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Diario


14 aprile 2006


I BENI ECONOMICI E IL BENE MONETA
Gennaio 2006
di Castrese Tipaldi

Ultimamente, nel forum del sito www.usemlab.com ci si è impegnati in una vivace e piacevole discussione per stabilire se l’investimento in oro fosse da considerarsi a rigore come investimento a tutti gli effetti o meno. Sono intervenuto nel dibattito, sostenendo che dovesse rispondersi al dilemma in senso affermativo. La mia tesi è stata criticata, con riferimento ad una serie di passaggi dell’opera di Rothbard, ed in ultima analisi col richiamo alla nota definizione della moneta come bene sui generis, neutro ed improduttivo. I critici hanno in particolare posto l’accento sul fatto che la risposta affermativa al quesito dovesse implicare l’accettazione delle tesi formulate da Barnett e Block in un recente saggio, consultabile on line a quest’indirizzo: http://www.gmu.edu/rae/archives/VOL18_2_2005/4_Barnett.pdf

Le tesi di Barnett e Block ("Ogni azione è consumo o produzione, e lo scambio non è altro che una forma di produzione. Di conseguenza, tutti i beni o sono beni di consumo o sono beni di produzione; non c’è una terza possibilità. E tra questi due, il denaro è un bene di produzione, non un bene di consumo”) sono invece da respingere, senza che però la cosa danneggi in alcun modo la fondatezza delle mie assunzioni in materia. Tento di spiegare di seguito le mie ragioni.

E' una forzatura logica il considerare lo scambio come una forma di produzione. Lo scambio è un'azione economica di tipo strumentale, ed è al servizio sia del consumo che della produzione. E' in sostanza lo strumento che permette l'interazione tra le azioni che i diversi agenti economici pongono in essere nel perseguimento delle loro preferenze; e quest'ultime possono essere indifferentemente orientate sia al consumo che alla produzione. Non si può considerare lo scambio solo come fattore di produzione; se lo si considera tale, si deve poi considerarlo anche come fattore di consumo. Insomma, lo scambio è sicuramente un fattore di produzione, ma non solo di produzione. Si può anche accettare di porre l’accento sull’uno, ma non si può obliare completamente l’altro. Lo scambio permea di sé anche il consumo. Esso è il come, il mezzo con cui sia la produzione che il consumo concretamente avvengono; una funzione strumentale irrinunciabile per entrambe le attività economiche fondamentali. La tesi dei due Autori secondo cui la Moneta sarebbe configurabile come bene di consumo solo quando non verrebbe usata come tale, come denaro insomma, non è condivisibile. Dal punto di vista dell’individualità agente, il denaro usato per acquistare beni di consumo viene consumato.

E' su queste basi logiche che si fonda l'ineccepibilità della classificazione di Mises della Moneta come bene sui generis, peculiare rispetto ad ogni altro.

Detto questo, ritengo comunque che la definizione misesiana abbia bisogno di sviluppi più innovativi di quelli dati finora dai suoi successori. Il respingere le conclusioni di Barnett e Block non significa relegare il bene che presiede a quella funzione essenziale (lo scambio) in un limbo di neutralità, di indifferenza rispetto all’avanzamento economico. Sostenere ciò significherebbe sostenere che il superamento del baratto sia stato ininfluente per lo sviluppo economico.

Cominciamo col chiarire una cosa: non esistono beni capitali e beni di consumo in sé, beni che posseggano quelle qualificazioni ontologicamente. Esistono i beni!

La loro qualificazione in un senso o nell'altro è operata dall'azione umana. Lo stesso bene può avere funzioni diverse, in tempi successivi, a seconda delle preferenze dell'agente economico. Una patata può essere consumata, o può venire impiegata come bene capitale per la produzione di altre patate. Una casa può essere usata come rifugio, e quindi consumata, ma può allo stesso tempo essere impiegata come luogo di produzione. Oppure, trasformarsi in bene capitale successivamente tramite la messa in opera di un albergo, o di una locanda. Lo stesso oro può essere consumato da mia moglie, che si orna di un mio regalo, o può essere un bene capitale nelle mani di un orafo che lo usa per produrre gioielli. L'oro ha però una funzione ulteriore, storicamente esclusiva insieme all'argento (altri metalli sono intervenuti sporadicamente nella funzione), quando gli agenti economici lo usano come Moneta. E cioè, lo usano come bene di scambio, come il bene strumentale per eccellenza. Ma anche questa funzione, particolarissima rispetto alle altre due ed analiticamente ben distinta, deriva dalla volontà particolare dell'agente economico. Pertanto, la qualificazione di un bene come bene capitale o di consumo o di scambio è sempre una qualificazione derivata dalle scelte, o preferenze, dell'azione umana.

