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C'ERA UNA VOLTA LA POSTA

Ve la ricordate?
Soprattutto in occasione del Natale e di altre feste comandate, quanto era piacevole recarvisi per spedire o ricevere regali e piccoli pensierini da familiari o amici lontani.
Spedivi o aprivi il pacco, e quasi ne sentivi la presenza, gli sguardi.

Ricordo queste spedizioni reciproche con quella che è attualmente mia moglie e la madre dei miei figli, ed ancora mi commuovo pensando alle emozioni che provavo ogni volta che andavo a ritirare un suo pacco, anticipando quello che vi avrei trovato: le sue foto, le sue parole, qualche suo pensierino.

A quell'epoca, neanche tanto tempo fa, la Rete emetteva appena i primi vagiti, le comunicazioni costavano un occhio della testa (ancora ricordo teneramente quella bolletta di quasi sette milioni di lire che NON pagai), e le spedizioni postali erano davvero l'unico modo per sentire vicino le persone care dai quali eri separato fisicamente.

Oggi sarebbe molto più semplice, magari un po' meno romantico, ma per avere le possibilità attuali all'epoca avrei dato un occhio. Oddìo, forse un occhio no. Ma mezzo orecchio sicuramente!

Parlo con gente lontana tremila miglia in tempo reale, sia in voce sia in chat, e non mi costa niente o quasi. Ricevo posta un secondo dopo che il mittente l'ha spedita, con allegati documenti e fotografie e libri perfino.

La posta era rimasta solo per qualche pensierino tangibile da mandare in occasione di momenti particolari a persone particolari.
Ed anche quest'anno non m'ero sottratto. Ho scelto le varie cosucce, mi sono preso il tempo necessario, ho preparato il tutto e, superando l'orrore che mi suscita l'avere a che fare con un impiegato statale (anche se quelli locali rispetto a quelli italiani sono modelli da indicare ai bambini) in un ambiente per di più affollato, mi sono presentato allo sportello postale.

Fatta la spedizione, sentivo già come un anticipo del Natale immaginando l'abbraccio ideale con la persona lontana quando sarebbe arrivato (magari addirittura in tempo, fantasticavo).

Bene, stamattina il pacco mi è stato rimandato indietro, accompagnato da una nota di un ispettore postale che mi informava di aver scoperto, passandolo ai raggi X , che esso conteneva una bottiglia con un liquido, che le disposizioni vigenti vietavano il trasporto su aeroplano di cose liquide (chissà come si regolano con la pipì contenuta nelle vesciche dei passeggeri), e che pertanto mi riprendevo il pacco senza restituzione di quanto pagato per la spedizione.

Non c'era scritto, ma era chiaramente sottinteso che dovevo pure ritenermi fortunato a non trovarmi di fronte qualcuno della Sicurezza Nazionale che mi chiedeva dove mi trovassi e cosa facessi l'undici settembre di sei anni fa.

Tolgo allora la pericolosa sostanza, un ottimo liquore amaro di queste parti fatto da una miriade di erbe secondo una ricetta risalente a quasi 3 secoli fa, e mi precipito a rispedire il pacco, pagando di nuovo l'esoso obolo, conscio amaramente che ormai prima dell'Epifania non sarebbe arrivato.

Mogio me ne ritorno a casa, e mi sovviene il ricordo di un'impiegata che qualche giorno prima voleva impedirmi, nella spedizione di un altro pacco, di inserirvi qualche sigaro, in quanto anche questo sarebbe vietato. Ricordo il soave atteggiamento del viso che assunsi mentre la mandavo a fare in culo, recandomi poscia presso altro ufficio postale per spedire il pacco con i sigari inclusi, non dichiarandoli.

A questo punto, mi aspetto da un momento all'altro che mi ritorni indietro, con la solita nota del solito ispettore postale che mi informa di aver scoperto, passandolo al fiuto del suo infallibile naso, che esso contiene sigari, e che a tali odiose sostanze è interdetto il passaggio in aereo, o comunque di lasciare il Paese a seguito di qualche disposizione di quell'idiota per definizione che è il burocrate fiscale.

E sottinteso, la solita aggiunta di quanto fortunato fossi a non trovarmi davanti qualcuno della Sicurezza Fiscale a questionarmi sul mio subdolo tentativo di mettere in piedi una gigantesca rete di contrabbando di ben quattro sigari.

Dovrò allora, riprecipitarmi all'ufficio postale, ripagare l'esosissimo obolo, e rispedire il pacco, con la speranza che il Carnevale non lo trovi ancora per strada.

E sarà quella l'ultima occasione in cui io avrò a che fare con la Posta.

Anche perchè non si capisce cosa cazzo sia ancora permesso spedire, a parte l'anima de li mortacci loro!!!

Pubblicato il 18/12/2007 alle 19.10 nella rubrica Articolati.

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