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IL FATTORE U

"In un post datato marzo 2002 sul forum, parlavo di stagflazione come risultanza piu’ probabile della piega che stavano prendendo le cose in America, e tuttora lo penso; e sara’ accompagnata da una deflazione senza precedenti di assets finanziari ed immobiliari, soprattutto in America.
Ma riguardo alle forme ed alle modalita’ ed alle conseguenze della resa dei conti, beh, queste non so neppure immaginarle. Abbiamo un precedente nella stagflazione degli anni ’70, ma credo sia piuttosto flebile come termine di paragone. Oggi la magnitudo delle grandezze monetarie e finanziarie implicate (si pensi anche solo alle posizioni derivate) e’ forse centinaia di volte superiore a quella dell’epoca.
Ma di una cosa sono sicuro: tra non molto, ci vorranno 1,6 usd per comprare 1 euro, e la cosa non finira’ li’, a meno che negli States non si cambi registro.
E questo non a causa delle brillanti performance o prospettive economiche europee, o perche’ da queste parti siano refrattari all’inflazionare la propria moneta (anche se bisogna riconoscere che quantomeno salvaguardano una certa decenza in materia), ma per un motivo “quantitativo” che ho gia’ avuto modo di proporre. Oggi il 68% delle riserve mondiali e’ denominato in dollari, contro il 13% denominato in euro. Quel 68% diminuira’ man mano che il pianeta si rendera’ conto dell’insostenibilita’ di esporre la propria ricchezza ad un annichilimento da inflazione, e diminuira’ di parecchio. Per come la vedo io, i transfughi potranno essere accolti solo dall’euro (torno a far notare come l’inizio del declino del biglietto verde sia coinciso quasi perfettamente con la nascita “fisica” della moneta europea), in attesa che la valuta cinese diventi una vera valuta.
Altre valute che “fondamentalmente” magari si trovano anche in una posizione migliore rispetto all’euro, come il dollaro canadese e, soprattutto, quello australiano (ma insisterei nel tenere d’occhio il rand, che mi sta facendo pentire di averlo anzitempo abbandonato), difettano di questa qualita’ quantitativa.
E poi, bisognera’ pur riconoscere che tra i banchieri centrali, gli unici a cui e’ rimasto un po’ di sale in zucca sono quelli europei (sperando che Trichet non ci smentisca clamorosamente)."

E' un estratto da un mio vecchio pezzo, postato il 5 novembre 2003 sul forum di Cobraf, i bei vecchi tempi dei mitici scazzi con Zibordi.
Ieri il dollaro è caduto al target che lì indicavo, toccando quota 1,6 contro euro (all'epoca stava non molto sopra la parità).

Fin dall'inizio dello stesso anno poi, quasi urlavo di ipotecare casa e moglie per comprare argento (ed oro). Qua c'è una lista dei pezzi più significativi postati quell'anno.
Alla chiusura di ieri, il prezzo dell'argento è quasi quintuplicato e l'oro è triplicato (in dollari).

Non sto facendo presente tutto questo per sbrodolarmi addosso.
E' solo una riflessione ad alta voce su un enigma che mi sta mandando al manicomio.
E cioè, alla luce di quanto premesso, com'è possibile che io in questo momento non sia ricco sfondato, ma ancora costretto a buttare il sangue dieci ore al giorno davanti ad un computer per portare a casa una piccola pagnotta?

L'unica ipotesi teorica plausibile che sono riuscito a trovare è che sia colpa dell'irriducibile complessità del fattore U(mano), che pur essendo capace di elaborazioni previsive altamente sofisticate (notare anche il riferimento alla "deflazione senza precedenti di asset immobiliari e finanziari, soprattutto in America") finisce però troppo spesso per coincidere con un altro fattore, quello K(oglione).

E così sia!

Pubblicato il 23/4/2008 alle 9.8 nella rubrica Finanza.

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