Acquistare il bene Moneta (che sia l'oro lo ha stabilito il mercato, ossia l'azione umana sublimata) può essere considerato come un investimento? La risposta è: senza alcuna ombra di dubbio!

Abbiamo detto che tale bene è suscettibile di una funzione ulteriore, particolarissima ed essenziale, quando viene usato come bene di scambio: in tale funzione, assume il nome di Moneta, ed è la linfa vitale del soddisfacimento dei bisogni umani!

Essa è la rappresentazione, universalmente comprensibile, del benessere. Ognuno può tramutare tutte le sue risorse in tale bene, e renderle quantitativamente comprensibili a chiunque, e ragionevolmente trasformarle in altri beni e risorse dopo decenni senza che una briciola del valore che aveva all'inizio sia stata persa.

E' la cartina di tornasole, la pietra angolare, il termine di paragone a cui deve riferirsi ogni altro bene, esistente o in fieri, ed ogni agente economico nel suo calcolo. Essa è l'unico bene esistente capace di trasformarsi all'istante in bene capitale o bene di consumo, senza passaggi o fatiche ulteriori, al semplice manifestarsi della preferenza di chi la possiede.

Tutte queste qualità, peculiari ed esclusive, le conferiscono un valore ulteriore, che nessun altro bene potrà mai avere. E chi scelga di allocare le sue risorse risparmiate acquistando tale bene, le sta investendo. La cosa non può essere revocata in dubbio!

Egli sta investendo in quelle qualità del bene, che ho elencato sopra, e che lo rendono desiderabilissimo quasi sempre. Qualità che, per esempio, gli permettono di poter differire la sua scelta tra le due forme dell'azione economica, produzione e consumo, senza che il decorso del tempo gli rechi alcun nocumento (a meno di eventi eccezionali, tipo la conquista spagnola delle Americhe o l’inizio dello sfruttamento romano dei giacimenti d’argento spagnoli). Già di per sé, non sarebbe poco. Ma nel frattempo può pure mettere quel bene a disposizione di altri che quella scelta hanno già operato, ricevendone un corrispettivo.

Del resto non si tratta solo della Moneta. Ogni consumo posticipato è risparmio. E quindi investimento!

Parlare di preferenza di liquidità in contrapposizione a preferenza temporale è concettualmente inconcludente. Un equivoco, in sostanza. La cosiddetta preferenza di liquidità non ha una dignità concettuale autonoma. Si tratta sempre di preferenze temporali. Una rinuncia ad un consumo immediato di una parte del reddito personale, in cambio della possibilità (l’investimento può andar male) di consumare meglio e di più in futuro.

La questione è oltremodo semplice: o si ritiene che il risparmio equivale ad investimento, oppure non lo si ritiene equivalente. In quest’ultimo caso, in sostanza , si sta affermando che il risparmio è investimento solo quando non sia allocato in Moneta, nel qual caso si trasformerebbe nella mitica liquidità (con incombente dannazione Keynesiana). Io trovo tale conclusione altamente opinabile, in quanto una liquidità che non sia al tempo stesso risparmio (una parte del risparmio, allocata in una forma/bene determinata) riesco ad ipotizzarla solo in un regime monetario non redimibile, e cioè in un regime dove il denaro viene alla luce tramite un processo arbitrario politico-burocratico, non attraverso un legittimo processo economico. Del resto, chi ritiene di sposare tale conclusione dovrebbe quantomeno avere la compiacenza di spiegare cosa sarebbe allora questa liquidità, per quale motivo essa cessa di essere risparmio quando l’agente economico decide di acquistare il bene (avente anche funzione di) Moneta.

I fattori di produzione, quelli potenzialmente in grado di garantire consumi futuri maggiori e migliori, non sono definibili a priori. Non sono dati! Si qualificano come tali solo grazie all’azione dell’agente economico, all’uso cui vengono destinati dalle preferenze e dai calcoli di quest’ultimo.

