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PREOCCUPAZIONI ISLANDESI

Scatenate da un articolo del Sole sul soccorso portato alla Banca Centrale islandese da quelle scandinave, nel contesto di una spietata svalutazione della valuta dall'autunno scorso.

Quello del Sole se non altro è più sobrio di un altro articolo apparso sul Corriere, che si risolveva in un guazzabuglio di sciocchezze.

Il problema dell'Islanda è il disavanzo commerciale che sversa in quello delle partite correnti. Normalmente è la cosa che io sostengo ammazzi una valuta. Solo che le cose bisogna vederle nel contesto cui appartengono. Considerando le dimensioni demografiche islandesi e la posizione del territorio, la cosa è abbastanza normale.
Va anche considerato che in termini assoluti quel disavanzo non supera i 3-4 mld di euro.

In più è probabile che le cose migliorino con il nuovo impianto Alcoa a pieno regime, e magari altre compagnie che seguano le orme del colosso dell'alluminio, attratte dalla possibilità di autogenerazione energetica per la produzione.
(l'isola è praticamente autosufficiente energeticamente, producendo in loco il 90% del fabbisogno grazie alla geotermia ed all'idroelettrico)

Inoltre ha il più alto tasso di alfabetizzazione mondiale, libertà economiche e civili pressoché totali, un sistema giudiziario puntuale ed imparziale, corruzione e criminalità praticamente inesistenti. Insomma l'ideale per svilupparsi come polo tecnologico o dei servizi, per attenuare la dipendenza (necessaria, considerando la sua geografia) dalle importazioni per le cose basilari (cibo, vestiti, intrattenimento, macchinari).
E si aggiunga pure una composizione etnico-sociale pressoché omogenea e fortemente coesa, un tasso di disoccupazione che sta sotto quella che viene definita "soglia naturale", ed un reddito pro capite tra i primi cinque più alti nel mondo, anche dopo averlo aggiustato per il potere d'acquisto.

Il tasso d'inflazione è alto, certo, ma assicuro che sarebbe non di molto superiore a quello europeo e quasi pari a quello americano se quelli lo calcolassero come fanno gli islandesi, vale a dire onestamente. (per esempio, gli islandesi tengono conto del housing...)
Però loro hanno i tassi al 15,5%, non al 2%.

Dulcis in fundo, il governo presenta un avanzo di bilancio cronico, il debito dello Stato è bassissimo, ed il Paese ha l'unico sistema pensionistico del sistema solare ad essere completamente coperto.

Non so se mi spiego. Le pensioni.....quella cosa che rischia di far saltare i bilanci americani ed europei da qui ad un paio di decenni, e che con ogni probabilità spezzerà i sogni egemonici cinesi non appena la politica del "figlio unico" spiegherà appieno i suoi effetti, dimostrando per l'ennesima volta che la disumanità non ha mai intelligenza. Non può averla!

Veniamo al sistema finanziario e bancario (in pratica 3 grosse banche). E' vero che si sono espanse alla grande negli ultimi anni, solo che a differenza dei cazzoni tipo Citigroup, Merrill Lynch, UBS e compagnia non lo hanno fatto comprando schifezza derivata o subprime o CDO con prospetti di 25.000 pagine. No, loro sono andate a comprarsi aziende, solidi business, in Gran Bretagna e Scandinavia e nell'est europeo. Magari le avranno pagate profumatamente, magari quei business si contrarranno nel prossimo futuro, ma è roba solida, processi produttivi che rimarranno senza problemi quando il ciclo ripartirà. E soprattutto, è roba che incassa e guadagna in divisa estera.
Nessuna delle banche islandesi ha presentato miliardi di passivo finora, né penso che li presenterà in futuro poiché non hanno quella roba tossica che invece ha riempito i bilanci di quelli che adesso pretenderebbero di dar lezioni.
Ed hanno un capital ratio tra l'11 ed il 15%, resistendo a stress test fatti dall'Autorità finanziaria di controllo che  avrebbero mandato all'aria qualsiasi banca d'investimento americana e parecchie di quelle europee.

Concludendo, il vero problema per la corona islandese, oltre ad un certo sgonfiarsi di "carry trades", è eminentemente quantitativo. Ha un mercato tanto sottile che squali con qualche miliardo (il Forex scambia 1,5 trilioni di dollari al giorno) possono condizionarlo senza problemi, con l'aiuto magari di qualche ruttino Moody's o Fitch. Sì, quelle "agenzie di rating" che sfruttano uno dei pochi monopoli legali rimasti in Occidente, quelle che fino ad ieri davano una tripla A ad emissioni Alt-A, quelle che sono passate da rating tripla A a tripla C per alcune compagnie nell'arco di una notte, quelle che non servono a niente insomma al di fuori della messa in opera di conflitti di interesse multipli e giganteschi, le uniche insieme ai manager bancari ad aver guadagnato dalla tempesta finanziaria da loro stessi scatenata. Poi viene fuori qualche coglione e dà la colpa al capitalismo o al mercato.

L'unica vera problematica sui fondamentali finanziari è dovuta al fatto che il sistema bancario non può eventualmente essere supportato in euro dalla Banca Centrale, non potendo questa emetterne, e la forte esposizione estera delle maggiori banche islandesi potrebbe invece sentirne il bisogno. Ma a parte che il bilancio di quelle, come detto, sembra essere di qualità più che buona, la mossa delle banche centrali scandinave sembra poter fugare i dubbi che in caso di necessità il banchiere centrale islandese non trovi chi gli presta euro a buon mercato. Ancora, si deve tener presente che in termini assoluti i valori in gioco sono minimi.

Ribadisco pertanto, anche alla luce della marcata svalutazione subita negli ultimi mesi, il mio buy sui bond denominati in corone islandesi che non presentino un rischio per l'emittente (quindi emissioni del Governo o BEI o KFW ed equivalenti), con preferenza per scadenze lunghe.
Continuo a pensare che nel lungo la valuta (ed i relativi tassi) venga in qualche modo agganciata all'euro, e che comunque i fondamentali del Paese e la remunerazione offerta garantiscano alla fine un discreto ritorno sul capitale investito (senza esagerare).

P.S. - Ma non avevi smesso di preoccuparti.......

Pubblicato il 20/5/2008 alle 10.38 nella rubrica Finanza.

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