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LA PREGHIERA DEL SENZA NOME

Scusate il disturbo.

Vi ruberò solo un attimo.

Vorrei presentarmi, ma non ho un nome.

Non ho neppure un corpo, ma quello per un breve tempo l’ebbi.

Mi fu portato via, insieme a tutto il resto, prima che vedessi la luce.

Vissi nondimeno, ma mi concessero solo brevi momenti.

Incarnato in un ventre di donna, aspettavo di avere ciò che era mio, già mio.

Attendevo amore e pazienza e giochi, attendevo il mio cammino sul dolce pianeta,

Attendevo qualcuno che mi chiamasse con il mio nome.

Ebbi invece solo le attenzioni di una fredda lama. E fu terribile!

Non emisi gemiti, ricordo l’agghiacciante fitta che mi sezionava,

Ma i miei sogni interrotti non ebbero lamenti.

Me ne andai come vollero gli assassini, senza traccia.

Non c’è un nome a popolare l’abisso della loro coscienza.

Mi portarono via tutto, dopo un processo in cui il Boia aveva lo stesso volto del Giudice.

Il mio corpo, la mia vita, il mio nome.

Non ci fu accusa, né difesa, non c’era alcuna colpa se non la loro.

Pagai per quella, e pagai in silenzio, per una loro maggiore comodità.

Fu facile, si sbrigarono in fretta gli assassini. Neanche un pezzetto di terra consacrata.

L’immondizia per un rifiuto con l’anima.

Si presero tutto, così. Tutto quello che era mio.

E continuarono la loro vita, nell’illusione che fossero ancora degli uomini o delle donne.

Niente nomi a cui nessuno più rispondeva, niente corpi occultati in fosse comuni,

Niente campi emananti l’odore dello sterminio.

L’oblio del genocidio perfetto a cullare la mala coscienza degli ipocriti.

Furono tutti quello che io ero, ma pretesero che fossi niente.

La bestemmia finale del mezzo angelo ribelle.

Sto per finire, non temete. Non turberò oltre il vostro silenzio.

Ero venuto solo per chiedervi un pensiero, almeno un pensiero, ogni tanto.

Un pensiero distratto, una preghiera smozzicata magari.

Non abbiamo un nome, basterà per tutti, per le centinaia di milioni di miei fratelli e sorelle.

(se sapeste, quante sorelle!)

I miei assassini, la donna che avrei chiamato madre, sono già affidati,

A Colei dianzi a cui non fuor cose create.

Verrà alla fine la Straniera, avrà i miei occhi, quelli che non videro,

E le sue domande ineludibili li riveleranno macchiati del sangue dei loro figli.

Li abbatterà allora con indicibile strazio l’Orrore senza riparo, né conforto.

Sarà un attimo, un solo attimo.

Ma fuori dal Tempo non vi è differenza tra un Attimo e l’Eternità.


Cosa diavolo pensavate che fosse l'Inferno!??

Pubblicato il 16/4/2008 alle 20.10 nella rubrica Articolati.

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