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ECONOMIA, QUESTA SCONOSCIUTA

Paolo Borrello

Io credo che sia troppo presto per ipotizzare che l'euro necessariamente sia destinato a sostituire il dollaro. Il dollaro per molti anni ancora, credo, sarà predominante. Comunque, se proseguirà, il deprezzamento del dollaro potrebbe servire quanto meno ad eliminare uno degli squilibri storici dell'economia statunitense (il deficit della bilancia dei pagamenti), e forse anche il deficit di bilancio, se la svalutazione del dollaro contribuirà a frenare la stagnazione e a rilanciare la crescita, per il noto effetto positivo sulle entrate tributarie. E' probabile che si determini in questo modo un assestamento degli squilibri statunitensi e che a quel punto il dollaro non si svaluti ulteriormente, ed allora non ci saranno più pericoli che il dollaro venga sostituito dall'euro, anche perché un maggior ruolo dell'euro non dipenderà solo da fattori economici ma anche politici e io non credo, almeno nel breve periodo, che l'Unione europea si rafforzi politicamente.

 

Azimut72

Un mercato interno di 300 milioni di persone non può sostenere alla lunga l'importazione di beni basici da mercati che sommano quasi 2,5 miliardi di persone.

Perfino la Germania non può alla lunga pensare di non avere effetti "sociali", anche se prima di arrivare a quel punto saranno caduti molti altri Paesi della Comunità...Italia in primis...

Quindi, prima o poi, qualcosa dovrà succedere.

Se la Comunità Europea funziona veramente, la soluzione più logica all'orizzonte è una svalutazione dell'euro.

In caso contrario il cittadino europeo dovrà pagare anche il risanamento del deficit statunitense...oltre a far ridere i cinesi....


Maedhros

Il mio vecchio intervento non aveva intenzioni di politica economica, se non indirettamente. Lo ho citato solo ai fini delle previsioni finanziarie che conteneva, e che si sono verificate. Né vi affermavo una futura sostituzione nella funzione di valuta di riserva del dollaro con l’euro, ma solo che i capitali in uscita, insoddisfatti dell’erosione continua del valore relativo del dollaro, potevano trovare rifugio, per motivi innanzitutto quantitativi, solo nell’euro.

 I commenti (sopra riportati) al mio post precedente mi danno comunque l’occasione per ribadire qualcosa che ho più volte sostenuto: la teoria della valuta debole come panacea e soluzione per ogni squilibrio economico-finanziario è una stupidaggine sesquipedale.

 La valuta debole non è la soluzione di un deficit commerciale, ne è la causa! Non la sola, ma probabilmente la principale.

Tanto per cominciare, il prezzo non è l’unica variabile che si prende in considerazione quando si deve acquistare qualcosa. Se uno produce schifezze, nessuno gliele comprerà, non importa quanto basso il prezzo.

Ma soprattutto, è davvero imbarazzante che ci si dimentichi di una cosuccia piuttosto banale: e cioè, la bilancia commerciale è composta da due voci, oltre alle esportazioni vi sono le importazioni. E mentre non è detto che una valuta debole ti faccia aumentare le prime, è quasi certo che ti incrementerà a dismisura il conto da pagare per le seconde.

 Ed infatti, sono decenni che aspettiamo che ‘sto benedetto dollaro debole faccia rientrare l’abnorme deficit commerciale americano. L’US Dollar Index negli ultimi sette anni si è praticamente dimezzato, mentre il deficit è aumentato nello stesso periodo del cinquanta per cento. Non sarebbe ora di piantarla con questa litania?

Probabilmente tra sette anni staremo qui a tracciare le stesse risultanze nei confronti del Regno Unito, che ha in proporzione un deficit ormai peggiore degli States ed una situazione immobiliare e creditizia che somiglia parecchio a quella statunitense di diciotto mesi fa, anche se ha banchieri centrali che sono meno socialmente pericolosi di Beniamino l’Elicottero.

