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QUARANT'ANNI, E SENTIRLI TUTTI

No, non parlo dei miei quarant'anni.
Parlo di quelli che sono trascorsi da quando si è cominciato ad uccidere coloro che attendono di vedere la luce. Nella perfida Albione ormai ne fanno fuori circa duecentomila ogni anno.
Pertanto, le mie stime di un milione circa di esseri inermi sterminati annualmente nel solo Occidente sono senz'altro da rivedere: sono molti, molti di più!

Ma tali omicidi sono diminuiti da quando li hanno resi legali, dicono i sacerdoti della Chiesa Atea e Progressista.
Ma quei sacerdoti sono uomini d'onore?
Io non credo, ma non è questo il punto.
Se pure così davvero fosse, e non lo è, non significherebbe nulla al fine di legittimare questo killeraggio seriale.

Se ne rendono conto pure loro, in fondo.
Tralasciando i più invasati, delle vere belve assetate di sangue, qualcuno dimostra ogni tanto di possedere del buon senso. E realizza che alla fine l'unica giustificazione per una tale barbarie si materializza solo se è possibile negare a colui che (già incarnato) attende di nascere la dignità di persona, e gli inviolabili diritti che ne conseguono.

L'autore sembra saggiamente sorvolare sulle monumentali idiozie di Thomson, e riduce giustamente il criterio della "viabilità" (che è però criterio assolutamente superfluo ed irrilevante) all'essere o meno quel corpicino persona.

Purtroppo non ha il coraggio di andare fino alle estreme conseguenze, timoroso forse di infrangere il Credo della Chiesa a cui pur sempre appartiene, ed i tabù correlati.

La loro maledizione risiede nell'onere della prova!
Hanno l'ingrato (poiché irrealizzabile) compito di dover dimostrare che il figlio degli uomini e delle donne, pur non respirando ancora aria, non sia una persona, un essere umano.
Cosa naturalmente impossibile. Ma loro hanno gusto per l'irreale (o surreale)!

E Nullo non è da meno.
Eccolo quindi fornire quest'incredibile discriminazione tra persona e non persona:
"Secondo il principio seguito da Nullo per uomini ed animali, un organismo è persona se è possibile dire, di quell’organismo, che ha interesse a non provare dolore/non essere ucciso. E’ possibile dire di Nullo, per esempio, che ha interesse a non provare dolore/non essere ucciso, così come è possibile dirlo di una vacca. La questione è: a che punto è possibile dire di un feto/bambino che ha interesse a non provare dolore/non essere ucciso? Probabilmente prima della fine naturale della gravidanza; sicuramente dopo il concepimento.
....a che punto i feti cominciano a provare dolore?"

E' un peccato!
Il timore di Nullo di infrangere i tabù conculcatigli dalla madrassa progressista gli impedisce di portare fino in fondo le sue stesse (ragionevoli) premesse. E lo scaraventa nella necessità di articolare iperboliche sciocchezze!

Ed ecco dunque che la qualifica di persona non è determinata dalla vita umana, con il godibile corollario che anche una vacca può aspirare con buon titolo a far parte del concetto.
Non è la vita a darti diritti umani inviolabili, insomma. E' il fatto di poter provare dolore!

Or dunque, prescindendo dal fatto che lui e chiunque altro non sono in grado di sapere se quello che chiamano feto provi o meno dolore (semplicemente non può esprimerlo), e che quindi non avrebbero comunque dimostrato un bel nulla, se Nullo ritiene che la morte possa essere data solo con dolore, sarò lieto di dimostrargli fattivamente il contrario.

Ripeto, un vero peccato!

Pubblicato il 25/10/2007 alle 10.50 nella rubrica Articolati.

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