizia; o, con un revolver in mano, si azzopperebbero da soli.
Il Dr. Roberto Raschetti, responsabile del Comitato Guida della sperimentazione e, come vedremo, oggetto di particolari attenzioni da parte del magistrato Raffaele Guariniello, ci ha gratificati di una mirabile sintesi del catenaccio applicato alla cosiddetta sperimentazione. Spieghiamoci. Se, ad onor del vero, U. Veronesi aveva caldeggiato uno studio caratterizzato da randomizzazione e gruppo di controllo su pazienti non moribondi, così da paragonare gli esiti MDB con quelli sottoposti ai cicli consueti, un coro poco melodioso si levò ad osteggiare tale ipotesi. Cosa voleva dire, in parole povere, l`oncologo milanese? Applichiamo il MDB su un gruppo di pazienti, la chemioterapia su un altro gruppo, e valutiamo quale dei due indirizzi dia i risultati migliori. L`unico modo per arrivare a qualcosa di serio. Di conseguenza, cestinato. Perché avrebbe significato esaminare pazienti non moribondi e far emergere in misura eclatante il gap terapeutico, a tutto vantaggio del MDB.
Ignorando i dati della letteratura scientifica internazionale, si stabilì che la sperimentazione doveva essere di `fase II`. E, in una fase IIa, randomizzazione e gruppi di controllo....`non sarebbero stati etici`. Quindi non s`avevano da fare. Non è chiaro il concetto? Allora facciamolo spiegare al Dr. Raschetti, il quale, dopo aver detto che una riduzione del tumore in percentuale entro il 50% era da considerare semplicemente come `stabilizzazione` e che non si poteva `forzare il significato` di tale parola spacciandolo per un successo terapeutico.., scrisse a proposito della sopravvivenza che `..i dati relativi alla mortalità non potranno essere utilizzati per una valutazione della sopravvivenza, rientrando questo tipo di informazione nella sfera della valutazione di efficacia per la quale occorrerebbe avere un gruppo di controllo, non presente negli attuali studi di fase II`.

E` chiaro il concetto? Sopravvivenza e qualità di vita sarebbero sì stati criteri di giudizio basilari in uno studio con gruppo di controllo, ma siccome...non era etico prevedere il gruppo di controllo..vivere di più e meglio non significava niente. Sarebbe come valutare una vettura da formula 1 facendola correre da sola, per dire al termine della gara: `che tartaruga!`. Se poi avesse una velocità doppia a quella delle concorrenti non importerebbe: non `sarebbe etico` farla gareggiare con altre vetture.

A questo punto, visto che le nostre considerazioni potrebbero sembrare inquinate dal fatto che siamo `parti in causa`, riportiamo ampi stralci dell`articolo che, sceso il sipario sulla macabra farsa della sperimentazione, fu pubblicato dal British Medical Journal, probabilmente la più autorevole rivista scientifica mondiale, a firma di Marcus Mullner. E` opportuno considerare che il prestigioso redattore non conosceva essenziali dettagli non rivelati dall`ISS (Istituto Superiore di Sanità), come avremo modo di dire più avanti. E` inoltre facile comprendere come eventuali contestazioni meno addomesticate avrebbero potuto sollevare un `incidente diplomatico`, e creare tensioni indesiderate tra gli ambienti scientifici britannici e l`establishment oncologico italiano. Sarebbe più tardi intervenuto il `Soccorso Bianco`con la benedizione delle `Sette sorelle` del farmaco ad evitare che venisse ripreso l`argomento. Nonostante questa forma edulcorata, l`articolo di  Mullner è una micidiale ed inappellabile stroncatura. Lo riportiamo evidenziando i passi più eloquenti, che richiamano e confermano quanto prima da noi osservato.

BRITISH MEDICAL JOURNAL - Marcus Mullner ("Di Bella`s therapy: the last word?" - BMJ, 1999, 318, 208).