 Per continuare con gli esempi pratici, sapete qual è il Paese con il maggiore surplus commerciale, fatte le debite proporzioni? Non è la Cina, né il Giappone, ma la Germania!

Esattamente, decenni di politica monetaria ferocemente conservativa e di valuta forte, eppure immancabilmente chiude ogni anno con un centinaio di miliardi di euro di valore esportato in più di quello importato, senza avere peraltro particolari risorse in materie prime e con un costo del lavoro piuttosto elevato in funzione delle numerose provvidenze sociali.

L’emergenza sociale in Italia (e non solo) la avremmo se non fossimo entrati nell’euro, e non viceversa. Staremmo pagando in questo momento interessi doppi sul mostruoso debito pubblico che abbiamo, e se avessimo dovuto pagare in lire (che i mercati avrebbero svalutato con gusto) il fabbisogno energetico che importiamo quasi totalmente le urla di dolore si sarebbero sentite anche al di fuori del sistema solare. I prezzi del necessario per vivere avrebbero raggiunto vette al cui confronto quelli attuali verrebbero visti come affari d’oro.

 Durante questi anni di euro forte, inoltre, la dinamica della disoccupazione e dei deficit pubblici è stata in Europa molto favorevole, e non si capisce allora il motivo per cui non appaia chiaro a chiunque che i lamenti circa la forza della nostra valuta sono sostanziati esclusivamente dai sogni bagnati di mediocri politici che vorrebbero inflazionare la loro via alla rielezione. A spese nostre, sia chiaro! Il conto saremmo sempre noi o i nostri figli a doverlo pagare, domani.

 Il problema con i cinesi non è di valuta, ma di concorrenza sleale o di illiceità di fare affari con il crimine organizzato (in Stato). Ed è solo in questi termini che è possibile ritorcere. Rendendo cioè chiaro ai mandarini che se mettono a lavorare bambini e prigionieri politici, se non riconoscono i più elementari diritti ai lavoratori, se producono senza alcun ritegno e continenza per l’ambiente, se fanno strame dei diritti fondamentali delle persone, pagheranno un prezzo, e sarà più elevato di quello che credono di risparmiare sui loro costi di produzione comportandosi in quel modo. Tutto sommato, l’Occidente può tranquillamente fare a meno di comprare dalla Cina, checché ne dica chi pensa poco e male, mentre la Cina non può certo fare a meno di vendere nei mercati occidentali.

Ma qualsiasi proposta di introduzione di dazi e tariffe generalizzati deve essere stroncata sul nascere!

 Le difficoltà che sperimenta l’Europa, ma soprattutto l’Italia, non ci azzeccano niente con la valuta forte, ma tutto con le residue incrostazioni stataliste e parassitarie che ancora l’avviluppano.

Liberalizzate completamente i servizi, impalate nelle pubbliche piazze chiunque proponga la cd. armonizzazione fiscale tra i Paesi membri, togliete la burocrazia dalla strada della piccola impresa, tagliate le tasse al lavoro ed alle imprese ed eliminate tutte le imposte sui consumi energetici, privatizzate tutto il patrimonio pubblico privatizzabile ed abbattete la spesa pubblica inutile (in Italia almeno il 30% del totale), riformate il sistema pensionistico per il futuro in senso completamente contributivo con un minimo “sociale” che scatti dopo i 70 anni. Ma soprattutto togliete di mezzo ogni intermediario nella redistribuzione a favore dei meno agiati. In Italia, ai destinatari finali delle provvidenze arriva un quarto di quanto stanziato; il resto si perde in stipendi e manutenzioni inutili e corruttele di ogni sorta. Si mettano direttamente i soldi in mano ai beneficiari, ed i cocci siano poi tutti loro se li sprecano.

 Fate tutto questo, e sentitevi liberi poi di scrivermi due righe di ringraziamento.

Pubblicato il 24/4/2008 alle 10.33 nella rubrica Saggi ed Analisi di Economia.

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