L’unica conclusione logicamente possibile è pertanto che ogni allocazione di risorse risparmiate è un investimento. Ed investendo tali risorse nel bene Moneta (e qui sono debitore di Enrico M. Di Francia per la suggestione), l’agente economico sta implicitamente, e magari inconsciamente, investendo nello sviluppo economico. E’ infatti solo l’avverarsi di tale sviluppo che gli garantirà un reddito maggiore futuro tramite maggiori beni prodotti ed acquistabili dalla quantità di risorse che lui ha cristallizzato in Moneta. Ma un reddito maggiore, ulteriore, può essergli garantito anche da un buon prezzo riconosciutogli per l’uso della sua Moneta da qualche altro agente che voglia usarla nell’immediato per perseguire le sue assunzioni e preferenze. E tale reddito ulteriore potrebbe perfino configurarsi nella possibilità che l’allocazione temporanea delle proprie risorse in Moneta dà all’individuo di ponderare al meglio le sue scelte, senza patemi d’animo relativi alla conservazione, anche in termini di valore, delle stesse, nel lasso temporale in cui la decisione non è presa.

Abbiamo sin qui cercato di chiarire i motivi per i quali consideriamo l'allocazione di risorse risparmiate in Moneta come investimento a tutti gli effetti, e perché tale conclusione non comporta in alcun modo la definizione della Moneta stessa come bene capitale.

Dal ragionamento esplicitato però, vanno a mio avviso ricavate delle conseguenze. E qui si entra in un territorio minato, e vanno usate mille cautele, perché si tratta di innovare, sia pur marginalmente, ad una posizione misesiana, che è poi in sostanza l'avallo di un assunto di Adam Smith: "Da questo punto di vista, quei beni che sono usati come denaro sono invero quello che Adam Smith definiva loro, “dead stock”, che……. nulla producono.”

Premetto che io contesto a cuor leggero chiunque, ma quando si tratta di Mises, per il quale ho una vera e propria venerazione, tendo sempre a considerare che ho torto io, quando mi capita di trovare qualcosa scritto da lui che non condivido (quasi mai). Ma ritengo in questo caso di avere delle buone ragioni, che mi fanno ben sperare di poter giungere a conclusioni non incompatibili con il suo insegnamento. Incominciamo col porre i paletti, visto che non ho alcuna intenzione di morire monetarista. Incrementare la quantità di Moneta nel sistema economico non significa aumentare la ricchezza ed il benessere degli agenti che condividono quel sistema.

Un'altra cosa. Il ragionamento è applicabile solo al bene Moneta, così come originato dal Mercato. E cioè, un bene prodotto strappandolo a costo di fatica, sudore e sangue dalle viscere della Terra. Tutta la costruzione logica si basa, a pena di crollo, sul fatto che la produzione del bene usato come Moneta avvenga tramite un processo economico, che non differisce in nulla da ogni altro processo economico teso alla produzione di beni. E non si capisce allora per quale arcano il frutto di quel processo economico debba essere considerato inadatto all’ampliamento di ricchezza nel sistema, alla stregua di qualsiasi altro bene.

E’ possibile sostenere che l'immissione sul mercato di nuove quantità di questo bene sia assolutamente ininfluente per il benessere degli agenti economici? Naturalmente, ripeto, non si vuole affermare che quell'immissione di per sé sia idonea ad aumentare la ricchezza nel sistema. Ma affermare che la produzione di questo bene, la cui importanza peculiare ho cercato di dimostrare, non possa arrecare alcun beneficio, significa a mio parere andare oltre il dovuto.

L'emersione della Moneta come bene assolvente alla funzione essenziale dello scambio economico ha avuto un'importanza fondamentale per lo sviluppo economico, e per l'aumento e la diffusione del benessere e della ricchezza. Questo alla luce delle qualità illustrate in precedenza, come bene strumentale per eccellenza. E tali qualità fanno in modo che esso non possa essere considerato bene improduttivo, “a dead stock”.

Se vogliamo completare il processo logico fino in fondo, bisogna concludere che nessun bene di per sé aumenta la ricchezza del sistema. E' l'uso cui l'azione umana lo destina a materializzare quell'aumento di ricchezza. Così come è essa a determinarne la qualifica di bene di consumo, bene capitale o Moneta.