`..Questo studio, tuttavia, avrebbe potuto essere progettato meglio
Gli sperimentatori non hanno rilevato alcuna evidenza di importante risposta clinica e il trattamento è stato interrotto nell`86% dei pazienti a causa di progressione di malattia, tossicità o morte.
Il nostro parere è che la maggior parte dei clinici giudicherà convincente questa sperimentazione, ma essa non è perfetta. Noi non siamo in grado di sapere se i pazienti inseriti in questi studi (tutte le persone che avevano chiesto di essere sottoposte al trattamento Di Bella) fossero rappresentativi, né sappiamo se i controlli
(cioè i pazienti eventualmente sottoposti a placebo o a trattamenti convenzionali) avrebbero risposto meglio oppure peggio. I ricercatori avrebbero dovuto condurre la sperimentazione con studi controllati e randomizzati.
Perché questi studi non sono stati randomizzati?
Anche se alcuni esperti rivendicano che gli esperimenti clinici di fase II di solito sono non comparativi, e sebbene gli autori sostengano di avere usato questi studi per valutare l`opportunità di eventuali studi randomizzati, il miglior modo per evitare errori e pregiudizi sarebbe stato quello di randomizzare i pazienti suddividendoli in gruppi da trattare e in gruppi di controllo.
I motivi che in genere vengono addotti a giustificazione della non randomizzazione dei pazienti sono la difficoltà del reclutamento, i costi, il tempo e ragioni di ordine etico.
Le difficoltà nella randomizzazione-reclutamento sono ragioni deboli. ...Gli autori della ricerca sostengono che i pazienti non sarebbero stati forse d`accordo a far parte di gruppi di controllo-confronto con diversi trattamenti (o, in questo caso, con placebo) in modo randomizzato. Ma è veramente così?...
Indiscutibilmente sarebbe stato meglio valutare la terapia Di Bella in un minor numero di tipi di cancro, ma c`era evidentemente l`urgenza di valutare l`attività del trattamento in una vasta tipologia di tumori. Gli autori sostengono inoltre che non avrebbero potuto condurre studi randomizzati per ragioni etiche, ma queste ragioni etiche non sono chiare.
In realtà, si potrebbe affermare che è proprio il progetto scadente di questo studio a non essere etico.
Il tempo è stato forse il fattore più influente, poiché c`era una crescente pressione dell`opinione pubblica sul Ministero della sanità italiano affinché fosse chiarito al più presto questo problema.
Il progetto di questa sperimentazione è fallace...`.

Nonostante altri inserti ed illazioni non condivisibili, dovuti palesemente alla volontà di..salvare le apparenze, tolta all`articolo la feluca diplomatica ed il frac, si può così sintetizzare:

- La sperimentazione è stata una cosa poco seria e che non vale nulla. Per giunta la maggior parte dei pazienti (86%) hanno fatto la cura per brevissimo tempo;

- Senza gruppo di controllo e randomizzazione si può dire tutto e il contrario di tutto;

- E` vergognoso accampare ragioni di ordine etico. E` stata la sperimentazione un`azione contraria all`etica scientifica;

- Hanno accumulato una gran quantità di patologie tumorali per togliersi dai piedi Di Bella in un colpo solo;

- Tutta la `solfa` risponde a ragion di Stato perché il governo in carica stava perdendo consensi presso la pubblica opinione a rotta di collo.

Come reagirono i responsabili della sperimentazione? Diciamolo subito: in modo scomposto, imbarazzato, penoso. Aiutati dalla citata sindrome di Lapin di buona parte dei mass media italiani e dal fatto che nel nostro paese, più che in altri, verità o falsità vengono stabilite dagli esponenti della fazione nella quale si milita, azionarono la `terapia dell`estintore`, soffocando o minimizzando notizie che era dovere ineludibile diffondere con la massima evidenza.
Erano coinvolti in un viluppo inestricabile le sorti della variopinta rete di canalizzazione provvigionale di un intero sistema sanitario e quelle di una classe politica che non aveva scheletri, ma interi ossari nell`armadio. Per giunta  all`editoriale di Mullner seguì un`altra non meno micidiale riflessione, a firma di J. L. Reyes, pubblicata sul foglio on line della rivista con il titolo `Confrontato con che cosa?` (PhD Physiology, BMJ on line, 22/1/1999: `Compared to what?`).
La chicca più gustosa è la frase conclusiva:

`..Tutto porta a pensare che la ricerca tendeva alla erezione di un fantoccio che potesse essere facilmente demolito. La mala scienza vince di nuovo`.

Questa volta non si poteva censurare tutto, e qualcosa uscì sui quotidiani, con titoli eloquenti quali `Che brutta sperimentazione!` o `sperimentazione Di Bella, strategia tutta da rifare`, su fogli sicuramente non favorevoli al MDB, quali il Corriere Medico e l`Espresso.
Il 9 febbraio 1999 la trasmissione `Porta a porta` trattò lo spinoso argomento. Bruno Vespa citò le critiche pesanti del BMJ. Val la pena spulciare tra domande e risposte scorrendo la videocassetta della serata.
Alessandro Liberati, docente di statistica medica all`Università di Modena, che si dice molto debba (culturalmente parlando, s`intende..) a S. Garattini, pur senza toga tentò una difesa: talmente maldestra da equivalere all`arringa di un pubblico ministero.

`..va detto che il collega che ha scritto l`editoriale non è uno specialista oncologo e non sa che probabilmente la maggior parte degli studi in oncologia si fanno così..`.

Bruno Vespa:
`Lei ci sta dicendo che al British Medical Journal fanno scrivere gli editoriali al primo che passa. Ma come? Voi avete sempre detto che su queste riviste prima che esca un articolo altro che parto..ci sono dei comitati, li legge uno, li legge un altro..`.

Liberati:
`Quello è un editoriale di commento...so che ha provocato notevoli problemi di imbarazzo perché non tutti erano d`accordo su quello che è stato scritto`.

Bruno Vespa:
`Se i giornali stranieri dicono che Di Bella fa schifo, vanno bene. Se dicono: sì, fa schifo, ma forse si poteva fare meglio, allora diciamo che chi  vi scrive è uno di passaggio e che ora verrà licenziato. Ci avete sempre rimproverati di non conoscere il mondo e ci avete inondati di articoli autorevoli, dicendo che Di Bella non aveva pubblicato nulla. Mi sorprende però che una rivista che voi considerate importante faccia un editoriale (nel nostro mestiere chi fa editoriali è più importante di chi fa articoli..) che voi consideriate come fosse scappato` e che questo povero uomo che l`ha scritto ora venga bacchettato perché non si doveva permettere...`.

La discussione sfiorò l`ilarità generale quando Liberati volle rispondere ad un`affermazione del Prof. Jacobelli, Direttore del Centro Oncologico di Chieti, che era rimasto profondamente scosso e colpito dalla relazione del Prof. Di Bella del gennaio 1998. Jacobelli fece infatti presente che ALMENO MILLE SU DUEMILA PAZIENTI dello Studio osservazionale (non possiamo trattare nella presente discussione anche questo `capitolo`) erano vivi dopo un anno di MDB.

Liberati rispose che il dato non era significativo perché....non c`era gruppo di controllo..!
Quindi Marcus Mullner  era "`na cosa fitusa" perché criticava la sperimentazione in quanto non randomizzata e senza gruppo di controllo, mentre l`osservazionale per lo stesso motivo non valeva niente.