Ogni bene e risorsa economica producono ricchezza solo se impiegati nel modo appropriato, cioè solo se guidati da assunzioni corrette dell'agente economico nel determinare le proprie preferenze e quelle altrui. Senza l'azione umana, bene direttivo per eccellenza, ogni bene è improduttivo.

L'importanza dello scambio nel processo economico, in ogni caso, comanda che al bene che presiede tale funzione (e la rende possibile universalmente in termini omogenei) sia riconosciuto un valore di arricchimento (potenziale) non diverso dagli altri beni di produzione, e cioè proporzionale al suo incremento nel sistema e subordinatamente ad un uso adeguato da parte dell'azione umana.

L'assunzione di Gary North (e di molti altri), secondo cui "le fonti del profitto economico dei proprietari delle miniere d’oro sono le perdite economiche sostenute dagli ultimi prenditori del nuovo oro prodotto”, è assolutamente fallace. L'unico motivo che mi viene in mente per cui l'ultimo recipiente della nuova Moneta debba sostenere delle perdite economiche è l'aumento dei prezzi che tale incremento del bene Moneta nel sistema abbia prodotto nel frattempo. Ebbene, non è necessariamente così. Se quella nuova Moneta è stata impiegata in un modo adeguato, avrà contribuito al sorgere di nuove fabbriche, produttrici di nuovi beni. E tali nuovi beni compenseranno la nuova Moneta.

Il profitto dei produttori d’oro non è distinguibile concettualmente da ogni altro profitto ricavato da ogni altro produttore di beni. Non è un profitto arbitrario, e quindi per definizione non toglie niente a nessuno. Qualsiasi profitto derivante dalla produzione di un bene non può mai essere considerato incamerato a danno di qualcuno. Altrimenti qualsiasi produttore di beni starebbe togliendo qualcosa agli “ultimi prenditori”. E questo perché coloro che producono oro, lo fanno tramite un processo che economicamente è perfettamente uguale a quello di produzione di qualsiasi altro bene. L’immissione del bene (che funziona anche da) Moneta nel mercato non determina di per sé alcun processo inflativo sui prezzi; tale processo inflativo sarà determinato solo dal suo uso inadeguato o da un’immissione abnorme, ed in questo non si distingue da qualunque altro bene. Allo stesso modo non determina di per sé alcun aumento di ricchezza. Le conseguenze vengono determinate dall’azione umana su quel bene, così come per qualsiasi altro bene.

Ci sono persone che quella nuova Moneta non la prenderanno mai, perché non producono niente di valore. Ma questo non è certo colpa del produttore del bene. Solo l’abominio marxista ed i suoi contorcimenti storici potrebbero spingersi a sostenere una cosa del genere. In un sistema economico, c’è sempre qualcuno che prospera più di altri, ma ciò è perfettamente legittimo, anzi naturale. Prospera di più perché produce di più o meglio. Ed i suoi profitti non sono dunque a danno di nessuno. Il produttore non sta beneficiando di alcun privilegio, né sta commettendo alcun arbitrio. Sta semplicemente facendo il suo lavoro.

Né è possibile distinguere l’immissione nel mercato come Moneta; i produttori d’oro immettono nel mercato un bene, come qualsiasi altro produttore. Sarà poi l’agente economico a decidere la funzione di quel bene, come di qualsiasi altro bene. L’unica differenza è che in questo caso l’agente ha a disposizione un’ulteriore funzione cui poterlo destinare, e la cosa prova fin troppo per la tesi che sto sostenendo.

E si badi bene, non mi passa nemmeno per la testa di contestare Mises nell’affermazione che qualsiasi quantità di Moneta è sufficiente a fare funzionare in maniera adeguata un sistema economico. Ma tale affermazione non è certo in contrasto con quella che sostiene che un incremento della produzione di questo bene particolare, qualora avvenga tramite un processo produttivo simile a quello di ogni altro bene, sia potenzialmente in grado di apportare benessere ulteriore all’economia, quantomeno alla pari con ogni altro bene economico prodotto. Non di per sé, ripeto, ma in seguito all’azione umana, e purché tale azione si basi su presupposti, assunzioni e calcoli economici corretti.

Se lo scambio è fattore essenziale del processo produttivo (ma non solo di quello produttivo, come vorrebbero Barnett e Block, anche di quello di consumo), è illogico allora affermare una neutralità del bene che lo sostanzia ai fini dello sviluppo economico. Tale bene entra a far parte a pieno titolo dei processi produttivi, della struttura produttiva e del Capitale, non solo come oro nelle mani dell’orafo, ma anche nella sua funzione di bene di scambio. E quindi condivide con gli altri fattori di produzione la capacità di generare arricchimento economico.