Di passaggio, ci limitiamo a citare altre eleganti e pacate reazioni: F. Cognetti definì l`editoriale di Mullner `corbellerie`, Eva Benelli, su `Tempo Medico`, parlò di `..sapore della beffa, oltre che del danno`, Raschetti di `..critiche molto teoriche e, tutto sommato, superficiali, avanzate per di più senza valutarne le conseguenze`... affermazione quest`ultima che (ci sbaglieremo) ci ricorda tanto un monito di certi ambienti del Sud, coagulabile in uno "statte accuorte!".

Per brevità ci fermiamo qui, concludendo con due citazioni relative al BMJ on line, una di Susan Holloran, scrittrice e malata di cancro al seno, l`altra relativa alla replica firmata da Mullner e da Evans, consulente statistico della rivista.

Susan Holloran , nell`aprile 1999, fece una critica severa della sperimentazione, dicendo fra l`altro:

`Usando campioni di pazienti e limitandosi a quelli con il cancro ad uno stadio avanzato e con una ricerca durata pochi mesi, a noi malati di cancro tutto questo ci appare come un uso ridicolo e fuorviante della ricerca, del tempo e dei soldi`.

Mullner ed Evans scrissero con insinuante diplomazia:

`La maggior parte dei lettori è certamente in grado di valutare in proprio se i risultati presentati consentano oppure no di disporre di prove sufficienti contro la Mdb....Si può anche capire che nella situazione emotiva e politica come quella che si era imposta in Italia, uno studio non controllato si fosse rivelato come l`unico strumento disponibile per testare la Mdb. Ma questo non vuol dire che uno studio non controllato possa fornire sempre la risposta migliore`.

Un incubo logico, un macabro gioco di fronte agli oltre quarantamila esseri umani che nel mondo muoiono giornalmente di tumore; e teniamo presente che l`Italia collabora ogni giorno a questo triste dato con un numero di vittime molto superiore a quello del totale degli `arruolati` del 1998!
Con questi criteri nessuna nuova terapia anticancro potrà mai scalzare la ferraglia terapeutica arrugginita da oltre mezzo secolo di fallimenti. Per passare dalla fase II alla fase III bisogna dimostrare l`efficacia antitumorale, ma ci pensano gli `addetti ai lavori` a rendere impossibile questa dimostrazione. Conclusione: nessuna nuova via risulterà efficace e quindi nessun pericolo minaccerà il lucroso establishment corrente. L`epilogo non è quello di tante fiabe `..e vissero felici e contenti`, ma il suo contrario: `muoiano infelici e scontenti`.

Con questa ghigliottina non c`è da meravigliarsi che nessuno abbia battuto ciglio per il fatto che, a 90 giorni dall`inizio della sperimentazione, il 60% dei pazienti che avrebbero dovuto essere morti fossero ancora in vita e, dopo un anno, la metà di quelli ricompresi nello studio osservazionale. Mille vivi su duemila, che avrebbero dovuto essere sotto terra da un pezzo, non possono essere definiti frutto dell`alea prognostica se non per autolesionismo personale o evidente malafede.     

Fermiamoci un secondo per orientarci con questa `bussola` riepilogativa. Fino adesso abbiamo visto che:

1) I criteri valutativi erano assurdi, anacronistici e pretestuosi;

2) Gli `arruolati` erano ammalati terminali e, nel migliore dei casi, avevano un`aspettativa di vita massimo di tre mesi;

3) Superando queste previsioni, più facilmente ottimistiche che realistiche, dopo tre mesi risultavano in vita il 60% dei pazienti e, quasi un anno e mezzo dopo, il 23% ;

4) Queste risultanze non sono state comunicate al Paese, e, ribaltando la verità dei fatti e le aspettative della pubblica opinione, si è insistito a  parlare di assenza di efficacia antitumorale per il Metodo Di Bella;

5) La più importante rivista scientifica del mondo avrebbe giudicato inattendibile il responso faticosamente costruito.

 E` arrivato il momento di porsi la domanda che funge da titolo del prossimo paragrafo, che potrete, col seguito, leggere sulla seconda parte della discussione.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 29/6/2007 alle 21:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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