Non consumando, io metto a disposizione in ogni caso beni e risorse per un uso produttivo, a prescindere dal fatto che poi tali beni e risorse siano effettivamente usate a quello scopo adeguatamente. La non adeguatezza si configurerebbe infatti anche nel caso le suddette risorse venissero impiegate per costruire una fabbrica che andasse a produrre beni non desiderati o inutili. Non c’è differenza! Risparmiando, esercitando sempre e solo una preferenza temporale, io investo! Il risultato dell’investimento, come le sue modalità, rappresentano aspetti secondari, e comunque ininfluenti al fine della qualificazione logica del mio agire.

Ho iniziato questo scritto rigettando la tesi che qualificava la Moneta come bene capitale, ma ho cercato di dimostrare che tale qualificazione andava rigettata perché ne sminuiva l'importanza. La tesi dei due Autori può essere condivisa solo se l’espressione “forma di produzione” viene ritenuta equivalente a “fattore di produzione”. In tal caso, l’intuizione è corretta ed è importantissima. Lo scambio è senz’altro il più importante dei fattori di produzione. Non è però condivisibile limitarne l’importanza alla sola produzione. Lo scambio riveste un’importanza non minore ai fini del consumo. Cosa potremmo consumare senza poter scambiare?

Ogni azione non è produzione o consumo. Piuttosto, ogni azione viene fatta per produrre o consumare. Ebbene, in economia senza lo scambio non sarebbe possibile nessuna delle due cose. Solo con lo scambio nasce un sistema economico! Ed allora, nell’ambito di una teoria della qualificazione teleologica dei beni economici, il bene che presiede a tale funzione essenziale merita senz’altro una categoria sui generis per comprenderlo in quella funzione.

E sarebbe davvero bizzarro se l'aumento della produzione di tale bene non dovesse considerarsi potenzialmente accrescitivo del benessere comune quantomeno alla stessa stregua ed alle stesse condizioni dell’aumento di produzione di ogni altro bene.

Bisogna porre l’accento sul fatto che il processo che porta ad un aumento del bene Moneta nel sistema economico è un processo economico a tutti gli effetti. Esso non differisce in nulla dai processi che portano alla produzione degli altri beni. E come gli altri beni, esso è suscettibile di essere consumato o usato come fattore di produzione. Tale bene però, unico tra tutti i beni economici, è adatto ad un’ulteriore qualificazione da parte dell’azione umana: quella di mezzo di scambio, universale ed omogeneo. E può entrare a far parte dei processi di produzione o di consumo in questa ulteriore funzione, può qualificarsi come fattore di produzione o di consumo in questa ulteriore accezione. Racchiude quindi in sé una qualità in più rispetto ad ogni altro bene, possiede una utilità economica maggiore.

Anche solo a volersi limitare a quest’ultimo aspetto, quello di mezzo di scambio, è arduo sostenere che la Moneta sia da considerarsi bene morto, improduttivo. E’ chiaro che il soddisfacimento dei bisogni umani avviene attraverso la produzione di qualcosa che, consumata, soddisfi quei bisogni. Produzione e consumo sono i concetti fondamentali dell’attività economica. Ma è altrettanto chiaro che sia la produzione sia il consumo risulterebbero impossibili senza la funzione essenziale dello scambio. Ognuno sarebbe costretto a consumare esclusivamente quello che riesce a produrre lui stesso. In altre parole, senza lo scambio non si potrebbe neanche parlare di civiltà umana. Naturalmente, la Moneta non è lo scambio. Lo scambio preesisteva alla Moneta. Essa però lo ha reso fattibile universalmente, ed in termini omogenei, facilitandolo all’ennesima potenza, e facilitando e migliorando enormemente in tal modo produzione e consumo. Il non dover più paragonare i beni tra loro ogni volta, ogni singolo bene ogni singola volta, ha accelerato lo sviluppo economico e la creazione di ricchezza in maniera esponenziale.

E come si può allora negare al bene che ha reso possibile tutto ciò persino la dignità riconosciuta ad ogni altro bene?




permalink | inviato da il 14/4/2006 alle 18:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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